Forte come la morte è l’amore!

Vogliamo ripartire da questo titolo, da questa espressione che prendiamo in prestito dal nome di un corso che a gennaio si terrà ad Assisi con la pastorale familiare. 

Perché questo titolo? Che centra con noi? 

Ci siamo accorti che ci stavamo facendo abitare dalla morte, rinchiusi in quei sepolcri che purtroppo son come tombini aperti dove cadi dentro e fatichi ad uscire. 

Un sacerdote profetico a cui vogliamo un gran bene, anni fa ci disse: “se vi volete dedicare ad essere servi e testimoni del mistero grande del matrimonio,  sappiate che state scegliendo di incamminarvi su una strada pericolosissima. Preparatevi alle tentazioni e alla fatica” 

All’inizio non capimmo, poi il sacerdote ci motivò e ci spiegò dove e come si muove la mano dell’angelo caduto dal cielo. 

In quegli anni vivevamo con gioia l’essere sposi novelli, la bellezza del testimoniare, dell’aprire le porte di casa, dell’offrire il nostro tempo in servizio alle coppie..etc. 

Poi siamo caduti nel tombino della morte: l’essere una famiglia che cerca di raccontare con la vita la bellezza di essere sposi, genitori, dell’amore e del sacramento matrimonio ci ha posto davanti alle tentazioni del cornuto. 

Amicizie perse per “colpa dei social”, legami tagliati e mai purtroppo ricuciti nonostante il perdono sia esperienza centrale nella vita dei cristiani. Attacchi da amicizie e realtà sociali. Cattiverie, malelingue. E poi c’è la gelosia, l’invidia, che ci ha chiuso tante porte, che ti tiene lontano, che ti esclude, che non ti fa essere accolto, perché se PROVI a vivere con maggiore convinzione l’essere cristiano, o l’essere sposo, l’essere famiglia, l’essere felice perché amato, la gente non ti vuole. Dai fastidio perché con il tuo vivere metti in discussione il loro vivere. 

E allora ci siamo nascosti, come il quel sepolcro, in cui si rinchiudono i morti, in cui il cornuto vince. Perché lui vuole proprio questo che la vita, l’amore, la coppia, muoiano. 

Una coppia di sposi è testimone in carne dell’amore di Dio, è volto dell’amore di Dio, (prendiamo in prestito le parole di un sacerdote) “Il matrimonio è un riproduttore di dinamismi trinitari che oggi giorno sennò si faticano a vedere. Solo Dio e’ per sempre, quindi scegliere di amarsi per sempre e’ scegliere un amore che è destinato a crescere come l’amore di Dio. 

Il matrimonio è partecipare dell’infinito amore amante di Gesù Cristo”. 

E allora capite perché l’angelo del male ci vuole far cadere nei tombini della morte? 

Ora capite la bellezza di quel titolo? Lo vedevamo rimbalzare tra le pagine social: “Stefano, Anna: forte come la morte è l’amore”. 

Lo scriviamo anche a te che stai leggendo perché risuoni anche nel tuo cuore: PIÙ FORTE DELLA MORTE È LA VITA E’ L’AMORE! 

Non lasciate che il cornuto vi chiude in una stanza: la vita ha vinto e vincerà sempre! Uscite ancor a testimoniare con la vita la bellezza dell’amore, del maschile e del femminile, della vita che nasce, della tenacia nel momento nella prova perché il Signore è con noi SEMPRE! 

.. to be continued .. a presto e buona domenica 

Che fine hanno fatto i cercatori di bellezza? 

Si stanno a rilassare? Son scomparsi? No! Estinti? Nemmeno! Silenziati? Forse sì. Ma tranquilli non siamo mai fermi, sempre in viaggio, sempre in ricerca di quella Bellezza che vorremmo prenda il gusto della santità perché è a quello che dobbiamo tendere.

In questo tempo stiamo vivendo la dimensione bella dell’essere famiglia, dell’essere sposi, dell’essere genitori che cercano di portare avanti tutti gli impegni, tutti gli imprevisti, il lavoro, la casa e le relazioni nelle brevi e intense giornate che ci son date per correre, per amare, per vivere. 

Purtroppo il tempo corre veloce e in questo momento non si ha fortunatamente il tempo per stare con il cellulare in mano, per scrivere articoli, post, stories, reel. Imperdonabile sarebbe sprecare il tempo di un abbraccio a tua moglie o per giocare con i figli, per seguire i social. 

