LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.4

Alla scuola di Francesco Catechesi sulla preghiera

…, noi preghiamo, domandiamo, eppure a volte le nostre preghiere sembrano rimanere inascoltate. Ma come mai può essere questo? …Ma se Dio è Padre, perché non ci ascolta? …perché non risponde alle nostre richieste? …

La preghiera non è una bacchetta magica: è un dialogo con il Signore. In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi.

Quando preghiamo dobbiamo essere umili: questo è il primo atteggiamento per andare a pregare, perché le nostre parole siano effettivamente delle preghiere e non un vaniloquio che Dio respinge.

Nella preghiera, è Dio che deve convertire noi, non siamo noi che dobbiamo convertire Dio.

Vediamo che a volte la risposta di Gesù è immediata, invece in qualche altro caso essa è differita nel tempo: sembra che Dio non risponda.

Il tempo di Dio non è il nostro tempo.

…è la fede che sostiene la preghiera.

Signore, dammi la fede! Che la mia fede cresca! Chiedere questa grazia, di avere fede. Gesù, nel Vangelo, dice che la fede sposta le montagne. Ma, avere la fede sul serio.

…Il male è signore del penultimo giorno: ricordate bene questo. Il male mai è un signore dell’ultimo giorno, no: del penultimo, il momento dove è più buia la notte, proprio prima dell’aurora. Lì, nel penultimo giorno c’è la tentazione dove il male ci fa capire che ha vinto: “Hai visto? ho vinto io!”. Il male è signore del penultimo giorno: l’ultimo giorno c’è la risurrezione. Ma il male mai è signore dell’ultimo giorno: Dio è il Signore dell’ultimo giorno. Perché quello appartiene solo a Dio, ed è il giorno in cui si compiranno tutti gli aneliti umani di salvezza. Impariamo questa pazienza umile di aspettare la grazia del Signore, aspettare l’ultimo giorno. Tante volte, il penultimo giorno è molto brutto, perché le sofferenze umane sono brutte. Ma il Signore c’è e all’ultimo giorno Lui risolve tutto.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210526_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.3

Alla scuola di Francesco – Udienza generale – Catechesi sulla preghiera

…Portate il messaggio del Papa a tutti. Il messaggio del Papa è che io prego per tutti, e chiedo di pregare per me uniti nella preghiera.

E parlando della preghiera, la preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti.

Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella. Preferiremmo stare in qualsiasi altra parte del mondo, ma non lì, su quella panca della chiesa a pregare. Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento. Ci sono momenti della vita di fede che sono oscuri e per questo qualche Santo li chiama: “La notte oscura”, perché non si sente nulla. Ma io continuo a pregare.

Combattere nella preghiera. E tante volte la preghiera è un combattimento. … la preghiera fa dei miracoli, perché la preghiera va proprio al centro della tenerezza di Dio che ci ama come un padre. E quando non ci fa la grazia, ce ne farà un’altra che poi vedremo con il tempo. Ma sempre occorre il combattimento nella preghiera per chiedere la grazia. Sì, delle volte noi chiediamo una grazia di cui abbiamo bisogno, ma la chiediamo così, senza voglia, senza combattere, ma non si chiedono così le cose serie. La preghiera è un combattimento e il Signore sempre è con noi.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210512_udienza-generale.html

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Alla scuola di Francesco – Catechesi sulla preghiera

Distrazioni, aridità, accidia

Pregare non è facile: ci sono tante difficoltà che vengono nella preghiera. Bisogna conoscerle, individuarle e superarle.

…Il primo problema che si presenta a chi prega è la distrazione. Tu incominci a pregare e poi la mente gira, gira per tutto il mondo; il tuo cuore è lì, la mente è lì … la distrazione dalla preghiera. La preghiera convive spesso con la distrazione. Infatti, la mente umana fatica a soffermarsi a lungo su un solo pensiero.

…Le distrazioni non sono colpevoli, però vanno combattute. .. con la “vigilanza”.

Un discorso diverso merita il tempo dell’aridità.

…il pericolo è avere il cuore grigio: quando questo “essere giù” arriva al cuore e lo ammala … e c’è gente che vive con il cuore grigio. Questo è terribile: non si può pregare, non si può sentire la consolazione con il cuore grigio! O non si può portare avanti un’aridità spirituale con il cuore grigio.

Il cuore dev’essere aperto e luminoso, perché entri la luce del Signore. E se non entra, bisogna aspettarla con speranza. Ma non chiuderla nel grigio.

