Matrimonio su Piazza Affari!

Si è concluso un anno ed è tempo di bilanci, tempo di guardare cosa ci ha lasciato l’anno passato ed in questi giorni stavamo osservando i grafici del 2024 relativi ai sacramenti: battesimi, comunioni, cresime, funerali e in particolare su tutti: i MATRIMONI. Vi riportiamo anche a voi, nell’immagine dell’articolo quella che è la foto del grafico matrimoniale di una parrocchia della nostra diocesi che ci ha toccato profondamente.

Non siamo degli analisti, ma di fronte ad una simile fotografia vorremmo condividere con voi delle considerazioni perché vedere il matrimonio in profondo rosso fa male, ferisce, rattrista. A noi ha lasciato spiazzati, tristi, affranti.

Che i matrimoni fossero in calo, lo sapevamo, non è certo la novità del 2025. Ma se volessimo guardare il grafico con un occhio borsistico, da azionista, sapere che il matrimonio cristiano in cui noi crediamo, in cui i nostri genitori credevano, che abbiamo celebrato in chiesa 8 anni fa, sta crollando su tutti i listini di Piazza Affari da così tanti anni, è un duro colpo.

Come se quel patto di amore scivolasse verso un fallimento continuo inarrestabile, e noi, e tu, folli che ci abbiamo scommesso, che abbiamo deciso di investire non 1.000 euro del nostro capitale ma la nostra vita, il nostro quotidiano, tutti i nostri giorni, il nostro tempo, il nostro vivere insieme, il nostro progettare, costruire, il nostro vivere la sponsalità, il nostro diventare genitori, che rotola sempre più giù come se nessuno credesse più al matrimonio.

Mi sembra di rivedere, scrivendo queste righe, le scene di alcuni film di Natale dove le persone iniziano a non credere più a Babbo Natale o a non credere più alla gioia, all’amore e piano piano le lucine di bene sul pianeta terra si spengono, portando la nostra terra a diventare una sfera spenta dove regna il grigiore ed il male in una lotta tra male e bene, dove poi per fortuna vince il bene. Purtroppo, però quelli son i film di animazione di Natale qui si sta parlando della realtà del matrimonio, di quel sacramento che ti è stato dato in dono dalla chiesa, che hai scelto di vivere liberamente con la persona che ti sta accanto.

Fortunatamente ad essere in crisi, possiamo ancora affermare che è l’aspetto matrimoniale – per ora- perché l’amore vive ancora tra di noi, son ancora tanti i giovani che scelgono di amarsi, che decidono di intraprendere la strada difficile ma certamente bellissima dell’amore. Lo fanno scegliendo magari la via della convivenza, che li porta comunque a vivere insieme, comunque ad amarsi, a generare figli.

Sorgono allora spontanee delle domande: perché oggi non scegliamo più di vivere un sacramento come quello del matrimonio, perché non scegliamo più di sposarci in Chiesa?

Fra tutte la risposta è una: E’ UN COSTO. È vero, per un matrimonio oggi servono dai 20/25.ooo euro ai 50.000? Ognuno scelga il suo budget, scelga la sua spesa. Ma se questo è il motivo, mi verrebbe da dire che non abbiamo capito la domanda o –scusate la critica- ma non abbiamo proprio capito niente.

Cos’è il matrimonio in termini pratici? Abbiamo preso il codice di diritto canonico al 1108 ma ve la riportiamo più semplicemente: una celebrazione in Chiesa alla presenza di un sacerdote e di alcuni testimoni. Costano così tanto queste persone? Un sacerdote e dei testimoni possono costare 20/30/40.ooo euro? E allora come posso dire che sposarsi costa?

Nella sua natura pratica la celebrazione del matrimonio non ha un costo. Ma direte voi, se il matrimonio voglio che sia bello c’è da pagare il fiorista per rendere bella la Chiesa, bisognerà acquistare dei vestiti nuovi e idonei alla celebrazione, c’è da pagare i fotografi per immortalare il momento e devono essere professionisti con drone e telecamere, impianti di registrazione, e poi ci vuole che arriviamo in chiesa con una macchina bella magari d’epoca e poi è giusto festeggiare con tutti gli amici e parenti e quindi c’è il costo del pranzo e della location che non può essere il ristorante sotto casa e poi .. e poi.. vuoi non avere i fuochi d’artificio che partono al taglio della torta con sullo sfondo la vallata più romantica d’Italia al tramonto. Mettiamoci tutto quello che volete aggiungere. Dalla camera per la prima notte di nozze, al viaggio di nozze stesso. Una volta ordinato tutto, domandatevi se le avete volute voi queste cose o Cristo Gesù. Chi li ha volute? Le hai volute te! Allora il matrimonio non costa, sei te che lo fai costare.

Provocatoriamente viene da chiedersi: hanno più valore e ti renderanno felice tutti questi orpelli o costi extra, come li vuoi chiamare, che inserisci per un solo giorno della tua vita o ha più valore e ti sarà più utile vivere tutto il resto della tua vita con Gesù affianco? Scegliamo: un giorno da principe o una vita matrimoniale con Gesù?

Purtroppo, mi spiace dirlo, ma oggi non stiamo scegliendo nessuna delle due strade. Scegliamo di non sposarci perché per vivere un giorno da principi non abbiamo i soldi in banca o perché abbiamo semplicemente la paura di quel per sempre perché ci insegnano che un domani potrebbe finire tutto e allora non vogliamo investire così tanti soldi su qualcosa che dicono finirà e ha perso certezza. Scartiamo però da sempre anche la seconda strada che è quella che mi fa stare con Gesù.

