45° giornata per la vita!

Oggi una domenica bella! Bellissima!

Una domenica bella come il Natale, dove non c’è spazio per la tristezza, per il grigiore.

Oggi si celebra la vita!

La giornata per la vita non dev’essere volta solo a celebrare l’aspetto della natalità. Tema importante, centrale, radicale. Ma come il Natale non è solo la nascita di un bambino in una mangiatoia ma molto, molto di più.

La giornata per la vita riguarda tutti, perché non solo chi è in gravidanza, chi vive la maternità, chi ha vissuto un dolore neonatale deve sentirsi parte di essa.

Anche tu, vivi e hai il dovere di vivere e non vivacchiare! Anche tu puoi donare vita, puoi aiutare la vita, puoi incoraggiare la vita, puoi custodire la vita, puoi accogliere la vita.

Pensiamo al ruolo dei nonni quando in casa c’è un bambino piccolo.

Pensiamo all’importanza delle coppie di amici affianco nel cammino.

Pensiamo ai bambini, come hanno bisogno di giocare tra loro per vivere la vita.

Pensiamo ai giovani che cercano la bellezza della vita, che vivono l’amore, che si interrogano sulla loro vocazione, che fanno del bene.

Pensiamo ai volontari, agli educatori, …

Anche tu hai il dovere di prender parte alla vita!

Ma cos’è la vita?

Convenite con noi che è qualcosa di importante, un po’ come il cibo o l’acqua. L’uomo ha bisogno di sfamarsi, ha bisogno di bere, ha bisogno di vita e di vivere.

Ma io mangio regolarmente, faccio colazione, pranzo, cena… ma vivo? Genero vita?

Se la vita è importante come il cibo, forse di più, … cosa faccio per la vita?

Cos’è la vita? vediamo etimologicamente cosa vuol dire:

Vita: che è da ricondursi alla radice ariana giv- ed, in particolare, al sanscrito g’ivathas = vita, dove la g’ aspirata è stata sostituita dalla v nel latino arcaico vivita che, a sua volta, si è contratta nel latino vita. Per vita si intende lo “stato di attività della sostanza organizzata”.

Si dice che la vita sia l’unica bolla di resistenza contro il caos, l’unico sistema capace di mantenere costante il livello di entropia (caos…) al proprio interno.

La vita è ciò che ci permette di essere qui ancora oggi a parlare perché qualcuno l’ha donata a noi, perché noi possiamo donarla ad altri. La vita è ciò che non è morto, finito, esaurito, distrutto; la vita è la speranza di un futuro, è immagine di eternità.

Amore e vita si intrecciano, la vita è incatenata all’amore, è unita ad esso e non ci può essere vita se non c’è amore. Ed è folle l’uomo che pretende di vivere senza amare e di amare senza vivere.

Impossibile pensare di non amare, poter dire “io non amo”, io non so cosa sia l’amore. Una persona che vive senza amare non riesce a vivere. Una persona che ama senza vivere è fuori natura perché la natura dell’amore è la vita.

Cos’è allora la vita se non Amare! La spiegazione di ciò che è vita è racchiusa nell’amore.

Vivi tu? Ami tu?

Chi vive ama!

E chi ama vive! E crea vita!

Proviamo a dircelo in un altro modo:

Vita, parola che illumina, come se fosse lo spazio bianco attorno a tutte queste lettere nere di inchiostro, messo a dura prova nel mondo attuale dalle variabili di un mondo che ci sta togliendo la bellezza dell’amore e del sesso, sue parti vitali. Dove sta la bellezza dell’amare se ho paura di far nascere nuova vita? Come un contadino che ara e lavora la terra ma non vuol vedere nascere il frutto del suo lavoro.

Amore vuol dire etimologicamente SENZA MORTE e quindi VITA. Amore è Vita.

La vita è amare e riconoscerci amati, sentirsi amati, e comprendere che la vocazione inscritta nel cuore di ognuno di noi è l’amore, siamo fatti per amare. “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non l’esperimenta e lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (Giovanni Paolo II Redemptor hominis n. 10.)

È meraviglioso amare ed essere amati, ma tale fascino non cresce spontaneamente, richiede un impegno di tutte le energie. Bisogna imparare ad amare con il cuore e con il corpo.

Non ami se sei posseduto dal sesso, che brucia in te la vera capacità di amare. Il corpo è mezzo espressivo dell’amore. Non hai amore se sei abbandonato e guidato dai tuoi istinti, intrisi d’egoismo. Non sei libero nel vortice dei sensi, ma posseduto. Solo nella libertà si ama veramente. Dominare l’egoismo e le passioni ad esso legate dovrebbe essere la tua gioia, per far emergere l’autenticità della tua umanità, che è fatta per l’amore.

