La parola alla mamma di Carlo – Cap. 4

CARLO ACUTIS OGGI È BEATO.  12 -10 -2020

La mamma:

«Vi racconto il suo miracolo»

La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare.

I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque.

L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni…

Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

«Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

CHE INTENDE DIRE?

«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva.

Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

LA VITA DI Carlo DURÒ SOLO 5.641 GIORNI.

«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato.

Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale.

Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia.

Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

QUAND’È STATO PRELEVATO?

«Durante la ricognizione del 2019.

Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi.

Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

IN CHE MODO CARLO SCOPRÌ LA FEDE?

«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

ALLORA COME SPIEGA QUESTA RELIGIOSITÀ?

«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro.

A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù.

Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna.

Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E VOI COME REAGISTE?

«Lo lasciammo libero.

Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga.

Per me fu una “Dio-incidenza”.

Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede.

Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

CARLO FU PRECOCE SOLO NELLA PREGHIERA?

«In tutto. Era un mostro di bravura.

A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”.

A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

NON ERA TROPPO PICCOLO PER USARE IL PC?

«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo.

Papa Francesco nella CHRISTUS VIVIT cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”.

Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

FINO A DOVE?

«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario.

La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo.

Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

AVREBBE MAI DETTO CHE UN GIORNO SAREBBE SALITO all’ONORE DEGLI ALTARI?

«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

IL MIRACOLO RICONOSCIUTO DALLA CHIESA?

«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande.

Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi.

Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare.

La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

SUO FIGLIO COME SI AMMALÒ?

«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine.

Lui se ne uscì con una delle sue frasi:

“Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso.

Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi.

Reagì con dolcezza e commentò:

“Il Signore mi ha dato una bella sveglia”.

Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa:

“Da qui non esco vivo”».

LEI INVOCÒ UN MIRACOLO PER SUO FIGLIO?

«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

QUALI?

«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”.

Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

SUO FIGLIO AVEVA ALLESTITO «SEGNI», UNA MOSTRA SUI MIRACOLI EUCARISTICI.

«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

HA AVUTO SOLO QUESTI, DI SEGNI?

«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

PERCHÉ FU SEPOLTO AD ASSISI?

«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose.

Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

CHE COSA LE MANCA DI PIÙ DI SUO FIGLIO?

«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer?

Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti:

“Non io, ma Dio!”.

“Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”.

“Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

NON VORREBBE CHE FOSSE ANCORA QUI CON LEI, ANZICHÉ AVERE UN SANTO IN CIELO?

«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe:

“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”.

I figli non ci appartengono, ci sono affidati.

Sento Carlo più presente di quando era in vita.

Vedo il bene che fa. Mi basta».


Il nostro viaggio nella storia di Carlo, finisce qua, o forse meglio dire che da qua inizia, perchè ognuno di noi possa da ora viaggiare con Carlo alla scoperta dell’Eucarestia, in macchina con lui sull’autostrada verso il cielo!

Un caro saluto

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Vogliamo la pace lontana ma non quella della porta accanto

In questi giorni è difficile non parlarne.. molti lo fanno a volte con il rischio e la presunzione di parlare troppo e noi non vorremmo cadere in questa trappola.

Nuova guerra, quella in Ucraina non ha ancora trovato pace, il Nagorno-karabakh sanguina e ora anche la nostra amata Terra Santa fuma, di esplosioni di bombe.

Ogni volta il cuore viene pesantemente tramortito, trafitto e sanguina di lacrime che faticano ad asciugarsi.

È questo che fa la guerra quando colpisce indirettamente. Tu, tranquillo nella tua casa, con la tua famiglia, ad ascoltare notizie che gelano il sangue.. e che poi tanto tranquillo non ti fanno stare. (Speriamo che sia così che l’indifferenza non ci abiti al tal punto da non vivere il dolore del fratello).

Le notizie, a volte ti tolgono il già poco sonno della notte, altre volte condizionano fortemente i tuoi pensieri e ti fanno fare domande a cui non sempre trovi pronta risposta. È così sempre.

Ma poi.. bastano pochi giorni che i media voltano pagina e torna il silenzio mediatico, che ti fa scordare del prossimo che sta fuori casa tua.

Torni, sempre tu, nella tua casa, con la tua famiglia, preso dai tuoi quotidiani e inderogabili impegni… tiri giù la clare. E dimentichi. E cosa più grave ancora, non preghi più.  (Ammesso che in un mondo sempre più de-cristianizzato, preghi ancora e soprattutto credi con fede nella forza della preghiera)

È questo che succede ogni volta. Per qualunque paese, città, casa, fratello, che muore..

Europa, Medio Oriente, Africa.. migliaia di focolai, non importa quanto grandi, perché sempre distruttori e omicidi di Vita.

E in tutto questo, Lui dove sta? Si è forse dimenticato di noi? Perché?

….. siamo ritornati a sfogliare con tanta gratitudine in questi giorni alcune delle miriade di foto che abbiamo scattato in Terra Santa nel passato 2018. Eccolo dov’è Lui.

Si proprio Lui, quel Padre che a volte ci sembra sparire dalla circolazione e dalla nostra limitata visuale. Proprio quel Padre, ha scelto di farsi creatura scegliendo la natura umana, la povertà, la miseria. Ha scelto una mangiatoia circondata da sterco, è dovuto fuggire perché qualcuno lo voleva già morto prima quasi ancora di nascere, non è stato accolto Là dove si faceva amore. O che peggio alla fine è stato inchiodato alla croce, si son divisi le sue vesti per prendersi beffe di Lui fino alla fine.

