Matrimonio su Piazza Affari!

Si è concluso un anno ed è tempo di bilanci, tempo di guardare cosa ci ha lasciato l’anno passato ed in questi giorni stavamo osservando i grafici del 2024 relativi ai sacramenti: battesimi, comunioni, cresime, funerali e in particolare su tutti: i MATRIMONI. Vi riportiamo anche a voi, nell’immagine dell’articolo quella che è la foto del grafico matrimoniale di una parrocchia della nostra diocesi che ci ha toccato profondamente.

Non siamo degli analisti, ma di fronte ad una simile fotografia vorremmo condividere con voi delle considerazioni perché vedere il matrimonio in profondo rosso fa male, ferisce, rattrista. A noi ha lasciato spiazzati, tristi, affranti.

Che i matrimoni fossero in calo, lo sapevamo, non è certo la novità del 2025. Ma se volessimo guardare il grafico con un occhio borsistico, da azionista, sapere che il matrimonio cristiano in cui noi crediamo, in cui i nostri genitori credevano, che abbiamo celebrato in chiesa 8 anni fa, sta crollando su tutti i listini di Piazza Affari da così tanti anni, è un duro colpo.

Come se quel patto di amore scivolasse verso un fallimento continuo inarrestabile, e noi, e tu, folli che ci abbiamo scommesso, che abbiamo deciso di investire non 1.000 euro del nostro capitale ma la nostra vita, il nostro quotidiano, tutti i nostri giorni, il nostro tempo, il nostro vivere insieme, il nostro progettare, costruire, il nostro vivere la sponsalità, il nostro diventare genitori, che rotola sempre più giù come se nessuno credesse più al matrimonio.

Mi sembra di rivedere, scrivendo queste righe, le scene di alcuni film di Natale dove le persone iniziano a non credere più a Babbo Natale o a non credere più alla gioia, all’amore e piano piano le lucine di bene sul pianeta terra si spengono, portando la nostra terra a diventare una sfera spenta dove regna il grigiore ed il male in una lotta tra male e bene, dove poi per fortuna vince il bene. Purtroppo, però quelli son i film di animazione di Natale qui si sta parlando della realtà del matrimonio, di quel sacramento che ti è stato dato in dono dalla chiesa, che hai scelto di vivere liberamente con la persona che ti sta accanto.

Fortunatamente ad essere in crisi, possiamo ancora affermare che è l’aspetto matrimoniale – per ora- perché l’amore vive ancora tra di noi, son ancora tanti i giovani che scelgono di amarsi, che decidono di intraprendere la strada difficile ma certamente bellissima dell’amore. Lo fanno scegliendo magari la via della convivenza, che li porta comunque a vivere insieme, comunque ad amarsi, a generare figli.

Sorgono allora spontanee delle domande: perché oggi non scegliamo più di vivere un sacramento come quello del matrimonio, perché non scegliamo più di sposarci in Chiesa?

Fra tutte la risposta è una: E’ UN COSTO. È vero, per un matrimonio oggi servono dai 20/25.ooo euro ai 50.000? Ognuno scelga il suo budget, scelga la sua spesa. Ma se questo è il motivo, mi verrebbe da dire che non abbiamo capito la domanda o –scusate la critica- ma non abbiamo proprio capito niente.

Cos’è il matrimonio in termini pratici? Abbiamo preso il codice di diritto canonico al 1108 ma ve la riportiamo più semplicemente: una celebrazione in Chiesa alla presenza di un sacerdote e di alcuni testimoni. Costano così tanto queste persone? Un sacerdote e dei testimoni possono costare 20/30/40.ooo euro? E allora come posso dire che sposarsi costa?

Nella sua natura pratica la celebrazione del matrimonio non ha un costo. Ma direte voi, se il matrimonio voglio che sia bello c’è da pagare il fiorista per rendere bella la Chiesa, bisognerà acquistare dei vestiti nuovi e idonei alla celebrazione, c’è da pagare i fotografi per immortalare il momento e devono essere professionisti con drone e telecamere, impianti di registrazione, e poi ci vuole che arriviamo in chiesa con una macchina bella magari d’epoca e poi è giusto festeggiare con tutti gli amici e parenti e quindi c’è il costo del pranzo e della location che non può essere il ristorante sotto casa e poi .. e poi.. vuoi non avere i fuochi d’artificio che partono al taglio della torta con sullo sfondo la vallata più romantica d’Italia al tramonto. Mettiamoci tutto quello che volete aggiungere. Dalla camera per la prima notte di nozze, al viaggio di nozze stesso. Una volta ordinato tutto, domandatevi se le avete volute voi queste cose o Cristo Gesù. Chi li ha volute? Le hai volute te! Allora il matrimonio non costa, sei te che lo fai costare.

Provocatoriamente viene da chiedersi: hanno più valore e ti renderanno felice tutti questi orpelli o costi extra, come li vuoi chiamare, che inserisci per un solo giorno della tua vita o ha più valore e ti sarà più utile vivere tutto il resto della tua vita con Gesù affianco? Scegliamo: un giorno da principe o una vita matrimoniale con Gesù?