Questo tempo non tornerà più, nessuno ci ridonerà il tempo in cui il Tommy sbiascica parole che non comprendiamo, nessuno ci ridarà i nostri 35anni (che oramai non son più), nessuno ci ridarà il tempo delle attenzione a superPippo. Per questo e altri motivi che vi diremo nei prossimi post, abbiamo rallentato ad essere influencer dell’amore. 

Noi puoi comunicare agli altri amore se non curi, vivi, custodisci quell’amore in primis con Gesù e nella tua vocazione. 

Ma oggi, in questo tempo social che ci siamo riusciti a prendere vi ridiciamo che non c’è nulla di più bello dell’amore, dell’amare e lasciarci amare, del vivere la paternità e la maternità, di vedere la vita crescere. Che dono grande i figli, ma anche un marito o una moglie. Doni, come la vita stessa, ricevuti gratuitamente che abbiamo il compito di custodire e far crescere, pur sapendo che nulla ci appartiene. La parola di Dio nel libro di Giobbe ce lo ricorda: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. 

La bellezza si trova nascosta nel riuscire a vivere in pienezza la propria vocazione! Nel momento in cui deviamo dal nostro essere sposi, dal lasciarci amare, dall’amare la nostra vita e dal donarci agli altri, ai figli, andiamo in difficoltà e iniziano i casini, le paure, gli errori. 

Dobbiamo vivere la nostra vocazione con letizia, come faceva quel Santo Francesco che ancora oggi dopo tantissimi anni ricordiamo e preghiamo. Non si arriva dall’oggi al domani a questa pienezza ma è una ricerca continua con tutte le fatiche e le croci sante che ogni giorno decidiamo di portare e amare. 

Ricercate questa bellezza e la vita assumerà un gusto diverso. 

E poi… to be continued 

Amore o non amore!?…Grazie!

Ah l’amore! Domani è San Valentino!

Il giorno degli innamorati, il giorno in cui si celebra l’amore. Il giorno in cui un mazzo di rose o una cena fuori o un cioccolatino lo si riceve o lo si regala. Il giorno in cui un’attenzione in più tra le mura domestiche ti raggiunge, il giorno in cui anche solo con un abbraccio o un bacio provi ad amare e ti lasci amare.

Grazie! Perché anche se è una festa dettata un po’ dal consumismo, san Valentino celebra l’amore!

Grazie perché una volta all’anno sul calendario troviamo segnato un cuore che ci ricorda di amare.

Ora svoltiamo: se lo guardiamo dall’altro lato della medaglia, dal lato, credo, della maggioranza delle persone, san Valentino è una festa tutt’altro che bella. Chi perché l’amore fatica a incontrarlo e si ritrova a vivere il giorno degli innamorati, volendo amare, ma senza avere una persona accanto da amare. Chi con l’amore si è ferito e non ci crede più, e non si mette in gioco più, e non gli apre più la porta del cuore. Chi “con l’amore ha già dato”: con una storia lunga, un matrimonio, una convivenza e ora vive con l’indifferenza all’amore, come se si potesse vivere senza amore.

Eh già! L’amore, è la cosa più bella di tutte, eppure anch’esso ci mette in disaccordo, ci fa schierare fra gli amanti e i non amanti. Fra i pro amore e i non amore.

Eh già! L’amore, il sentimento più forte che fa smuovere le montagne, che ti rialza dalla morte, che ti trasforma e ti rende folle nel periodo dell’innamoramento, che ti chiama a donare tutto di te, che ti chiama a generare vita, è anche quello che se non lo si sa usare ti butta nella fossa.

Quante coppie spaccate, quanti divorzi, quante convivenze che dopo saltano, quanti matrimoni che magari dopo molti anni finiscono. È questo il risultato dell’amore?

No! Come può succedere? Come si può cambiare schieramento? Come si può passare dal vedere il bello del vivere l’amore, al vivere la rassegnazione o l’odio o l’indifferenza?

Tutto quel che si rompe non ha origine nell’amore! Perché l’amore è vita, è dono.

Il problema è che bisogna ogni giorno interrogarsi e cercare la bellezza dell’amore!