Incredibile oggi pensare che ha scelto di illuminare una terra dove regna la divisione, dove ora abita il buio e il terrore della morte.

Poteva nascere in Africa, dove l’odio e il male non è minore che in Medio Oriente o in un continente più in pace. Invece ha scelto proprio la Palestina, Israele, è quello il luogo dove il demonio ha perso la sua battaglia, e per questo non si da pace.

Tutto questo non ha senso, eppure Lui un senso ce lo ha dato lo stesso. L’unico appiglio a cui aggrapparsi, l’unica Luce che ci indica la salvezza. L’unico Amore per cui vale la pena perdere la propria vita, innocente.

Siamo stati in questa Terra Santa, ne abbiamo calpestato il suolo, respirato l’aria, mangiato dei frutti della sua terra, siamo stati scaldati (e sudati) del calore del suo sole, abbiamo pregato, pianto, riso, ci siamo posti domande e abbiamo ascoltato risposte meravigliose per la nostra vita. Abbiamo incontrato gente, parlato con loro, li abbiamo osservati nel bene e nel male. Abbiamo incrociato volti. Storie. Abbiamo vissuto il Quarto Vangelo.

Navigando, camminando nei luoghi dove anche Lui ha camminato, ha navigato, ha pescato.

Facendoci Amare, nei luoghi trasfigurati dall’Amato.

Non smettiamo di pregare! Per questa terra. Per i suoi figli. E per tutte le terre e i figli del Mondo che non trovano ancora pace.

Urliamo, uniti forti nella preghiera, per una Pace Eterna! È la terra-casa di Gesù, della nostra fede!

Ma noi, oltre a pregare che altro possiamo fare? Come stare noi Italiani, noi distanti davanti a queste guerre?

Noi uomini che vogliamo la pace, cosa facciamo per la pace?

C’è una cosa in effetti ed è proprio la preghiera che ce lo insegna: scegliere la Volontà del Padre (il Bene), perdonando i fratelli e vivendo in pace con chi ci circonda.

Partiamo allora, dai legami più stretti, che a volte sembrano i più difficili. Te che vuoi la pace, alimenti la guerra o la pace in famiglia? Con i genitori, con i fratelli. Ancor più con tua moglie, con tuo marito, figli, o al lavoro.

Tu che vuoi la pace, che odi chi fa la guerra, come ti poni nella tua vita quotidiana? Vivi la pace con chi hai attorno o sei anche tu complice di quell’odio che qua e là, ha il sopravvento.

Stai cercando di lavorare affinché la pace parta anche da quel piccolo gesto di amore che puoi far tu verso il tuo vicino?

Curioso che vogliamo, invochiamo, preghiamo per la pace lontana da casa e non disattiviamo le mine seminate fuori dalla porta di casa nostra, sul pianerottolo del vicini o sotto la sedia di quel parente alla tavola di Natale.

Curioso che proprio oggi la Sacra scrittura ci manda Lc,11 “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.” Curiamo allora la nostra casa, la nostra famiglia, cerchiamo la pace vicina e genereremo nel nostro piccolo anche la pace più grande.

La guerra nasce nel cuore dell’uomo dove non abita la pace.

Ogni gesto di amore è una piccola goccia nel grande mare che è il mondo.

Allora avanti! Ne abbiamo di cose da fare!

La terra ha bisogno di tanta acqua! Ha sete di amore! …. E di preghiera….

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Grazie CARLO !

Eccoci qua, verso l’anniversario della sua beatificazione: oggi, 10 ottobre!

E allora immergiamoci ancor più nella vita di Carlo, con questo secondo capitolo, piccoli pensieri di gratitudine per quanto ci ha lasciato nella sua breve ma bellissima vita. E poi un video che ci racconta di lui e della felicità.

Grazie perché giovanissimo hai saputo capire qual è la strada che porta lassù.

Per tutti noi che cerchiamo la nostra strada, per noi che siamo in cammino, in cammino da soli, o con amici, con la nostra sposa, per noi che siamo in cammino con altri sposi… facendo corsi, ritiri, momenti di preghiera, percorsi più o meno strutturati… e poi arrivi tu, e ci dici “è l’Eucarestia non la strada ma l’autostrada verso il cielo” … GRAZIE!! Grazie Carlo!!

Continua ad indicarci la strada… anzi l’autostrada, indicala a tutti i giovani, a quelli in cammino, a quelli in ricerca, a quelli fermi ad uno stop, a quelli smarriti in qualche strada un po’ buia, a quelli che girano nelle rotatorie, senza decidersi ad uscire, senza sapere quale strada prendere.

Sii tu guida, da lassù per l’autostrada!!

Ieri guardavamo la tua foto Carlo e pensavamo: sei proprio bello, che sguardo bello, vivo, profondo. Nonostante magari anche la malattia, c’è una bellezza in te, nei santi che li contraddistingue, la tv ci mostra bei modelli, begli attori, attrici, le showgirl.

Carlo non ti abbiamo visto spesso in televisione, ma hai una bellezza più grande.

Son proprio belli questi beati, questi santi, questi amici che hanno speso la vita per l’amore, e che corrono in fretta verso Gesù, verso la santità.

E ci venivano alla mente anche Chiara Luce Badano, Chiara Corbella Petrillo, san Giovanni Paolo II: …. quanta bellezza.

Dove sta o mondo la vera bellezza?