Solo impegnandoci a comprendere cos’è l’amore diventiamo gaudi, felici, vivi perché l’amore è vita e solo l’amore rende attraente la vita.

Possa la giornata di oggi farci riconoscere che è importante celebrare la vita.

Possa incoraggiarci ad amare per far crescere la vita intorno a noi.

Possa risvegliarci dal nostro sonno in cui viviamo anestetizzati in una vita che non vive. In una vita che vivacchia. In una vita dove i piedi sono in due scarpe. Dove camminiamo ma in una rotatoria dove il bello e il brutto si ripetono ma non si prende mai una direzione. Vivi!

Possa risvegliarci dal vivere appoggiati come parassiti ad un altro, o ad un idolo che non ci fa vivere ma ci toglie vita. Vivi!

Un santo Papa disse una frase semplice un giorno, ma che forse tutti ricordiamo: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro!!”

Abbiamo solo questa vita per vivere! Fanne un capolavoro. Non vivendo esperienze estreme, egoistiche, che nascono dal tuo io. Ma vivendo l’amore!! Abbiamo solo una vita per amare! Il capolavoro lo dipingi se pitturi un quadro -per gli altri! –

Ci hai già provato? E sei caduto? Hai fallito?

Rialzati subito! Non hai un’altra occasione. Riparti!!

Non ti abbiamo detto che era facile fare un capolavoro. Anzi te lo diciamo: è faticoso! Ma per questo sarà stupendo…

Concludiamo citando un altro gigante bianco:

“Fa sì che l’amore unificante sia la tua misura,

l’amore durevole la tua sfida,

l’amore che si dona la tua missione”

(Papa Benedetto XVI)

Alla prossima: restare vivi!!

Anna e Ste – @Cercatori di bellezza

Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia!!


È questo il titolo che la nostra diocesi di Milano ha dato alla festa della famiglia 2023.

Che c’entra a gennaio la festa della famiglia?
Ma la festa della famiglia non è la prima domenica dopo Natale?
Di cosa parliamo?

Noi siamo della diocesi di Milano, la grande e grossa e particolare diocesi del nord Italia con rito ambrosiano che differisce in alcune collocazioni di date, rispetto alla Chiesa di rito romano.
Nulla di esagerato, abbiamo due domeniche in più di avvento e altri piccoli cambiamenti, tra i quali il festeggiare la festa della famiglia l’ultima domenica di gennaio.

Bello il titolo di quest’anno: ci chiama a dire la nostra quali “cercatori di bellezza”.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?
È bello sposarsi e avere una famiglia? Dei figli?

A guardare le statistiche, i numeri, un No convinto viene affermato.
Se poi intervistiamo dei giovani, ci accorgiamo che si la scelta della convivenza vince sul matrimonio che oramai è passato di moda. Per costi legati al rinfresco e alla cerimonia? Per paura o perdita del significato di indissolubilità, promessa eterna, laccio indistruttibile che è, e dovrebbe essere il matrimonio rispetto alla convivenza.
Circa il tema dei figli, ci sono sicuramente le difficoltà economiche, il poco o mancato sostegno politico economico statale. Ma davvero basta tutto questo per decidere di non mettere al mondo la vita? Una vita?
Forse c’è il nostro non voler morire a noi stessi, il voler conservare molto dei nostri idoli che non ci fanno vivere il matrimonio come dono d’amore e con esso l’avere un figlio, come esperienza bella.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?

La società attorno a noi oramai ha compreso che la famiglia non fa più business, lo fanno invece gli interessi personali. Non è più una famiglia a far girare l’economia della società, ma tanto di più può spendere un single, o una coppia senza figli magari carrierista.
La società attorno a noi, NON ha compreso che senza famiglia non c’è futuro. Senza figli manca la vita, il domani.
Senza famiglia manca la culla dell’amore.
Ma che se ne fa un economista che deve trarre il proprio guadagno oggi?
Ci è stata un po’ tolta la bellezza dell’essere famiglia. L’attenzione è stata rubata da altro. Non va più di moda.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?

