Forte come la morte è l’amore!

Vogliamo ripartire da questo titolo, da questa espressione che prendiamo in prestito dal nome di un corso che a gennaio si terrà ad Assisi con la pastorale familiare. 

Perché questo titolo? Che centra con noi? 

Ci siamo accorti che ci stavamo facendo abitare dalla morte, rinchiusi in quei sepolcri che purtroppo son come tombini aperti dove cadi dentro e fatichi ad uscire. 

Un sacerdote profetico a cui vogliamo un gran bene, anni fa ci disse: “se vi volete dedicare ad essere servi e testimoni del mistero grande del matrimonio,  sappiate che state scegliendo di incamminarvi su una strada pericolosissima. Preparatevi alle tentazioni e alla fatica” 

All’inizio non capimmo, poi il sacerdote ci motivò e ci spiegò dove e come si muove la mano dell’angelo caduto dal cielo. 

In quegli anni vivevamo con gioia l’essere sposi novelli, la bellezza del testimoniare, dell’aprire le porte di casa, dell’offrire il nostro tempo in servizio alle coppie..etc. 

Poi siamo caduti nel tombino della morte: l’essere una famiglia che cerca di raccontare con la vita la bellezza di essere sposi, genitori, dell’amore e del sacramento matrimonio ci ha posto davanti alle tentazioni del cornuto. 

Amicizie perse per “colpa dei social”, legami tagliati e mai purtroppo ricuciti nonostante il perdono sia esperienza centrale nella vita dei cristiani. Attacchi da amicizie e realtà sociali. Cattiverie, malelingue. E poi c’è la gelosia, l’invidia, che ci ha chiuso tante porte, che ti tiene lontano, che ti esclude, che non ti fa essere accolto, perché se PROVI a vivere con maggiore convinzione l’essere cristiano, o l’essere sposo, l’essere famiglia, l’essere felice perché amato, la gente non ti vuole. Dai fastidio perché con il tuo vivere metti in discussione il loro vivere. 

E allora ci siamo nascosti, come il quel sepolcro, in cui si rinchiudono i morti, in cui il cornuto vince. Perché lui vuole proprio questo che la vita, l’amore, la coppia, muoiano. 

Una coppia di sposi è testimone in carne dell’amore di Dio, è volto dell’amore di Dio, (prendiamo in prestito le parole di un sacerdote) “Il matrimonio è un riproduttore di dinamismi trinitari che oggi giorno sennò si faticano a vedere. Solo Dio e’ per sempre, quindi scegliere di amarsi per sempre e’ scegliere un amore che è destinato a crescere come l’amore di Dio. 

Il matrimonio è partecipare dell’infinito amore amante di Gesù Cristo”. 

E allora capite perché l’angelo del male ci vuole far cadere nei tombini della morte? 

Ora capite la bellezza di quel titolo? Lo vedevamo rimbalzare tra le pagine social: “Stefano, Anna: forte come la morte è l’amore”. 

Lo scriviamo anche a te che stai leggendo perché risuoni anche nel tuo cuore: PIÙ FORTE DELLA MORTE È LA VITA E’ L’AMORE! 

Non lasciate che il cornuto vi chiude in una stanza: la vita ha vinto e vincerà sempre! Uscite ancor a testimoniare con la vita la bellezza dell’amore, del maschile e del femminile, della vita che nasce, della tenacia nel momento nella prova perché il Signore è con noi SEMPRE! 

.. to be continued .. a presto e buona domenica 

Che fine hanno fatto i cercatori di bellezza? 

Si stanno a rilassare? Son scomparsi? No! Estinti? Nemmeno! Silenziati? Forse sì. Ma tranquilli non siamo mai fermi, sempre in viaggio, sempre in ricerca di quella Bellezza che vorremmo prenda il gusto della santità perché è a quello che dobbiamo tendere.

In questo tempo stiamo vivendo la dimensione bella dell’essere famiglia, dell’essere sposi, dell’essere genitori che cercano di portare avanti tutti gli impegni, tutti gli imprevisti, il lavoro, la casa e le relazioni nelle brevi e intense giornate che ci son date per correre, per amare, per vivere. 

Purtroppo il tempo corre veloce e in questo momento non si ha fortunatamente il tempo per stare con il cellulare in mano, per scrivere articoli, post, stories, reel. Imperdonabile sarebbe sprecare il tempo di un abbraccio a tua moglie o per giocare con i figli, per seguire i social. 

Questo tempo non tornerà più, nessuno ci ridonerà il tempo in cui il Tommy sbiascica parole che non comprendiamo, nessuno ci ridarà i nostri 35anni (che oramai non son più), nessuno ci ridarà il tempo delle attenzione a superPippo. Per questo e altri motivi che vi diremo nei prossimi post, abbiamo rallentato ad essere influencer dell’amore. 

Noi puoi comunicare agli altri amore se non curi, vivi, custodisci quell’amore in primis con Gesù e nella tua vocazione. 

Ma oggi, in questo tempo social che ci siamo riusciti a prendere vi ridiciamo che non c’è nulla di più bello dell’amore, dell’amare e lasciarci amare, del vivere la paternità e la maternità, di vedere la vita crescere. Che dono grande i figli, ma anche un marito o una moglie. Doni, come la vita stessa, ricevuti gratuitamente che abbiamo il compito di custodire e far crescere, pur sapendo che nulla ci appartiene. La parola di Dio nel libro di Giobbe ce lo ricorda: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”. 