Vi lasciamo con questo link, dove in un video potrete conoscere qualcosa di più di lui


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Carlo Acutis – La storia

Carlo Acutis – Cap. 1

“Tutti nascono come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”

Oggi, vogliamo iniziare a fermarci a guardare come giovani, come famiglia, come genitori, alla vita di questo ragazzo… alla vita BELLA BELLISSIMA di questo ragazzo. Perchè oggi? Perchè siamo vicini a 2 suoi anniversari: il 10 ottobre 2020 si è svolta la cerimonia di beatificazione ad Assisi e il 12 ottobre 2006 saliva in cielo.

Vorremmo allora incamminarci verso queste due date presentando Carlo, ripercorrendo i pensieri nati nel conoscerlo in questi anni, nell’incontrarlo quando la sua reliquia è passata per la nostra chiesa. Riportandovi le sue parole, citazioni o testimonianze ascoltate.

Iniziamo a piccoli passi: presenta la sua storia. Chi è Carlo?

La storia

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia a Milano, circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione ad appena sette anni. Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto, anche usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti. Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, la cui inchiesta diocesana si è svolta a Milano dal 15 febbraio 2013 al 24 novembre 2016. Il 5 luglio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile Carlo, i cui resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Nel medesimo anno il Pontefice ha citato Carlo nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”. Il 21 febbraio 2020, ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo attribuito all’intercessione di Carlo, aprendo la via alla sua beatificazione.

Carlo, ancora Carlo, cosa lo differenzia dagli altri giovani? Adolescenti?

“Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella

scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Su tutto

questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo.

Carlo Acutis diviene un testimone del Risorto, si affida alla Vergine Maria, vive la

vita di grazia e racconta ai suoi coetanei la sconvolgente esperienza con Dio.

Egli si nutre ogni giorno dell’Eucaristia, partecipa con fervore alla S. Messa,

trascorre intere ore davanti al Santissimo Sacramento. La sua esperienza e la

sua maturazione cristiana testimoniano quanto siano vere le indicazioni del S.

Padre Benedetto XVI nella Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis: Il

sacrificio della Messa e l’Adorazione eucaristica corroborano, sostengono, sviluppano

l’amore per Gesù e la disponibilità al servizio ecclesiale.

Carlo ha pure una tenera devozione alla Madonna, recita fedelmente il Rosario e

sentendola Madre amorosa, le dedica i suoi sacrifici come fioretti.

Questo ragazzo sociologicamente uguale ai suoi compagni di scuola è un autentico

testimone che il Vangelo può essere vissuto integralmente anche da un

adolescente.

La breve esistenza, protesa alla meta dell’incontro con Cristo, è stata come una

luce gettata non solo sul cammino di quanti l’hanno incrociato sulla propria

strada.

«La conversione non è altro che lo spostare lo sguardo dal basso verso l’alto, basta un semplice movimento degli occhi»

Stay tuned e continua a seguirci nei prossimi giorni il prossimo capitolo della vita di Carlo.


Anna e Ste – Cercatori di bellezza

San Francesco! … VA E RIPARA LA MIA CASA


Oggi vogliamo fermarci a contemplare ancora una volta la bellezza del poverello di Assisi! Santo a noi molto caro, patrono della nostra Italia, piccolo giovane proveniente da una città per noi seconda casa.
C’è quell’aggettivo che abbiamo usato prima per descriverlo che però dovrebbe stonare con la bellezza: poverello.
Un povero ma bel giovane!

Francesco ha scelto davvero una vita povera, Francesco ha lasciato una famiglia ricca per farsi vicino al povero, per vivere secondo il Vangelo! Un gesto estremo per i nostri giorni, ma anche per 800 anni fa!
Trovare il coraggio di lasciare tutto per vivere nella verità del cuore, per vivere per l’Amore. Trovare il coraggio anzitutto di cercare il significato di quelle parole che risuonavano nella sua mente. È da un ascolto profondo, da una ricerca di verità, di bellezza che lui è partito e ancora oggi si mostra a noi.

Fra le tante parole che Francesco ha ascoltato ce n’è una che gli è arrivata dal crocefisso di San Damiano: VA E RIPARA LA MIA CASA.
Una frase semplice, breve, da far risuonare nel cuore.
Va: mettiti in cammino, alzati, parti, non star fermo. L’amore è un verbo di movimento non statico. L’amore ha fretta di amare, domani sarà tardi. Va allora! Cosa aspetti? Non lasciare che le cose le faccia qualcun altro.
Ripara: aggiusta, sistema, non scartare, non buttare, non dividere, non vedere la fine come se non ci fosse più speranza. Va e aggiusta, abbi fede! C’è speranza! Ripara! Fidati!


Che bello! Il Signore ci rilancia (va..), ci spinge a partire ma non per nuove costruzioni ma per riparare, verso quel che c’è già! Bellissimo!
Il nostro non è un Dio dello spreco, non è il general manager di una compagnia usa e getta, acquista – monta e quando ti stanchi o si rompe: cambia! No, ripara!
Nel libro dell’apocalisse al capitolo 21 sta scritto “ecco io faccio nuove tutte le cose”, il Signore non fa nuove cosa ma fa nuove tutte le cose! Bellissimo!
Il Signore Gesù: artigiano d’amore!