Purtroppo, mi spiace dirlo, ma oggi non stiamo scegliendo nessuna delle due strade. Scegliamo di non sposarci perché per vivere un giorno da principi non abbiamo i soldi in banca o perché abbiamo semplicemente la paura di quel per sempre perché ci insegnano che un domani potrebbe finire tutto e allora non vogliamo investire così tanti soldi su qualcosa che dicono finirà e ha perso certezza. Scartiamo però da sempre anche la seconda strada che è quella che mi fa stare con Gesù.

Penso che oggi la scelta più bella cari giovani è quella di vivere un matrimonio il più casto possibile, che mi riempia solo di una cosa: la RELAZIONE CON GESU’, e da lì iniziare a vivere la SANTITA’ con lo sposo/a che il Signore ci ha posto accanto.

Cambiamo il paragone allora: meglio un giorno da principe acquistato o una vita verso la santità?

Ci vuole coraggio, molto, ma il coraggio è nel contratto dell’amore sponsale.

Certo forse la domanda che ora verrebbe da porsi è perché dovrei sposarmi? Per rispondere esaustivamente a questa domanda non basterebbe però ahime una giornata ma in poche semplici righe proviamo a dirvi che dentro quella grazia e benedizione che ricevete c’è una promessa di amore che il Signore sigilla tra voi e con voi.

Il catechismo della chiesa cattolica al num. 1603 scrive: “La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale. « La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare »“ Riduttivo provare a rispondere con queste righe ma comprendete che c’è una grandezza enorme dietro il sacramento del matrimonio, un mistero grande che dobbiamo ricercare ogni giorno, che purtroppo non ci viene più rivelato che non ci viene più raccontato e mostrato.

Se sapeste la bellezza, la grandezza, il dono grande, la perla prezioso che si riceve celebrando il sacramento del matrimonio, tutti vi sposereste. Tutti! Perché se una cosa è bella, è importante, tutti la vogliono. Anche se costa, per quello che son saliti in tutti questi anni i costi dei catering, dei fotografi, etc. perché pur di avere quel tesoro grande che ricevereste il giorno del matrimonio i venditori sapevano che avreste pagato anche quel poco in più.

L’aumento ha però mandato in crisi il sistema, perché se il prezzo sale troppo il cliente non compra più ma così facendo ha tolto anche importanza al tesoro grande che è il matrimonio.

Ci auguriamo che, come tutti gli andamenti borsistici dopo questa profonda discesa, ci sarà un tempo di risalita non data da una discesa dei prezzi, quella non l’avremo più, ma data da una consapevolezza diversa che avremo nel diventare sposi cristiani.

Un consulente finanziario suggerirebbe che forse è proprio questo il momento di investire sul matrimonio, con il titolo a ribasso. Aiutaci Chiesa a farlo, aiutiamoci insieme sposi, laici, religiosi e risollevare la cellula vitale della società: la famiglia, l’uomo e la donna nella loro unicità e complementarità all’amore, la vita frutto dell’amore stesso tra gli sposi.

Ricerchiamo la bellezza del matrimonio e testimoniamola cari sposi, non con le parole ma con il gesto più bello che siamo chiamati a vivere: l’amore, l’amarci!

Un caro saluto

Anna e Ste

Cercatori di Bellezza

Forte come la morte è l’amore!

Vogliamo ripartire da questo titolo, da questa espressione che prendiamo in prestito dal nome di un corso che a gennaio si terrà ad Assisi con la pastorale familiare. 

Perché questo titolo? Che centra con noi? 

Ci siamo accorti che ci stavamo facendo abitare dalla morte, rinchiusi in quei sepolcri che purtroppo son come tombini aperti dove cadi dentro e fatichi ad uscire. 

Un sacerdote profetico a cui vogliamo un gran bene, anni fa ci disse: “se vi volete dedicare ad essere servi e testimoni del mistero grande del matrimonio,  sappiate che state scegliendo di incamminarvi su una strada pericolosissima. Preparatevi alle tentazioni e alla fatica” 

All’inizio non capimmo, poi il sacerdote ci motivò e ci spiegò dove e come si muove la mano dell’angelo caduto dal cielo. 

In quegli anni vivevamo con gioia l’essere sposi novelli, la bellezza del testimoniare, dell’aprire le porte di casa, dell’offrire il nostro tempo in servizio alle coppie..etc. 

Poi siamo caduti nel tombino della morte: l’essere una famiglia che cerca di raccontare con la vita la bellezza di essere sposi, genitori, dell’amore e del sacramento matrimonio ci ha posto davanti alle tentazioni del cornuto. 

Amicizie perse per “colpa dei social”, legami tagliati e mai purtroppo ricuciti nonostante il perdono sia esperienza centrale nella vita dei cristiani. Attacchi da amicizie e realtà sociali. Cattiverie, malelingue. E poi c’è la gelosia, l’invidia, che ci ha chiuso tante porte, che ti tiene lontano, che ti esclude, che non ti fa essere accolto, perché se PROVI a vivere con maggiore convinzione l’essere cristiano, o l’essere sposo, l’essere famiglia, l’essere felice perché amato, la gente non ti vuole. Dai fastidio perché con il tuo vivere metti in discussione il loro vivere. 

E allora ci siamo nascosti, come il quel sepolcro, in cui si rinchiudono i morti, in cui il cornuto vince. Perché lui vuole proprio questo che la vita, l’amore, la coppia, muoiano. 