La bellezza si trova nascosta nel riuscire a vivere in pienezza la propria vocazione! Nel momento in cui deviamo dal nostro essere sposi, dal lasciarci amare, dall’amare la nostra vita e dal donarci agli altri, ai figli, andiamo in difficoltà e iniziano i casini, le paure, gli errori. 

Dobbiamo vivere la nostra vocazione con letizia, come faceva quel Santo Francesco che ancora oggi dopo tantissimi anni ricordiamo e preghiamo. Non si arriva dall’oggi al domani a questa pienezza ma è una ricerca continua con tutte le fatiche e le croci sante che ogni giorno decidiamo di portare e amare. 

Ricercate questa bellezza e la vita assumerà un gusto diverso. 

E poi… to be continued 

CIÒ CHE VALE – MISSIONE FRANCESCANA 2024 MARIANO COMENSE

Giorni di Grazia, pieni di *annuncio* di una Parola, *scoperta* di una Presenza, di *gioia* , di *incontro* con i fratelli, di *fraternità* che unisce , di *scandalo* per un annuncio che destabilizza e di tantissima *Luce* nei volti, nei cuori, di chi ha ascoltato, di chi si è fatto incontrare e di chi ha speso questi giorni per portare Cristo tra la gente e annunciare che esiste qualcosa per cui vale sempre la pena vivere!

L’annuncio più grande, la notizia più sconvolgente, la realtà più incarnata è che Gesù è Risorto! Ed è Vivo! CRISTO E’ VIVO!

Te lo ripetiamo anche noi, una coppia di sposi, semplice, di cristiani qualunque.

E la notizia che sconvolge è che la sua Resurrezione è anche la tua! Gesù vive, e ti vuole vivo! Con lui! Ora! Perché la morte non ha l’ultima parola sulla tua vita! Di fronte alla tua più grande morte, quella situazione che ti tiene bloccato, che ti fa stare male, che non ti rende libero, che ti opprime e ti fa vivere nella convinzione che nulla abbia più un senso nella tua vita, ora non devi più avere paura! Non sei da solo a portare il tuo dolore. Il Figlio di Dio si è fatto inchiodare ad una croce perché tu non ti sentissi più solo. E solo morendo per te, ha potuto ridonarti la Vita, quella Eterna, quella che già ora se vuoi anticipa il Cielo.

Dio, per capire quale fatica affronti da uomo: una perdita di lavoro, una relazione ferita, un tradimento, problemi con il tuo corpo, una malattia, .. etc. Ha deciso di farsi uomo, come te. E per salvarti dalla tua fatica ha deciso di farla sua, accogliendo la nostra fatica o paura più grande, quella della morte. Lui ha scelto, deciso, di morire: abbandonato dagli amici, lasciato solo da suo Padre che poteva tutto, odiato dalla gente, che aveva guarito. Accusato ingiustamente. Tradito con un bacio.

Deriso, violentato, picchiato. Hanno inneggiato alla sua morte. Peggio non c’è! Per capire la tua fatica, lui ha provato la peggior fatica!

Ma sceso negli inferi è risorto, lasciando il conteggio matematico dei morti incompiuto.

Per amarti! Tutto quello solo per amare te!

Lasciati andare, continua a lasciarti andare ad un Amore Grande che avvolge, sconvolge, e ti coinvolge.

Noi questa Luce che trasfigura, l’abbiamo vista ancora una volta nei bellissimi incontri fatti in questi giorni, nei tempi preziosissimi di ascolto e preghiera davanti al Santissimo. Nel sacramento della Riconciliazione che deve assumere l’importanza del pane quotidiano per un cristiano, nell’Eucarestia, nell’ascolto delle catechesi serali.

Ancor più la Luce ha abitato la nostra casa, e si è fatta viva e presente nei missionari che l’hanno abitata, che non solo ci hanno condotto dentro la Bellezza di questi giorni, ma ci hanno mostrato ciò che davvero Vale!

La missione al popolo si è conclusa, i nostri ospiti sono ritornati alle loro case e quotidianità. Negli arrivi c’è sempre un po’ di emozione, nelle partenze c’è sempre tanta commozione. Oggi in casa respiriamo una bellissima sensazione di nostalgia, che ci porta a ringraziare per i giorni appena trascorsi e a desiderare di viverne tanti altri con La stessa intensità.

Perché poi in fin dei conti la vera nostalgia che ci abita è quella di Dio.

Questa è un’altra grande verità: siamo fatti per nascere da amati, vivere per amare e continuare a vivere per Amore più vivi che mai!

Il nostro Filippo a conclusione di questi giorni ha condiviso con noi poche parole, ma quelle più importanti, perché ti danno il gusto di quello che viviamo e ci hanno aperto il cuore alla grazia. “…come i frati che non hanno i soldi, ma sono FELICI”.

Nulla mai per meno di questo!

Che la missione continui nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro, di studio. Ovunque ci troviamo. Perché Gesù è Vivo!

La parola alla mamma di Carlo – Cap. 4

CARLO ACUTIS OGGI È BEATO.  12 -10 -2020

La mamma:

«Vi racconto il suo miracolo»

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare.