La mia casa! Cos’è questa casa? La Chiesa in senso di struttura fisica? La Chiesa in quanto istituzione? Cos’è “la mia casa”? Come posso fare a risanare la mia casa, la chiesa?
È qua che ci siamo soffermati, è qua che nasce il dubbio, l’incomprensione, il vuoto, forse ci sentiamo spaesati, sembrava una frase semplice che avevamo compreso ora sorge una domanda “dov’è la tua casa Signore? Cosa vuoi che ripari? Dove mi mandi? “


Per noi, questa casa è il tuo cuore!
Per noi, questa casa è la tua vocazione!
Per noi questa casa, è il tuo vivere quotidiano! Quanto calcestruzzo serve per curare la vita di ognuno di noi, ognuno con i propri limiti, i propri peccati, le proprie cadute più o meno grandi, le abitudini sbagliate etc
Quanti cuori feriti, infranti, traditi, freddi, insensibili.
VA E RIPARA il tuo cuore, LA MIA CASA!


Quante vocazioni non curate, non scelte, non allenate con il passare degli anni che si smarriscono, rallentano, si inaridiscono. Quanta difficoltà a dire sì, quanta fatica oggi a scegliere di mettersi in ascolto della Parola che dona vita, invece di continuare ad inseguire come Francesco i propri sterili sogni di gloria, il sogno di diventare cavaliere. Lui ha avuto la (s)fortuna di cadere da cavallo. Te che aspetti a dire sì all’amore?
VA E RIPARA la tua vocazione, LA MIA CASA.

Ed il significato più bello, il più nostro, per questo blog. Va e ripara la mia casa; per noi, questa casa è la famiglia! La tua famiglia!
La tua relazione sponsale. Da qui si può aiutare e riparare la Sua casa, la Chiesa: che altro non è che famiglia di famiglie.
Come riparare la chiesa se litigo con mia moglie? se non so essere volto di amore per i miei figli? se non coltivo la mia relazione? se non dialogo con lei/lui? Se non ho tempo per lei/lui? Se non vivo la nuzialità, l’unione, quell’eros e agape che rende saldo il nostro essere marito e moglie?
Quante crepe, quanti litigi, quante fatiche anche nelle nostre famiglie! Cosa aspetti, la festa del Poverello di Assisi arriva anche quest’anno e ci riporta quelle parole “VA E RIPARA la tua famiglia, LA MIA CASA”.

Sposi sì ma testimoni di amore! Famiglia sì ma che viva con ambizione di santità, in casa, con i figli, ma anche in ogni ambito in cui papà, mamma e figli vivono!

Da come ci amiamo dovranno capire che il
Signore è risorto!
“Va e ripara la mia casa”


Forse anche noi oggi possiamo fermarci a contemplare San Francesco chiedendogli di
aiutare a vivere in risposta a questa richiesta vivendo l’amore che oggi son chiamato a dare, per me, per il mio prossimo, per il mio collega, per mia moglie, per mio marito, per i miei figli.
Mettendoci in ascolto, facendo spazio a Lui, alla sua parola.

Questo è il il lavoro più bello che possiamo fare per riparare la SUA CASA.
La sua casa sei te! È la tua vocazione! È la tua famiglia! È il tuo cuore!


Anna e Ste Cercatori di Bellezza

Straordinario nell’ordinario! Gianna Beretta Molla

Ritorniamo, a guardare a Gianna! Alla sua vita straordinaria nell’ordinario. 

Di Gianna che già sappiamo moglie e madre ci ha colpito questa frase che viene detta di lei: “Gianna si interroga, pregando e facendo pregare sulla sua vocazione, che considera anch’essa un dono di Dio. … il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e, Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia totalmente cristiana”

Che bello! Prega e fa pregare, si interroga e poi abbraccia con entusiasmo, e si impegna a donarsi totalmente! Che pienezza! Che bei verbi di movimento nell’amore! 

Si impegna ad amare, a vivere l’essere sposa, l’essere madre in pienezza. 

Vuol dire che non vivacchia facendo la mamma, ma vive veramente il suo essere madre, il suo essere moglie. 

Lo vuol fare al 100%, farlo bene! 

Non è stupendo già questo? Trovare qualcuno che vuole fare bene un lavoro, che si impegna, che ci mette il cuore. È quel che chiediamo ai nostri figli quando vanno a scuola o quando fanno un hobby, è quel che un tifoso chiede ai giocatori della squadra in campo. Quello che chiede un titolare al suo lavoratore! Impegnati, abbraccia, prega la tua vocazione!

Lei ha accolto e ha cercato di far bene quel che di semplice la vita gli ha chiesto: essere sposa, poi madre e poi medico. 

Ieri per noi, erano 7 anni che abbiamo detto sì, che abbiamo accolto il dono di diventare sposi, di vivere una vita insieme, la bellezza dell’amore e la sua fatica, il suo sacrificio. (In compagnia neanche a farlo apposta di un’altra Santa: Madre Teresa di Calcutta che veniva canonizzata e che oggi la Chiesa festeggia)

Ma riflettevamo proprio che anche noi abbiamo fatto un qualcosa di ordinario: detto sì all’amore. Ad una proposta: “Anna mi vuoi sposare?” “Sì”

Tutto qua !! Tutto qua !! 

Niente di complicato, nessuna mission impossibile, abbiamo solo deciso di vivere insieme l’ordinario. Forse è proprio qui che risiede la grande bellezza della scelta. Rinunciare all’amore per sé stessi, per preferire l’amore di Dio per e con l’altro. 

Ecco la straordinarietà: vedere nell’ordinario la potenza grandiosa dell’amore di Dio per noi è vivere in funzione di questo. 

