Vogliamo la pace lontana ma non quella della porta accanto

In questi giorni è difficile non parlarne.. molti lo fanno a volte con il rischio e la presunzione di parlare troppo e noi non vorremmo cadere in questa trappola.

Nuova guerra, quella in Ucraina non ha ancora trovato pace, il Nagorno-karabakh sanguina e ora anche la nostra amata Terra Santa fuma, di esplosioni di bombe.

Ogni volta il cuore viene pesantemente tramortito, trafitto e sanguina di lacrime che faticano ad asciugarsi.

È questo che fa la guerra quando colpisce indirettamente. Tu, tranquillo nella tua casa, con la tua famiglia, ad ascoltare notizie che gelano il sangue.. e che poi tanto tranquillo non ti fanno stare. (Speriamo che sia così che l’indifferenza non ci abiti al tal punto da non vivere il dolore del fratello).

Le notizie, a volte ti tolgono il già poco sonno della notte, altre volte condizionano fortemente i tuoi pensieri e ti fanno fare domande a cui non sempre trovi pronta risposta. È così sempre.

Ma poi.. bastano pochi giorni che i media voltano pagina e torna il silenzio mediatico, che ti fa scordare del prossimo che sta fuori casa tua.

Torni, sempre tu, nella tua casa, con la tua famiglia, preso dai tuoi quotidiani e inderogabili impegni… tiri giù la clare. E dimentichi. E cosa più grave ancora, non preghi più.  (Ammesso che in un mondo sempre più de-cristianizzato, preghi ancora e soprattutto credi con fede nella forza della preghiera)

È questo che succede ogni volta. Per qualunque paese, città, casa, fratello, che muore..

Europa, Medio Oriente, Africa.. migliaia di focolai, non importa quanto grandi, perché sempre distruttori e omicidi di Vita.

E in tutto questo, Lui dove sta? Si è forse dimenticato di noi? Perché?

….. siamo ritornati a sfogliare con tanta gratitudine in questi giorni alcune delle miriade di foto che abbiamo scattato in Terra Santa nel passato 2018. Eccolo dov’è Lui.

Si proprio Lui, quel Padre che a volte ci sembra sparire dalla circolazione e dalla nostra limitata visuale. Proprio quel Padre, ha scelto di farsi creatura scegliendo la natura umana, la povertà, la miseria. Ha scelto una mangiatoia circondata da sterco, è dovuto fuggire perché qualcuno lo voleva già morto prima quasi ancora di nascere, non è stato accolto Là dove si faceva amore. O che peggio alla fine è stato inchiodato alla croce, si son divisi le sue vesti per prendersi beffe di Lui fino alla fine.

Incredibile oggi pensare che ha scelto di illuminare una terra dove regna la divisione, dove ora abita il buio e il terrore della morte.

Poteva nascere in Africa, dove l’odio e il male non è minore che in Medio Oriente o in un continente più in pace. Invece ha scelto proprio la Palestina, Israele, è quello il luogo dove il demonio ha perso la sua battaglia, e per questo non si da pace.

Tutto questo non ha senso, eppure Lui un senso ce lo ha dato lo stesso. L’unico appiglio a cui aggrapparsi, l’unica Luce che ci indica la salvezza. L’unico Amore per cui vale la pena perdere la propria vita, innocente.

Siamo stati in questa Terra Santa, ne abbiamo calpestato il suolo, respirato l’aria, mangiato dei frutti della sua terra, siamo stati scaldati (e sudati) del calore del suo sole, abbiamo pregato, pianto, riso, ci siamo posti domande e abbiamo ascoltato risposte meravigliose per la nostra vita. Abbiamo incontrato gente, parlato con loro, li abbiamo osservati nel bene e nel male. Abbiamo incrociato volti. Storie. Abbiamo vissuto il Quarto Vangelo.

Navigando, camminando nei luoghi dove anche Lui ha camminato, ha navigato, ha pescato.

Facendoci Amare, nei luoghi trasfigurati dall’Amato.

Non smettiamo di pregare! Per questa terra. Per i suoi figli. E per tutte le terre e i figli del Mondo che non trovano ancora pace.

Urliamo, uniti forti nella preghiera, per una Pace Eterna! È la terra-casa di Gesù, della nostra fede!

Ma noi, oltre a pregare che altro possiamo fare? Come stare noi Italiani, noi distanti davanti a queste guerre?

Noi uomini che vogliamo la pace, cosa facciamo per la pace?

C’è una cosa in effetti ed è proprio la preghiera che ce lo insegna: scegliere la Volontà del Padre (il Bene), perdonando i fratelli e vivendo in pace con chi ci circonda.

Partiamo allora, dai legami più stretti, che a volte sembrano i più difficili. Te che vuoi la pace, alimenti la guerra o la pace in famiglia? Con i genitori, con i fratelli. Ancor più con tua moglie, con tuo marito, figli, o al lavoro.

Tu che vuoi la pace, che odi chi fa la guerra, come ti poni nella tua vita quotidiana? Vivi la pace con chi hai attorno o sei anche tu complice di quell’odio che qua e là, ha il sopravvento.

Stai cercando di lavorare affinché la pace parta anche da quel piccolo gesto di amore che puoi far tu verso il tuo vicino?

Curioso che vogliamo, invochiamo, preghiamo per la pace lontana da casa e non disattiviamo le mine seminate fuori dalla porta di casa nostra, sul pianerottolo del vicini o sotto la sedia di quel parente alla tavola di Natale.

Curioso che proprio oggi la Sacra scrittura ci manda Lc,11 “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.” Curiamo allora la nostra casa, la nostra famiglia, cerchiamo la pace vicina e genereremo nel nostro piccolo anche la pace più grande.

La guerra nasce nel cuore dell’uomo dove non abita la pace.

Ogni gesto di amore è una piccola goccia nel grande mare che è il mondo.

Allora avanti! Ne abbiamo di cose da fare!

La terra ha bisogno di tanta acqua! Ha sete di amore! …. E di preghiera….

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Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Ospitando Carlo – cap. 3

Sveglia!!!!