I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque.

L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni…

Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

«Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

CHE INTENDE DIRE?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva.

Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

LA VITA DI Carlo DURÒ SOLO 5.641 GIORNI.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato.

Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale.

Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia.

Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

QUAND’È STATO PRELEVATO?

«Durante la ricognizione del 2019.

Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi.

Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

IN CHE MODO CARLO SCOPRÌ LA FEDE?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

ALLORA COME SPIEGA QUESTA RELIGIOSITÀ?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro.

A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù.

Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna.

Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E VOI COME REAGISTE?

«Lo lasciammo libero.

Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga.

Per me fu una “Dio-incidenza”.

Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede.

Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

CARLO FU PRECOCE SOLO NELLA PREGHIERA?

«In tutto. Era un mostro di bravura.

A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”.

A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

NON ERA TROPPO PICCOLO PER USARE IL PC?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo.

Papa Francesco nella CHRISTUS VIVIT cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”.

Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

FINO A DOVE?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario.

La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo.

Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

AVREBBE MAI DETTO CHE UN GIORNO SAREBBE SALITO all’ONORE DEGLI ALTARI?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

IL MIRACOLO RICONOSCIUTO DALLA CHIESA?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande.

Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi.

Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare.

La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

SUO FIGLIO COME SI AMMALÒ?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine.

Lui se ne uscì con una delle sue frasi:

“Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso.

Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi.

Reagì con dolcezza e commentò:

“Il Signore mi ha dato una bella sveglia”.

Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa:

“Da qui non esco vivo”».

LEI INVOCÒ UN MIRACOLO PER SUO FIGLIO?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

QUALI?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”.

Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

SUO FIGLIO AVEVA ALLESTITO «SEGNI», UNA MOSTRA SUI MIRACOLI EUCARISTICI.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

HA AVUTO SOLO QUESTI, DI SEGNI?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

PERCHÉ FU SEPOLTO AD ASSISI?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose.

Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

CHE COSA LE MANCA DI PIÙ DI SUO FIGLIO?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer?

Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti:

“Non io, ma Dio!”.

“Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”.

“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

NON VORREBBE CHE FOSSE ANCORA QUI CON LEI, ANZICHÉ AVERE UN SANTO IN CIELO?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe:

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.

I figli non ci appartengono, ci sono affidati.

Sento Carlo più presente di quando era in vita.

Vedo il bene che fa. Mi basta».


Il nostro viaggio nella storia di Carlo, finisce qua, o forse meglio dire che da qua inizia, perchè ognuno di noi possa da ora viaggiare con Carlo alla scoperta dell’Eucarestia, in macchina con lui sull’autostrada verso il cielo!

Un caro saluto

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Ospitando Carlo – cap. 3

Sveglia!!!!

Oggi giorno in cui ricordiamo Carlo che è salito al cielo, vogliamo partire con questa parola SVEGLIA! e donarvi questi ultimi due spunti, nati dal nostro sostare davanti alla sua reliquia e dall’ascolto di sacerdoti a lui vicini che ci hanno parlato di lui. E allora, iniziamo: Sveglia!

Carlo quando seppe della malattia disse: “il Signore mi ha dato una sveglia.”

Carlo è una sveglia per noi, per svegliarci dall’ordinario della vita.

Carlo ci aiuta a capire che ognuno di noi ha una via personale alla santità, ma molti non seguono la loro strada, seguendo le mode del tempo, si conformano agli altri. Molti muoiono fotocopie, ma tutti nasciamo originali.

Carlo ci insegna ad andare anche controcorrente al mondo, ci insegna che sostare davanti all’eucarestia trasforma la vita, la rende bella, originale!

Carlo diceva spesso “non io ma Dio”, Carlo ci insegna l’umiltà’ gioiosa. Che grande dono, che grande bellezza!

Carlo vicino alla morte, dice alla mamma: “muoio sereno perchè ho vissuto la mia vita senza sciupare un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio.”

Carlo era un ragazzo come altri non perfetto, anche lui coi suoi difetti, pensate che si confessava tutte le settimane.

Ma la parola bella è quel “io muoio sereno”, è quel volto sereno che anche io ho incontrato nell’ultima estrema unzione.

Carlo non era un bigotto, aveva molti interessi, tra cui l’informatica. Ma aveva qualcosa di diverso: l’amore all’eucarestia, un amore approfondito con una frequenza quotidiana alla messa all’adorazione.

Lui diceva di raccontare a Gesù le cose di tutti i giorni.

Ciò che mi colpì fu la sua strada che lo rese celebre, l’eucarestia la mia autostrada verso il cielo.

L’autostrada non è un luogo facile, ci sono anche lì tante difficoltà: code, camion, ostacoli, sorpassi.

Carlo procede trasformato ad immagine di Gesù, e quando subentra la malattia lui è già immagine di Gesù, lui sa già offrire le sue sofferenze. Per lui contava l’amore e il dono di se stesso.

Carlo affronta la morte sereno perché poteva vedere faccia a faccia finalmente il suo amico Gesù.

La comunione ci fa sperimentare questo essere un tutt’uno con lui, ci fa sperimentare la santità.

sveglia!!

Questo è il tempo favorevole per amare e lasciarsi amare!