Ecco perché ieri ricordavamo quel giorno come se fosse il giorno del nostro Sì all’altare. Perché in fondo, quello è stato il primo passo consapevole a una vita che si è fatta centuplo per noi.

La vita, la vocazione, la dobbiamo voler vivere noi in pienezza, con Lui, cercando ogni giorno di comprendere il Mistero Grande dell’amore, cercando ogni giorno di comprendere cosa vuol dire essere padre, madre, sposo, sposa. 

Noi non ci sentiamo in questo straordinari ma più che ordinari, perché non ci potremo mai dire arrivati o giudicare giusti per quel che facciamo. Ma possiamo ogni giorno gareggiare nell’amarci, nell’amare e soprattutto nel lasciarci amare. 

Ognuno, come noi, con i propri limiti, difetti, errori, cadute, peccati, fatiche, sbagli. 

Ma rimanendo sempre in partita, nella partita o corsa dell’amore! Verso il paradiso! 

————————————

Vi salutiamo ripotandovi delle frasi dagli appunti di Gianna, su cui è bello fermarsi per gustarle con la mente e con il cuore:

gli cediamo la parola perché sia lei ad indicarci la strada.

PREGHIERA

La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, e ovunque poiché è infinito …

Chi non prega, non può vivere in grazia di Dio.

Pregare, pregare bene, pregare molto. Non solo quando abbiamo bisogno di grazie, non solo per chiedere.

La vera preghiera è quella

di adorazione: riconoscimento della bontà, dell’amore di Dio

di ringraziamento: sono un nulla, eppure un corpo, ho dei doni, tutto tuo dono – il mondo l’hai creato per me. Vediamo la mano di dio dappertutto, e ringraziamolo.

Di perdono

Di richiesta: non solo le cose materiali, ma “cercare prima il Regno dei Cieli”, la grazia, il Paradiso per noi e per gli altri.

Pregate e vi santificherete – santificherete – vi salverete.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

VOCAZIONE

“Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna …

Che cos’è la vocazione? È un dono di dio – quindi viene da Dio. Se è un dono di Dio, la nostra preoccupazione deve essere quella di conoscere la volontà di dio. Dobbiamo entrare in quella strada:

  • Se Dio vuole – non forzare mai la porta
  • Quando Dio vuole
  • Come Dio vuole

Conoscere la nostra vocazione – in che modo?

  • Interrogare il Cielo con la preghiera
  • Interrogare il nostro direttore spirituale
  • Interrogare noi stessi – sapendo le nostre inclinazioni.

Ogni vocazione è vocazione alla maternità – materiale – spirituale – morale, perché Dio ha posto in noi l’istinto alla vita.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

LA GIOIA

“Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno.”

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”

(quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

AMORE E SACRIFICIO

“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.

Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti! E Gesù non è forse morto in croce per noi, per amore nostro! È col sangue del sacrificio che si afferma e conferma l’amore.

Quando Gesù, nella S. Comunione, ci mostra il suo cuore ferito, come dirgli che lo amiamo se non si fanno sacrifici da unire ai suoi, da offrirgli per salvare le anime? E qual è la maniera migliore per praticare il sacrificio? La maniera migliore consiste nell’adorare la volontà di Dio tutti i giorni, in tutte le piccole cose che ci fanno soffrire, dire, per tutto quello che ci succede: “Fiat: la tua volontà, Signore!” E ripeterlo cento volte al giorno! Non sono solo le grandi penitenze: portare il cilicio, digiunare, vegliare, dormire sulle tavole ecc., che fanno sante le anime, ma il vero sacrificio è quello di accettare la croce che Dio ci manda – con amore, con gioia e rassegnazione …

“Amiamo la Croce” e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui, che ci conforta, come dice S. Paolo, tutto possiamo.”

                                                                               (anni 1945 1946)


Un caro saluto – Anna e Ste – Cercatori di Bellezza

Se ti fa piacere puoi continua a seguirci sui social Facebook o Instagram

Santa Gianna Beretta Molla!

Che bella che sei Gianna!

La mamma dell’ ordinario diventato straordinario.

Oggi saresti semplicemente la nonna Gianna, di anni 91. Sei nata il 4 ottobre del 1922, non lontano da Milano.

Se guardassi alla tua vita, potrei vedere la vita ordinaria di tante nonne, che magari anche loro non ci son più. Madre di 4 figli, moglie amorevole, medico pediatra, ecco forse qui lo straordinario perché in quegli anni non tutti avevano la possibilità di andare avanti a studiare come hai fatto te.

Dove si nasconde allora il tuo straordinario?

Nell’ordinario! Nel vivere bene quello che ci è dato di vivere e con Gesù.

Tutto semplicemente qua.

L’ultima parte è quella che fa la differenza, che spinge l’ordinario più su.

…E con Gesù ..

Metti Lui nel vivere e passi dall’ordinario allo straordinario nell’ordinario stesso, a portata di tutti. Lui non cambia il nostro vivere, Lui abita il nostro vivere affinché viviamo abitati dall’amore! Che bello! Wow!

Riguardo a te Gianna:

Il marito Pietro che Semplicemente andava a messa tutte le mattine.

La moglie Gianna che Semplicemente cercava di rendere felice suo marito.

La mamma Gianna che Semplicemente ha dato al mondo 4 figli.

La donna Gianna che Semplicemente si accorgeva e viveva la bellezza delle montagna o di quanto aveva attorno, quale dono di Dio.

