Alla scuola di Francesco Catechesi sulla preghiera
…, noi preghiamo, domandiamo, eppure a volte le nostre preghiere sembrano rimanere inascoltate. Ma come mai può essere questo? …Ma se Dio è Padre, perché non ci ascolta? …perché non risponde alle nostre richieste? …
La preghiera non è una bacchetta magica: è un dialogo con il Signore. In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi.
Quando preghiamo dobbiamo essere umili: questo è il primo atteggiamento per andare a pregare, perché le nostre parole siano effettivamente delle preghiere e non un vaniloquio che Dio respinge.
Nella preghiera, è Dio che deve convertire noi, non siamo noi che dobbiamo convertire Dio.
Vediamo che a volte la risposta di Gesù è immediata, invece in qualche altro caso essa è differita nel tempo: sembra che Dio non risponda.
Il tempo di Dio non è il nostro tempo.
…è la fede che sostiene la preghiera.
Signore, dammi la fede! Che la mia fede cresca! Chiedere questa grazia, di avere fede. Gesù, nel Vangelo, dice che la fede sposta le montagne. Ma, avere la fede sul serio.
…Il male è signore del penultimo giorno: ricordate bene questo. Il male mai è un signore dell’ultimo giorno, no: del penultimo, il momento dove è più buia la notte, proprio prima dell’aurora. Lì, nel penultimo giorno c’è la tentazione dove il male ci fa capire che ha vinto: “Hai visto? ho vinto io!”. Il male è signore del penultimo giorno: l’ultimo giorno c’è la risurrezione. Ma il male mai è signore dell’ultimo giorno: Dio è il Signore dell’ultimo giorno. Perché quello appartiene solo a Dio, ed è il giorno in cui si compiranno tutti gli aneliti umani di salvezza. Impariamo questa pazienza umile di aspettare la grazia del Signore, aspettare l’ultimo giorno. Tante volte, il penultimo giorno è molto brutto, perché le sofferenze umane sono brutte. Ma il Signore c’è e all’ultimo giorno Lui risolve tutto.
Anna e Ste – Cercatori di bellezza