La parola alla mamma di Carlo – Cap. 4

CARLO ACUTIS OGGI È BEATO.  12 -10 -2020

La mamma:

«Vi racconto il suo miracolo»

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare.

I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque.

L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni…

Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

«Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

CHE INTENDE DIRE?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva.

Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

LA VITA DI Carlo DURÒ SOLO 5.641 GIORNI.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato.

Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale.

Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia.

Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

QUAND’È STATO PRELEVATO?

«Durante la ricognizione del 2019.

Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi.

Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

IN CHE MODO CARLO SCOPRÌ LA FEDE?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

ALLORA COME SPIEGA QUESTA RELIGIOSITÀ?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro.

A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù.

Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna.

Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E VOI COME REAGISTE?

«Lo lasciammo libero.

Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga.

Per me fu una “Dio-incidenza”.

Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede.

Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

CARLO FU PRECOCE SOLO NELLA PREGHIERA?

«In tutto. Era un mostro di bravura.

A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”.

A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

NON ERA TROPPO PICCOLO PER USARE IL PC?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo.

Papa Francesco nella CHRISTUS VIVIT cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”.

Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

FINO A DOVE?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario.

La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo.

Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

AVREBBE MAI DETTO CHE UN GIORNO SAREBBE SALITO all’ONORE DEGLI ALTARI?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

IL MIRACOLO RICONOSCIUTO DALLA CHIESA?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande.

Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi.

Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare.

La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

SUO FIGLIO COME SI AMMALÒ?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine.

Lui se ne uscì con una delle sue frasi:

“Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso.

Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi.

Reagì con dolcezza e commentò:

“Il Signore mi ha dato una bella sveglia”.

Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa:

“Da qui non esco vivo”».

LEI INVOCÒ UN MIRACOLO PER SUO FIGLIO?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

QUALI?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”.

Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

SUO FIGLIO AVEVA ALLESTITO «SEGNI», UNA MOSTRA SUI MIRACOLI EUCARISTICI.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

HA AVUTO SOLO QUESTI, DI SEGNI?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

PERCHÉ FU SEPOLTO AD ASSISI?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose.

Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

CHE COSA LE MANCA DI PIÙ DI SUO FIGLIO?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer?

Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti:

“Non io, ma Dio!”.

“Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”.

“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

NON VORREBBE CHE FOSSE ANCORA QUI CON LEI, ANZICHÉ AVERE UN SANTO IN CIELO?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe:

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.

I figli non ci appartengono, ci sono affidati.

Sento Carlo più presente di quando era in vita.

Vedo il bene che fa. Mi basta».


Il nostro viaggio nella storia di Carlo, finisce qua, o forse meglio dire che da qua inizia, perchè ognuno di noi possa da ora viaggiare con Carlo alla scoperta dell’Eucarestia, in macchina con lui sull’autostrada verso il cielo!

Un caro saluto

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Ospitando Carlo – cap. 3

Sveglia!!!!

Oggi giorno in cui ricordiamo Carlo che è salito al cielo, vogliamo partire con questa parola SVEGLIA! e donarvi questi ultimi due spunti, nati dal nostro sostare davanti alla sua reliquia e dall’ascolto di sacerdoti a lui vicini che ci hanno parlato di lui. E allora, iniziamo: Sveglia!

Carlo quando seppe della malattia disse: “il Signore mi ha dato una sveglia.”

Carlo è una sveglia per noi, per svegliarci dall’ordinario della vita.

Carlo ci aiuta a capire che ognuno di noi ha una via personale alla santità, ma molti non seguono la loro strada, seguendo le mode del tempo, si conformano agli altri. Molti muoiono fotocopie, ma tutti nasciamo originali.

Carlo ci insegna ad andare anche controcorrente al mondo, ci insegna che sostare davanti all’eucarestia trasforma la vita, la rende bella, originale!

Carlo diceva spesso “non io ma Dio”, Carlo ci insegna l’umiltà’ gioiosa. Che grande dono, che grande bellezza!

Carlo vicino alla morte, dice alla mamma: “muoio sereno perchè ho vissuto la mia vita senza sciupare un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio.”