Dall’omelia di Mons. Alessandro Villa nel 2006 cappellano dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove Carlo morì a causa di una leucemia fulminante

Beato Carlo Acutis 3/05/1991 – 12/10/2006

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secondo spunto:

Carlo ci aiuta a dire che ancora oggi si può avere dei punti di riferimento Santi belli, Carlo è un riferimento di santità moderna.

Carlo ci dice che anche oggi possiamo metterci in ascolto per accogliere una parola vera.

È possibile anche oggi vivere la gioia del Vangelo, rivivere la storia del popolo di Dio.

Questi giorni speciali possano essere come delle scintille per la nostra vita, un tempo di scelte, di decisioni, di fuoco.

L’incontro con Carlo possa suscitare delle scintille, e possa trasformare noi in scintille per gli altri.

La scintilla rappresenta la luce, il fuoco, il calore.

Carlo diceva che se stiamo al sole ci abbronziamo, se stiamo davanti all’eucarestia diventiamo santi.

Domandiamoci allora, ho il desiderio di stare davanti all’eucarestia?

abbiamo questo desiderio? Di finire sugli altari? Abbiamo il desiderio di santità? Di stare davanti al Signore?

Carlo ci aiuti a puntare alla santità, al Vangelo. Diceva Carlo, di mettersi davanti al Signore davanti all’eucarestia e lasciarsi trasformare.

L’eucarestia ci trasformi in scintille, in luce che porta la gioia del Risorto.

Il Beato Carlo diceva, se guardò il Signore trova la felicità, la tristezza la incontro se guardò verso il basso, verso me stesso.

Carlo voleva essere felice, e seguendo il Vangelo diventa felice.

Il Vangelo a me rende felice o triste?

Bisogna riscoprire il Vangelo, la bella Notizia, perché la nostra vita diventi una beatitudine continua.

Dobbiamo chiedere al Signore di insegnarci ad essere una chiesa gioiosa non una chiesa tradizionale, pesante.

Venerare un beato vuol dire guardare a chi ha seguito il Signore.

In ogni gesto piccolo nostro, nel nostro essere piccoli possiamo anche noi seguire il Signore.

Il Signore ci aiuti in questi giorni ad essere originali, non fotocopie.

Dall’omelia di sua eccellenza monsignor Giuseppe Vegezzi, vescovo ausiliare di Milano

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Concludiamo con alcune frasi di Carlo, da leggere e rileggere. Frasi semplici ma che mostrano la sua profondità nonostante la sua giovane età

.

Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima?

Il Rosario è la scala più corta per salire in cielo.

Non io ma Dio.

La vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa, il prossimo come noi stessi.

La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi.

La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi.

Criticare la Chiesa significa criticare noi stessi! La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza

Trova Dio e troverai il senso della tua vita

Solo chi fa la volontà di Dio sarà veramente libero.

Senza di Lui non posso fare nulla.


Continua a stare collegato con noi, nei prossimi giorni vogliamo portarti con un ultimo articolo a gustare il grande dono di Carlo passando la parola alla sua mamma

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Grazie CARLO !

Eccoci qua, verso l’anniversario della sua beatificazione: oggi, 10 ottobre!

E allora immergiamoci ancor più nella vita di Carlo, con questo secondo capitolo, piccoli pensieri di gratitudine per quanto ci ha lasciato nella sua breve ma bellissima vita. E poi un video che ci racconta di lui e della felicità.

Grazie perché giovanissimo hai saputo capire qual è la strada che porta lassù.

Per tutti noi che cerchiamo la nostra strada, per noi che siamo in cammino, in cammino da soli, o con amici, con la nostra sposa, per noi che siamo in cammino con altri sposi… facendo corsi, ritiri, momenti di preghiera, percorsi più o meno strutturati… e poi arrivi tu, e ci dici “è l’Eucarestia non la strada ma l’autostrada verso il cielo” … GRAZIE!! Grazie Carlo!!

Continua ad indicarci la strada… anzi l’autostrada, indicala a tutti i giovani, a quelli in cammino, a quelli in ricerca, a quelli fermi ad uno stop, a quelli smarriti in qualche strada un po’ buia, a quelli che girano nelle rotatorie, senza decidersi ad uscire, senza sapere quale strada prendere.

Sii tu guida, da lassù per l’autostrada!!

Ieri guardavamo la tua foto Carlo e pensavamo: sei proprio bello, che sguardo bello, vivo, profondo. Nonostante magari anche la malattia, c’è una bellezza in te, nei santi che li contraddistingue, la tv ci mostra bei modelli, begli attori, attrici, le showgirl.

Carlo non ti abbiamo visto spesso in televisione, ma hai una bellezza più grande.

Son proprio belli questi beati, questi santi, questi amici che hanno speso la vita per l’amore, e che corrono in fretta verso Gesù, verso la santità.

E ci venivano alla mente anche Chiara Luce Badano, Chiara Corbella Petrillo, san Giovanni Paolo II: …. quanta bellezza.

Dove sta o mondo la vera bellezza?