Oggi giorno in cui ricordiamo Carlo che è salito al cielo, vogliamo partire con questa parola SVEGLIA! e donarvi questi ultimi due spunti, nati dal nostro sostare davanti alla sua reliquia e dall’ascolto di sacerdoti a lui vicini che ci hanno parlato di lui. E allora, iniziamo: Sveglia!

Carlo quando seppe della malattia disse: “il Signore mi ha dato una sveglia.”

Carlo è una sveglia per noi, per svegliarci dall’ordinario della vita.

Carlo ci aiuta a capire che ognuno di noi ha una via personale alla santità, ma molti non seguono la loro strada, seguendo le mode del tempo, si conformano agli altri. Molti muoiono fotocopie, ma tutti nasciamo originali.

Carlo ci insegna ad andare anche controcorrente al mondo, ci insegna che sostare davanti all’eucarestia trasforma la vita, la rende bella, originale!

Carlo diceva spesso “non io ma Dio”, Carlo ci insegna l’umiltà’ gioiosa. Che grande dono, che grande bellezza!

Carlo vicino alla morte, dice alla mamma: “muoio sereno perchè ho vissuto la mia vita senza sciupare un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio.”

Carlo era un ragazzo come altri non perfetto, anche lui coi suoi difetti, pensate che si confessava tutte le settimane.

Ma la parola bella è quel “io muoio sereno”, è quel volto sereno che anche io ho incontrato nell’ultima estrema unzione.

Carlo non era un bigotto, aveva molti interessi, tra cui l’informatica. Ma aveva qualcosa di diverso: l’amore all’eucarestia, un amore approfondito con una frequenza quotidiana alla messa all’adorazione.

Lui diceva di raccontare a Gesù le cose di tutti i giorni.

Ciò che mi colpì fu la sua strada che lo rese celebre, l’eucarestia la mia autostrada verso il cielo.

L’autostrada non è un luogo facile, ci sono anche lì tante difficoltà: code, camion, ostacoli, sorpassi.

Carlo procede trasformato ad immagine di Gesù, e quando subentra la malattia lui è già immagine di Gesù, lui sa già offrire le sue sofferenze. Per lui contava l’amore e il dono di se stesso.

Carlo affronta la morte sereno perché poteva vedere faccia a faccia finalmente il suo amico Gesù.

La comunione ci fa sperimentare questo essere un tutt’uno con lui, ci fa sperimentare la santità.

sveglia!!

Questo è il tempo favorevole per amare e lasciarsi amare!

Dall’omelia di Mons. Alessandro Villa nel 2006 cappellano dell’ospedale San Gerardo di Monza, dove Carlo morì a causa di una leucemia fulminante

Beato Carlo Acutis 3/05/1991 – 12/10/2006

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secondo spunto:

Carlo ci aiuta a dire che ancora oggi si può avere dei punti di riferimento Santi belli, Carlo è un riferimento di santità moderna.

Carlo ci dice che anche oggi possiamo metterci in ascolto per accogliere una parola vera.

È possibile anche oggi vivere la gioia del Vangelo, rivivere la storia del popolo di Dio.

Questi giorni speciali possano essere come delle scintille per la nostra vita, un tempo di scelte, di decisioni, di fuoco.

L’incontro con Carlo possa suscitare delle scintille, e possa trasformare noi in scintille per gli altri.

La scintilla rappresenta la luce, il fuoco, il calore.

Carlo diceva che se stiamo al sole ci abbronziamo, se stiamo davanti all’eucarestia diventiamo santi.

Domandiamoci allora, ho il desiderio di stare davanti all’eucarestia?

abbiamo questo desiderio? Di finire sugli altari? Abbiamo il desiderio di santità? Di stare davanti al Signore?

Carlo ci aiuti a puntare alla santità, al Vangelo. Diceva Carlo, di mettersi davanti al Signore davanti all’eucarestia e lasciarsi trasformare.

L’eucarestia ci trasformi in scintille, in luce che porta la gioia del Risorto.

Il Beato Carlo diceva, se guardò il Signore trova la felicità, la tristezza la incontro se guardò verso il basso, verso me stesso.

Carlo voleva essere felice, e seguendo il Vangelo diventa felice.

Il Vangelo a me rende felice o triste?

Bisogna riscoprire il Vangelo, la bella Notizia, perché la nostra vita diventi una beatitudine continua.

Dobbiamo chiedere al Signore di insegnarci ad essere una chiesa gioiosa non una chiesa tradizionale, pesante.

Venerare un beato vuol dire guardare a chi ha seguito il Signore.

In ogni gesto piccolo nostro, nel nostro essere piccoli possiamo anche noi seguire il Signore.

Il Signore ci aiuti in questi giorni ad essere originali, non fotocopie.

Dall’omelia di sua eccellenza monsignor Giuseppe Vegezzi, vescovo ausiliare di Milano

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Concludiamo con alcune frasi di Carlo, da leggere e rileggere. Frasi semplici ma che mostrano la sua profondità nonostante la sua giovane età

.

Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima?

Il Rosario è la scala più corta per salire in cielo.

Non io ma Dio.

La vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa, il prossimo come noi stessi.

La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi.

La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi.

Criticare la Chiesa significa criticare noi stessi! La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza

Trova Dio e troverai il senso della tua vita

Solo chi fa la volontà di Dio sarà veramente libero.

Senza di Lui non posso fare nulla.


Continua a stare collegato con noi, nei prossimi giorni vogliamo portarti con un ultimo articolo a gustare il grande dono di Carlo passando la parola alla sua mamma

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Grazie CARLO !

Eccoci qua, verso l’anniversario della sua beatificazione: oggi, 10 ottobre!

E allora immergiamoci ancor più nella vita di Carlo, con questo secondo capitolo, piccoli pensieri di gratitudine per quanto ci ha lasciato nella sua breve ma bellissima vita. E poi un video che ci racconta di lui e della felicità.

Grazie perché giovanissimo hai saputo capire qual è la strada che porta lassù.

Per tutti noi che cerchiamo la nostra strada, per noi che siamo in cammino, in cammino da soli, o con amici, con la nostra sposa, per noi che siamo in cammino con altri sposi… facendo corsi, ritiri, momenti di preghiera, percorsi più o meno strutturati… e poi arrivi tu, e ci dici “è l’Eucarestia non la strada ma l’autostrada verso il cielo” … GRAZIE!! Grazie Carlo!!