Carlo era un ragazzo come altri non perfetto, anche lui coi suoi difetti, pensate che si confessava tutte le settimane.

Ma la parola bella è quel “io muoio sereno”, è quel volto sereno che anche io ho incontrato nell’ultima estrema unzione.

Carlo non era un bigotto, aveva molti interessi, tra cui l’informatica. Ma aveva qualcosa di diverso: l’amore all’eucarestia, un amore approfondito con una frequenza quotidiana alla messa all’adorazione.

Lui diceva di raccontare a Gesù le cose di tutti i giorni.

Ciò che mi colpì fu la sua strada che lo rese celebre, l’eucarestia la mia autostrada verso il cielo.

L’autostrada non è un luogo facile, ci sono anche lì tante difficoltà: code, camion, ostacoli, sorpassi.

Carlo procede trasformato ad immagine di Gesù, e quando subentra la malattia lui è già immagine di Gesù, lui sa già offrire le sue sofferenze. Per lui contava l’amore e il dono di se stesso.

Carlo affronta la morte sereno perché poteva vedere faccia a faccia finalmente il suo amico Gesù.

La comunione ci fa sperimentare questo essere un tutt’uno con lui, ci fa sperimentare la santità.

sveglia!!

Questo è il tempo favorevole per amare e lasciarsi amare!

Dall’omelia di Mons. Alessandro Villa nel 2006 cappellano dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove Carlo morì a causa di una leucemia fulminante

Beato Carlo Acutis 3/05/1991 – 12/10/2006

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secondo spunto:

Carlo ci aiuta a dire che ancora oggi si può avere dei punti di riferimento Santi belli, Carlo è un riferimento di santità moderna.

Carlo ci dice che anche oggi possiamo metterci in ascolto per accogliere una parola vera.

È possibile anche oggi vivere la gioia del Vangelo, rivivere la storia del popolo di Dio.

Questi giorni speciali possano essere come delle scintille per la nostra vita, un tempo di scelte, di decisioni, di fuoco.

L’incontro con Carlo possa suscitare delle scintille, e possa trasformare noi in scintille per gli altri.

La scintilla rappresenta la luce, il fuoco, il calore.

Carlo diceva che se stiamo al sole ci abbronziamo, se stiamo davanti all’eucarestia diventiamo santi.

Domandiamoci allora, ho il desiderio di stare davanti all’eucarestia?

abbiamo questo desiderio? Di finire sugli altari? Abbiamo il desiderio di santità? Di stare davanti al Signore?

Carlo ci aiuti a puntare alla santità, al Vangelo. Diceva Carlo, di mettersi davanti al Signore davanti all’eucarestia e lasciarsi trasformare.

L’eucarestia ci trasformi in scintille, in luce che porta la gioia del Risorto.

Il Beato Carlo diceva, se guardò il Signore trova la felicità, la tristezza la incontro se guardò verso il basso, verso me stesso.

Carlo voleva essere felice, e seguendo il Vangelo diventa felice.

Il Vangelo a me rende felice o triste?

Bisogna riscoprire il Vangelo, la bella Notizia, perché la nostra vita diventi una beatitudine continua.

Dobbiamo chiedere al Signore di insegnarci ad essere una chiesa gioiosa non una chiesa tradizionale, pesante.

Venerare un beato vuol dire guardare a chi ha seguito il Signore.

In ogni gesto piccolo nostro, nel nostro essere piccoli possiamo anche noi seguire il Signore.

Il Signore ci aiuti in questi giorni ad essere originali, non fotocopie.

Dall’omelia di sua eccellenza monsignor Giuseppe Vegezzi, vescovo ausiliare di Milano

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Concludiamo con alcune frasi di Carlo, da leggere e rileggere. Frasi semplici ma che mostrano la sua profondità nonostante la sua giovane età

.

Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima?

Il Rosario è la scala più corta per salire in cielo.

Non io ma Dio.

La vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa, il prossimo come noi stessi.

La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi.

La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi.