Vi lasciamo con questo link, dove in un video potrete conoscere qualcosa di più di lui


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Carlo Acutis – La storia

Carlo Acutis – Cap. 1

“Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”

Oggi, vogliamo iniziare a fermarci a guardare come giovani, come famiglia, come genitori, alla vita di questo ragazzo… alla vita BELLA BELLISSIMA di questo ragazzo. Perchè oggi? Perchè siamo vicini a 2 suoi anniversari: il 10 ottobre 2020 si è svolta la cerimonia di beatificazione ad Assisi e il 12 ottobre 2006 saliva in cielo.

Vorremmo allora incamminarci verso queste due date presentando Carlo, ripercorrendo i pensieri nati nel conoscerlo in questi anni, nell’incontrarlo quando la sua reliquia è passata per la nostra chiesa. Riportandovi le sue parole, citazioni o testimonianze ascoltate.

Iniziamo a piccoli passi: presenta la sua storia. Chi è Carlo?

La storia

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia a Milano, circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione ad appena sette anni. Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto, anche usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti. Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, la cui inchiesta diocesana si è svolta a Milano dal 15 febbraio 2013 al 24 novembre 2016. Il 5 luglio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile Carlo, i cui resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Nel medesimo anno il Pontefice ha citato Carlo nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”. Il 21 febbraio 2020, ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo attribuito all’intercessione di Carlo, aprendo la via alla sua beatificazione.

Carlo, ancora Carlo, cosa lo differenzia dagli altri giovani? Adolescenti?

“Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella

scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Su tutto

questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo.

Carlo Acutis diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la

vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio.

Egli si nutre ogni giorno dell’Eucaristia, partecipa con fervore alla S. Messa,

trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la

sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni del S.

Padre Benedetto XVI nella Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis: Il

sacrificio della Messa e l’Adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano

l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale.

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e

sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti.

Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola è un autentico

testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un

adolescente.

La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una

luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria

strada.

«La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’alto, basta un semplice movimento degli occhi»

Stay tuned e continua a seguirci nei prossimi giorni il prossimo capitolo della vita di Carlo.


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

San Francesco! … VA E RIPARA LA MIA CASA


Oggi vogliamo fermarci a contemplare ancora una volta la bellezza del poverello di Assisi! Santo a noi molto caro, patrono della nostra Italia, piccolo giovane proveniente da una città per noi seconda casa.
C’è quell’aggettivo che abbiamo usato prima per descriverlo che però dovrebbe stonare con la bellezza: poverello.
Un povero ma bel giovane!

Francesco ha scelto davvero una vita povera, Francesco ha lasciato una famiglia ricca per farsi vicino al povero, per vivere secondo il Vangelo! Un gesto estremo per i nostri giorni, ma anche per 800 anni fa!
Trovare il coraggio di lasciare tutto per vivere nella verità del cuore, per vivere per l’Amore. Trovare il coraggio anzitutto di cercare il significato di quelle parole che risuonavano nella sua mente. È da un ascolto profondo, da una ricerca di verità, di bellezza che lui è partito e ancora oggi si mostra a noi.

Fra le tante parole che Francesco ha ascoltato ce n’è una che gli è arrivata dal crocefisso di San Damiano: VA E RIPARA LA MIA CASA.
Una frase semplice, breve, da far risuonare nel cuore.
Va: mettiti in cammino, alzati, parti, non star fermo. L’amore è un verbo di movimento non statico. L’amore ha fretta di amare, domani sarà tardi. Va allora! Cosa aspetti? Non lasciare che le cose le faccia qualcun altro.
Ripara: aggiusta, sistema, non scartare, non buttare, non dividere, non vedere la fine come se non ci fosse più speranza. Va e aggiusta, abbi fede! C’è speranza! Ripara! Fidati!


Che bello! Il Signore ci rilancia (va..), ci spinge a partire ma non per nuove costruzioni ma per riparare, verso quel che c’è già! Bellissimo!
Il nostro non è un Dio dello spreco, non è il general manager di una compagnia usa e getta, acquista – monta e quando ti stanchi o si rompe: cambia! No, ripara!
Nel libro dell’apocalisse al capitolo 21 sta scritto “ecco io faccio nuove tutte le cose”, il Signore non fa nuove cosa ma fa nuove tutte le cose! Bellissimo!
Il Signore Gesù: artigiano d’amore!

La mia casa! Cos’è questa casa? La Chiesa in senso di struttura fisica? La Chiesa in quanto istituzione? Cos’è “la mia casa”? Come posso fare a risanare la mia casa, la chiesa?
È qua che ci siamo soffermati, è qua che nasce il dubbio, l’incomprensione, il vuoto, forse ci sentiamo spaesati, sembrava una frase semplice che avevamo compreso ora sorge una domanda “dov’è la tua casa Signore? Cosa vuoi che ripari? Dove mi mandi? “


Per noi, questa casa è il tuo cuore!
Per noi, questa casa è la tua vocazione!
Per noi questa casa, è il tuo vivere quotidiano! Quanto calcestruzzo serve per curare la vita di ognuno di noi, ognuno con i propri limiti, i propri peccati, le proprie cadute più o meno grandi, le abitudini sbagliate etc
Quanti cuori feriti, infranti, traditi, freddi, insensibili.
VA E RIPARA il tuo cuore, LA MIA CASA!