Penso che oggi la scelta più bella cari giovani è quella di vivere un matrimonio il più casto possibile, che mi riempia solo di una cosa: la RELAZIONE CON GESU’, e da lì iniziare a vivere la SANTITA’ con lo sposo/a che il Signore ci ha posto accanto.

Cambiamo il paragone allora: meglio un giorno da principe acquistato o una vita verso la santità?

Ci vuole coraggio, molto, ma il coraggio è nel contratto dell’amore sponsale.

Certo forse la domanda che ora verrebbe da porsi è perché dovrei sposarmi? Per rispondere esaustivamente a questa domanda non basterebbe però ahime una giornata ma in poche semplici righe proviamo a dirvi che dentro quella grazia e benedizione che ricevete c’è una promessa di amore che il Signore sigilla tra voi e con voi.

Il catechismo della chiesa cattolica al num. 1603 scrive: “La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale. « La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare »“ Riduttivo provare a rispondere con queste righe ma comprendete che c’è una grandezza enorme dietro il sacramento del matrimonio, un mistero grande che dobbiamo ricercare ogni giorno, che purtroppo non ci viene più rivelato che non ci viene più raccontato e mostrato.

Se sapeste la bellezza, la grandezza, il dono grande, la perla prezioso che si riceve celebrando il sacramento del matrimonio, tutti vi sposereste. Tutti! Perché se una cosa è bella, è importante, tutti la vogliono. Anche se costa, per quello che son saliti in tutti questi anni i costi dei catering, dei fotografi, etc. perché pur di avere quel tesoro grande che ricevereste il giorno del matrimonio i venditori sapevano che avreste pagato anche quel poco in più.

L’aumento ha però mandato in crisi il sistema, perché se il prezzo sale troppo il cliente non compra più ma così facendo ha tolto anche importanza al tesoro grande che è il matrimonio.

Ci auguriamo che, come tutti gli andamenti borsistici dopo questa profonda discesa, ci sarà un tempo di risalita non data da una discesa dei prezzi, quella non l’avremo più, ma data da una consapevolezza diversa che avremo nel diventare sposi cristiani.

Un consulente finanziario suggerirebbe che forse è proprio questo il momento di investire sul matrimonio, con il titolo a ribasso. Aiutaci Chiesa a farlo, aiutiamoci insieme sposi, laici, religiosi e risollevare la cellula vitale della società: la famiglia, l’uomo e la donna nella loro unicità e complementarità all’amore, la vita frutto dell’amore stesso tra gli sposi.

Ricerchiamo la bellezza del matrimonio e testimoniamola cari sposi, non con le parole ma con il gesto più bello che siamo chiamati a vivere: l’amore, l’amarci!

Un caro saluto

Anna e Ste

Cercatori di Bellezza

Forte come la morte è l’amore!

Vogliamo ripartire da questo titolo, da questa espressione che prendiamo in prestito dal nome di un corso che a gennaio si terrà ad Assisi con la pastorale familiare. 

Perché questo titolo? Che centra con noi? 

Ci siamo accorti che ci stavamo facendo abitare dalla morte, rinchiusi in quei sepolcri che purtroppo son come tombini aperti dove cadi dentro e fatichi ad uscire. 

Un sacerdote profetico a cui vogliamo un gran bene, anni fa ci disse: “se vi volete dedicare ad essere servi e testimoni del mistero grande del matrimonio,  sappiate che state scegliendo di incamminarvi su una strada pericolosissima. Preparatevi alle tentazioni e alla fatica” 

All’inizio non capimmo, poi il sacerdote ci motivò e ci spiegò dove e come si muove la mano dell’angelo caduto dal cielo. 

In quegli anni vivevamo con gioia l’essere sposi novelli, la bellezza del testimoniare, dell’aprire le porte di casa, dell’offrire il nostro tempo in servizio alle coppie..etc. 

Poi siamo caduti nel tombino della morte: l’essere una famiglia che cerca di raccontare con la vita la bellezza di essere sposi, genitori, dell’amore e del sacramento matrimonio ci ha posto davanti alle tentazioni del cornuto. 

Amicizie perse per “colpa dei social”, legami tagliati e mai purtroppo ricuciti nonostante il perdono sia esperienza centrale nella vita dei cristiani. Attacchi da amicizie e realtà sociali. Cattiverie, malelingue. E poi c’è la gelosia, l’invidia, che ci ha chiuso tante porte, che ti tiene lontano, che ti esclude, che non ti fa essere accolto, perché se PROVI a vivere con maggiore convinzione l’essere cristiano, o l’essere sposo, l’essere famiglia, l’essere felice perché amato, la gente non ti vuole. Dai fastidio perché con il tuo vivere metti in discussione il loro vivere. 

E allora ci siamo nascosti, come il quel sepolcro, in cui si rinchiudono i morti, in cui il cornuto vince. Perché lui vuole proprio questo che la vita, l’amore, la coppia, muoiano. 

Una coppia di sposi è testimone in carne dell’amore di Dio, è volto dell’amore di Dio, (prendiamo in prestito le parole di un sacerdote) “Il matrimonio è un riproduttore di dinamismi trinitari che oggi giorno sennò si faticano a vedere. Solo Dio e’ per sempre, quindi scegliere di amarsi per sempre e’ scegliere un amore che è destinato a crescere come l’amore di Dio. 

Il matrimonio è partecipare dell’infinito amore amante di Gesù Cristo”. 

E allora capite perché l’angelo del male ci vuole far cadere nei tombini della morte? 

Ora capite la bellezza di quel titolo? Lo vedevamo rimbalzare tra le pagine social: “Stefano, Anna: forte come la morte è l’amore”. 

Lo scriviamo anche a te che stai leggendo perché risuoni anche nel tuo cuore: PIÙ FORTE DELLA MORTE È LA VITA E’ L’AMORE! 