Ci guardiamo allo specchio, io e te, che magari abbiamo scelto di essere famiglia, di sposarci, di fare dei figli. E oggi nel 2023, con una guerra che ci tocca più da vicino rispetto alle altre tante non meno importanti guerre sparse qua e là. Con un’inflazione che ha fatto salire il costo di tutto, cibo, benzina, bollette e ogni cosa tu potevi pagare. Non lo stipendio che ricevi. Ci guardiamo allo specchio, la sera in cui litighi con tua moglie, con tuo marito, la sera che i tuoi figli non ti ascoltano, piccoli o magari adolescenti con cui non riesci a comunicare, la sera in cui fatichi ad essere sposa, ad essere marito, ad essere padre o madre. Forse te lo domandi anche tu: dov’è la bellezza dell’essere famiglia?
È una fatica grossa, grande, essere famiglia.
Tante famiglie sono sole, senza nonni o famigliari vicini, si son dovuti magari spostare per ragioni lavorative. Tante sono le notti in bianco, nel contratto bimbo che nasce. Tanti sono i sacrifici, le rinunce. I costi sono più alti in ogni ambito. In alcuni hotel o ristoranti, iniziano ad esserci restrizioni ai bambini. Poi ci sono gli impegni dei figli. I gruppi scolastici o parrocchiali che con whatsapp, attentano al tuo stress. Dov’è la bellezza dell’essere famiglia?

Dov’è?

Proviamo a rispondere. Per noi è racchiusa in una parola: Amore! Amore!
Questa è la prima grande risposta, enorme. Sembra dire poco, ma in realtà dice tutto.
La bellezza dell’essere famiglia sta nell’amore che scorre tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. È vero, non è sempre così. Ma dobbiamo provare a viverlo.
Si fa fatica?!
Certo! Amare, è la cosa più difficile di tutte!
Possiamo studiare e arrivare ad andare sulla luna ma l’amore è qualcosa di più grande!
L’amore è qualcosa di più bello! Faticoso ma allo stesso tempo unico e bellissimo!

Amare è bello! Chi non vive l’amore? chi non si è mai innamorato? Chi non ricerca la relazione, l’altro per poter donare o ricevere amore?
Ripensa a quando da fidanzato/a ti piaceva quel ragazzo/a.
Ripensa a quando hai dato il primo bacio, te lo ricordi ancora?
Ripensa a quella coppia che hai visto che si amava. A quegli anziani che camminavano mano nella mano.

Ripensa al giorno del matrimonio: lui elegante, lei bellissima, bianca, tutta luminosa. Anche i fotografi son venuti per l’occasione, le donne del paese, le curiose. I fiori a decorar la chiesa, la macchina d’epoca o di lusso. Quanta bellezza quel giorno! Questi son simboli certo! Abbellimenti che fanno salire il contatore.
Il cuore della bellezza stava là sull’altare, poche parole che per i più sensibili fanno scendere le lacrime anche quando il
Matrimonio non è il loro.

Io ….(Stefano) accolgo te …. (Anna Lisa), come mia sposa, con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia via.
(Rileggila piano, metti i vostri nomi..)

Eccola la bellezza! Non ci sono parole più belle…
Promessa di amore ed eternità!

Se sei in crisi e ti stai a tirare i piatti, fermati e ripetile. Falle entrare nel tuo cuore.. pensa a quel giorno.
Non vedi ancora la bellezza? Non riesci ad amarlo/a? ..

La forza di questa frase, come nel nostro amore è in quell’Altro che ci permette di amarci. “Io ti accolgo, io accolgo te,”  .. non basta, non siamo tu ed io, io e te ma “con la grazia di Cristo”. È Lui che non ci lascia soli nei nostri litigi o nelle nostre gioie, nelle nostre fatiche e nelle nostre risate. Grazie a Lui, con la sua grazia, la sua forza, la sua presenza possiamo prometterci un amore per sempre!
Non vedi ancora la bellezza? Fai entrare la luce, togliti quegli occhiali da sole, spalanca le persiane e compi un gesto di bene. Donati e lasciati amare, solo così sperimenterai che proprio tra le mura domestiche si incarna l’amore, l’inginocchiarsi e il lavare i piedi, il sedersi e farseli lavare.Torniamo alla famiglia, dove sta la tua bellezza? Riassumiamolo…
La famiglia è guardare alla gioia del primo appuntamento moltiplicata per 1.000
La famiglia è guardare finire tutte le favole delle Disney dove il bene trionfa sul male e si assapora l’eternità.
Chi altro ci parla di futuro certo, chi altro ci promette una gioia infinita?
La famiglia è il viaggio più bello della vita, la vacanza infinita (con le fatiche) ma abitata di amore, di relazione, di sacrificio.