Una coppia di sposi è testimone in carne dell’amore di Dio, è volto dell’amore di Dio, (prendiamo in prestito le parole di un sacerdote) “Il matrimonio è un riproduttore di dinamismi trinitari che oggi giorno sennò si faticano a vedere. Solo Dio e’ per sempre, quindi scegliere di amarsi per sempre e’ scegliere un amore che è destinato a crescere come l’amore di Dio. 

Il matrimonio è partecipare dell’infinito amore amante di Gesù Cristo”. 

E allora capite perché l’angelo del male ci vuole far cadere nei tombini della morte? 

Ora capite la bellezza di quel titolo? Lo vedevamo rimbalzare tra le pagine social: “Stefano, Anna: forte come la morte è l’amore”. 

Lo scriviamo anche a te che stai leggendo perché risuoni anche nel tuo cuore: PIÙ FORTE DELLA MORTE È LA VITA E’ L’AMORE! 

Non lasciate che il cornuto vi chiude in una stanza: la vita ha vinto e vincerà sempre! Uscite ancor a testimoniare con la vita la bellezza dell’amore, del maschile e del femminile, della vita che nasce, della tenacia nel momento nella prova perché il Signore è con noi SEMPRE! 

.. to be continued .. a presto e buona domenica 

Che fine hanno fatto i cercatori di bellezza? 

Si stanno a rilassare? Son scomparsi? No! Estinti? Nemmeno! Silenziati? Forse sì. Ma tranquilli non siamo mai fermi, sempre in viaggio, sempre in ricerca di quella Bellezza che vorremmo prenda il gusto della santità perché è a quello che dobbiamo tendere.

In questo tempo stiamo vivendo la dimensione bella dell’essere famiglia, dell’essere sposi, dell’essere genitori che cercano di portare avanti tutti gli impegni, tutti gli imprevisti, il lavoro, la casa e le relazioni nelle brevi e intense giornate che ci son date per correre, per amare, per vivere. 

Purtroppo il tempo corre veloce e in questo momento non si ha fortunatamente il tempo per stare con il cellulare in mano, per scrivere articoli, post, stories, reel. Imperdonabile sarebbe sprecare il tempo di un abbraccio a tua moglie o per giocare con i figli, per seguire i social. 

Questo tempo non tornerà più, nessuno ci ridonerà il tempo in cui il Tommy sbiascica parole che non comprendiamo, nessuno ci ridarà i nostri 35anni (che oramai non son più), nessuno ci ridarà il tempo delle attenzione a superPippo. Per questo e altri motivi che vi diremo nei prossimi post, abbiamo rallentato ad essere influencer dell’amore. 

Noi puoi comunicare agli altri amore se non curi, vivi, custodisci quell’amore in primis con Gesù e nella tua vocazione. 

Ma oggi, in questo tempo social che ci siamo riusciti a prendere vi ridiciamo che non c’è nulla di più bello dell’amore, dell’amare e lasciarci amare, del vivere la paternità e la maternità, di vedere la vita crescere. Che dono grande i figli, ma anche un marito o una moglie. Doni, come la vita stessa, ricevuti gratuitamente che abbiamo il compito di custodire e far crescere, pur sapendo che nulla ci appartiene. La parola di Dio nel libro di Giobbe ce lo ricorda: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. 

La bellezza si trova nascosta nel riuscire a vivere in pienezza la propria vocazione! Nel momento in cui deviamo dal nostro essere sposi, dal lasciarci amare, dall’amare la nostra vita e dal donarci agli altri, ai figli, andiamo in difficoltà e iniziano i casini, le paure, gli errori. 

Dobbiamo vivere la nostra vocazione con letizia, come faceva quel Santo Francesco che ancora oggi dopo tantissimi anni ricordiamo e preghiamo. Non si arriva dall’oggi al domani a questa pienezza ma è una ricerca continua con tutte le fatiche e le croci sante che ogni giorno decidiamo di portare e amare. 

Ricercate questa bellezza e la vita assumerà un gusto diverso. 

E poi… to be continued 

CIÒ CHE VALE – MISSIONE FRANCESCANA 2024 MARIANO COMENSE

Giorni di Grazia, pieni di *annuncio* di una Parola, *scoperta* di una Presenza, di *gioia* , di *incontro* con i fratelli, di *fraternità* che unisce , di *scandalo* per un annuncio che destabilizza e di tantissima *Luce* nei volti, nei cuori, di chi ha ascoltato, di chi si è fatto incontrare e di chi ha speso questi giorni per portare Cristo tra la gente e annunciare che esiste qualcosa per cui vale sempre la pena vivere!

L’annuncio più grande, la notizia più sconvolgente, la realtà più incarnata è che Gesù è Risorto! Ed è Vivo! CRISTO E’ VIVO!

Te lo ripetiamo anche noi, una coppia di sposi, semplice, di cristiani qualunque.

E la notizia che sconvolge è che la sua Resurrezione è anche la tua! Gesù vive, e ti vuole vivo! Con lui! Ora! Perché la morte non ha l’ultima parola sulla tua vita! Di fronte alla tua più grande morte, quella situazione che ti tiene bloccato, che ti fa stare male, che non ti rende libero, che ti opprime e ti fa vivere nella convinzione che nulla abbia più un senso nella tua vita, ora non devi più avere paura! Non sei da solo a portare il tuo dolore. Il Figlio di Dio si è fatto inchiodare ad una croce perché tu non ti sentissi più solo. E solo morendo per te, ha potuto ridonarti la Vita, quella Eterna, quella che già ora se vuoi anticipa il Cielo.