Non lasciate che il cornuto vi chiude in una stanza: la vita ha vinto e vincerà sempre! Uscite ancor a testimoniare con la vita la bellezza dell’amore, del maschile e del femminile, della vita che nasce, della tenacia nel momento nella prova perché il Signore è con noi SEMPRE! 

.. to be continued .. a presto e buona domenica 

CIÒ CHE VALE – MISSIONE FRANCESCANA 2024 MARIANO COMENSE

Giorni di Grazia, pieni di *annuncio* di una Parola, *scoperta* di una Presenza, di *gioia* , di *incontro* con i fratelli, di *fraternità* che unisce , di *scandalo* per un annuncio che destabilizza e di tantissima *Luce* nei volti, nei cuori, di chi ha ascoltato, di chi si è fatto incontrare e di chi ha speso questi giorni per portare Cristo tra la gente e annunciare che esiste qualcosa per cui vale sempre la pena vivere!

L’annuncio più grande, la notizia più sconvolgente, la realtà più incarnata è che Gesù è Risorto! Ed è Vivo! CRISTO E’ VIVO!

Te lo ripetiamo anche noi, una coppia di sposi, semplice, di cristiani qualunque.

E la notizia che sconvolge è che la sua Resurrezione è anche la tua! Gesù vive, e ti vuole vivo! Con lui! Ora! Perché la morte non ha l’ultima parola sulla tua vita! Di fronte alla tua più grande morte, quella situazione che ti tiene bloccato, che ti fa stare male, che non ti rende libero, che ti opprime e ti fa vivere nella convinzione che nulla abbia più un senso nella tua vita, ora non devi più avere paura! Non sei da solo a portare il tuo dolore. Il Figlio di Dio si è fatto inchiodare ad una croce perché tu non ti sentissi più solo. E solo morendo per te, ha potuto ridonarti la Vita, quella Eterna, quella che già ora se vuoi anticipa il Cielo.

Dio, per capire quale fatica affronti da uomo: una perdita di lavoro, una relazione ferita, un tradimento, problemi con il tuo corpo, una malattia, .. etc. Ha deciso di farsi uomo, come te. E per salvarti dalla tua fatica ha deciso di farla sua, accogliendo la nostra fatica o paura più grande, quella della morte. Lui ha scelto, deciso, di morire: abbandonato dagli amici, lasciato solo da suo Padre che poteva tutto, odiato dalla gente, che aveva guarito. Accusato ingiustamente. Tradito con un bacio.

Deriso, violentato, picchiato. Hanno inneggiato alla sua morte. Peggio non c’è! Per capire la tua fatica, lui ha provato la peggior fatica!

Ma sceso negli inferi è risorto, lasciando il conteggio matematico dei morti incompiuto.

Per amarti! Tutto quello solo per amare te!

Lasciati andare, continua a lasciarti andare ad un Amore Grande che avvolge, sconvolge, e ti coinvolge.

Noi questa Luce che trasfigura, l’abbiamo vista ancora una volta nei bellissimi incontri fatti in questi giorni, nei tempi preziosissimi di ascolto e preghiera davanti al Santissimo. Nel sacramento della Riconciliazione che deve assumere l’importanza del pane quotidiano per un cristiano, nell’Eucarestia, nell’ascolto delle catechesi serali.

Ancor più la Luce ha abitato la nostra casa, e si è fatta viva e presente nei missionari che l’hanno abitata, che non solo ci hanno condotto dentro la Bellezza di questi giorni, ma ci hanno mostrato ciò che davvero Vale!

La missione al popolo si è conclusa, i nostri ospiti sono ritornati alle loro case e quotidianità. Negli arrivi c’è sempre un po’ di emozione, nelle partenze c’è sempre tanta commozione. Oggi in casa respiriamo una bellissima sensazione di nostalgia, che ci porta a ringraziare per i giorni appena trascorsi e a desiderare di viverne tanti altri con La stessa intensità.

Perché poi in fin dei conti la vera nostalgia che ci abita è quella di Dio.

Questa è un’altra grande verità: siamo fatti per nascere da amati, vivere per amare e continuare a vivere per Amore più vivi che mai!

Il nostro Filippo a conclusione di questi giorni ha condiviso con noi poche parole, ma quelle più importanti, perché ti danno il gusto di quello che viviamo e ci hanno aperto il cuore alla grazia. “…come i frati che non hanno i soldi, ma sono FELICI”.

Nulla mai per meno di questo!

Che la missione continui nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro, di studio. Ovunque ci troviamo. Perché Gesù è Vivo!

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.3

Alla scuola di Francesco – Udienza generale – Catechesi sulla preghiera

…Portate il messaggio del Papa a tutti. Il messaggio del Papa è che io prego per tutti, e chiedo di pregare per me uniti nella preghiera.

E parlando della preghiera, la preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti.

Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella. Preferiremmo stare in qualsiasi altra parte del mondo, ma non lì, su quella panca della chiesa a pregare. Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento. Ci sono momenti della vita di fede che sono oscuri e per questo qualche Santo li chiama: “La notte oscura”, perché non si sente nulla. Ma io continuo a pregare.

Combattere nella preghiera. E tante volte la preghiera è un combattimento. … la preghiera fa dei miracoli, perché la preghiera va proprio al centro della tenerezza di Dio che ci ama come un padre. E quando non ci fa la grazia, ce ne farà un’altra che poi vedremo con il tempo. Ma sempre occorre il combattimento nella preghiera per chiedere la grazia. Sì, delle volte noi chiediamo una grazia di cui abbiamo bisogno, ma la chiediamo così, senza voglia, senza combattere, ma non si chiedono così le cose serie. La preghiera è un combattimento e il Signore sempre è con noi.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210512_udienza-generale.html

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Alla scuola di Francesco – Catechesi sulla preghiera

Distrazioni, aridità, accidia

Pregare non è facile: ci sono tante difficoltà che vengono nella preghiera. Bisogna conoscerle, individuarle e superarle.

