Che fine hanno fatto i cercatori di bellezza? 

Si stanno a rilassare? Son scomparsi? No! Estinti? Nemmeno! Silenziati? Forse sì. Ma tranquilli non siamo mai fermi, sempre in viaggio, sempre in ricerca di quella Bellezza che vorremmo prenda il gusto della santità perché è a quello che dobbiamo tendere.

In questo tempo stiamo vivendo la dimensione bella dell’essere famiglia, dell’essere sposi, dell’essere genitori che cercano di portare avanti tutti gli impegni, tutti gli imprevisti, il lavoro, la casa e le relazioni nelle brevi e intense giornate che ci son date per correre, per amare, per vivere. 

Purtroppo il tempo corre veloce e in questo momento non si ha fortunatamente il tempo per stare con il cellulare in mano, per scrivere articoli, post, stories, reel. Imperdonabile sarebbe sprecare il tempo di un abbraccio a tua moglie o per giocare con i figli, per seguire i social. 

Questo tempo non tornerà più, nessuno ci ridonerà il tempo in cui il Tommy sbiascica parole che non comprendiamo, nessuno ci ridarà i nostri 35anni (che oramai non son più), nessuno ci ridarà il tempo delle attenzione a superPippo. Per questo e altri motivi che vi diremo nei prossimi post, abbiamo rallentato ad essere influencer dell’amore. 

Noi puoi comunicare agli altri amore se non curi, vivi, custodisci quell’amore in primis con Gesù e nella tua vocazione. 

Ma oggi, in questo tempo social che ci siamo riusciti a prendere vi ridiciamo che non c’è nulla di più bello dell’amore, dell’amare e lasciarci amare, del vivere la paternità e la maternità, di vedere la vita crescere. Che dono grande i figli, ma anche un marito o una moglie. Doni, come la vita stessa, ricevuti gratuitamente che abbiamo il compito di custodire e far crescere, pur sapendo che nulla ci appartiene. La parola di Dio nel libro di Giobbe ce lo ricorda: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. 

La bellezza si trova nascosta nel riuscire a vivere in pienezza la propria vocazione! Nel momento in cui deviamo dal nostro essere sposi, dal lasciarci amare, dall’amare la nostra vita e dal donarci agli altri, ai figli, andiamo in difficoltà e iniziano i casini, le paure, gli errori. 

Dobbiamo vivere la nostra vocazione con letizia, come faceva quel Santo Francesco che ancora oggi dopo tantissimi anni ricordiamo e preghiamo. Non si arriva dall’oggi al domani a questa pienezza ma è una ricerca continua con tutte le fatiche e le croci sante che ogni giorno decidiamo di portare e amare. 

Ricercate questa bellezza e la vita assumerà un gusto diverso. 

E poi… to be continued 

San Francesco! … VA E RIPARA LA MIA CASA


Oggi vogliamo fermarci a contemplare ancora una volta la bellezza del poverello di Assisi! Santo a noi molto caro, patrono della nostra Italia, piccolo giovane proveniente da una città per noi seconda casa.
C’è quell’aggettivo che abbiamo usato prima per descriverlo che però dovrebbe stonare con la bellezza: poverello.
Un povero ma bel giovane!

Francesco ha scelto davvero una vita povera, Francesco ha lasciato una famiglia ricca per farsi vicino al povero, per vivere secondo il Vangelo! Un gesto estremo per i nostri giorni, ma anche per 800 anni fa!
Trovare il coraggio di lasciare tutto per vivere nella verità del cuore, per vivere per l’Amore. Trovare il coraggio anzitutto di cercare il significato di quelle parole che risuonavano nella sua mente. È da un ascolto profondo, da una ricerca di verità, di bellezza che lui è partito e ancora oggi si mostra a noi.

Fra le tante parole che Francesco ha ascoltato ce n’è una che gli è arrivata dal crocefisso di San Damiano: VA E RIPARA LA MIA CASA.
Una frase semplice, breve, da far risuonare nel cuore.
Va: mettiti in cammino, alzati, parti, non star fermo. L’amore è un verbo di movimento non statico. L’amore ha fretta di amare, domani sarà tardi. Va allora! Cosa aspetti? Non lasciare che le cose le faccia qualcun altro.
Ripara: aggiusta, sistema, non scartare, non buttare, non dividere, non vedere la fine come se non ci fosse più speranza. Va e aggiusta, abbi fede! C’è speranza! Ripara! Fidati!