Dio, per capire quale fatica affronti da uomo: una perdita di lavoro, una relazione ferita, un tradimento, problemi con il tuo corpo, una malattia, .. etc. Ha deciso di farsi uomo, come te. E per salvarti dalla tua fatica ha deciso di farla sua, accogliendo la nostra fatica o paura più grande, quella della morte. Lui ha scelto, deciso, di morire: abbandonato dagli amici, lasciato solo da suo Padre che poteva tutto, odiato dalla gente, che aveva guarito. Accusato ingiustamente. Tradito con un bacio.

Deriso, violentato, picchiato. Hanno inneggiato alla sua morte. Peggio non c’è! Per capire la tua fatica, lui ha provato la peggior fatica!

Ma sceso negli inferi è risorto, lasciando il conteggio matematico dei morti incompiuto.

Per amarti! Tutto quello solo per amare te!

Lasciati andare, continua a lasciarti andare ad un Amore Grande che avvolge, sconvolge, e ti coinvolge.

Noi questa Luce che trasfigura, l’abbiamo vista ancora una volta nei bellissimi incontri fatti in questi giorni, nei tempi preziosissimi di ascolto e preghiera davanti al Santissimo. Nel sacramento della Riconciliazione che deve assumere l’importanza del pane quotidiano per un cristiano, nell’Eucarestia, nell’ascolto delle catechesi serali.

Ancor più la Luce ha abitato la nostra casa, e si è fatta viva e presente nei missionari che l’hanno abitata, che non solo ci hanno condotto dentro la Bellezza di questi giorni, ma ci hanno mostrato ciò che davvero Vale!

La missione al popolo si è conclusa, i nostri ospiti sono ritornati alle loro case e quotidianità. Negli arrivi c’è sempre un po’ di emozione, nelle partenze c’è sempre tanta commozione. Oggi in casa respiriamo una bellissima sensazione di nostalgia, che ci porta a ringraziare per i giorni appena trascorsi e a desiderare di viverne tanti altri con La stessa intensità.

Perché poi in fin dei conti la vera nostalgia che ci abita è quella di Dio.

Questa è un’altra grande verità: siamo fatti per nascere da amati, vivere per amare e continuare a vivere per Amore più vivi che mai!

Il nostro Filippo a conclusione di questi giorni ha condiviso con noi poche parole, ma quelle più importanti, perché ti danno il gusto di quello che viviamo e ci hanno aperto il cuore alla grazia. “…come i frati che non hanno i soldi, ma sono FELICI”.

Nulla mai per meno di questo!

Che la missione continui nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro, di studio. Ovunque ci troviamo. Perché Gesù è Vivo!

Filippo, un lupo non amato!

Ciao Giulia, ciao Filippo, hanno scritto in tanti, vogliamo provarlo a fare anche noi.

Lo facciamo, sottolineando la bellezza dell’amore. E forse stuzzicando tutti noi, saliti ora sul carro dei giusti ma che poi tanto giusto lo siano davvero? Interroghiamoci insieme. 

Cosa vuol dire amore? Cos’è l’amore? Sai amare? Hai mai ferito o sei stato ferito in amore? Qual’è stata la tua reazione?

Ancor più importante chiederci: ti sei mai sentito non amato? Magari tradito? Solo? Con il culo a terra? Schiacciato da un masso che sapevi di non poter portare. 

Quindi tu sai amare? Sei sicuro?

E pensare che cos’è l’amore ce l’hanno detto, scritto, ripetuto da secoli e secoli.. 

ma ti hanno mai detto che ci si fa male ad amare? 

O forse ti han mai insegnato a non uccidere, in ogni sua forma, fisica, verbale, corporea o psicologica.

Forse tu sei fra quelli che pensa di non aver mai ucciso, che non ucciderà mai, tu maestro di amore, che hai ucciso il tuo amore “per sempre”: divorziando, che hai limitato il tuo essere madre/padre per lo stesso motivo, che hai litigato con un amico e non lo vedi o non ci parli più da tempo, che non fai pace e non parli più con quel parente con tuo padre. Come chiami tutto questo? .. amore? .. ho i miei dubbi.. sai amare? 

Il contrario dell’amore quel’e’? La morte? No! La morte è il contrario della vita, il contrario dell’amore e’ il possesso. Possesso di chi vuole una ragazza come proprietà, di chi vuole una terra a tutti i costi (ucraini/russi/palestinesi/israeliti …), di chi vuole essere ricco a tutti i costi, di chi vuole un figlio a tutti i costi, di chi vuole la salute, la felicità, .. di chi non vuole più badare ad un anziano… di chi vuole il suo diritto e a cui tu non puoi dar fastidio..

Di chi non si sente amato e per questo è costretto ad occupare il suo vuoto di amore con il possesso! Distruggendo la sua vita a volte o quella di altri.. 