Quante vocazioni non curate, non scelte, non allenate con il passare degli anni che si smarriscono, rallentano, si inaridiscono. Quanta difficoltà a dire sì, quanta fatica oggi a scegliere di mettersi in ascolto della Parola che dona vita, invece di continuare ad inseguire come Francesco i propri sterili sogni di gloria, il sogno di diventare cavaliere. Lui ha avuto la (s)fortuna di cadere da cavallo. Te che aspetti a dire sì all’amore?
VA E RIPARA la tua vocazione, LA MIA CASA.

Ed il significato più bello, il più nostro, per questo blog. Va e ripara la mia casa; per noi, questa casa è la famiglia! La tua famiglia!
La tua relazione sponsale. Da qui si può aiutare e riparare la Sua casa, la Chiesa: che altro non è che famiglia di famiglie.
Come riparare la chiesa se litigo con mia moglie? se non so essere volto di amore per i miei figli? se non coltivo la mia relazione? se non dialogo con lei/lui? Se non ho tempo per lei/lui? Se non vivo la nuzialità, l’unione, quell’eros e agape che rende saldo il nostro essere marito e moglie?
Quante crepe, quanti litigi, quante fatiche anche nelle nostre famiglie! Cosa aspetti, la festa del Poverello di Assisi arriva anche quest’anno e ci riporta quelle parole “VA E RIPARA la tua famiglia, LA MIA CASA”.

Sposi sì ma testimoni di amore! Famiglia sì ma che viva con ambizione di santità, in casa, con i figli, ma anche in ogni ambito in cui papà, mamma e figli vivono!

Da come ci amiamo dovranno capire che il
Signore è risorto!
“Va e ripara la mia casa”


Forse anche noi oggi possiamo fermarci a contemplare San Francesco chiedendogli di
aiutare a vivere in risposta a questa richiesta vivendo l’amore che oggi son chiamato a dare, per me, per il mio prossimo, per il mio collega, per mia moglie, per mio marito, per i miei figli.
Mettendoci in ascolto, facendo spazio a Lui, alla sua parola.

Questo è il il lavoro più bello che possiamo fare per riparare la SUA CASA.
La sua casa sei te! È la tua vocazione! È la tua famiglia! È il tuo cuore!


Anna e Ste Cercatori di Bellezza

Straordinario nell’ordinario! Gianna Beretta Molla

Ritorniamo, a guardare a Gianna! Alla sua vita straordinaria nell’ordinario. 

Di Gianna che già sappiamo moglie e madre ci ha colpito questa frase che viene detta di lei: “Gianna si interroga, pregando e facendo pregare sulla sua vocazione, che considera anch’essa un dono di Dio. … il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e, Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia totalmente cristiana”

Che bello! Prega e fa pregare, si interroga e poi abbraccia con entusiasmo, e si impegna a donarsi totalmente! Che pienezza! Che bei verbi di movimento nell’amore! 

Si impegna ad amare, a vivere l’essere sposa, l’essere madre in pienezza. 

Vuol dire che non vivacchia facendo la mamma, ma vive veramente il suo essere madre, il suo essere moglie. 

Lo vuol fare al 100%, farlo bene! 

Non è stupendo già questo? Trovare qualcuno che vuole fare bene un lavoro, che si impegna, che ci mette il cuore. È quel che chiediamo ai nostri figli quando vanno a scuola o quando fanno un hobby, è quel che un tifoso chiede ai giocatori della squadra in campo. Quello che chiede un titolare al suo lavoratore! Impegnati, abbraccia, prega la tua vocazione!

Lei ha accolto e ha cercato di far bene quel che di semplice la vita gli ha chiesto: essere sposa, poi madre e poi medico. 

Ieri per noi, erano 7 anni che abbiamo detto sì, che abbiamo accolto il dono di diventare sposi, di vivere una vita insieme, la bellezza dell’amore e la sua fatica, il suo sacrificio. (In compagnia neanche a farlo apposta di un’altra Santa: Madre Teresa di Calcutta che veniva canonizzata e che oggi la Chiesa festeggia)

Ma riflettevamo proprio che anche noi abbiamo fatto un qualcosa di ordinario: detto sì all’amore. Ad una proposta: “Anna mi vuoi sposare?” “Sì”

Tutto qua !! Tutto qua !! 

Niente di complicato, nessuna mission impossibile, abbiamo solo deciso di vivere insieme l’ordinario. Forse è proprio qui che risiede la grande bellezza della scelta. Rinunciare all’amore per sé stessi, per preferire l’amore di Dio per e con l’altro. 

Ecco la straordinarietà: vedere nell’ordinario la potenza grandiosa dell’amore di Dio per noi è vivere in funzione di questo. 

Ecco perché ieri ricordavamo quel giorno come se fosse il giorno del nostro Sì all’altare. Perché in fondo, quello è stato il primo passo consapevole a una vita che si è fatta centuplo per noi.

La vita, la vocazione, la dobbiamo voler vivere noi in pienezza, con Lui, cercando ogni giorno di comprendere il Mistero Grande dell’amore, cercando ogni giorno di comprendere cosa vuol dire essere padre, madre, sposo, sposa. 

Noi non ci sentiamo in questo straordinari ma più che ordinari, perché non ci potremo mai dire arrivati o giudicare giusti per quel che facciamo. Ma possiamo ogni giorno gareggiare nell’amarci, nell’amare e soprattutto nel lasciarci amare. 