Criticare la Chiesa significa criticare noi stessi! La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza

Trova Dio e troverai il senso della tua vita

Solo chi fa la volontà di Dio sarà veramente libero.

Senza di Lui non posso fare nulla.


Continua a stare collegato con noi, nei prossimi giorni vogliamo portarti con un ultimo articolo a gustare il grande dono di Carlo passando la parola alla sua mamma

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Grazie CARLO !

Eccoci qua, verso l’anniversario della sua beatificazione: oggi, 10 ottobre!

E allora immergiamoci ancor più nella vita di Carlo, con questo secondo capitolo, piccoli pensieri di gratitudine per quanto ci ha lasciato nella sua breve ma bellissima vita. E poi un video che ci racconta di lui e della felicità.

Grazie perché giovanissimo hai saputo capire qual è la strada che porta lassù.

Per tutti noi che cerchiamo la nostra strada, per noi che siamo in cammino, in cammino da soli, o con amici, con la nostra sposa, per noi che siamo in cammino con altri sposi… facendo corsi, ritiri, momenti di preghiera, percorsi più o meno strutturati… e poi arrivi tu, e ci dici “è l’Eucarestia non la strada ma l’autostrada verso il cielo” … GRAZIE!! Grazie Carlo!!

Continua ad indicarci la strada… anzi l’autostrada, indicala a tutti i giovani, a quelli in cammino, a quelli in ricerca, a quelli fermi ad uno stop, a quelli smarriti in qualche strada un po’ buia, a quelli che girano nelle rotatorie, senza decidersi ad uscire, senza sapere quale strada prendere.

Sii tu guida, da lassù per l’autostrada!!

Ieri guardavamo la tua foto Carlo e pensavamo: sei proprio bello, che sguardo bello, vivo, profondo. Nonostante magari anche la malattia, c’è una bellezza in te, nei santi che li contraddistingue, la tv ci mostra bei modelli, begli attori, attrici, le showgirl.

Carlo non ti abbiamo visto spesso in televisione, ma hai una bellezza più grande.

Son proprio belli questi beati, questi santi, questi amici che hanno speso la vita per l’amore, e che corrono in fretta verso Gesù, verso la santità.

E ci venivano alla mente anche Chiara Luce Badano, Chiara Corbella Petrillo, san Giovanni Paolo II: …. quanta bellezza.

Dove sta o mondo la vera bellezza?

Vi lasciamo con questo link, dove in un video potrete conoscere qualcosa di più di lui


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Carlo Acutis – La storia

Carlo Acutis – Cap. 1

“Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”

Oggi, vogliamo iniziare a fermarci a guardare come giovani, come famiglia, come genitori, alla vita di questo ragazzo… alla vita BELLA BELLISSIMA di questo ragazzo. Perchè oggi? Perchè siamo vicini a 2 suoi anniversari: il 10 ottobre 2020 si è svolta la cerimonia di beatificazione ad Assisi e il 12 ottobre 2006 saliva in cielo.

Vorremmo allora incamminarci verso queste due date presentando Carlo, ripercorrendo i pensieri nati nel conoscerlo in questi anni, nell’incontrarlo quando la sua reliquia è passata per la nostra chiesa. Riportandovi le sue parole, citazioni o testimonianze ascoltate.

Iniziamo a piccoli passi: presenta la sua storia. Chi è Carlo?

La storia

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia a Milano, circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione ad appena sette anni. Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto, anche usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti. Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, la cui inchiesta diocesana si è svolta a Milano dal 15 febbraio 2013 al 24 novembre 2016. Il 5 luglio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile Carlo, i cui resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Nel medesimo anno il Pontefice ha citato Carlo nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”. Il 21 febbraio 2020, ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo attribuito all’intercessione di Carlo, aprendo la via alla sua beatificazione.

Carlo, ancora Carlo, cosa lo differenzia dagli altri giovani? Adolescenti?

“Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella

scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Su tutto

questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo.

Carlo Acutis diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la

vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio.

Egli si nutre ogni giorno dell’Eucaristia, partecipa con fervore alla S. Messa,

trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la

sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni del S.