Continua ad indicarci la strada… anzi l’autostrada, indicala a tutti i giovani, a quelli in cammino, a quelli in ricerca, a quelli fermi ad uno stop, a quelli smarriti in qualche strada un po’ buia, a quelli che girano nelle rotatorie, senza decidersi ad uscire, senza sapere quale strada prendere.

Sii tu guida, da lassù per l’autostrada!!

Ieri guardavamo la tua foto Carlo e pensavamo: sei proprio bello, che sguardo bello, vivo, profondo. Nonostante magari anche la malattia, c’è una bellezza in te, nei santi che li contraddistingue, la tv ci mostra bei modelli, begli attori, attrici, le showgirl.

Carlo non ti abbiamo visto spesso in televisione, ma hai una bellezza più grande.

Son proprio belli questi beati, questi santi, questi amici che hanno speso la vita per l’amore, e che corrono in fretta verso Gesù, verso la santità.

E ci venivano alla mente anche Chiara Luce Badano, Chiara Corbella Petrillo, san Giovanni Paolo II: …. quanta bellezza.

Dove sta o mondo la vera bellezza?

Vi lasciamo con questo link, dove in un video potrete conoscere qualcosa di più di lui


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Carlo Acutis – La storia

Carlo Acutis – Cap. 1

“Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”

Oggi, vogliamo iniziare a fermarci a guardare come giovani, come famiglia, come genitori, alla vita di questo ragazzo… alla vita BELLA BELLISSIMA di questo ragazzo. Perchè oggi? Perchè siamo vicini a 2 suoi anniversari: il 10 ottobre 2020 si è svolta la cerimonia di beatificazione ad Assisi e il 12 ottobre 2006 saliva in cielo.

Vorremmo allora incamminarci verso queste due date presentando Carlo, ripercorrendo i pensieri nati nel conoscerlo in questi anni, nell’incontrarlo quando la sua reliquia è passata per la nostra chiesa. Riportandovi le sue parole, citazioni o testimonianze ascoltate.

Iniziamo a piccoli passi: presenta la sua storia. Chi è Carlo?

La storia

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia a Milano, circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione ad appena sette anni. Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto, anche usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti. Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, la cui inchiesta diocesana si è svolta a Milano dal 15 febbraio 2013 al 24 novembre 2016. Il 5 luglio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile Carlo, i cui resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Nel medesimo anno il Pontefice ha citato Carlo nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”. Il 21 febbraio 2020, ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo attribuito all’intercessione di Carlo, aprendo la via alla sua beatificazione.

Carlo, ancora Carlo, cosa lo differenzia dagli altri giovani? Adolescenti?

“Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella

scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Su tutto

questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo.

Carlo Acutis diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la

vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio.

Egli si nutre ogni giorno dell’Eucaristia, partecipa con fervore alla S. Messa,

trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la

sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni del S.

Padre Benedetto XVI nella Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis: Il

sacrificio della Messa e l’Adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano

l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale.

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e

sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti.

Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola è un autentico

testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un

adolescente.

La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una

luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria

strada.

«La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’alto, basta un semplice movimento degli occhi»

Stay tuned e continua a seguirci nei prossimi giorni il prossimo capitolo della vita di Carlo.


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

San Francesco! … VA E RIPARA LA MIA CASA


Oggi vogliamo fermarci a contemplare ancora una volta la bellezza del poverello di Assisi! Santo a noi molto caro, patrono della nostra Italia, piccolo giovane proveniente da una città per noi seconda casa.
C’è quell’aggettivo che abbiamo usato prima per descriverlo che però dovrebbe stonare con la bellezza: poverello.
Un povero ma bel giovane!

Francesco ha scelto davvero una vita povera, Francesco ha lasciato una famiglia ricca per farsi vicino al povero, per vivere secondo il Vangelo! Un gesto estremo per i nostri giorni, ma anche per 800 anni fa!
Trovare il coraggio di lasciare tutto per vivere nella verità del cuore, per vivere per l’Amore. Trovare il coraggio anzitutto di cercare il significato di quelle parole che risuonavano nella sua mente. È da un ascolto profondo, da una ricerca di verità, di bellezza che lui è partito e ancora oggi si mostra a noi.

Fra le tante parole che Francesco ha ascoltato ce n’è una che gli è arrivata dal crocefisso di San Damiano: VA E RIPARA LA MIA CASA.
Una frase semplice, breve, da far risuonare nel cuore.
Va: mettiti in cammino, alzati, parti, non star fermo. L’amore è un verbo di movimento non statico. L’amore ha fretta di amare, domani sarà tardi. Va allora! Cosa aspetti? Non lasciare che le cose le faccia qualcun altro.
Ripara: aggiusta, sistema, non scartare, non buttare, non dividere, non vedere la fine come se non ci fosse più speranza. Va e aggiusta, abbi fede! C’è speranza! Ripara! Fidati!


Che bello! Il Signore ci rilancia (va..), ci spinge a partire ma non per nuove costruzioni ma per riparare, verso quel che c’è già! Bellissimo!
Il nostro non è un Dio dello spreco, non è il general manager di una compagnia usa e getta, acquista – monta e quando ti stanchi o si rompe: cambia! No, ripara!
Nel libro dell’apocalisse al capitolo 21 sta scritto “ecco io faccio nuove tutte le cose”, il Signore non fa nuove cosa ma fa nuove tutte le cose! Bellissimo!
Il Signore Gesù: artigiano d’amore!

La mia casa! Cos’è questa casa? La Chiesa in senso di struttura fisica? La Chiesa in quanto istituzione? Cos’è “la mia casa”? Come posso fare a risanare la mia casa, la chiesa?
È qua che ci siamo soffermati, è qua che nasce il dubbio, l’incomprensione, il vuoto, forse ci sentiamo spaesati, sembrava una frase semplice che avevamo compreso ora sorge una domanda “dov’è la tua casa Signore? Cosa vuoi che ripari? Dove mi mandi? “


Per noi, questa casa è il tuo cuore!
Per noi, questa casa è la tua vocazione!
Per noi questa casa, è il tuo vivere quotidiano! Quanto calcestruzzo serve per curare la vita di ognuno di noi, ognuno con i propri limiti, i propri peccati, le proprie cadute più o meno grandi, le abitudini sbagliate etc
Quanti cuori feriti, infranti, traditi, freddi, insensibili.
VA E RIPARA il tuo cuore, LA MIA CASA!