…Il primo problema che si presenta a chi prega è la distrazione. Tu incominci a pregare e poi la mente gira, gira per tutto il mondo; il tuo cuore è lì, la mente è lì … la distrazione dalla preghiera. La preghiera convive spesso con la distrazione. Infatti, la mente umana fatica a soffermarsi a lungo su un solo pensiero.

…Le distrazioni non sono colpevoli, però vanno combattute. .. con la “vigilanza”.

Un discorso diverso merita il tempo dell’aridità.

…il pericolo è avere il cuore grigio: quando questo “essere giù” arriva al cuore e lo ammala … e c’è gente che vive con il cuore grigio. Questo è terribile: non si può pregare, non si può sentire la consolazione con il cuore grigio! O non si può portare avanti un’aridità spirituale con il cuore grigio.

Il cuore dev’essere aperto e luminoso, perché entri la luce del Signore. E se non entra, bisogna aspettarla con speranza. Ma non chiuderla nel grigio.

Poi, una cosa diversa è l’accidia, un altro difetto, un altro vizio, che è una vera e propria tentazione contro la preghiera e, più in generale, contro la vita cristiana. L’accidia è «una forma di depressione dovuta al rilassamento dell’ascesi, a un venire meno della vigilanza, alla mancata custodia del cuore» . È uno dei sette “vizi capitali” perché, alimentato dalla presunzione, può condurre alla morte dell’anima.

Come fare dunque in questo succedersi di entusiasmi e avvilimenti? Si deve imparare a camminare sempre. Il vero progresso della vita spirituale non consiste nel moltiplicare le estasi, ma nell’essere capaci di perseverare in tempi difficili: cammina, cammina, cammina … E se sei stanco, fermati un po’ e torna a camminare. Ma con perseveranza.

…tante volte, anche protestare davanti a Dio è un modo di pregare o, come diceva quella vecchietta, “arrabbiarsi con Dio è un modo di preghiera, pure”, perché tante volte il figlio si arrabbia con il papà: è un modo di rapporto con il papà; perché lo riconosce “padre”, si arrabbia …

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210519_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.2

Dall’omelia della domenica della divina misericordia. Bellissima!!

Link sotto per il testo completo

È molto difficile essere misericordioso se uno non si accorge di essere misericordiato.

Gesù arriva e ripete due volte: «Pace a voi!». Non porta una pace che toglie i problemi di fuori, ma una pace che infonde fiducia dentro. Non una pace esteriore, ma la pace del cuore.

Quei discepoli sfiduciati vengono rappacificati con sé stessi. La pace di Gesù li fa passare dal rimorso alla missione. La pace di Gesù suscita infatti la missione. Non è tranquillità, non è comodità, è uscire da sé. La pace di Gesù libera dalle chiusure che paralizzano, spezza le catene che tengono prigioniero il cuore. E i discepoli si sentono misericordiati: sentono che Dio non li condanna, non li umilia, ma crede in loro.

Per Dio nessuno è sbagliato, nessuno è inutile, nessuno è escluso. Gesù oggi ripete ancora: “Pace a te, che sei prezioso ai miei occhi. Pace a te, che sei importante per me. Pace a te, che hai una missione. Nessuno può svolgerla al tuo posto. Sei insostituibile. E Io credo in te”.

Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono. Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore (cfr Gc 2,17). Fratelli, sorelle, lasciamoci risuscitare dalla pace, dal perdono e dalle piaghe di Gesù misericordioso. E chiediamo la grazia di diventare testimoni di misericordia. Solo così la fede sarà viva. E la vita sarà unificata. Solo così annunceremo il Vangelo di Dio, che è Vangelo di misericordia.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2021/documents/papa-francesco_20210411_omelia-divinamisericordia.html

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi parliamo di quella forma di preghiera che è la meditazione.

Per un cristiano “meditare” è cercare una sintesi…

…Tutti abbiamo bisogno di meditare, di riflettere, di ritrovare noi stessi, è una dinamica umana. …È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Meditare, per così dire, assomiglierebbe a fermarsi e fare un respiro nella vita.

…Meditare è una dimensione umana necessaria, ma meditare nel contesto cristiano va oltre: …. Per il cristiano la meditazione entra dalla porta di Gesù Cristo.

…La preghiera del cristiano è anzitutto incontro con l’Altro, con l’Altro ma con la A maiuscola: l’incontro trascendente con Dio. …Cioè meditare è andare all’incontro con Gesù, guidati da una frase o da una parola della Sacra Scrittura.

…Non è possibile la meditazione cristiana senza lo Spirito Santo. È Lui che ci guida all’incontro con Gesù.

…Ecco, dunque, la grazia della preghiera cristiana: Cristo non è lontano, ma è sempre in relazione con noi. Non c’è aspetto della sua persona divino-umana che non possa diventare per noi luogo di salvezza e di felicità. Ogni momento della vita terrena di Gesù, attraverso la grazia della preghiera, può diventare a noi contemporaneo, grazie allo Spirito Santo, la guida.

…Meditare, per noi cristiani, è un modo di incontrare Gesù. E così, solo così, di ritrovare noi stessi. E questo non è un ripiegamento su noi stessi, no: andare da Gesù e da Gesù incontrare noi stessi, guariti, risorti, forti per la grazia di Gesù. E incontrare Gesù salvatore di tutti, anche di me. E questo grazie alla guida dello Spirito Santo.