Oggi chi attacca quel ragazzo, chi grida vendetta, ci sta solo mostrando ancora una volta solo la faccia del possesso, voglio giustizia x me, voglio sicurezza x me, per i miei figli.. sta vivendo anche lui di possesso, non di amore, sta imbracciamo le armi, come ha fatto Israele. E guerra sia, giusto difendere i miei diritti: “hanno attaccato ho il diritto di difendermi”. Ognuno a difendere il suo possesso di vita. Ma nessuno ad insegnare ad amare, nessuno a comprendere che l’amore non è amato! Che abbiamo bisogno di amore, amore che converte i cuori. 

Abbiamo bisogno oggi di tornare prima di tutto a comprendere cosa vuol dire amare e a lasciarci amare. 

San Francesco nel 1400 ci insegnava ad amare il lupo di Gubbio di cui tutti avevano pura per dirci che non esistono lupi cattivi ma soltanto lupi non amati. 

Purtroppo abbiamo costruito una società contro la famiglia, contro la vita, sempre più sessuologa, pornografica, liberalizzata. In cui è tutto amore, ognuno è libero di amare come vuole. Vuoi amare il gatto, il cane, puoi farlo.. basta che non tocchi la mia sfera. 

Ogni cosa invece ha una sua radice, una sua verità. L’amore ha una radice ben precisa. Solo davanti al dolore, comprendiamo quale sia la verità dell’amore, ma domani scenderemo ancora in piazza a gridare a favore di tutto ciò che non è amore, non è vita. 

L’etica, la ragione, l’educazione, i valori, la fede, l’amore non se li è tolti da solo quel ragazzo, ma glieli abbiamo tolti tutti noi che ora siamo sul carro dei giusti ma che fino a ieri non ci siamo accorti del fratello che aveva bisogno di aiuto ..

Non da meno è la morte di una neonata di 8 mesi, si chiama Indi, e dei medici hanno deciso che la sua vita era meno importante di quella di Giulia, … non da meno la morte di tanti anziani o malati per i quali abbiamo scelto che la loro vita non era più importante, non serviva più.. non da meno la morte di tanti bambini che a poche settimane di vita abbiamo ucciso abortendo perché … ??

Siamo sempre noi, quelli che 20 gg fa, giravamo le case, riempivano le discoteche e i pub vestiti da morte e mostri, con il sangue pitturato sul viso, … guardiamo ora, 20 giorni fa travestiti di quello che è successo, specchio della nostra società. 

“E ma halloween è una festa”, certo.. puoi festeggiare vestito da mostro, ma attacchi chi lascia che quel mostro lo abiti anche in un giorno feriale, uccidendo nella vita. Curioso non trovi?  

Guardiamo le nostre case… ci stiamo dirigendo verso il Natale, cosa scegli per casa tua? Un comune Pino con delle palle (co****ni) appese o un simbolo che ci ricorda la vita? Che ci ricorda l’amore, che ci ricorda la semplicità e bellezza di un bambino che nasce, la sua gioia, l’amore tra un uomo e una donna. No, l’albero fa più Natale, ha le luci. Il presepe è troppo anticipo, radice, cattolico, .. non ha nulla da dire.

Ogni giorno da genitore possiamo scegliere se raccontare l’amore in casa nostra, al lavoro, al bar, o se vivere scelte sterili che sanno di indifferenza o possesso. 

Guardiamo alla vita dei giovani fidanzati, chi si occupa di loro? Chi li aiuta a comprendere come vivere le fatiche e le ferite dell’amore?

Chi li guida ad amarsi a capire se stanno vivendo bene il loro fidanzamento? Che esempio hanno davanti a loro due giovani fidanzati di 18/20/25/30 anni?

Noi che cerchiamo di spenderci in questo, notiamo davvero un vuoto societario e una fatica grande anche della Chiesa.

Aiutiamo questi giovani, aiutiamo i fidanzati! Hanno bisogno di figure importanti sul cammino della vita, dell’amore!

Per concludere quindi: non attacchiamo quel giovane, non attacchiamo il genere maschile, o femminile che sia. Non saliamo sul carro dei giusti, di quelli che sanno amare. Che vogliono insegnarci la vita e l’amore… 

Siamo coerente con noi stessi! 

E semplicemente preghiamo in silenzio, perché l’amore non è amato! 

Che la morte di Giulia, come tutte le morti che avvengono ogni giorno perché noi permettiamo al male di avanzare e incalzare nelle nostre vite, possa non lasciarci più nell’indifferenza.  

Finché il figlio di Dio non ritornerà su questa terra, il male continuerà ad approfittare per espandersi. Ma noi possiamo scegliere di impedirgli di dominare le nostre vite. 

Non entriamo nella sua logica malata. Cominciamo ad Amare sul serio… per non lasciare che queste cose accadano ancora, per non lasciare una Giulia indifesa, per non lasciare che un altro Filippo cresca infelice e non Amato. 

Non possiamo rimediare alla tragedia conclusa, ma possiamo e dobbiamo iniziare a cambiare il nostro sguardo e il nostro cuore…Siamo noi il cambiamento. 

Ora, torniamo a guardare a cose’ l’amore e la sua bellezza perché tanti anni fa qualcuno ci aveva detto cosa vuol dire amore…. Ma non gli abbiamo dato ascolto.