Ognuno, come noi, con i propri limiti, difetti, errori, cadute, peccati, fatiche, sbagli. 

Ma rimanendo sempre in partita, nella partita o corsa dell’amore! Verso il paradiso! 

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Vi salutiamo ripotandovi delle frasi dagli appunti di Gianna, su cui è bello fermarsi per gustarle con la mente e con il cuore:

gli cediamo la parola perché sia lei ad indicarci la strada.

PREGHIERA

La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, e ovunque poiché è infinito …

Chi non prega, non può vivere in grazia di Dio.

Pregare, pregare bene, pregare molto. Non solo quando abbiamo bisogno di grazie, non solo per chiedere.

La vera preghiera è quella

di adorazione: riconoscimento della bontà, dell’amore di Dio

di ringraziamento: sono un nulla, eppure un corpo, ho dei doni, tutto tuo dono – il mondo l’hai creato per me. Vediamo la mano di dio dappertutto, e ringraziamolo.

Di perdono

Di richiesta: non solo le cose materiali, ma “cercare prima il Regno dei Cieli”, la grazia, il Paradiso per noi e per gli altri.

Pregate e vi santificherete – santificherete – vi salverete.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

VOCAZIONE

“Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna …

Che cos’è la vocazione? È un dono di dio – quindi viene da Dio. Se è un dono di Dio, la nostra preoccupazione deve essere quella di conoscere la volontà di dio. Dobbiamo entrare in quella strada:

  • Se Dio vuole – non forzare mai la porta
  • Quando Dio vuole
  • Come Dio vuole

Conoscere la nostra vocazione – in che modo?

  • Interrogare il Cielo con la preghiera
  • Interrogare il nostro direttore spirituale
  • Interrogare noi stessi – sapendo le nostre inclinazioni.

Ogni vocazione è vocazione alla maternità – materiale – spirituale – morale, perché Dio ha posto in noi l’istinto alla vita.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

LA GIOIA

“Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno.”

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”

(quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

AMORE E SACRIFICIO

“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.

Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti! E Gesù non è forse morto in croce per noi, per amore nostro! È col sangue del sacrificio che si afferma e conferma l’amore.

Quando Gesù, nella S. Comunione, ci mostra il suo cuore ferito, come dirgli che lo amiamo se non si fanno sacrifici da unire ai suoi, da offrirgli per salvare le anime? E qual è la maniera migliore per praticare il sacrificio? La maniera migliore consiste nell’adorare la volontà di Dio tutti i giorni, in tutte le piccole cose che ci fanno soffrire, dire, per tutto quello che ci succede: “Fiat: la tua volontà, Signore!” E ripeterlo cento volte al giorno! Non sono solo le grandi penitenze: portare il cilicio, digiunare, vegliare, dormire sulle tavole ecc., che fanno sante le anime, ma il vero sacrificio è quello di accettare la croce che Dio ci manda – con amore, con gioia e rassegnazione …

“Amiamo la Croce” e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui, che ci conforta, come dice S. Paolo, tutto possiamo.”

                                                                               (anni 1945 1946)


Un caro saluto – Anna e Ste – Cercatori di Bellezza

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Cosa vuoi fare da grande?

“Cosa vuoi fare da grande?” Il ragazzo ancora indeciso, rispose: “non lo so, sai mi piacerebbe salvare le persone come fa un pompiere. Anzi no, essere un pilota di aerei per viaggiare in tutto il mondo. Anzi no, mi piacerebbe fare il dottore per aiutare chi non sta bene. O forse lo scienziato, il ricercatore per scoprire cose nuove. Oppure sarebbe bello fare il maestro per insegnare ai bambini le materie: la matematica, la storia.

Anzi mi piacerebbe essere un uomo di borsa, che conosce l’economia. Sai sarebbe però bello anche fare l’artigiano, fare il falegname come Giuseppe o il meccanico o be’ saper costruire le case come un muratore” …

Mentre il bambino parlava e continuava ad elencare tanti bellissimi lavori, il nonno alzò lo sguardo e dalla panchina dove erano seduti vide passare una famiglia. Mamma, papà e due bambini. Lei era in attesa, si intravedeva il pancino gonfio che sporgeva.

I bambini che saltavano e gridavano, rincorrendosi intorno alle gambe di papà.

I due sposi che mano nella mano cercavano di procedere sul sentiero del parco in riva al lago, guardandosi negli occhi.

Il nonno mise la mano sulla spalla del nipote che si interruppe nel parlare e gli disse: “non ti piacerebbe da grande essere uno sposo? Un padre? Un marito?”

Il bambino che aveva alzato lo sguardo e osservava la scena familiare davanti a sé, guardò i coetanei che giocavano, un uomo e una donna che si amavano e dopo un attimo di silenzio fissò il nonno e disse: “sì nonno! Quello voglio fare da grande! …Ma POI anche Be magari l’idraulico, il gelataio, il poliziotto ….

Ecco ci piace oggi iniziare con questa piccola pagina di narrativa, per dirvi quanto è bello, bellissimo, importante e primario vivere la bellezza della vocazione all’amore!

Abbiamo voluto guardare a questa immagine: un nonno, un anziano che mostra la bellezza della famiglia ad un giovane, ad un nipote, ad un ragazzino in età adolescenziale, nell’età delle scelte.