Che bello! Il Signore ci rilancia (va..), ci spinge a partire ma non per nuove costruzioni ma per riparare, verso quel che c’è già! Bellissimo!
Il nostro non è un Dio dello spreco, non è il general manager di una compagnia usa e getta, acquista – monta e quando ti stanchi o si rompe: cambia! No, ripara!
Nel libro dell’apocalisse al capitolo 21 sta scritto “ecco io faccio nuove tutte le cose”, il Signore non fa nuove cosa ma fa nuove tutte le cose! Bellissimo!
Il Signore Gesù: artigiano d’amore!

La mia casa! Cos’è questa casa? La Chiesa in senso di struttura fisica? La Chiesa in quanto istituzione? Cos’è “la mia casa”? Come posso fare a risanare la mia casa, la chiesa?
È qua che ci siamo soffermati, è qua che nasce il dubbio, l’incomprensione, il vuoto, forse ci sentiamo spaesati, sembrava una frase semplice che avevamo compreso ora sorge una domanda “dov’è la tua casa Signore? Cosa vuoi che ripari? Dove mi mandi? “


Per noi, questa casa è il tuo cuore!
Per noi, questa casa è la tua vocazione!
Per noi questa casa, è il tuo vivere quotidiano! Quanto calcestruzzo serve per curare la vita di ognuno di noi, ognuno con i propri limiti, i propri peccati, le proprie cadute più o meno grandi, le abitudini sbagliate etc
Quanti cuori feriti, infranti, traditi, freddi, insensibili.
VA E RIPARA il tuo cuore, LA MIA CASA!


Quante vocazioni non curate, non scelte, non allenate con il passare degli anni che si smarriscono, rallentano, si inaridiscono. Quanta difficoltà a dire sì, quanta fatica oggi a scegliere di mettersi in ascolto della Parola che dona vita, invece di continuare ad inseguire come Francesco i propri sterili sogni di gloria, il sogno di diventare cavaliere. Lui ha avuto la (s)fortuna di cadere da cavallo. Te che aspetti a dire sì all’amore?
VA E RIPARA la tua vocazione, LA MIA CASA.

Ed il significato più bello, il più nostro, per questo blog. Va e ripara la mia casa; per noi, questa casa è la famiglia! La tua famiglia!
La tua relazione sponsale. Da qui si può aiutare e riparare la Sua casa, la Chiesa: che altro non è che famiglia di famiglie.
Come riparare la chiesa se litigo con mia moglie? se non so essere volto di amore per i miei figli? se non coltivo la mia relazione? se non dialogo con lei/lui? Se non ho tempo per lei/lui? Se non vivo la nuzialità, l’unione, quell’eros e agape che rende saldo il nostro essere marito e moglie?
Quante crepe, quanti litigi, quante fatiche anche nelle nostre famiglie! Cosa aspetti, la festa del Poverello di Assisi arriva anche quest’anno e ci riporta quelle parole “VA E RIPARA la tua famiglia, LA MIA CASA”.

Sposi sì ma testimoni di amore! Famiglia sì ma che viva con ambizione di santità, in casa, con i figli, ma anche in ogni ambito in cui papà, mamma e figli vivono!

Da come ci amiamo dovranno capire che il
Signore è risorto!
“Va e ripara la mia casa”


Forse anche noi oggi possiamo fermarci a contemplare San Francesco chiedendogli di
aiutare a vivere in risposta a questa richiesta vivendo l’amore che oggi son chiamato a dare, per me, per il mio prossimo, per il mio collega, per mia moglie, per mio marito, per i miei figli.
Mettendoci in ascolto, facendo spazio a Lui, alla sua parola.

Questo è il il lavoro più bello che possiamo fare per riparare la SUA CASA.
La sua casa sei te! È la tua vocazione! È la tua famiglia! È il tuo cuore!


Anna e Ste Cercatori di Bellezza

Ardere d’amore senza bruciarsi!