Corinzi 1 – Capitolo 13  

[1]Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

[2]E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

[3]E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5]non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6]non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. [7]Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8]La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. [9]La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. [10]Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. [11]Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. [12]Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

[13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Il testo sopra scritto, vecchissimo. Chi l’ha scritto non era laureato, non era diplomato.. eppure è stato capace di dirci cos’è l’amore. 

Vuoi andare indietro di molti più secoli: “ama il prossimo tuo come te stesso”! 

Ma ancora più indietro: (omettiamo addirittura  i primi tre.. )

Onora tuo padre e tua madre

Non uccidere.. NON UCCIDERE! 

Non commettere atti impuri

Non rubare

Non dire falsa testimonianza

Non desiderare la donna d’altri .. COMPRENDI?

Non desiderare la roba d’altri

Volete esempi più moderni? Contemporanei… ci son i santi di ieri e di oggi, ci sei tu, che se vuoi puoi scegliere ogni giorno la vita e l’amore … e di lasciarti amare.


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.3

Alla scuola di Francesco – Udienza generale – Catechesi sulla preghiera

…Portate il messaggio del Papa a tutti. Il messaggio del Papa è che io prego per tutti, e chiedo di pregare per me uniti nella preghiera.

E parlando della preghiera, la preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti.

Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella. Preferiremmo stare in qualsiasi altra parte del mondo, ma non lì, su quella panca della chiesa a pregare. Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento. Ci sono momenti della vita di fede che sono oscuri e per questo qualche Santo li chiama: “La notte oscura”, perché non si sente nulla. Ma io continuo a pregare.

Combattere nella preghiera. E tante volte la preghiera è un combattimento. … la preghiera fa dei miracoli, perché la preghiera va proprio al centro della tenerezza di Dio che ci ama come un padre. E quando non ci fa la grazia, ce ne farà un’altra che poi vedremo con il tempo. Ma sempre occorre il combattimento nella preghiera per chiedere la grazia. Sì, delle volte noi chiediamo una grazia di cui abbiamo bisogno, ma la chiediamo così, senza voglia, senza combattere, ma non si chiedono così le cose serie. La preghiera è un combattimento e il Signore sempre è con noi.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210512_udienza-generale.html

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Alla scuola di Francesco – Catechesi sulla preghiera

Distrazioni, aridità, accidia

Pregare non è facile: ci sono tante difficoltà che vengono nella preghiera. Bisogna conoscerle, individuarle e superarle.

…Il primo problema che si presenta a chi prega è la distrazione. Tu incominci a pregare e poi la mente gira, gira per tutto il mondo; il tuo cuore è lì, la mente è lì … la distrazione dalla preghiera. La preghiera convive spesso con la distrazione. Infatti, la mente umana fatica a soffermarsi a lungo su un solo pensiero.

…Le distrazioni non sono colpevoli, però vanno combattute. .. con la “vigilanza”.

Un discorso diverso merita il tempo dell’aridità.

…il pericolo è avere il cuore grigio: quando questo “essere giù” arriva al cuore e lo ammala … e c’è gente che vive con il cuore grigio. Questo è terribile: non si può pregare, non si può sentire la consolazione con il cuore grigio! O non si può portare avanti un’aridità spirituale con il cuore grigio.

Il cuore dev’essere aperto e luminoso, perché entri la luce del Signore. E se non entra, bisogna aspettarla con speranza. Ma non chiuderla nel grigio.

Poi, una cosa diversa è l’accidia, un altro difetto, un altro vizio, che è una vera e propria tentazione contro la preghiera e, più in generale, contro la vita cristiana. L’accidia è «una forma di depressione dovuta al rilassamento dell’ascesi, a un venire meno della vigilanza, alla mancata custodia del cuore» . È uno dei sette “vizi capitali” perché, alimentato dalla presunzione, può condurre alla morte dell’anima.

Come fare dunque in questo succedersi di entusiasmi e avvilimenti? Si deve imparare a camminare sempre. Il vero progresso della vita spirituale non consiste nel moltiplicare le estasi, ma nell’essere capaci di perseverare in tempi difficili: cammina, cammina, cammina … E se sei stanco, fermati un po’ e torna a camminare. Ma con perseveranza.

…tante volte, anche protestare davanti a Dio è un modo di pregare o, come diceva quella vecchietta, “arrabbiarsi con Dio è un modo di preghiera, pure”, perché tante volte il figlio si arrabbia con il papà: è un modo di rapporto con il papà; perché lo riconosce “padre”, si arrabbia …

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210519_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.1

Alla scuola di Francesco Dall’udienza generale di oggi 07/04/2021, Papa Francesco che ci parla, ci spiega la preghiera

Nel link sotto potete leggere tutta l’udienza, è pura bellezza!

“Oggi vorrei soffermarmi sul legame tra la preghiera e la comunione dei santi. In effetti, quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli: anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi.

….

Le preghiere – quelle buone – sono “diffusive”, si propagano in continuazione, con o senza messaggi sui “social”: dalle corsie di ospedale, dai momenti di ritrovo festoso come da quelli in cui si soffre in silenzio…

Le preghiere rinascono sempre: ogni volta che congiungiamo le mani e apriamo il cuore a Dio, ci ritroviamo in una compagnia di santi anonimi e di santi riconosciuti che con noi pregano, e che per noi intercedono, come fratelli e sorelle maggiori transitati per la nostra stessa avventura umana. Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune.