A passare sul quel sentiero nel parco sul lago, poteva essere anche una semplice coppia giovane o anziana, che stringendosi mano nella mano mostrava la grandezza del volto di Dio. Uomo e donna, che si stringono, si uniscono a diventare unico corpo, nella loro complementarietà. Non alludiamo a quella complementarietà che ci mostrano i media: metà mela te, metà mela io, ma ad una complementarietà fatta nel fisico, nella psiche che ha origine e fine non in loro ma in Dio.

Gn 1, 18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»

Un uomo e una donna mano nella mano, testimoni di infinito, di un amore per sempre, di amore tenace, che non si scioglie. Un uomo e una donna mano nella mano testimoni di generatività, di vita, di amore. Non c’è testimonianza più bella.

Non si può aspirare a niente di più grande nella vita che ad essere sposo o sposa, marito o moglie. Testimoni nel nostro essere di quel che è Dio: volto di amore.

Certo forse poteva passare anche un sacerdote in abito talare mentre recitava il vespro con il suo breviario in mano, o un monaco o fraticello di San Francesco che con i saldali e il cingolo ci mostrava la bellezza della sua scelta di vita povera e casta. O magari una sorella monaca con il velo che nasconde il capo e un poco del volto, mostrandoci l’essenziale.

In ognuna delle persone che poteva passare: frate, prete, suora o coppia o famiglia, siamo certi che il ragazzo avrebbe visto di più di un semplice lavoratore, che lui poteva sognare di fare da grande.

Il Nonno gli ha mostrato qualcosa di più profondo: ciò che si è chiamati a fare dal cuore e con il cuore in primis. Non ciò che si è chiamati a fare con le mani o con la mente.

Perché questo articolo oggi? A noi lettori di blog che forse siamo già grandi e abbiamo già scelto la nostra vocazione.

1. Perché la vocazione crediamo che debba essere ri-scelta! Ri-verificata! Attenzione: non la moglie o il marito, ma la volontà di essere sposo, marito, padre, di essere sposa, moglie e madre. A volte è importante fermarsi dal vivere la routine della vita. I religiosi periodicamente si fermano per vivere un tempo di esercizi spirituali, che gli serve per ricentrarsi, per guardare a Dio, all’Amore, alla loro scelta di vita vocazionale, alla bellezza che questa scelta è! Unica! Tua!  Anche noi sposi, abbiamo la necessità ogni tanto di fermarci e specchiarci con ciò che è e dev’essere una famiglia! Abbiamo l’obbligo annualmente di fermarci anche a far memoria del nostro giorno nuziale. Ma questo a volte non basta, ci vuole che anche in altri momenti dell’anno ci ricarichiamo nella vocazione. Al lavoro ti fanno fare i corsi di aggiornamento? All’auto fai il tagliando annuale o almeno la revisione obbligatoria? Al tuo cuore da quando non fai un’iniezione di amore?

Perché questo brano di narrativa?

2. Perché abbiamo un compito gigante che è quello di essere responsabili di ciò che abbiamo scelto di essere. Un capotreno o un controllore è responsabile dei passeggeri, ogni lavoro ha la sua responsabilità verso il prossimo. Tu quale responsabilità hai? Ancor più grande è comprendere e vivere la responsabilità di essere testimoni dell’amore! Se i giovani credono meno nell’amore, se i giovani non si sposano più non è colpa della Chiesa, ma è colpa tua. Che forse non gli hai saputo mostrare la bellezza dell’amore! Difficile? Certo! Complicatissimo! Ma ricorda che per mostrare la bellezza dell’amore, basta semplicemente amarsi. Concetto semplicissimo ma gigante allo stesso tempo! Non basta una vita per imparare ad amare, ma è utile ogni giorno per esercitarsi a farlo meglio. È più facile per alcuni di noi scindere l’atomo o costruire grattacieli ma non vivere l’amore. Per poter vivere e testimoniare l’amore c’è bisogno di imparare ogni giorno ad amare! Perché l’amore non si finisce di impararlo oggi o domani, quando ci si sposa o quando si trova finalmente il ragazzo o la ragazza.

3. Perché questo racconto? Perché la bellezza della vocazione familiare è ciò che ci ha attratto anche noi a viverla. Perché quando una cosa è bella piace e attira. Non c’è altra lettura. È una regola di marketing intramontabile. Di fronte a qualcosa di bello, bellissimo come l’amore sponsale nasce obbligatorio dal cuore un: “lo voglio anche io. Anche io voglio vivere di quella bellezza”.

Ci fermiamo qua, facendoti ancora queste domande semplici:

1) quando hai fatto l’ultimo tagliando o revisione alla tua coppia? Non rimandarla!

Ci son realtà bellissime che offrono corsi, percorsi, seminari. Son per te! Per voi!

2) Come testimoni il tuo essere sposo/sposa? Ricorda che anche se ora sei solo/sola, al lavoro magari o a casa o per strada, in forza di quel vincolo nuziale si è sempre in due! Tu non sei un uomo solo, ma sei sempre tu e tuo marito, tu e tua moglie!

Il volto che mostri è sponsale.

3) Come testimoniate il vostro essere sposi quando siete insieme?

By Cercatori di Bellezza

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