Poi, una cosa diversa è l’accidia, un altro difetto, un altro vizio, che è una vera e propria tentazione contro la preghiera e, più in generale, contro la vita cristiana. L’accidia è «una forma di depressione dovuta al rilassamento dell’ascesi, a un venire meno della vigilanza, alla mancata custodia del cuore» . È uno dei sette “vizi capitali” perché, alimentato dalla presunzione, può condurre alla morte dell’anima.

Come fare dunque in questo succedersi di entusiasmi e avvilimenti? Si deve imparare a camminare sempre. Il vero progresso della vita spirituale non consiste nel moltiplicare le estasi, ma nell’essere capaci di perseverare in tempi difficili: cammina, cammina, cammina … E se sei stanco, fermati un po’ e torna a camminare. Ma con perseveranza.

…tante volte, anche protestare davanti a Dio è un modo di pregare o, come diceva quella vecchietta, “arrabbiarsi con Dio è un modo di preghiera, pure”, perché tante volte il figlio si arrabbia con il papà: è un modo di rapporto con il papà; perché lo riconosce “padre”, si arrabbia …

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210519_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.1

Alla scuola di Francesco Dall’udienza generale di oggi 07/04/2021, Papa Francesco che ci parla, ci spiega la preghiera

Nel link sotto potete leggere tutta l’udienza, è pura bellezza!

“Oggi vorrei soffermarmi sul legame tra la preghiera e la comunione dei santi. In effetti, quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli: anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi.

….

Le preghiere – quelle buone – sono “diffusive”, si propagano in continuazione, con o senza messaggi sui “social”: dalle corsie di ospedale, dai momenti di ritrovo festoso come da quelli in cui si soffre in silenzio…

Le preghiere rinascono sempre: ogni volta che congiungiamo le mani e apriamo il cuore a Dio, ci ritroviamo in una compagnia di santi anonimi e di santi riconosciuti che con noi pregano, e che per noi intercedono, come fratelli e sorelle maggiori transitati per la nostra stessa avventura umana. Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune.

Pregare per gli altri è il primo modo di amarli e ci spinge alla vicinanza concreta. Anche nei momenti di conflitti, un modo di sciogliere il conflitto, di ammorbidirlo, è pregare per la persona con la quale io sono in conflitto. E qualcosa cambia con la preghiera. La prima cosa che cambia è il mio cuore, è il mio atteggiamento. Il Signore lo cambia per rendere possibile un incontro, un nuovo incontro ed evitare che il conflitto divenga una guerra senza fine.

Il primo modo per affrontare un tempo di angustia è quello di chiedere ai fratelli, ai santi soprattutto, che preghino per noi. Il nome che ci è stato dato nel Battesimo non è un’etichetta o una decorazione! È di solito il nome della Vergine, di un Santo o di una Santa, i quali non aspettano altro che di “darci una mano” nella vita, di darci una mano per ottenere da Dio le grazie di cui abbiamo più bisogno.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210407_udienza-generale.html

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Dall’udienza generale di oggi 14/04/2021, Papa Francesco che ci parla, ci spiega l’importanza della preghiera

Nel link sotto potete leggere tutta l’udienza, è pura bellezza!

“L’abito della fede non è inamidato, si sviluppa con noi; non è rigido, cresce, anche attraverso momenti di crisi e risurrezioni; anzi, non si può̀ crescere senza momenti di crisi, perché́ la crisi ti fa crescere: è un modo necessario per crescere entrare in crisi. E il respiro della fede è la preghiera: cresciamo nella fede tanto quanto impariamo a pregare. Dopo certi passaggi della vita, ci accorgiamo che senza la fede non avremmo potuto farcela e che la preghiera è stata la nostra forza. Non solo la preghiera personale, ma anche quella dei fratelli e delle sorelle, e della comunità̀ che ci ha accompagnato e sostenuto, della gente che ci conosce, della gente alla quale chiediamo di pregare per noi.

..Nel Vangelo di Luca, Gesù̀ pone una domanda drammatica che sempre ci fa riflettere: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà̀, troverà̀ la fede sulla terra?» (Lc 18,8), o troverà̀ soltanto organizzazioni, come un gruppo di “imprenditori della fede”, tutti organizzati bene, che fanno della beneficenza, tante cose…, o troverà̀ fede?

.. La lampada della vera fede della Chiesa sarà sempre accesa sulla terra finché ci sarà l’olio della preghiera. È quello che porta avanti la fede e porta avanti la nostra povera vita, debole, peccatrice, ma la preghiera la porta avanti con sicurezza. È una domanda che noi cristiani dobbiamo farci: prego? Preghiamo? Come prego? Come dei pappagalli o prego con il cuore? Come prego? Prego sicuro che sono nella Chiesa e prego con la Chiesa, o prego un po’ secondo le mie idee e faccio che le mie idee diventino preghiera?”