Quante vocazioni non curate, non scelte, non allenate con il passare degli anni che si smarriscono, rallentano, si inaridiscono. Quanta difficoltà a dire sì, quanta fatica oggi a scegliere di mettersi in ascolto della Parola che dona vita, invece di continuare ad inseguire come Francesco i propri sterili sogni di gloria, il sogno di diventare cavaliere. Lui ha avuto la (s)fortuna di cadere da cavallo. Te che aspetti a dire sì all’amore?
VA E RIPARA la tua vocazione, LA MIA CASA.

Ed il significato più bello, il più nostro, per questo blog. Va e ripara la mia casa; per noi, questa casa è la famiglia! La tua famiglia!
La tua relazione sponsale. Da qui si può aiutare e riparare la Sua casa, la Chiesa: che altro non è che famiglia di famiglie.
Come riparare la chiesa se litigo con mia moglie? se non so essere volto di amore per i miei figli? se non coltivo la mia relazione? se non dialogo con lei/lui? Se non ho tempo per lei/lui? Se non vivo la nuzialità, l’unione, quell’eros e agape che rende saldo il nostro essere marito e moglie?
Quante crepe, quanti litigi, quante fatiche anche nelle nostre famiglie! Cosa aspetti, la festa del Poverello di Assisi arriva anche quest’anno e ci riporta quelle parole “VA E RIPARA la tua famiglia, LA MIA CASA”.

Sposi sì ma testimoni di amore! Famiglia sì ma che viva con ambizione di santità, in casa, con i figli, ma anche in ogni ambito in cui papà, mamma e figli vivono!

Da come ci amiamo dovranno capire che il
Signore è risorto!
“Va e ripara la mia casa”


Forse anche noi oggi possiamo fermarci a contemplare San Francesco chiedendogli di
aiutare a vivere in risposta a questa richiesta vivendo l’amore che oggi son chiamato a dare, per me, per il mio prossimo, per il mio collega, per mia moglie, per mio marito, per i miei figli.
Mettendoci in ascolto, facendo spazio a Lui, alla sua parola.

Questo è il il lavoro più bello che possiamo fare per riparare la SUA CASA.
La sua casa sei te! È la tua vocazione! È la tua famiglia! È il tuo cuore!


Anna e Ste Cercatori di Bellezza

Straordinario nell’ordinario! Gianna Beretta Molla

Ritorniamo, a guardare a Gianna! Alla sua vita straordinaria nell’ordinario. 

Di Gianna che già sappiamo moglie e madre ci ha colpito questa frase che viene detta di lei: “Gianna si interroga, pregando e facendo pregare sulla sua vocazione, che considera anch’essa un dono di Dio. … il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e, Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia totalmente cristiana”

Che bello! Prega e fa pregare, si interroga e poi abbraccia con entusiasmo, e si impegna a donarsi totalmente! Che pienezza! Che bei verbi di movimento nell’amore! 

Si impegna ad amare, a vivere l’essere sposa, l’essere madre in pienezza. 

Vuol dire che non vivacchia facendo la mamma, ma vive veramente il suo essere madre, il suo essere moglie. 

Lo vuol fare al 100%, farlo bene! 

Non è stupendo già questo? Trovare qualcuno che vuole fare bene un lavoro, che si impegna, che ci mette il cuore. È quel che chiediamo ai nostri figli quando vanno a scuola o quando fanno un hobby, è quel che un tifoso chiede ai giocatori della squadra in campo. Quello che chiede un titolare al suo lavoratore! Impegnati, abbraccia, prega la tua vocazione!

Lei ha accolto e ha cercato di far bene quel che di semplice la vita gli ha chiesto: essere sposa, poi madre e poi medico. 

Ieri per noi, erano 7 anni che abbiamo detto sì, che abbiamo accolto il dono di diventare sposi, di vivere una vita insieme, la bellezza dell’amore e la sua fatica, il suo sacrificio. (In compagnia neanche a farlo apposta di un’altra Santa: Madre Teresa di Calcutta che veniva canonizzata e che oggi la Chiesa festeggia)

Ma riflettevamo proprio che anche noi abbiamo fatto un qualcosa di ordinario: detto sì all’amore. Ad una proposta: “Anna mi vuoi sposare?” “Sì”

Tutto qua !! Tutto qua !! 

Niente di complicato, nessuna mission impossibile, abbiamo solo deciso di vivere insieme l’ordinario. Forse è proprio qui che risiede la grande bellezza della scelta. Rinunciare all’amore per sé stessi, per preferire l’amore di Dio per e con l’altro. 

Ecco la straordinarietà: vedere nell’ordinario la potenza grandiosa dell’amore di Dio per noi è vivere in funzione di questo. 

Ecco perché ieri ricordavamo quel giorno come se fosse il giorno del nostro Sì all’altare. Perché in fondo, quello è stato il primo passo consapevole a una vita che si è fatta centuplo per noi.

La vita, la vocazione, la dobbiamo voler vivere noi in pienezza, con Lui, cercando ogni giorno di comprendere il Mistero Grande dell’amore, cercando ogni giorno di comprendere cosa vuol dire essere padre, madre, sposo, sposa. 

Noi non ci sentiamo in questo straordinari ma più che ordinari, perché non ci potremo mai dire arrivati o giudicare giusti per quel che facciamo. Ma possiamo ogni giorno gareggiare nell’amarci, nell’amare e soprattutto nel lasciarci amare. 

Ognuno, come noi, con i propri limiti, difetti, errori, cadute, peccati, fatiche, sbagli. 

Ma rimanendo sempre in partita, nella partita o corsa dell’amore! Verso il paradiso! 

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Vi salutiamo ripotandovi delle frasi dagli appunti di Gianna, su cui è bello fermarsi per gustarle con la mente e con il cuore:

gli cediamo la parola perché sia lei ad indicarci la strada.