Che cos’è piccole, che frasi semplici. Provo a rileggerle sapendo che in queste frasi abitate da Dio c’è la pienezza, bellezza, straordinarietà e semplicità di una Santa!

Son in adorazione davanti a Lui, lo prego, lo ringrazio, affido. Gli chiedo che anche solo un unghia della nostra famiglia possa vivere la Sua straordinarietà.

Poi apro un libro, di don Renzo: “Gli sposi hanno Cristo “in casa” 24 ore al giorno, cioè “nella loro relazione”.

Mi sento un po’ sciocco, ti son venuto ad adorare in Chiesa, sull’altare con Gianna e mi raggiungi dicendomi che sei a casa. In casa nostra 24 ore al giorno. Sposo della nostra coppia.

Questo è Gesù!

“Trasfigura quest’opera che hai iniziato in noi e rendila segno della tua carità”

(La benedizione che il sacerdote rivolge a tutte le coppie di sposi il giorno del matrimonio)

Volevo parlarvi di Gianna, ma sarà per il prossimo articolo..

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

OGGI CON ME IN PARADISO!

Il regno di Dio è già in mezzo a voi.

Siamo rientrati a casa dopo giorni di immensa Grazia.

Giorni fatti di fatica, sudore, magliette puzzolenti, 4 bagni per 130 persone, sveglie all’alba per arrivare prima degli altri a fare colazione alla macchinetta onde evitare di stare un ora e più in fila ad aspettare con le tazze in mano per tutta la famiglia.

Notti fredde e notti calde, notti silenziose e notti rumorose, 60 bambini di tutte le età, bambini che piangono, che si lamentano a ogni passo, che corrono, giocano, fanno mille domande sotto il sole.

Giorni fatti di passeggini che si incastrano sul ciottolato lungo i sentieri (facciamo un elogio alla Chicco, perché siamo tornati a casa e il nostro passeggino, contro ogni aspettativa, è tornato a casa integro e funzionante!-non è una pubblicità per loro, nessuno ci paga per dire questo!), di spalle e braccia che fanno invidia a Yuri chechi, di mani volenterose e fratelli e sorelle disponibili, che faticando con te e come te, spingono, sollevano, trainano figli che non sono loro ma che in quel momento è un po’ come se lo diventassero.

Giorni di canto, di festa, di giochi, di inno, ripetuto, gustato: “con me tu sei, in Paradiso, con me tu sei in paradiiiisooooo”

Giorni di fratellanza, in cui abbiamo assaporato cosa vuole dire essere una grande Famiglia, dove ciascuno segue il suo passo ma la meta è la stessa e la carità rende tutto più tollerabile e bello oltre che più forti lungo la strada.

Abbiamo percorso 6 giorni di tutta sta roba per andare dove? Chi ce l’ha fatto fare?!

Eravamo in cammino verso il PERDONO DI ASSISI! Festa che si celebra il 2 agosto.

(Se non sai di cosa si tratta, in fondo all’articolo c’è un breve racconto).

Quest’anno la marcia francescana aveva come titolo e tema: OGGI CON ME IN PARADISO!!

Ecco cosa ci ha spinto: il Paradiso!! Ma chi non vorrebbe conquistarselo, arrivarci correndo! Spesso si pensa al Paradiso come qualcosa che ci accoglierà in un futuro (più in Là possibile), dopo che siamo morti. Pensarla così, non è propriamente una cosa tanto bella a cui aspirare.. è bello sicuramente, ti fidi che sia così, ma questa cosa mette anche paura.

Il Paradiso può arrivare solo se facciamo esperienza del passaggio dalla vita alla morte. Quindi magari, Paradiso aspetta va.. ci risentiamo più in là.

Alt! Forse non è poi così vero. Quando da giovani seguivamo i corsi di Padre Giovanni, abbiamo capito una cosa bellissima, difficile da mettere sempre in pratica, ma bella perchè ti avvicina al pensiero di Dio.. ovvero a ragionare fuori schema. Dio ragiona andando fuori schema. Ma spesso questi fuori schemi sono più semplici di quanto possa sembrare.

Gesù ci dice nel Vangelo di Luca che il Regno dei Cieli è già qui in mezzo a voi.

Waaaaa!!  Allora non devo morire per forza per cominciare ad assaporare un piccolo pezzetto di Paradiso. E anche quando questo passaggio avverrà, allora il Paradiso sarà totale!!

Ecco allora cos’è il Paradiso: è la presenza viva di Gesù in mezzo a noi! È qui, oggi, mentre sto leggendo questo articolo di sta famiglia pazza e squinternata, che anela al Paradiso ma che ha tanto bisogno di essere perdonata!

È qui oggi, mentre stai prendendo la macchina per andare al lavoro, tempo prezioso per metterti in relazione con il Padre. È qui oggi, mentre stai lavando, stirando, facendo La spesa, urlando a tuo figlio di fermarsi prima del capitombolo seriale seguito da pianto e stridore di denti (e intano tu pensi “glielo avevo detto”). È qui oggi, quando pensi che La tua vita non abbia un senso, uno scopo, dove ti senti triste perché vorresti un di più che non hai. È qui oggi, quando devi arrancare per arrivare a fine mese. È qui oggi nell’abbraccio del tuo Sposo, nelle risate con i tuoi figli, nel desiderio grande di una Benedizione nell’arrivo di figli che non arrivano, o che arrivano e sono più pronti di te, di voi per varcare già ora le porte del Paradiso.

Il Paradiso è già qui. Tutti possiamo già ora sperimentarlo.. non riesci a vederlo?