Che bello il versetto che troviamo nella lettura di mercoledì scorso: 

Es 3,2-3…Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». …

La curiosità di Mosè che si avvicina, perché non crede ai suoi occhi, perché ha davanti a se uno spettacolo unico. Un roveto, un cespuglio in fiamme   che non brucia, che arde sì ma che rimane intatto nella sua forma. 

Ci ha sempre colpito questo passo biblico, perché per noi quel roveto rappresenta una storia d’amore, ha rappresentato il fidanzamento. Rappresenta l’amare l’altro. 

In che senso? 

L’amore che tu nutri per una ragazza da fidanzato, l’amore che nutri per tuo marito da sposa, l’amore che puoi nutrire anche per i figli, è un amore che deve ardere, che deve essere fuoco  , fiamma viva che incendia il cuore. Il cardinale Delpini, in una predica di qualche anno fa parlava di giovani con il fuoco dentro, una bellissima predica musicata dal coro Elikya. 

Ecco questo fuoco   dentro che dobbiamo avere in una relazione d’amore, se lo guardiamo con lo sguardo esterno di Mosè è un fuoco che arde, ma non consuma. 

Nella vita pratica, forse direte, che in verità ci si consuma eccome ad amare. Con i figli ci si rende conto di quanto ci si consuma a far notti in bianco, a rincorrerli anche quando si è stanchi, il corpo purtroppo inizia spesso anche a mandarci segnali di logoramento intenso: vedi i capelli bianchi, le occhiaie, i chili persi.

Eppure: è guardandoci dall’esterno del nostro rovo d’amore che possiamo constatare che non ci stiamo consumando ma stiamo rivelando il volto di Dio, stiamo rivelando l’amore, stiamo dando luce, e vivendo un miracolo che spinge Mosè ad avvicinarsi per vedere questo grande spettacolo, che è l’amore! 

L’amore non consuma ma dona vita, dona forza. 

Sapete bene che è così anche nella vita pratica, quando il sorriso di quel bimbo che ti tien sveglio la notte è un integratore di massima potenza, che la mattina ti trasforma in super papà o wonder mamma. 

Sapete bene che un gesto d’amore del vostro sposo è un’iniezione d’energia che parte dal cuore e dona forza al corpo. 

Sapete bene che un messaggio della fidanzata che ti invita ad uscire è urlo di gioia che risana ogni fatica. 

Ecco allora la bellezza dell’amore: ardere senza consumarsi ma donando la vita, diventando quel grande spettacolo di bellezza per Mosè. Diventando presenza dell’amore di Dio, volto dell’amore di Dio! 

Che bello pensare che ad attirare l’attenzione di Mosè ci poteva essere una coppia di sposi che ardeva ma non si consumava. Bellissimo! 

Quel fuoco è per noi simbolo dell’amore, dell’amore che non brucia che non soffoca, che non stringe a se, ma che ti insegna ad amare in modo libero e liberante, che non trattiene per se, con il rischio di bruciare la relazione. Fuoco che ti fa mettere in luce le parti più belle di te e dell’altro, che ti fa dire “quella persona mi ha reso più uomo/donna” ma non posso possederla. Fuoco che tiene alta la tensione del cuore, l’amore che tende all’altro, che tiene scaldato il cuore, non lasciando che l’amore si spenga, si raffreddi. Che bello che Dio abbia scelto l’immagine di un roveto che arde ma non brucia per attirare l’attenzione del condottiero Mosè! 

Molto spesso ci sentiamo stanchi, bruciati, cenere fredda, (con cui non ci fai neanche una grigliata).. forse dovremmo allora guardar da fuori il nostro amore a chi lo diamo, come lo diamo o addirittura se è amore. Dobbiamo stare attenti a non farci consumare dalla società e dai suoi ritmi, dal lavoro, da tutto ciò che non è bene ma ci toglie vita. 

Dobbiamo stare attenti a non vivere relazioni che son come un fuoco di paglia, senza struttura, che si bruciano in fretta. 

L’estate è tempo di vacanza, è tempo di riposo. 

Sia tempo per guardare alla nostra storia da fuori con gli occhi di Mosè, e riconoscere la bellezza! Riconoscere che l’amore non consuma, ma arde! Alimentiamo allora il nostro fuoco, il nostro roveto di coppia. Perché possiamo ardere di bellezza, luce fiamma viva d’amore.