PREGHIERA

La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, e ovunque poiché è infinito …

Chi non prega, non può vivere in grazia di Dio.

Pregare, pregare bene, pregare molto. Non solo quando abbiamo bisogno di grazie, non solo per chiedere.

La vera preghiera è quella

di adorazione: riconoscimento della bontà, dell’amore di Dio

di ringraziamento: sono un nulla, eppure un corpo, ho dei doni, tutto tuo dono – il mondo l’hai creato per me. Vediamo la mano di dio dappertutto, e ringraziamolo.

Di perdono

Di richiesta: non solo le cose materiali, ma “cercare prima il Regno dei Cieli”, la grazia, il Paradiso per noi e per gli altri.

Pregate e vi santificherete – santificherete – vi salverete.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

VOCAZIONE

“Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna …

Che cos’è la vocazione? È un dono di dio – quindi viene da Dio. Se è un dono di Dio, la nostra preoccupazione deve essere quella di conoscere la volontà di dio. Dobbiamo entrare in quella strada:

  • Se Dio vuole – non forzare mai la porta
  • Quando Dio vuole
  • Come Dio vuole

Conoscere la nostra vocazione – in che modo?

  • Interrogare il Cielo con la preghiera
  • Interrogare il nostro direttore spirituale
  • Interrogare noi stessi – sapendo le nostre inclinazioni.

Ogni vocazione è vocazione alla maternità – materiale – spirituale – morale, perché Dio ha posto in noi l’istinto alla vita.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

LA GIOIA

“Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno.”

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”

(quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

AMORE E SACRIFICIO

“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.

Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti! E Gesù non è forse morto in croce per noi, per amore nostro! È col sangue del sacrificio che si afferma e conferma l’amore.

Quando Gesù, nella S. Comunione, ci mostra il suo cuore ferito, come dirgli che lo amiamo se non si fanno sacrifici da unire ai suoi, da offrirgli per salvare le anime? E qual è la maniera migliore per praticare il sacrificio? La maniera migliore consiste nell’adorare la volontà di Dio tutti i giorni, in tutte le piccole cose che ci fanno soffrire, dire, per tutto quello che ci succede: “Fiat: la tua volontà, Signore!” E ripeterlo cento volte al giorno! Non sono solo le grandi penitenze: portare il cilicio, digiunare, vegliare, dormire sulle tavole ecc., che fanno sante le anime, ma il vero sacrificio è quello di accettare la croce che Dio ci manda – con amore, con gioia e rassegnazione …

“Amiamo la Croce” e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui, che ci conforta, come dice S. Paolo, tutto possiamo.”

                                                                               (anni 1945 1946)


Un caro saluto – Anna e Ste – Cercatori di Bellezza

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Santa Gianna Beretta Molla!

Che bella che sei Gianna!

La mamma dell’ ordinario diventato straordinario.

Oggi saresti semplicemente la nonna Gianna, di anni 91. Sei nata il 4 ottobre del 1922, non lontano da Milano.

Se guardassi alla tua vita, potrei vedere la vita ordinaria di tante nonne, che magari anche loro non ci son più. Madre di 4 figli, moglie amorevole, medico pediatra, ecco forse qui lo straordinario perché in quegli anni non tutti avevano la possibilità di andare avanti a studiare come hai fatto te.

Dove si nasconde allora il tuo straordinario?

Nell’ordinario! Nel vivere bene quello che ci è dato di vivere e con Gesù.

Tutto semplicemente qua.

L’ultima parte è quella che fa la differenza, che spinge l’ordinario più su.

…E con Gesù ..

Metti Lui nel vivere e passi dall’ordinario allo straordinario nell’ordinario stesso, a portata di tutti. Lui non cambia il nostro vivere, Lui abita il nostro vivere affinché viviamo abitati dall’amore! Che bello! Wow!

Riguardo a te Gianna:

Il marito Pietro che Semplicemente andava a messa tutte le mattine.

La moglie Gianna che Semplicemente cercava di rendere felice suo marito.

La mamma Gianna che Semplicemente ha dato al mondo 4 figli.

La donna Gianna che Semplicemente si accorgeva e viveva la bellezza delle montagna o di quanto aveva attorno, quale dono di Dio.

Che cos’è piccole, che frasi semplici. Provo a rileggerle sapendo che in queste frasi abitate da Dio c’è la pienezza, bellezza, straordinarietà e semplicità di una Santa!

Son in adorazione davanti a Lui, lo prego, lo ringrazio, affido. Gli chiedo che anche solo un unghia della nostra famiglia possa vivere la Sua straordinarietà.

Poi apro un libro, di don Renzo: “Gli sposi hanno Cristo “in casa” 24 ore al giorno, cioè “nella loro relazione”.

Mi sento un po’ sciocco, ti son venuto ad adorare in Chiesa, sull’altare con Gianna e mi raggiungi dicendomi che sei a casa. In casa nostra 24 ore al giorno. Sposo della nostra coppia.

Questo è Gesù!

“Trasfigura quest’opera che hai iniziato in noi e rendila segno della tua carità”

(La benedizione che il sacerdote rivolge a tutte le coppie di sposi il giorno del matrimonio)

Volevo parlarvi di Gianna, ma sarà per il prossimo articolo..

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

OGGI CON ME IN PARADISO!

Il regno di Dio è già in mezzo a voi.

Siamo rientrati a casa dopo giorni di immensa Grazia.

Giorni fatti di fatica, sudore, magliette puzzolenti, 4 bagni per 130 persone, sveglie all’alba per arrivare prima degli altri a fare colazione alla macchinetta onde evitare di stare un ora e più in fila ad aspettare con le tazze in mano per tutta la famiglia.

Notti fredde e notti calde, notti silenziose e notti rumorose, 60 bambini di tutte le età, bambini che piangono, che si lamentano a ogni passo, che corrono, giocano, fanno mille domande sotto il sole.

Giorni fatti di passeggini che si incastrano sul ciottolato lungo i sentieri (facciamo un elogio alla Chicco, perché siamo tornati a casa e il nostro passeggino, contro ogni aspettativa, è tornato a casa integro e funzionante!-non è una pubblicità per loro, nessuno ci paga per dire questo!), di spalle e braccia che fanno invidia a Yuri chechi, di mani volenterose e fratelli e sorelle disponibili, che faticando con te e come te, spingono, sollevano, trainano figli che non sono loro ma che in quel momento è un po’ come se lo diventassero.