Dall’udienza di oggi del maestro Francesco, link sotto  X leggerla tutta

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210428_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

La parola alla mamma di Carlo – Cap. 4

CARLO ACUTIS OGGI È BEATO.  12 -10 -2020

La mamma:

«Vi racconto il suo miracolo»

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare.

I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque.

L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni…

Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

«Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

CHE INTENDE DIRE?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva.

Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

LA VITA DI Carlo DURÒ SOLO 5.641 GIORNI.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato.

Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale.

Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia.

Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

QUAND’È STATO PRELEVATO?

«Durante la ricognizione del 2019.

Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi.

Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

IN CHE MODO CARLO SCOPRÌ LA FEDE?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

ALLORA COME SPIEGA QUESTA RELIGIOSITÀ?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro.

A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù.

Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna.

Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E VOI COME REAGISTE?

«Lo lasciammo libero.

Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga.

Per me fu una “Dio-incidenza”.

Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede.

Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

CARLO FU PRECOCE SOLO NELLA PREGHIERA?

«In tutto. Era un mostro di bravura.

A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”.

A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

NON ERA TROPPO PICCOLO PER USARE IL PC?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo.

Papa Francesco nella CHRISTUS VIVIT cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”.

Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

FINO A DOVE?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario.

La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo.

Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

AVREBBE MAI DETTO CHE UN GIORNO SAREBBE SALITO all’ONORE DEGLI ALTARI?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

IL MIRACOLO RICONOSCIUTO DALLA CHIESA?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande.

Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi.

Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare.

La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

SUO FIGLIO COME SI AMMALÒ?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine.

Lui se ne uscì con una delle sue frasi:

“Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso.

Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi.

Reagì con dolcezza e commentò:

“Il Signore mi ha dato una bella sveglia”.

Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa:

“Da qui non esco vivo”».

LEI INVOCÒ UN MIRACOLO PER SUO FIGLIO?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

QUALI?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”.

Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

SUO FIGLIO AVEVA ALLESTITO «SEGNI», UNA MOSTRA SUI MIRACOLI EUCARISTICI.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

HA AVUTO SOLO QUESTI, DI SEGNI?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

PERCHÉ FU SEPOLTO AD ASSISI?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose.

Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

CHE COSA LE MANCA DI PIÙ DI SUO FIGLIO?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer?

Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti:

“Non io, ma Dio!”.

“Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”.

“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

NON VORREBBE CHE FOSSE ANCORA QUI CON LEI, ANZICHÉ AVERE UN SANTO IN CIELO?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe:

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.

I figli non ci appartengono, ci sono affidati.

Sento Carlo più presente di quando era in vita.

Vedo il bene che fa. Mi basta».


Il nostro viaggio nella storia di Carlo, finisce qua, o forse meglio dire che da qua inizia, perchè ognuno di noi possa da ora viaggiare con Carlo alla scoperta dell’Eucarestia, in macchina con lui sull’autostrada verso il cielo!

Un caro saluto

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Vogliamo la pace lontana ma non quella della porta accanto

In questi giorni è difficile non parlarne.. molti lo fanno a volte con il rischio e la presunzione di parlare troppo e noi non vorremmo cadere in questa trappola.

Nuova guerra, quella in Ucraina non ha ancora trovato pace, il Nagorno-karabakh sanguina e ora anche la nostra amata Terra Santa fuma, di esplosioni di bombe.

Ogni volta il cuore viene pesantemente tramortito, trafitto e sanguina di lacrime che faticano ad asciugarsi.

È questo che fa la guerra quando colpisce indirettamente. Tu, tranquillo nella tua casa, con la tua famiglia, ad ascoltare notizie che gelano il sangue.. e che poi tanto tranquillo non ti fanno stare. (Speriamo che sia così che l’indifferenza non ci abiti al tal punto da non vivere il dolore del fratello).

Le notizie, a volte ti tolgono il già poco sonno della notte, altre volte condizionano fortemente i tuoi pensieri e ti fanno fare domande a cui non sempre trovi pronta risposta. È così sempre.

Ma poi.. bastano pochi giorni che i media voltano pagina e torna il silenzio mediatico, che ti fa scordare del prossimo che sta fuori casa tua.

Torni, sempre tu, nella tua casa, con la tua famiglia, preso dai tuoi quotidiani e inderogabili impegni… tiri giù la clare. E dimentichi. E cosa più grave ancora, non preghi più.  (Ammesso che in un mondo sempre più de-cristianizzato, preghi ancora e soprattutto credi con fede nella forza della preghiera)

È questo che succede ogni volta. Per qualunque paese, città, casa, fratello, che muore..

Europa, Medio Oriente, Africa.. migliaia di focolai, non importa quanto grandi, perché sempre distruttori e omicidi di Vita.

E in tutto questo, Lui dove sta? Si è forse dimenticato di noi? Perché?

….. siamo ritornati a sfogliare con tanta gratitudine in questi giorni alcune delle miriade di foto che abbiamo scattato in Terra Santa nel passato 2018. Eccolo dov’è Lui.

Si proprio Lui, quel Padre che a volte ci sembra sparire dalla circolazione e dalla nostra limitata visuale. Proprio quel Padre, ha scelto di farsi creatura scegliendo la natura umana, la povertà, la miseria. Ha scelto una mangiatoia circondata da sterco, è dovuto fuggire perché qualcuno lo voleva già morto prima quasi ancora di nascere, non è stato accolto Là dove si faceva amore. O che peggio alla fine è stato inchiodato alla croce, si son divisi le sue vesti per prendersi beffe di Lui fino alla fine.

Incredibile oggi pensare che ha scelto di illuminare una terra dove regna la divisione, dove ora abita il buio e il terrore della morte.