Pregare per gli altri è il primo modo di amarli e ci spinge alla vicinanza concreta. Anche nei momenti di conflitti, un modo di sciogliere il conflitto, di ammorbidirlo, è pregare per la persona con la quale io sono in conflitto. E qualcosa cambia con la preghiera. La prima cosa che cambia è il mio cuore, è il mio atteggiamento. Il Signore lo cambia per rendere possibile un incontro, un nuovo incontro ed evitare che il conflitto divenga una guerra senza fine.

Il primo modo per affrontare un tempo di angustia è quello di chiedere ai fratelli, ai santi soprattutto, che preghino per noi. Il nome che ci è stato dato nel Battesimo non è un’etichetta o una decorazione! È di solito il nome della Vergine, di un Santo o di una Santa, i quali non aspettano altro che di “darci una mano” nella vita, di darci una mano per ottenere da Dio le grazie di cui abbiamo più bisogno.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210407_udienza-generale.html

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Dall’udienza generale di oggi 14/04/2021, Papa Francesco che ci parla, ci spiega l’importanza della preghiera

Nel link sotto potete leggere tutta l’udienza, è pura bellezza!

“L’abito della fede non è inamidato, si sviluppa con noi; non è rigido, cresce, anche attraverso momenti di crisi e risurrezioni; anzi, non si può̀ crescere senza momenti di crisi, perché́ la crisi ti fa crescere: è un modo necessario per crescere entrare in crisi. E il respiro della fede è la preghiera: cresciamo nella fede tanto quanto impariamo a pregare. Dopo certi passaggi della vita, ci accorgiamo che senza la fede non avremmo potuto farcela e che la preghiera è stata la nostra forza. Non solo la preghiera personale, ma anche quella dei fratelli e delle sorelle, e della comunità̀ che ci ha accompagnato e sostenuto, della gente che ci conosce, della gente alla quale chiediamo di pregare per noi.

..Nel Vangelo di Luca, Gesù̀ pone una domanda drammatica che sempre ci fa riflettere: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà̀, troverà̀ la fede sulla terra?» (Lc 18,8), o troverà̀ soltanto organizzazioni, come un gruppo di “imprenditori della fede”, tutti organizzati bene, che fanno della beneficenza, tante cose…, o troverà̀ fede?

.. La lampada della vera fede della Chiesa sarà sempre accesa sulla terra finché ci sarà l’olio della preghiera. È quello che porta avanti la fede e porta avanti la nostra povera vita, debole, peccatrice, ma la preghiera la porta avanti con sicurezza. È una domanda che noi cristiani dobbiamo farci: prego? Preghiamo? Come prego? Come dei pappagalli o prego con il cuore? Come prego? Prego sicuro che sono nella Chiesa e prego con la Chiesa, o prego un po’ secondo le mie idee e faccio che le mie idee diventino preghiera?”

 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210414_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

DESIDERI GRANDI E PREGHIERA!

Bellissimo farsi accompagnare con la preghiera!

Bellissimo riconoscere la forza della preghiera! Forza, non come chiedo-ottengo, ma come abbandono al Padre perché da soli non possiamo tutto. (Vedi gli altri articoli, riguardanti le nostre sottolineature alle udienze del Papa sulla preghiera)

Sabato sera abbiamo lasciato alle sorelle di clausura le preghiere, le intenzioni, i desideri per cui pregare che in molti ci avete scritto.

Vi accompagneranno, pregheranno per voi. Perché il vostro desiderio, la vostra intenzione possa salire al Padre.

Se volete potete anche contattare direttamente le suore, potete scrivergli.

Se volete potete andarle a trovarle. Bellissimo l’incontro con loro! Maestre di preghiera, innamorate di Gesù, che vivono il mondo, nel mondo dai Suoi occhi, dal Suo volto.

Non fatevi spaventare dalla scelta di vita, il loro per sempre in clausura, è uguale al nostro di sposi fedeli ad un unico sposo/a.

Da loro si impara in modo vero, semplice, puro la bellezza dell’amore!

Organizzano corsi, ritiri a cui è bello partecipare, cercale sulla loro pagina facebook.

Fai camminare il tuo desiderio grande! Loro pregheranno per te! Ma tu cammina nel mondo rispondendo Sì all’invito ad amare!

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.2

Dall’omelia della domenica della divina misericordia. Bellissima!!

Link sotto per il testo completo

È molto difficile essere misericordioso se uno non si accorge di essere misericordiato.

Gesù arriva e ripete due volte: «Pace a voi!». Non porta una pace che toglie i problemi di fuori, ma una pace che infonde fiducia dentro. Non una pace esteriore, ma la pace del cuore.

Quei discepoli sfiduciati vengono rappacificati con sé stessi. La pace di Gesù li fa passare dal rimorso alla missione. La pace di Gesù suscita infatti la missione. Non è tranquillità, non è comodità, è uscire da sé. La pace di Gesù libera dalle chiusure che paralizzano, spezza le catene che tengono prigioniero il cuore. E i discepoli si sentono misericordiati: sentono che Dio non li condanna, non li umilia, ma crede in loro.