Padre Benedetto XVI nella Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis: Il

sacrificio della Messa e l’Adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano

l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale.

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e

sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti.

Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola è un autentico

testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un

adolescente.

La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una

luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria

strada.

«La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’alto, basta un semplice movimento degli occhi»

Stay tuned e continua a seguirci nei prossimi giorni il prossimo capitolo della vita di Carlo.


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Stare con il tuo sposo, stare con Gesù!

Con il passaggio delle reliquie di Carlo Acutis in parrocchia abbiamo avuto modo di conoscere di più la sua vita, il suo vissuto.

Sono tante le cose che ci hanno colpito, ma una più di tutte ha suscitato in noi stupore e bellezza: il suo stare con Gesù, il suo stare davanti all’Eucarestia come solo un ragazzino adolescente sa fare.

Quella sera anche noi siamo stati in adorazione con Carlo davanti al Santissimo. Come ogni volta, è stato un momento di intimità speciale. Nel rientrare a casa quella sera però, ci siamo accorti di quanto ci mancano momenti in cui assaporare quella relazione con Gesù, di quanta bellezza ci sia in quello stare di fronte a Lui. È stato e dev’essere un po’ come quando accogli in casa un amico che non vedi da tempo, uno stare che ridona gusto. È come quello stare con tuo marito una sera voi due, che da quando vivi insieme e hai dei figli è un tempo che ti sfugge e che non hai più tanto spesso. Quello stare che ti spinge a dire: “Che bello! Vediamoci ancora domani”. Un po’ come è successo a Pietro, Giacomo e Giovanni quando sul monte con Gesù, non vogliono più scendere. (Mc 9,2-8). È troppo bello stare lì, è troppo bello stare con le persone che ami.

E tu con Gesù, Riesci a percepire questa bellezza ? Riesci ad assaporare questo tuo stare con Lui?

Quanto manca spesso la relazione a “tu per tu”con Lui, una relazione profonda da amico, intima, da sposo. Quanto ci manca quel tempo di intimità per dialogare con Lui. Carlo, -raccontava l’allora cappellano dell’ospedale di Monza – parlava a Gesù delle sue giornate, come fa un ragazzino con il suo papà. In modo semplice e naturale. Che bellezza! È in questo tipo di relazione che rimane il gusto buono dell’intimità con Lui. Saper stare con Gesù e parlargli in semplicità del nostro ordinario. Carlo non ha fatto altro che dialogare con Gesù nel modo in cui era capace in quel momento della sua vita. Quanto ci insegnano i più piccoli. Ci insegnano la semplicità, la genuità dello stare con chi si ama. Spesso cadiamo nelle logiche complesse dell’età adulta, crediamo di non aver niente da dirGli o al contrario cominciamo a fare discorsoni manco fossimo Aristotele e lo bombardiamo di domande e richieste infinite. Che bello invece inginocchiarsi di fronte ad un papà, di fronte ad una mamma, di fronte al proprio sposo, alla propria sposa, e parlargli semplicemente condividendo e comunicando l’amore ordinario che viviamo.

Stare davanti all’Eucarestia è bellezza per il cuore. È parlare del nostro vivere l’amore giornaliero con Lui, Amore Totale!

Ma Come fare a stare con Lui per così tanto tempo, magari ogni giorno?

Il lavoro, la casa, gli impegni, la cura verso il nostro sposo, la famiglia, i figli, dove incastro Gesù nel mio vivere? Nella società di oggi dove tutto corre veloce, e sembra di essere sempre saturi di tanto e di troppo, è difficile. Verrebbe da scriverlo in agenda “STARE CON GESU’”, per fissare con Lui un appuntamento; ovviamente se troviamo spazio, sennò sarà per un’altra volta. Quanto sarebbe invece bello e genuino non scrivere nulla in agenda, e tenerci uno spazio libero, bianco per lasciare che nel riposo trovi spazio l’Amore.