Poteva nascere in Africa, dove l’odio e il male non è minore che in Medio Oriente o in un continente più in pace. Invece ha scelto proprio la Palestina, Israele, è quello il luogo dove il demonio ha perso la sua battaglia, e per questo non si da pace.

Tutto questo non ha senso, eppure Lui un senso ce lo ha dato lo stesso. L’unico appiglio a cui aggrapparsi, l’unica Luce che ci indica la salvezza. L’unico Amore per cui vale la pena perdere la propria vita, innocente.

Siamo stati in questa Terra Santa, ne abbiamo calpestato il suolo, respirato l’aria, mangiato dei frutti della sua terra, siamo stati scaldati (e sudati) del calore del suo sole, abbiamo pregato, pianto, riso, ci siamo posti domande e abbiamo ascoltato risposte meravigliose per la nostra vita. Abbiamo incontrato gente, parlato con loro, li abbiamo osservati nel bene e nel male. Abbiamo incrociato volti. Storie. Abbiamo vissuto il Quarto Vangelo.

Navigando, camminando nei luoghi dove anche Lui ha camminato, ha navigato, ha pescato.

Facendoci Amare, nei luoghi trasfigurati dall’Amato.

Non smettiamo di pregare! Per questa terra. Per i suoi figli. E per tutte le terre e i figli del Mondo che non trovano ancora pace.

Urliamo, uniti forti nella preghiera, per una Pace Eterna! È la terra-casa di Gesù, della nostra fede!

Ma noi, oltre a pregare che altro possiamo fare? Come stare noi Italiani, noi distanti davanti a queste guerre?

Noi uomini che vogliamo la pace, cosa facciamo per la pace?

C’è una cosa in effetti ed è proprio la preghiera che ce lo insegna: scegliere la Volontà del Padre (il Bene), perdonando i fratelli e vivendo in pace con chi ci circonda.

Partiamo allora, dai legami più stretti, che a volte sembrano i più difficili. Te che vuoi la pace, alimenti la guerra o la pace in famiglia? Con i genitori, con i fratelli. Ancor più con tua moglie, con tuo marito, figli, o al lavoro.

Tu che vuoi la pace, che odi chi fa la guerra, come ti poni nella tua vita quotidiana? Vivi la pace con chi hai attorno o sei anche tu complice di quell’odio che qua e là, ha il sopravvento.

Stai cercando di lavorare affinché la pace parta anche da quel piccolo gesto di amore che puoi far tu verso il tuo vicino?

Curioso che vogliamo, invochiamo, preghiamo per la pace lontana da casa e non disattiviamo le mine seminate fuori dalla porta di casa nostra, sul pianerottolo del vicini o sotto la sedia di quel parente alla tavola di Natale.

Curioso che proprio oggi la Sacra scrittura ci manda Lc,11 “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.” Curiamo allora la nostra casa, la nostra famiglia, cerchiamo la pace vicina e genereremo nel nostro piccolo anche la pace più grande.

La guerra nasce nel cuore dell’uomo dove non abita la pace.

Ogni gesto di amore è una piccola goccia nel grande mare che è il mondo.

Allora avanti! Ne abbiamo di cose da fare!

La terra ha bisogno di tanta acqua! Ha sete di amore! …. E di preghiera….

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Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Grazie CARLO !

Eccoci qua, verso l’anniversario della sua beatificazione: oggi, 10 ottobre!

E allora immergiamoci ancor più nella vita di Carlo, con questo secondo capitolo, piccoli pensieri di gratitudine per quanto ci ha lasciato nella sua breve ma bellissima vita. E poi un video che ci racconta di lui e della felicità.

Grazie perché giovanissimo hai saputo capire qual è la strada che porta lassù.

Per tutti noi che cerchiamo la nostra strada, per noi che siamo in cammino, in cammino da soli, o con amici, con la nostra sposa, per noi che siamo in cammino con altri sposi… facendo corsi, ritiri, momenti di preghiera, percorsi più o meno strutturati… e poi arrivi tu, e ci dici “è l’Eucarestia non la strada ma l’autostrada verso il cielo” … GRAZIE!! Grazie Carlo!!

Continua ad indicarci la strada… anzi l’autostrada, indicala a tutti i giovani, a quelli in cammino, a quelli in ricerca, a quelli fermi ad uno stop, a quelli smarriti in qualche strada un po’ buia, a quelli che girano nelle rotatorie, senza decidersi ad uscire, senza sapere quale strada prendere.

Sii tu guida, da lassù per l’autostrada!!

Ieri guardavamo la tua foto Carlo e pensavamo: sei proprio bello, che sguardo bello, vivo, profondo. Nonostante magari anche la malattia, c’è una bellezza in te, nei santi che li contraddistingue, la tv ci mostra bei modelli, begli attori, attrici, le showgirl.

Carlo non ti abbiamo visto spesso in televisione, ma hai una bellezza più grande.

Son proprio belli questi beati, questi santi, questi amici che hanno speso la vita per l’amore, e che corrono in fretta verso Gesù, verso la santità.

E ci venivano alla mente anche Chiara Luce Badano, Chiara Corbella Petrillo, san Giovanni Paolo II: …. quanta bellezza.

Dove sta o mondo la vera bellezza?

Vi lasciamo con questo link, dove in un video potrete conoscere qualcosa di più di lui


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

San Francesco! … VA E RIPARA LA MIA CASA


Oggi vogliamo fermarci a contemplare ancora una volta la bellezza del poverello di Assisi! Santo a noi molto caro, patrono della nostra Italia, piccolo giovane proveniente da una città per noi seconda casa.
C’è quell’aggettivo che abbiamo usato prima per descriverlo che però dovrebbe stonare con la bellezza: poverello.
Un povero ma bel giovane!