Stolto chi pensa di saper amare, di saper cos’è l’amore. Perché l’amore è qualcosa di infinito più grande di noi, pertanto irraggiungibile, ma che dobbiamo provare a vivere con tutte le nostre forze.

Oggi è la vigilia di san Valentino, la vigilia del giorno di chi è innamorato, di chi si ama, eppure non troviamo facilmente chi ci spiega come vivere l’amore! L’amore quello vero, quello per sempre, quello che si fa spreco e dono gratuito. L’amore che si lascia lavare i piedi, servire e che ti cambia il cuore.

Che poi, come diceva un frate amico, l’amore o è vero o non lo si può chiamare amore. Lo chiameremo vogliamoci bene, vogliamoci tanto tantissimo bene, ma non amore.

Oggi vogliamo incoraggiarci tutti a risvegliare l’appetito dell’amore! Tutti! Chi si è da poco innamorato, chi è sposato da cinque, dieci o quarant’anni di matrimonio, chi è stato appena lasciato, chi lo cerca senza trovarlo, chi continua sempre a fallire. Tutti!

Diceva Chiara Corbella: “L’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio”.

Quante volte ripetiamo questa frase! Quanto ci piace!

L’amore è il centro della nostra vita! Non possiamo stare senza! Coraggio! Senza amore non si può vivere!

Perché il contrario dell’amore è il possesso, è la morte.

Il significato della parola amore è “senza morte”.

Allora la bellezza della parola amore è andare oltre la morte, è la vita, è dare la vita. Amare è far trionfare sempre per sua natura la vita sulla morte, il bene sul male. Bellissimo!

Certo poi la parola amore racchiude in sé anche le sue forme di Eros, Agape e Philia. Termini che descrivono l’amore secondo caratteristiche che predominano l’una sull’altra come attrazione, bisogno, condivisione, donazione perché L’Amore non è solo quello sponsale o più superficialmente genitale, ma racchiude in sé anche una relazione genitoriale, materna e paterna, filiale, fraterna, amicale, filantropica…

Che cosa grande l’amore!

L’amore è insito in ogni uomo e donna. Fin dalla nascita siamo spinti ad andare l’uno verso l’altro, ad entrare in dialogo, ad interagire.

L’amore è insito in noi dalla creazione nostra e del mondo. C’è qualcuno che con un atto di amore ci ha generato, c’è qualcuno che con un atto di amore ci ha portato in grembo, ci ha voluto, custodito, desiderato, accolto, dato alla luce.

E c’è qualcuno più grande ancora che ci ha chiamato alla vita con il soffio dello Spirito, e ci ha dato le istruzioni per vivere la nostra vita: amarci! (rileggiti Genesi 2)

Va bene, forse la stiamo facendo lunga.. avremmo pagine di appunti e spunti che vorremmo condividere.

Diamo un colpo di forbice e vi diciamo: oggi, domani, sempre, accogliti/accorgiti di quanto sei amato!

Domani dovete amare la vostra vita!

Mettere i piedi giù dal letto e dire: grazie!

Grazie perché mi ami, grazie perché sono in piedi, sveglio, grazie perché magari vado al lavoro, ho una moglie, ho dei figli. Grazie perché ho fatto colazione.

Grazie per il sole e questa Alba splendida, grazie per il freddo e l’alternarsi delle stagioni. Per tutta questa grande ricchezza.

Solo riconoscendosi figli amati dal Padre e da chi abbiamo attorno possiamo amare dello stesso amore che ci è dato.

Cosa aspetti a dire il tuo grazie?

Buona festa di san Valentino, buona festa degli innamorati! Aggiungiamo noi buona festa dell’amore!

Non si esaurisca a domani però la gratitudine di essere figli amati, ma da domani viviamo ogni giorno amando e lasciandoci amare.

Solo nell’amore troviamo la nostra vocazione vitale per affrontare ogni giorno, sia che siamo sposi, single, sacerdoti, religiosi, vedovi o divorziati.

Concludiamo con un breve monito di Papa Benedetto XVI, che in poche righe esprime quanto detto fino a qui, ricordandoci qual è il vero e unico senso della nostra chiamata alla vita:

“Fa sì che l’amore unificante sia la tua misura, l’amore durevole la tua sfida, l’amore che si dona la tua missione”

 (Papa Benedetto XVI)

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Ardere d’amore senza bruciarsi!