La bellezza della famiglia sta nell’amore! Nell’amore! Amore che vuol dire vita, che vuol dire dono, speranza, gioia, forza.
La fatica sta nel riuscire oggi giorno ad imparare ad amare, ad imparare a farsi dono, a lasciarsi amare, ad accogliere, con l’aiuto di un altro!

La fatica sta nel comprendere cosa vuol dire essere famiglia! Ricerchiamolo… con Santa inquietudine!

Grazie allora a tutti quelli che si spendono per aiutarci ad essere oggi famiglia. Ai testimoni belli, ai sacerdoti e religiosi, ai genitori e alle coppie di amici avanti a noi sul cammino della vita. A questo blog e ad altri amici social e al progetto Mistero Grande che ci plasma e modella alla santità nuziale.

“C’è un’altra cosa che voglio dirvi, forse la più importante: vi incoraggio a prendervi cura del vostro matrimonio e dei vostri figli…
Prendervi cura, non trascurare: giocare con i bambini, con i figli…
Il Matrimonio è come una pianta…non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto…
Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via…
Il Matrimonio è una realtà viva: la vita di coppia non va mai data per scontata, in nessuna fase del percorso di una famiglia… Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori…
E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale…
Questo fa tanto bene a voi e anche ai vostri figli!
Non trascurate la famiglia!”
(Papa Francesco)

Anna Lisa e Stefano – Cercatori di Bellezza

Occhio a quel prete, potrebbe essere bello!

Domenica prossima, domenica 25 aprile è una giornata speciale! È la giornata per le vocazioni. Ma questo articolo è per te famiglia! 

Cosa ha da centrare una famiglia con la giornata per le vocazioni? .. la solita richiesta di preghiera per le vocazioni che da sempre ci viene proposta? 

No, Noi vorremmo portarti più in là, oltre. Perché una famiglia non ha solo la preghiera da portare nella sua opera evangelizzatrice per la Chiesa nella giornata per le vocazioni. 

Nei giorni pasquali ci siamo accorti che c’è qualcosa di bellissimo che sta vicino a noi, che è complementare alla nostra bellezza di famiglia, che è immagine di Gesù: il sacerdote! 

Il sacerdote? Nooo! Come il prete? Bello il prete? Ma Il prete quello anziano, quello stanco, quello brontolone, quello che fa quella predica lunga, quello con cui fai fatica a .., quello che non ha voluto… Etc.??? 

Sì! Quel prete! Quel sacerdote!

Ma proviamo ad essere più chiari ad aprire di più le braccia perché sennò le sorelle monache chi le sente! Più che il prete, è proprio la bellezza della vocazione all’ordine, al sacerdozio che racchiude in sè una bellezza che dobbiamo saper cogliere come famiglia! Che dobbiamo amare e testimoniare! Certo forse non è semplice da vedersi, purtroppo è da tanti anni che non la vediamo quella bellezza, e quindi stanno rimanendo le vecchie guardie, a volte anziane, a volte piene di incarichi, oppure a volte troppi giovani e inesperte per parrocchie grandi. 

Nessuno di noi può negare quanto sia importante, bello, di primaria importanza aver un sacerdote che spezza il pane per noi, che trasforma quotidianamente il corpo e il vino in corpo e sangue di Cristo, che ci assolve dai peccati, che amministra i sacramenti, che ci dona parole vive di salvezza, che ha “l’incarico”, di gridare dall’altare nella veglia delle veglie: “Cristo Signore è risorto”, vinta è la morte! 

Guardatelo sotto questa prospettiva di bellezza, il consacrato è colui che per primo annuncia la Pasqua

Lui lo vive nella sua vocazione, nel suo amare Cristo sposo, ci dona parole di speranza vere. In questo tempo particolare che stiamo vivendo la Chiesa con i consacrati ha sempre parlato di speranza, ha sempre predicato Cristo vincitore e Salvatore. Quella vocazione che magari critichiamo, che magari non è come ce l’aspettiamo, che non ci dice quel che vorremo sentirci dire, è testimonianza di vita! I nostri fratelli e sorelle ordinati non appendono lenzuoli alle finestre con la scritta “andrà tutto bene”, predicano per vocazione la speranza, l’accoglienza, l’amore, la vita. Anche là dove c’è la morte, proprio là dove Cristo muore, proprio là in ogni nostra morte, fatica, difficoltà, funerale, il religioso ci raggiunge con parole di speranza, con parole che ci ridonano vita! Wow che bellezza! 

L’ordine è una vocazione che testimonia un amore bellissimo, eppure le vocazioni calano, da anni. Eppure in pochi giovani si affacciano alle porte dei conventi o dei seminari. 