Francesco ha scelto davvero una vita povera, Francesco ha lasciato una famiglia ricca per farsi vicino al povero, per vivere secondo il Vangelo! Un gesto estremo per i nostri giorni, ma anche per 800 anni fa!
Trovare il coraggio di lasciare tutto per vivere nella verità del cuore, per vivere per l’Amore. Trovare il coraggio anzitutto di cercare il significato di quelle parole che risuonavano nella sua mente. È da un ascolto profondo, da una ricerca di verità, di bellezza che lui è partito e ancora oggi si mostra a noi.

Fra le tante parole che Francesco ha ascoltato ce n’è una che gli è arrivata dal crocefisso di San Damiano: VA E RIPARA LA MIA CASA.
Una frase semplice, breve, da far risuonare nel cuore.
Va: mettiti in cammino, alzati, parti, non star fermo. L’amore è un verbo di movimento non statico. L’amore ha fretta di amare, domani sarà tardi. Va allora! Cosa aspetti? Non lasciare che le cose le faccia qualcun altro.
Ripara: aggiusta, sistema, non scartare, non buttare, non dividere, non vedere la fine come se non ci fosse più speranza. Va e aggiusta, abbi fede! C’è speranza! Ripara! Fidati!


Che bello! Il Signore ci rilancia (va..), ci spinge a partire ma non per nuove costruzioni ma per riparare, verso quel che c’è già! Bellissimo!
Il nostro non è un Dio dello spreco, non è il general manager di una compagnia usa e getta, acquista – monta e quando ti stanchi o si rompe: cambia! No, ripara!
Nel libro dell’apocalisse al capitolo 21 sta scritto “ecco io faccio nuove tutte le cose”, il Signore non fa nuove cosa ma fa nuove tutte le cose! Bellissimo!
Il Signore Gesù: artigiano d’amore!

La mia casa! Cos’è questa casa? La Chiesa in senso di struttura fisica? La Chiesa in quanto istituzione? Cos’è “la mia casa”? Come posso fare a risanare la mia casa, la chiesa?
È qua che ci siamo soffermati, è qua che nasce il dubbio, l’incomprensione, il vuoto, forse ci sentiamo spaesati, sembrava una frase semplice che avevamo compreso ora sorge una domanda “dov’è la tua casa Signore? Cosa vuoi che ripari? Dove mi mandi? “


Per noi, questa casa è il tuo cuore!
Per noi, questa casa è la tua vocazione!
Per noi questa casa, è il tuo vivere quotidiano! Quanto calcestruzzo serve per curare la vita di ognuno di noi, ognuno con i propri limiti, i propri peccati, le proprie cadute più o meno grandi, le abitudini sbagliate etc
Quanti cuori feriti, infranti, traditi, freddi, insensibili.
VA E RIPARA il tuo cuore, LA MIA CASA!


Quante vocazioni non curate, non scelte, non allenate con il passare degli anni che si smarriscono, rallentano, si inaridiscono. Quanta difficoltà a dire sì, quanta fatica oggi a scegliere di mettersi in ascolto della Parola che dona vita, invece di continuare ad inseguire come Francesco i propri sterili sogni di gloria, il sogno di diventare cavaliere. Lui ha avuto la (s)fortuna di cadere da cavallo. Te che aspetti a dire sì all’amore?
VA E RIPARA la tua vocazione, LA MIA CASA.

Ed il significato più bello, il più nostro, per questo blog. Va e ripara la mia casa; per noi, questa casa è la famiglia! La tua famiglia!
La tua relazione sponsale. Da qui si può aiutare e riparare la Sua casa, la Chiesa: che altro non è che famiglia di famiglie.
Come riparare la chiesa se litigo con mia moglie? se non so essere volto di amore per i miei figli? se non coltivo la mia relazione? se non dialogo con lei/lui? Se non ho tempo per lei/lui? Se non vivo la nuzialità, l’unione, quell’eros e agape che rende saldo il nostro essere marito e moglie?
Quante crepe, quanti litigi, quante fatiche anche nelle nostre famiglie! Cosa aspetti, la festa del Poverello di Assisi arriva anche quest’anno e ci riporta quelle parole “VA E RIPARA la tua famiglia, LA MIA CASA”.

Sposi sì ma testimoni di amore! Famiglia sì ma che viva con ambizione di santità, in casa, con i figli, ma anche in ogni ambito in cui papà, mamma e figli vivono!

Da come ci amiamo dovranno capire che il
Signore è risorto!
“Va e ripara la mia casa”


Forse anche noi oggi possiamo fermarci a contemplare San Francesco chiedendogli di
aiutare a vivere in risposta a questa richiesta vivendo l’amore che oggi son chiamato a dare, per me, per il mio prossimo, per il mio collega, per mia moglie, per mio marito, per i miei figli.
Mettendoci in ascolto, facendo spazio a Lui, alla sua parola.

Questo è il il lavoro più bello che possiamo fare per riparare la SUA CASA.
La sua casa sei te! È la tua vocazione! È la tua famiglia! È il tuo cuore!


Anna e Ste Cercatori di Bellezza

Straordinario nell’ordinario! Gianna Beretta Molla

Ritorniamo, a guardare a Gianna! Alla sua vita straordinaria nell’ordinario. 

Di Gianna che già sappiamo moglie e madre ci ha colpito questa frase che viene detta di lei: “Gianna si interroga, pregando e facendo pregare sulla sua vocazione, che considera anch’essa un dono di Dio. … il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e, Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia totalmente cristiana”

Che bello! Prega e fa pregare, si interroga e poi abbraccia con entusiasmo, e si impegna a donarsi totalmente! Che pienezza! Che bei verbi di movimento nell’amore! 