Giorni di canto, di festa, di giochi, di inno, ripetuto, gustato: “con me tu sei, in Paradiso, con me tu sei in paradiiiisooooo”

Giorni di fratellanza, in cui abbiamo assaporato cosa vuole dire essere una grande Famiglia, dove ciascuno segue il suo passo ma la meta è la stessa e la carità rende tutto più tollerabile e bello oltre che più forti lungo la strada.

Abbiamo percorso 6 giorni di tutta sta roba per andare dove? Chi ce l’ha fatto fare?!

Eravamo in cammino verso il PERDONO DI ASSISI! Festa che si celebra il 2 agosto.

(Se non sai di cosa si tratta, in fondo all’articolo c’è un breve racconto).

Quest’anno la marcia francescana aveva come titolo e tema: OGGI CON ME IN PARADISO!!

Ecco cosa ci ha spinto: il Paradiso!! Ma chi non vorrebbe conquistarselo, arrivarci correndo! Spesso si pensa al Paradiso come qualcosa che ci accoglierà in un futuro (più in Là possibile), dopo che siamo morti. Pensarla così, non è propriamente una cosa tanto bella a cui aspirare.. è bello sicuramente, ti fidi che sia così, ma questa cosa mette anche paura.

Il Paradiso può arrivare solo se facciamo esperienza del passaggio dalla vita alla morte. Quindi magari, Paradiso aspetta va.. ci risentiamo più in là.

Alt! Forse non è poi così vero. Quando da giovani seguivamo i corsi di Padre Giovanni, abbiamo capito una cosa bellissima, difficile da mettere sempre in pratica, ma bella perchè ti avvicina al pensiero di Dio.. ovvero a ragionare fuori schema. Dio ragiona andando fuori schema. Ma spesso questi fuori schemi sono più semplici di quanto possa sembrare.

Gesù ci dice nel Vangelo di Luca che il Regno dei Cieli è già qui in mezzo a voi.

Waaaaa!!  Allora non devo morire per forza per cominciare ad assaporare un piccolo pezzetto di Paradiso. E anche quando questo passaggio avverrà, allora il Paradiso sarà totale!!

Ecco allora cos’è il Paradiso: è la presenza viva di Gesù in mezzo a noi! È qui, oggi, mentre sto leggendo questo articolo di sta famiglia pazza e squinternata, che anela al Paradiso ma che ha tanto bisogno di essere perdonata!

È qui oggi, mentre stai prendendo la macchina per andare al lavoro, tempo prezioso per metterti in relazione con il Padre. È qui oggi, mentre stai lavando, stirando, facendo La spesa, urlando a tuo figlio di fermarsi prima del capitombolo seriale seguito da pianto e stridore di denti (e intano tu pensi “glielo avevo detto”). È qui oggi, quando pensi che La tua vita non abbia un senso, uno scopo, dove ti senti triste perché vorresti un di più che non hai. È qui oggi, quando devi arrancare per arrivare a fine mese. È qui oggi nell’abbraccio del tuo Sposo, nelle risate con i tuoi figli, nel desiderio grande di una Benedizione nell’arrivo di figli che non arrivano, o che arrivano e sono più pronti di te, di voi per varcare già ora le porte del Paradiso.

Il Paradiso è già qui. Tutti possiamo già ora sperimentarlo.. non riesci a vederlo?

Fai questa prova: prenditi del Tempo e vai a messa. Fermati e sosta durante l’Eucarestia. Semplicemente guarda quello che accade di fronte a te… non è allucinazione, non è un gesto tanto per… è lì! Gesù ti chiama lì! In quell’ostia spezzata, il quel corpo dato e offerto solo per te, per amore tuo. Per dirti ancora una volta che Lui è la tua Salvezza, e che non devi temere. Ogni volta che avviene quel miracolo, la distanza tra cielo e terra svanisce. Cielo e Terra si toccano, per dirti che il Paradiso è già qui, è già ora. E che Gesù è Vivo!

Quando poi esci da messa, torna a casa. E anche se quando varchi la porta può venirti voglia di richiuderla e tornare dopo, non farlo. Entra e guarda.

Quell’assaggio di Paradiso è nell’intimità con tuo marito o tua moglie. È quella paternità e maternità verso i tuoi figli, e quando questi non ci sono verso l’umanità intera: la genitorialità è sempre un privilegio, il cui unico obiettivo è far conoscere il Padre.

Il Paradiso è nel Tempo che scegli di vivere, come vivere, con chi vivere.

Trova sempre un pretesto per metterti in relazione con Lui.

Il Paradiso è come già detto, anche nei gesti spesso abitudinari della quotidianità. Tutto ciò che faccio lo faccio perché Amo!

E non dimenticare che anche nella sofferenza di coppia, qualsiasi essa sia, la morte non ha l’ultima parola!

Allora concludiamo con questo incoraggiamento, che ci è stato donato e che ci accompagna in questo nostro oggi: NON TEMERE, Anna .. Stefano… Michele… Marta… (metti il tuo nome) PERCHÉ HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO.

Ripeti ogni giorno questo annuncio dell’angelo a te! Così è davvero! Ieri, oggi e domani sei figlio Amato.

A presto!

Anna e Ste – Cercatori di Bellezza


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l 2 agosto si ricorda SANTA MARIA DEGLI ANGELI e del perdono, Madonna alla quale è dedicata una Basilica in Assisi, e dove Ella apparve a San Francesco, il quale svolse parte della sua opera nella cosiddetta Porziuncola, una chiesetta ottenuta in dono dai monaci Benedettini del monte Subasio nella quale fondò l’Ordine dei Frati Minori, da lui stesso rimodernata e sistemata e presso cui si ritirava in preghiera e meditazione.

Proprio qui si narra che un giorno di luglio del 1216 San Francesco si trovasse a pregare quando gli apparve in tutto il suo fulgore la Madonna seduta alla destra di Gesù Cristo e circondata da angeli la quale gli chiese in che modo poter esaudire il suo desiderio di mandare tutti in paradiso.