Da sposi, non è sempre facile però trovare questi momenti silenziosi e fermare il tempo. Ma forse il bello sta proprio qui: non possiamo non guardare al nostro vivere l’amore per il nostro sposo, per la nostra famiglia e non accorgerci che in ogni cosa che facciamo, in ogni attività o gesto di cura, lasciamo un’impronta indelebile d’amore. Anche quando ci sembra di compiere il gesto più piccolo e insignificante, stiamo invece mostrando Gesù sposo, Gesù che si fa padre, madre, misericordioso, Gesù che si prende cura, che ci accompagna, che fa festa per noi…

La relazione con Gesù la coltivo, la vivo ogni giorno celebrando i gesti d’amore che la mia vocazione mi chiama a vivere. Così tutto diventa sicuramente più bello e ha un senso!

Ci sono momenti però che tutto questo sembra non bastare.. . E qui veniamo forse al passo in più, all’andare oltre questi primi spunti, al centro del nostro articolo… e Carlo ci ha aiutati a riscoprire ancora una volta qual’è la relazione intima che salva.

Non fermiamoci a un gesto d’amore. Pretendiamo di più ancora.

Il nostro stare con la persona che si ama ci insegna che amare è anche quello stare a contatto, quel baciarsi, toccarsi, abbracciarsi che se è fondamentale in un amore sponsale, dev’essere fondamentale anche nel rapporto con Gesù. Questo rapporto è il centro di tutte le vocazioni.

A volte non basta vivere dei gesti d’amore quale preparare tutti i giorni il pranzo per il marito, o portare la moglie fuori a cena, o regalarle dei fiori, gesti bellissimi dove c’è amore, dove incontri l’Amore. Ma tuo marito, alla sera, lo vuoi anche abbracciare, toccare, salutare con un bacio. È un contatto che ti fa stare bene, che traduce in concretezza l’Amore sponsale. D’altronde qual’è il gesto più alto di Amore per gli sposi? Non risiede forse nel rapporto intimo, sessuale?

Lo stesso è con Gesù, puoi vivere tanti gesti d’amore ma lo vorrai poi Abbracciare, Accogliere, sentire la sua carne viva su di te, stare in intimità con Lui?

Ecco l’adorazione Eucaristica, ecco la sua presenza fisica, ecco quel contatto di cui ci nutriamo e di cui dobbiamo aver bisogno. Un contatto fisico, un contatto visivo, una presenza che ci invade.

Per riassumere, un po’ come per il mio sposo, del quale ho bisogno di perdermi fa le sue braccia e nutrirmi di quel contatto fisico che mi dona pace, mi rassicura, mi fa sentire protetta, accolta, desiderata, così anche con Gesù, ho bisogno di tornare a quel contatto e perdermi in un suo abbraccio. Perdermi in un incontro come la Comunione Eucaristica, come l’adorazione, che è esplosione di Luce, percezione di santità.

Quando ti comunichi a volte sembra di non avere le parole. Voglio parlargli e lo faccio a mio modo, ma mi rendo conto che quelle parole non bastano, e allora resto lì, semplicemente lì, davanti a Lui ad assaporare la sua presenza di cui in quel momento i miei sensi si nutrono.

Che cosa rende così speciale quel rapporto intimo con Gesù?

Concludiamo con un ultimo spunto:

Gesù è Unione sempre!

Stare davanti a Gesù eucarestia ti restituisce una viva percezione di quanto Lui non ti lasci mai solo. E lo faccia mettendoti in intima unione anche con le persone che oggi non sono presenti fisicamente accanto a te. Ti accorgi così di come Lui sia il collante, sia Unione e in quel momento li rende presenti accanto a me, accanto a te, come in un abbraccio. Rende presenti i nostri figli saliti al cielo, la mamma, i nonni Santi Angeli custodi, e gli stessi cari Santi che pur non avendo conosciuto di persona sono entrati a far parte delle nostre amicizie del Cielo, proprio come Carlo Acutis, che è venuto come un amico e ci ha portato questi nuovi spunti di bellezza.

Per altre info su come stare davanti all’Eucarestia, chiedete a lui, maestro a 15 anni di Adorazione! Che bellezza!

(Dagli spunti-appunti di Anna)