Fai questa prova: prenditi del Tempo e vai a messa. Fermati e sosta durante l’Eucarestia. Semplicemente guarda quello che accade di fronte a te… non è allucinazione, non è un gesto tanto per… è lì! Gesù ti chiama lì! In quell’ostia spezzata, il quel corpo dato e offerto solo per te, per amore tuo. Per dirti ancora una volta che Lui è la tua Salvezza, e che non devi temere. Ogni volta che avviene quel miracolo, la distanza tra cielo e terra svanisce. Cielo e Terra si toccano, per dirti che il Paradiso è già qui, è già ora. E che Gesù è Vivo!

Quando poi esci da messa, torna a casa. E anche se quando varchi la porta può venirti voglia di richiuderla e tornare dopo, non farlo. Entra e guarda.

Quell’assaggio di Paradiso è nell’intimità con tuo marito o tua moglie. È quella paternità e maternità verso i tuoi figli, e quando questi non ci sono verso l’umanità intera: la genitorialità è sempre un privilegio, il cui unico obiettivo è far conoscere il Padre.

Il Paradiso è nel Tempo che scegli di vivere, come vivere, con chi vivere.

Trova sempre un pretesto per metterti in relazione con Lui.

Il Paradiso è come già detto, anche nei gesti spesso abitudinari della quotidianità. Tutto ciò che faccio lo faccio perché Amo!

E non dimenticare che anche nella sofferenza di coppia, qualsiasi essa sia, la morte non ha l’ultima parola!

Allora concludiamo con questo incoraggiamento, che ci è stato donato e che ci accompagna in questo nostro oggi: NON TEMERE, Anna .. Stefano… Michele… Marta… (metti il tuo nome) PERCHÉ HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO.

Ripeti ogni giorno questo annuncio dell’angelo a te! Così è davvero! Ieri, oggi e domani sei figlio Amato.

A presto!

Anna e Ste – Cercatori di Bellezza


Se ti è piaciuto il nostro articolo, condividilo. Ad altri potrà servire. Donare una notizia bella, oggi va fuori moda ma è necessario! se vuoi conoscerci meglio: puoi visitare la nostra pagina Facebbok o Instagram o il nostro blog cercatoridibellezza.com

l 2 agosto si ricorda SANTA MARIA DEGLI ANGELI e del perdono, Madonna alla quale è dedicata una Basilica in Assisi, e dove Ella apparve a San Francesco, il quale svolse parte della sua opera nella cosiddetta Porziuncola, una chiesetta ottenuta in dono dai monaci Benedettini del monte Subasio nella quale fondò l’Ordine dei Frati Minori, da lui stesso rimodernata e sistemata e presso cui si ritirava in preghiera e meditazione.

Proprio qui si narra che un giorno di luglio del 1216 San Francesco si trovasse a pregare quando gli apparve in tutto il suo fulgore la Madonna seduta alla destra di Gesù Cristo e circondata da angeli la quale gli chiese in che modo poter esaudire il suo desiderio di mandare tutti in paradiso.

San Francesco rispose prontamente: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Quale altruistica richiesta! Che tutti quelli che nel corso degli anni si fossero recati a pregare nella Porziuncola, avessero ottenuto la completa remissione delle loro colpe, quello che viene conosciuto come il Perdono di Assisi.

Gli fu infatti risposto di recarsi dal Papa in carica, ovvero il Pontefice Onorio III il quale dopo averlo ascoltato e concessa l’indulgenza gli chiese se volesse un documento, ma il frate rispose sicuro: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Così il 2 agosto di quell’anno San Francesco promulgò il Grande Perdono per ogni anno in quella data a coloro che fossero andati nella chiesetta della Porziuncola, oggi all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Fede O semplice incredulità ?

Torniamo in questo tempo Post Pasquale con una semplice riflessione, che nasce da un paio di eventi che abbiamo vissuto accostati, masticati nel nostro cuore e nella testa che portano ad un unica grande riflessione.

Quale? .. read more

Primo spunto. Pasqua! Eh sì, circa due settimane fa era Pasqua! La velocità con cui ce ne siamo dimenticati e abbiamo fatto sparire uova e colombe dai supermercati è stata incredibile. Eppure Pasqua è l’evento dell’anno per noi cristiani: un morto che risorge. Gesù Cristo che si dona per la salvezza nostra. Cristo crocifisso che torna alla vita.

Pasqua dovrebbe essere più come un matrimonio al sud che dura giorni e giorni. Invece arriva, la si consuma in fretta: giovedì ultima cena, venerdì morte, sabato silenzio, ed è subito risorto! Evviva! Mangiamo agnello, andiamo in gita, organizziamo pasquetta! Vabbè arrivederci, ciao! Tutto uguale!

Alt!! Hai capito che cosa è successo?

Rallenta.

Non si parla d’altro in Gerusalemme! Un uomo morto è tornato in vita. Waaaaw!

Quando muore qualcuno o succede qualcosa di grave, come una guerra o un’epidemia ne rimaniamo scossi per giorni. Qui è successo qualcosa di più sensazionale, l’uomo sulla luna? La scoperta della ruota? L’invenzione della lampadina elettrica? No, qualcosa di meglio: un uomo è risorto.

Con che parte del corpo viviamo e crediamo a questa notizia? Quanto ne siamo davvero convinti?

Non sia mai che una notizia simile possa sconvolgerci l’esistenza in questa vita e magari, chissà, anche in quella futura.