San Francesco rispose prontamente: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Quale altruistica richiesta! Che tutti quelli che nel corso degli anni si fossero recati a pregare nella Porziuncola, avessero ottenuto la completa remissione delle loro colpe, quello che viene conosciuto come il Perdono di Assisi.

Gli fu infatti risposto di recarsi dal Papa in carica, ovvero il Pontefice Onorio III il quale dopo averlo ascoltato e concessa l’indulgenza gli chiese se volesse un documento, ma il frate rispose sicuro: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Così il 2 agosto di quell’anno San Francesco promulgò il Grande Perdono per ogni anno in quella data a coloro che fossero andati nella chiesetta della Porziuncola, oggi all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Lettera da Ezio! – Sorreggiamo la fede

 Ciao!    Felicissima santa Pasqua!

           “Gironzolando” alla ricerca d’altro sui siti di internet, mi sono imbattuto in uno scultore,

Sergio Rodella.   Ha preso molto sul serio la Sindone, e, partendo dalla sua accertata tridimensionalità, 

ha ricostruito fisicamente il Corpo di Gesù.  Non e’ il primo, ma l’ esito del suo meticoloso lavoro (del 2022), e’ un autentico spettacolo di Bellezza! : e’ perfettamente corrispondente alla Sindone, e’ un corpo armonico, imponente, di un fascino tutto particolare:

“Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!” : gli dicono le donne nel Vangelo.

E le donne se ne intendono!

Di fatto, bloccando il video su quel Corpo e contemplandolo, mi prende una vertigine inaspettata:

con la Sindone,  Gesu’ ci ha regalato non solo la sua “fotografia” , ma anche la fisicita’ del suo Corpo:  il Corpo di Lui, straziato , morto e sepolto, ma soprattutto risorto!  …. 

Mi prende un brivido : e’ il Corpo della sua temporalita’ , ma anche della Sua Eternita’!

Cioe’ , e la vertigine aumenta, e’ il Corpo della Sua liberta’ assoluta! , non piu’ vincolato dal tempo, dallo spazio, da ogni tipo di necessita’ …  Gia’ camminava sulle acque, ma ora mangia solo per la bellezza della Compagnia con gli Amici …  Lo riconosci solo con la Fede (Maria, Emmaus), ma Lo tocchi (Tommaso) perche’ la Fede si consolidi! : non e’ un fantasma , anche se passa attraverso i muri : e’ vivo davvero! : non e’ una fantasia di donne vaneggianti,  ne’, tanto meno, mia! : son 2.000 anni di persone,  di Popoli,  di un Popolo tutto particolare,  e di Storia!

          Contemplando quel Corpo, il Corpo di Gesu’, la vertigine cresce, si dismisura: “ La realta’  e’ Cristo!” –  afferma senza esitazioni s. Paolo!

Cioe’  tutto l’Universo consiste di Lui!

Cioe’  l’unico Essere necessario,  l’Essere assolutamente spirituale che ha creato le Stelle, si e’ dotato di un Corpo fisico  che delle Stelle e’ il frutto!  : “figlio delle Stelle” come ognuno di noi!

Ha voluto coinvolgersi nella fisicita’ che aveva creato, a partire da quel lontanissimo “ Fiat Lux!”, “Sia la Luce!”,  “ Siano gli scontri atomici e stellari  generanti il carbonio di cui e’ fatta la nostra fisicita’…!”    

Un Misterioso Cammino di Fisicita’ , di Spiritualita’, di Divinita’  a cui,  in Gesu’ , siamo chiamati.  Come Persone e come Comunita’ … : Proprio “a somiglianza“ di Dio, Uno e Trino!

          Forse per questo gli Angeli ribelli si sono ribellati:   

          “Noi, puri Spiriti, adorare una fisicita’ ?!, il Dio_Uomo Gesu’ ?! ”  Non sia mai!”

          Da qui il tremendo scontro dell’Apocalisse… E l’eterna lotta contro di Lui risorto e contro chi Lo segue…

Un giorno, mi trovavo a pregare il Rosario vicino al corpo di Rosa, una mia lontana parente.

Arriva una sua cugina anch’essa molto anziana, semplice, proprio del nostro popolo :

+ Ciao Rosetta   –  le dice, baciandola sulla fronte –   Guarda,  sei ancora bella … Toccava a me, che sono piu’ anziana …      – Sospira e si rivolge a me:

+ …eravamo molto legate da ragazze; seminavamo le patate insieme …  Lei mi portava tutte le cose buone: le castagne, i funghi … Non quelli velenosi, eh!… Sono morti un parente , sua moglie e uno dei figli … Noi no, i nostri funghi erano tutti buoni ….   – Si rivolge ancora alla salma: –  Adesso sei qui …  Che brutta fine che facciamo! …

– Ma poi risorgiamo !  – Le dico sorridendo –  … Muore provvisoriamente solo il nostro corpo!   

+ Mah, chissa’ se  e’ vero!

M’ha detto che va a Messa : allora  lo dice anche lei nel Credo : “ Credo la risurrezione della carne …  la Resurrezione dei morti e la vita che verra’ …”

+ Si’, ma…

Guardi che Gesù e’ risorto davvero! …

+ Questo si’ …

– e ha promesso che anche noi risorgeremo se gli stiamo attaccati … anche il nostro corpo, come il Suo,  riprendera’ vita e saremo davvero contenti per sempre …

La vedo risollevata:

+ Meno male! – esclama –  Allora e’ vero!  …

              Resto sorpreso … Anche la Fede dei semplici ha bisogno di essere sorretta! 

Eppure anche dentro la nostra fisicita’ , come quella di Rosetta,  ci sta dentro tutto il Mistero

grandioso e inesplorabile dello stesso Corpo fisico di Gesu’, straziato, morto, e risorto!.

                    Piu’ che un “Passaggio” ci appare come un vero tunnel  quello della morte fisica!

                    Ma il bello, il grande, il Mistero immenso, e’ che questa “Pasqua_Passaggio”  alla

      Vita  e’ certa!  anche  per me e per te!     Auguri grandi!  e gioiosi!

                  

Ciao!    Ezio

Fede O semplice incredulità ?