Forse ci spaventa l’ordine, forse anche a noi famiglie viene chiesto di pregare per una vocazione che un po’ spaventa, che ci fa paura. Vocazione non per me, non per chi mi sta vicino. Guai ad avvicinarci a conoscere di più l’Amore, guai ad avvicinarci di più a conoscere la vita di un religioso. 

La Chiesa ci chiede spesso di pregare per le vocazioni. Noi perdonateci, ma vorremmo andare oltre: voi sposi, avete mai detto che bello fare il prete ai vostri figli? agli amici? Avete mai guardato con occhi di bellezza a quella vocazione? Non solo al fraticello di quel paese dove scorrono latte e miele perché vai in vacanza una volta l’anno e là è tutto sempre più bello. 

La vocazione del sacerdote è la vocazione all’amore grande. Se la vocazione di noi famiglie, di noi sposi, è la vocazione che testimonia concretamente nei gesti l’amore di Dio, fatto uomo e donna, comunità, chiesa piccola, chiesa domestica; la vocazione religiosa è colei che ci guida, ci aiuta a conoscere lo Sposo della Chiesa. Molte coppie hanno imparato ad amare da preti, frati e Suore, molti giovani frequentano corsi sull’amore dove ad insegnare l’amore ci sono dei consacrati. Te credo! Se Gesù è amore, e loro si consacrano all’amore grande di Gesù, qualcosa ne sapranno. O no? Eppure ci fa paura, sogniamo tutti l’amore per sempre, ma con un uomo, non con l’Amore con la A maiuscola. Quell’amore che tu sogni è lo stesso, la strada per raggiungerlo è una sola, sia che scegli la consacrazione sia che scegli il matrimonio. I conventi sono le scuole dove si impara l’amore di Gesù. Perché si studia la Parola, si prega, si vive in totale dono per la comunità, si impara il servizio, l’ascolto, si impara a fare spazio all’Amato nel cuore. La famiglia nella sua casa, è scuola di amore fatto carne, parola carne, amore fatto di gesti concreti, amore che si dona tutto, amore che genera vita. Due sposi donano i loro corpi in un gesto di amore totale, il sacerdote spezza quel pane e vino per la comunità, fondamento anche per quell’uomo e donna. 

Capite la bellezza, l’amore che si cela dietro ad entrambe le vocazioni? Vocazione al matrimonio o all’ordine. 

Quanto noi famiglie guardiamo e parliamo dell’altra vocazione raccontandone bellezza? Forse troppo poco diciamo della bellezza dei preti. E quanto forse il sacerdote racconta la bellezza del matrimonio? 

A spiegare la giornata vocazionale, ci vorrebbero non solo consacrati che dicono che è bella la loro “professione”.. (ognuno parla in genere bene della sua). Ma sposi che inneggiano all’altra vocazione, genitori di consacrati che testimoniano come il figlio si sia realizzato nell’amore, uscendo di casa per andare a conoscere Gesù l’amore vero. E viceversa, a spiegare il matrimonio e a risollevarlo dalla crisi di cui parlano i media, ci vogliono cartelli di bellezza negli oratori, coppie chiamate ad essere lampade per la comunità, non a prestare servizi come singoli alle realtà parrocchiali. 

Sarebbe bello che la giornata per le vocazioni sia celebrazione della bellezza del matrimonio, quanto dell’ordinazione sacerdotale. 

In questa domenica vorremmo sconvolgere la vostra prospettiva, chiedendovi di non affidarvi solo alla preghiera, che da se’ può valer già tutto, ma di riconoscere che anche quella vocazione è una via bella per i nostri figli. Riconoscere che è una strada che ci realizza nell’amore! Perché si impara a vivere l’amore! 

Non si può da sposi amare solo la vocazione all’amore matrimoniale, bisogna riuscire ad amarle entrambe e testimoniar la bellezza vicendevolmente. 

Non c’è solo da pregare per le vocazioni, ma da dire bene, dire il bello. 

Che bello vedere un giovane che ha sentito la chiamata di avvicinarsi di più a conoscere l’Amore, che non è rimasto fermo al bar ad attendere che entrasse dalla porta, ma gli è corso incontro. 

Abbiamo tanti amici poi che nel cammino di discernimento in postulato hanno riconosciuto che erano fatti per un amore più esclusivo e hanno fatto un passo indietro, son tornati a casa. Ma son tornati a casa, capaci di amare! 

Domenica non preghiamo solo perché qualcuno bussi al seminario, ma accogliamo la bellezza di quel consacrato, dono per noi, e testimoniamo la sua vocazione all’amore.