Per Dio nessuno è sbagliato, nessuno è inutile, nessuno è escluso. Gesù oggi ripete ancora: “Pace a te, che sei prezioso ai miei occhi. Pace a te, che sei importante per me. Pace a te, che hai una missione. Nessuno può svolgerla al tuo posto. Sei insostituibile. E Io credo in te”.

Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono. Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore (cfr Gc 2,17). Fratelli, sorelle, lasciamoci risuscitare dalla pace, dal perdono e dalle piaghe di Gesù misericordioso. E chiediamo la grazia di diventare testimoni di misericordia. Solo così la fede sarà viva. E la vita sarà unificata. Solo così annunceremo il Vangelo di Dio, che è Vangelo di misericordia.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2021/documents/papa-francesco_20210411_omelia-divinamisericordia.html

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi parliamo di quella forma di preghiera che è la meditazione.

Per un cristiano “meditare” è cercare una sintesi…

…Tutti abbiamo bisogno di meditare, di riflettere, di ritrovare noi stessi, è una dinamica umana. …È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Meditare, per così dire, assomiglierebbe a fermarsi e fare un respiro nella vita.

…Meditare è una dimensione umana necessaria, ma meditare nel contesto cristiano va oltre: …. Per il cristiano la meditazione entra dalla porta di Gesù Cristo.

…La preghiera del cristiano è anzitutto incontro con l’Altro, con l’Altro ma con la A maiuscola: l’incontro trascendente con Dio. …Cioè meditare è andare all’incontro con Gesù, guidati da una frase o da una parola della Sacra Scrittura.

…Non è possibile la meditazione cristiana senza lo Spirito Santo. È Lui che ci guida all’incontro con Gesù.

…Ecco, dunque, la grazia della preghiera cristiana: Cristo non è lontano, ma è sempre in relazione con noi. Non c’è aspetto della sua persona divino-umana che non possa diventare per noi luogo di salvezza e di felicità. Ogni momento della vita terrena di Gesù, attraverso la grazia della preghiera, può diventare a noi contemporaneo, grazie allo Spirito Santo, la guida.

…Meditare, per noi cristiani, è un modo di incontrare Gesù. E così, solo così, di ritrovare noi stessi. E questo non è un ripiegamento su noi stessi, no: andare da Gesù e da Gesù incontrare noi stessi, guariti, risorti, forti per la grazia di Gesù. E incontrare Gesù salvatore di tutti, anche di me. E questo grazie alla guida dello Spirito Santo.

Dall’udienza di oggi del maestro Francesco, link sotto  X leggerla tutta

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210428_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

La parola alla mamma di Carlo – Cap. 4

CARLO ACUTIS OGGI È BEATO.  12 -10 -2020

La mamma:

«Vi racconto il suo miracolo»

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare.

I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque.

L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni…

Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

«Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

CHE INTENDE DIRE?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva.

Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

LA VITA DI Carlo DURÒ SOLO 5.641 GIORNI.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato.

Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale.

Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia.

Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

QUAND’È STATO PRELEVATO?

«Durante la ricognizione del 2019.

Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi.

Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

IN CHE MODO CARLO SCOPRÌ LA FEDE?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

ALLORA COME SPIEGA QUESTA RELIGIOSITÀ?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro.

A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù.

Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna.

Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E VOI COME REAGISTE?

«Lo lasciammo libero.

Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga.

Per me fu una “Dio-incidenza”.

Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede.

Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

CARLO FU PRECOCE SOLO NELLA PREGHIERA?

«In tutto. Era un mostro di bravura.

A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”.

A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

NON ERA TROPPO PICCOLO PER USARE IL PC?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo.

Papa Francesco nella CHRISTUS VIVIT cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”.

Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

FINO A DOVE?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario.

La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo.

Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

AVREBBE MAI DETTO CHE UN GIORNO SAREBBE SALITO all’ONORE DEGLI ALTARI?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

IL MIRACOLO RICONOSCIUTO DALLA CHIESA?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande.

Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi.

Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare.

La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

SUO FIGLIO COME SI AMMALÒ?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine.

Lui se ne uscì con una delle sue frasi:

“Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso.

Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi.

Reagì con dolcezza e commentò:

“Il Signore mi ha dato una bella sveglia”.

Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa:

“Da qui non esco vivo”».

LEI INVOCÒ UN MIRACOLO PER SUO FIGLIO?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

QUALI?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”.

Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

SUO FIGLIO AVEVA ALLESTITO «SEGNI», UNA MOSTRA SUI MIRACOLI EUCARISTICI.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

HA AVUTO SOLO QUESTI, DI SEGNI?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

PERCHÉ FU SEPOLTO AD ASSISI?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose.

Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

CHE COSA LE MANCA DI PIÙ DI SUO FIGLIO?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer?

Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti:

“Non io, ma Dio!”.

“Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”.

“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

NON VORREBBE CHE FOSSE ANCORA QUI CON LEI, ANZICHÉ AVERE UN SANTO IN CIELO?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe:

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.

I figli non ci appartengono, ci sono affidati.

Sento Carlo più presente di quando era in vita.

Vedo il bene che fa. Mi basta».


Il nostro viaggio nella storia di Carlo, finisce qua, o forse meglio dire che da qua inizia, perchè ognuno di noi possa da ora viaggiare con Carlo alla scoperta dell’Eucarestia, in macchina con lui sull’autostrada verso il cielo!

Un caro saluto

Anna e Ste – Cercatori di bellezza