Che bello il versetto che troviamo nella lettura di mercoledì scorso: 

Es 3,2-3…Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». …

La curiosità di Mosè che si avvicina, perché non crede ai suoi occhi, perché ha davanti a se uno spettacolo unico. Un roveto, un cespuglio in fiamme   che non brucia, che arde sì ma che rimane intatto nella sua forma. 

Ci ha sempre colpito questo passo biblico, perché per noi quel roveto rappresenta una storia d’amore, ha rappresentato il fidanzamento. Rappresenta l’amare l’altro. 

In che senso? 

L’amore che tu nutri per una ragazza da fidanzato, l’amore che nutri per tuo marito da sposa, l’amore che puoi nutrire anche per i figli, è un amore che deve ardere, che deve essere fuoco  , fiamma viva che incendia il cuore. Il cardinale Delpini, in una predica di qualche anno fa parlava di giovani con il fuoco dentro, una bellissima predica musicata dal coro Elikya. 

Ecco questo fuoco   dentro che dobbiamo avere in una relazione d’amore, se lo guardiamo con lo sguardo esterno di Mosè è un fuoco che arde, ma non consuma. 

Nella vita pratica, forse direte, che in verità ci si consuma eccome ad amare. Con i figli ci si rende conto di quanto ci si consuma a far notti in bianco, a rincorrerli anche quando si è stanchi, il corpo purtroppo inizia spesso anche a mandarci segnali di logoramento intenso: vedi i capelli bianchi, le occhiaie, i chili persi.

Eppure: è guardandoci dall’esterno del nostro rovo d’amore che possiamo constatare che non ci stiamo consumando ma stiamo rivelando il volto di Dio, stiamo rivelando l’amore, stiamo dando luce, e vivendo un miracolo che spinge Mosè ad avvicinarsi per vedere questo grande spettacolo, che è l’amore! 

L’amore non consuma ma dona vita, dona forza. 

Sapete bene che è così anche nella vita pratica, quando il sorriso di quel bimbo che ti tien sveglio la notte è un integratore di massima potenza, che la mattina ti trasforma in super papà o wonder mamma. 

Sapete bene che un gesto d’amore del vostro sposo è un’iniezione d’energia che parte dal cuore e dona forza al corpo. 

Sapete bene che un messaggio della fidanzata che ti invita ad uscire è urlo di gioia che risana ogni fatica. 

Ecco allora la bellezza dell’amore: ardere senza consumarsi ma donando la vita, diventando quel grande spettacolo di bellezza per Mosè. Diventando presenza dell’amore di Dio, volto dell’amore di Dio! 

Che bello pensare che ad attirare l’attenzione di Mosè ci poteva essere una coppia di sposi che ardeva ma non si consumava. Bellissimo! 

Quel fuoco è per noi simbolo dell’amore, dell’amore che non brucia che non soffoca, che non stringe a se, ma che ti insegna ad amare in modo libero e liberante, che non trattiene per se, con il rischio di bruciare la relazione. Fuoco che ti fa mettere in luce le parti più belle di te e dell’altro, che ti fa dire “quella persona mi ha reso più uomo/donna” ma non posso possederla. Fuoco che tiene alta la tensione del cuore, l’amore che tende all’altro, che tiene scaldato il cuore, non lasciando che l’amore si spenga, si raffreddi. Che bello che Dio abbia scelto l’immagine di un roveto che arde ma non brucia per attirare l’attenzione del condottiero Mosè! 

Molto spesso ci sentiamo stanchi, bruciati, cenere fredda, (con cui non ci fai neanche una grigliata).. forse dovremmo allora guardar da fuori il nostro amore a chi lo diamo, come lo diamo o addirittura se è amore. Dobbiamo stare attenti a non farci consumare dalla società e dai suoi ritmi, dal lavoro, da tutto ciò che non è bene ma ci toglie vita. 

Dobbiamo stare attenti a non vivere relazioni che son come un fuoco di paglia, senza struttura, che si bruciano in fretta. 

L’estate è tempo di vacanza, è tempo di riposo. 

Sia tempo per guardare alla nostra storia da fuori con gli occhi di Mosè, e riconoscere la bellezza! Riconoscere che l’amore non consuma, ma arde! Alimentiamo allora il nostro fuoco, il nostro roveto di coppia. Perché possiamo ardere di bellezza, luce fiamma viva d’amore.