Si impegna ad amare, a vivere l’essere sposa, l’essere madre in pienezza. 

Vuol dire che non vivacchia facendo la mamma, ma vive veramente il suo essere madre, il suo essere moglie. 

Lo vuol fare al 100%, farlo bene! 

Non è stupendo già questo? Trovare qualcuno che vuole fare bene un lavoro, che si impegna, che ci mette il cuore. È quel che chiediamo ai nostri figli quando vanno a scuola o quando fanno un hobby, è quel che un tifoso chiede ai giocatori della squadra in campo. Quello che chiede un titolare al suo lavoratore! Impegnati, abbraccia, prega la tua vocazione!

Lei ha accolto e ha cercato di far bene quel che di semplice la vita gli ha chiesto: essere sposa, poi madre e poi medico. 

Ieri per noi, erano 7 anni che abbiamo detto sì, che abbiamo accolto il dono di diventare sposi, di vivere una vita insieme, la bellezza dell’amore e la sua fatica, il suo sacrificio. (In compagnia neanche a farlo apposta di un’altra Santa: Madre Teresa di Calcutta che veniva canonizzata e che oggi la Chiesa festeggia)

Ma riflettevamo proprio che anche noi abbiamo fatto un qualcosa di ordinario: detto sì all’amore. Ad una proposta: “Anna mi vuoi sposare?” “Sì”

Tutto qua !! Tutto qua !! 

Niente di complicato, nessuna mission impossibile, abbiamo solo deciso di vivere insieme l’ordinario. Forse è proprio qui che risiede la grande bellezza della scelta. Rinunciare all’amore per sé stessi, per preferire l’amore di Dio per e con l’altro. 

Ecco la straordinarietà: vedere nell’ordinario la potenza grandiosa dell’amore di Dio per noi è vivere in funzione di questo. 

Ecco perché ieri ricordavamo quel giorno come se fosse il giorno del nostro Sì all’altare. Perché in fondo, quello è stato il primo passo consapevole a una vita che si è fatta centuplo per noi.

La vita, la vocazione, la dobbiamo voler vivere noi in pienezza, con Lui, cercando ogni giorno di comprendere il Mistero Grande dell’amore, cercando ogni giorno di comprendere cosa vuol dire essere padre, madre, sposo, sposa. 

Noi non ci sentiamo in questo straordinari ma più che ordinari, perché non ci potremo mai dire arrivati o giudicare giusti per quel che facciamo. Ma possiamo ogni giorno gareggiare nell’amarci, nell’amare e soprattutto nel lasciarci amare. 

Ognuno, come noi, con i propri limiti, difetti, errori, cadute, peccati, fatiche, sbagli. 

Ma rimanendo sempre in partita, nella partita o corsa dell’amore! Verso il paradiso! 

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Vi salutiamo ripotandovi delle frasi dagli appunti di Gianna, su cui è bello fermarsi per gustarle con la mente e con il cuore:

gli cediamo la parola perché sia lei ad indicarci la strada.

PREGHIERA

La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, e ovunque poiché è infinito …

Chi non prega, non può vivere in grazia di Dio.

Pregare, pregare bene, pregare molto. Non solo quando abbiamo bisogno di grazie, non solo per chiedere.

La vera preghiera è quella

di adorazione: riconoscimento della bontà, dell’amore di Dio

di ringraziamento: sono un nulla, eppure un corpo, ho dei doni, tutto tuo dono – il mondo l’hai creato per me. Vediamo la mano di dio dappertutto, e ringraziamolo.

Di perdono

Di richiesta: non solo le cose materiali, ma “cercare prima il Regno dei Cieli”, la grazia, il Paradiso per noi e per gli altri.

Pregate e vi santificherete – santificherete – vi salverete.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

VOCAZIONE

“Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna …

Che cos’è la vocazione? È un dono di dio – quindi viene da Dio. Se è un dono di Dio, la nostra preoccupazione deve essere quella di conoscere la volontà di dio. Dobbiamo entrare in quella strada:

  • Se Dio vuole – non forzare mai la porta
  • Quando Dio vuole
  • Come Dio vuole

Conoscere la nostra vocazione – in che modo?

  • Interrogare il Cielo con la preghiera
  • Interrogare il nostro direttore spirituale
  • Interrogare noi stessi – sapendo le nostre inclinazioni.

Ogni vocazione è vocazione alla maternità – materiale – spirituale – morale, perché Dio ha posto in noi l’istinto alla vita.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

LA GIOIA

“Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno.”

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”

(quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

AMORE E SACRIFICIO

“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.

Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti! E Gesù non è forse morto in croce per noi, per amore nostro! È col sangue del sacrificio che si afferma e conferma l’amore.

Quando Gesù, nella S. Comunione, ci mostra il suo cuore ferito, come dirgli che lo amiamo se non si fanno sacrifici da unire ai suoi, da offrirgli per salvare le anime? E qual è la maniera migliore per praticare il sacrificio? La maniera migliore consiste nell’adorare la volontà di Dio tutti i giorni, in tutte le piccole cose che ci fanno soffrire, dire, per tutto quello che ci succede: “Fiat: la tua volontà, Signore!” E ripeterlo cento volte al giorno! Non sono solo le grandi penitenze: portare il cilicio, digiunare, vegliare, dormire sulle tavole ecc., che fanno sante le anime, ma il vero sacrificio è quello di accettare la croce che Dio ci manda – con amore, con gioia e rassegnazione …

“Amiamo la Croce” e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui, che ci conforta, come dice S. Paolo, tutto possiamo.”

                                                                               (anni 1945 1946)


Un caro saluto – Anna e Ste – Cercatori di Bellezza

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