Secondo spunto. Sabato scorso abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una testimonianza bellissima, che profumava di vita, di resurrezione. La testimonianza di Carolina mamma dei tre vulcani della gioia: Rosaria, Giastin e Cosimo Gravina. 3 fratelli, rinati presto al cielo, affetti da una malattia rara: Amiotrofia spinale di tipo Werding Hofmann.

Se non conoscete la loro storia potete cliccare sul link, ( per ascoltarla https://youtu.be/ZMYbeFTEzyM o per leggerla https://rosariagiastincosimo.com/la-storia/ ) si legge tutta d’un fiato. È una storia che sa d’incredibile, è una storia che sa di santità. Una storia che a occhi umani sembrerebbe solo abitata da una sfortunata e difficile croce. La storia di una normalissima famiglia che vive la Grazia di ricevere in dono dei figli, ma alla quale viene chiesto di custodire e portare qualcosa apparentemente più grande di loro. La nascita del primogenito, morto poco prima del parto, la secondogenita che ancora troppo piccola si ammala e si ritrova portatrice di una malattia che ti atrofizza i muscoli e piano piano ti porta via il respiro. E così anche la terza e il quarto figlio. Tutti con la stessa malattia congenita. Un disastro su tutti i fronti una vita compromessa e sottomessa da eventi che ti schiacciano.

Come stare dentro ad eventi così difficili? Carolina e Giuseppe , hanno lasciato semplicemente che l’amore abitasse la loro casa. E oggi testimoniano come la loro vita, e quella dei figli, sia stata una vita luminosa, benedetta e felice.

Non è la storia quindi di una famiglia credente, ma la storia di una famiglia che per un lungo periodo, ha allontanato Gesù, ha vissuto rinnegandolo finché poi non lo ha incontrato in ciò che è: amore! Che ama e chiede di essere amato.

Nella testimonianza, la mamma racconta di come Cosimo parlasse con il suo angelo custode che aveva simpaticamente chiamato Pippo. Di come ci dialogasse, giocasse e vivesse assieme con quell’angelo che a tutti noi ci è dato. Tutti noi ne abbiamo uno affianco.

Guardati attorno ! Lo vedi vero? Lo senti vero?

Ora la facciamo molto breve perché non vogliamo togliere bellezza al racconto che dovete andare a leggere, (ci sono anche video testimonianze su you tube) certi che vi farà emozionare come a noi ha fatto lacrimare tutto il tempo, ascoltandolo in presenza.

Al termine dell’incontro con Anna si parlava e si rifletteva che si fatica quasi a credere oggi che un bambino possa parlare davvero con l’angelo custode. “Dai ma sarà vero?”

“I bambini son così pieni di fantasia, immaginazione. Capaci di stupirti con i loro racconti che non sai da dove traggono origine.”

“Davvero quel bambino parlava con un angelo o non era un semplice bellissimo bambino sognatore?”

Ora facciamo due più due! ..

Se non riusciamo a credere ad un bambino che dialoga con il suo angelo custode, riferendoci poi cose che un bambino non può sapere in tenere età -Come succedeva a Cosimo Gravina-

Come possiamo credere che un uomo sia risorto?

Come possiamo credere alla Pasqua?

Come possiamo credere nella risurrezione dei morti?

Che fede piccola che abbiamo! Che Mistero Grande,è quello Pasquale! Che mistero Gigante è quello dell’amore.

La Pasqua ci sfugge di mano perché non riusciamo spesso a farla nostra, a far nostro veramente che un uomo è morto ed è risorto! Che la morte non è la fine ma un passaggio.

Forse siamo tutti un po’ San Tommaso!

Ma San Tommaso per sua particolarità non è uno che non crede, che rifiuta quanto gli dicono. Al contrario è uno che cerca, che vuole cercare le prove. Se uno mi dice una cosa a cui non credo, la prendo per barzelletta, giro i tacchi e me ne vado. Invece Tommaso è pieno di ardore, di ricerca, il suo non credere è pieno, è vivo.

Possiamo in questo tempo post Pasqua tornare sui nostri passi, tornare a chiederci come San Tommaso: Ma sei risorto davvero? E cerchiamo le prove alla nostra fede! Viviamo nella Pasqua non dimenticandocene perché da lì ha origine il nostro essere cristiani.

Vi diamo appuntamento a domani con un secondo articolo scritto da un amico: Ezio.

Che ci ha aiutato a riflettere su questo mistero, da un’altra bella prospettiva.

………………………………………………………………………………………………………………………………….

Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo. Ad altri potrà servire. Donare una notizia bella, oggi va fuori moda ma è necessario! Se vuoi conoscerci meglio: Puoi visitare la nostra pagina Facebook, la nostra pagina Instagram o il nostro blog cercatoridibellezza.com

Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Anche oggi vi riportiamo le riflessioni che sono nate in noi l’anno scorso, perchè le sentiamo ancora come fuoco che arde in noi. Con l’augurio che possano far sentire Vivo anche te! Perchè in fondo c’è solo una la certezza: che Gesù, nonostante tutto e tutti, continua a rimanere Vivo… in te!

Gesù è vivo!

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

Buon cammino verso una nuova Resurrezione!

By Cercatori di bellezza

———————————————————————-

Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo. Ad altri potrà servire. Donare una notizia bella, oggi va fuori moda ma è necessario! Se vuoi conoscerci meglio: Puoi visitare la nostra pagina Facebook, la nostra pagina Instagram o il nostro blog cercatoridibellezza.com