Torniamo in questo tempo Post Pasquale con una semplice riflessione, che nasce da un paio di eventi che abbiamo vissuto accostati, masticati nel nostro cuore e nella testa che portano ad un unica grande riflessione.

Quale? .. read more

Primo spunto. Pasqua! Eh sì, circa due settimane fa era Pasqua! La velocità con cui ce ne siamo dimenticati e abbiamo fatto sparire uova e colombe dai supermercati è stata incredibile. Eppure Pasqua è l’evento dell’anno per noi cristiani: un morto che risorge. Gesù Cristo che si dona per la salvezza nostra. Cristo crocifisso che torna alla vita.

Pasqua dovrebbe essere più come un matrimonio al sud che dura giorni e giorni. Invece arriva, la si consuma in fretta: giovedì ultima cena, venerdì morte, sabato silenzio, ed è subito risorto! Evviva! Mangiamo agnello, andiamo in gita, organizziamo pasquetta! Vabbè arrivederci, ciao! Tutto uguale!

Alt!! Hai capito che cosa è successo?

Rallenta.

Non si parla d’altro in Gerusalemme! Un uomo morto è tornato in vita. Waaaaw!

Quando muore qualcuno o succede qualcosa di grave, come una guerra o un’epidemia ne rimaniamo scossi per giorni. Qui è successo qualcosa di più sensazionale, l’uomo sulla luna? La scoperta della ruota? L’invenzione della lampadina elettrica? No, qualcosa di meglio: un uomo è risorto.

Con che parte del corpo viviamo e crediamo a questa notizia? Quanto ne siamo davvero convinti?

Non sia mai che una notizia simile possa sconvolgerci l’esistenza in questa vita e magari, chissà, anche in quella futura.

Secondo spunto. Sabato scorso abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una testimonianza bellissima, che profumava di vita, di resurrezione. La testimonianza di Carolina mamma dei tre vulcani della gioia: Rosaria, Giastin e Cosimo Gravina. 3 fratelli, rinati presto al cielo, affetti da una malattia rara: Amiotrofia spinale di tipo Werding Hofmann.

Se non conoscete la loro storia potete cliccare sul link, ( per ascoltarla https://youtu.be/ZMYbeFTEzyM o per leggerla https://rosariagiastincosimo.com/la-storia/ ) si legge tutta d’un fiato. È una storia che sa d’incredibile, è una storia che sa di santità. Una storia che a occhi umani sembrerebbe solo abitata da una sfortunata e difficile croce. La storia di una normalissima famiglia che vive la Grazia di ricevere in dono dei figli, ma alla quale viene chiesto di custodire e portare qualcosa apparentemente più grande di loro. La nascita del primogenito, morto poco prima del parto, la secondogenita che ancora troppo piccola si ammala e si ritrova portatrice di una malattia che ti atrofizza i muscoli e piano piano ti porta via il respiro. E così anche la terza e il quarto figlio. Tutti con la stessa malattia congenita. Un disastro su tutti i fronti una vita compromessa e sottomessa da eventi che ti schiacciano.

Come stare dentro ad eventi così difficili? Carolina e Giuseppe , hanno lasciato semplicemente che l’amore abitasse la loro casa. E oggi testimoniano come la loro vita, e quella dei figli, sia stata una vita luminosa, benedetta e felice.

Non è la storia quindi di una famiglia credente, ma la storia di una famiglia che per un lungo periodo, ha allontanato Gesù, ha vissuto rinnegandolo finché poi non lo ha incontrato in ciò che è: amore! Che ama e chiede di essere amato.

Nella testimonianza, la mamma racconta di come Cosimo parlasse con il suo angelo custode che aveva simpaticamente chiamato Pippo. Di come ci dialogasse, giocasse e vivesse assieme con quell’angelo che a tutti noi ci è dato. Tutti noi ne abbiamo uno affianco.

Guardati attorno ! Lo vedi vero? Lo senti vero?

Ora la facciamo molto breve perché non vogliamo togliere bellezza al racconto che dovete andare a leggere, (ci sono anche video testimonianze su you tube) certi che vi farà emozionare come a noi ha fatto lacrimare tutto il tempo, ascoltandolo in presenza.

Al termine dell’incontro con Anna si parlava e si rifletteva che si fatica quasi a credere oggi che un bambino possa parlare davvero con l’angelo custode. “Dai ma sarà vero?”

“I bambini son così pieni di fantasia, immaginazione. Capaci di stupirti con i loro racconti che non sai da dove traggono origine.”

“Davvero quel bambino parlava con un angelo o non era un semplice bellissimo bambino sognatore?”

Ora facciamo due più due! ..

Se non riusciamo a credere ad un bambino che dialoga con il suo angelo custode, riferendoci poi cose che un bambino non può sapere in tenere età -Come succedeva a Cosimo Gravina-

Come possiamo credere che un uomo sia risorto?

Come possiamo credere alla Pasqua?

Come possiamo credere nella risurrezione dei morti?

Che fede piccola che abbiamo! Che Mistero Grande,è quello Pasquale! Che mistero Gigante è quello dell’amore.

La Pasqua ci sfugge di mano perché non riusciamo spesso a farla nostra, a far nostro veramente che un uomo è morto ed è risorto! Che la morte non è la fine ma un passaggio.

Forse siamo tutti un po’ San Tommaso!

Ma San Tommaso per sua particolarità non è uno che non crede, che rifiuta quanto gli dicono. Al contrario è uno che cerca, che vuole cercare le prove. Se uno mi dice una cosa a cui non credo, la prendo per barzelletta, giro i tacchi e me ne vado. Invece Tommaso è pieno di ardore, di ricerca, il suo non credere è pieno, è vivo.

Possiamo in questo tempo post Pasqua tornare sui nostri passi, tornare a chiederci come San Tommaso: Ma sei risorto davvero? E cerchiamo le prove alla nostra fede! Viviamo nella Pasqua non dimenticandocene perché da lì ha origine il nostro essere cristiani.

Vi diamo appuntamento a domani con un secondo articolo scritto da un amico: Ezio.

Che ci ha aiutato a riflettere su questo mistero, da un’altra bella prospettiva.

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