 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210414_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

LA PREGHIERA – A scuola da Papa Francesco cap.2

Dall’omelia della domenica della divina misericordia. Bellissima!!

Link sotto per il testo completo

È molto difficile essere misericordioso se uno non si accorge di essere misericordiato.

Gesù arriva e ripete due volte: «Pace a voi!». Non porta una pace che toglie i problemi di fuori, ma una pace che infonde fiducia dentro. Non una pace esteriore, ma la pace del cuore.

Quei discepoli sfiduciati vengono rappacificati con sé stessi. La pace di Gesù li fa passare dal rimorso alla missione. La pace di Gesù suscita infatti la missione. Non è tranquillità, non è comodità, è uscire da sé. La pace di Gesù libera dalle chiusure che paralizzano, spezza le catene che tengono prigioniero il cuore. E i discepoli si sentono misericordiati: sentono che Dio non li condanna, non li umilia, ma crede in loro.

Per Dio nessuno è sbagliato, nessuno è inutile, nessuno è escluso. Gesù oggi ripete ancora: “Pace a te, che sei prezioso ai miei occhi. Pace a te, che sei importante per me. Pace a te, che hai una missione. Nessuno può svolgerla al tuo posto. Sei insostituibile. E Io credo in te”.

Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono. Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore (cfr Gc 2,17). Fratelli, sorelle, lasciamoci risuscitare dalla pace, dal perdono e dalle piaghe di Gesù misericordioso. E chiediamo la grazia di diventare testimoni di misericordia. Solo così la fede sarà viva. E la vita sarà unificata. Solo così annunceremo il Vangelo di Dio, che è Vangelo di misericordia.

https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2021/documents/papa-francesco_20210411_omelia-divinamisericordia.html

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi parliamo di quella forma di preghiera che è la meditazione.

Per un cristiano “meditare” è cercare una sintesi…

…Tutti abbiamo bisogno di meditare, di riflettere, di ritrovare noi stessi, è una dinamica umana. …È un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata. Meditare è dunque un bisogno di tutti. Meditare, per così dire, assomiglierebbe a fermarsi e fare un respiro nella vita.

…Meditare è una dimensione umana necessaria, ma meditare nel contesto cristiano va oltre: …. Per il cristiano la meditazione entra dalla porta di Gesù Cristo.

…La preghiera del cristiano è anzitutto incontro con l’Altro, con l’Altro ma con la A maiuscola: l’incontro trascendente con Dio. …Cioè meditare è andare all’incontro con Gesù, guidati da una frase o da una parola della Sacra Scrittura.

…Non è possibile la meditazione cristiana senza lo Spirito Santo. È Lui che ci guida all’incontro con Gesù.

…Ecco, dunque, la grazia della preghiera cristiana: Cristo non è lontano, ma è sempre in relazione con noi. Non c’è aspetto della sua persona divino-umana che non possa diventare per noi luogo di salvezza e di felicità. Ogni momento della vita terrena di Gesù, attraverso la grazia della preghiera, può diventare a noi contemporaneo, grazie allo Spirito Santo, la guida.

…Meditare, per noi cristiani, è un modo di incontrare Gesù. E così, solo così, di ritrovare noi stessi. E questo non è un ripiegamento su noi stessi, no: andare da Gesù e da Gesù incontrare noi stessi, guariti, risorti, forti per la grazia di Gesù. E incontrare Gesù salvatore di tutti, anche di me. E questo grazie alla guida dello Spirito Santo.

Dall’udienza di oggi del maestro Francesco, link sotto  X leggerla tutta

https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210428_udienza-generale.html

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Verso la Festa del Papà!l

Vogliamo sottolienare con voi alcuni spunti dalla bellissima lettera di Papa Francesco “PATRIS CORDE” scritta in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe. Ci sentiamo obbligati ad invitarvi a leggerla o a rileggerla soprattutto se siete uomini, padri, sposi. È un testo breve, che ci mostra la bellezza dell’essere Padre! Sposo!

Diventare padri cosa vuol dire? Papa- lettera a san Giuseppe

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché́ si mette al mondo un figlio, ma perché́ ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità̀ della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità̀ nei suoi confronti.

CHI È IL PAPÀ-CHI È SAN GIUSEPPE?? 🕵️‍♂️👴🏼🤔

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà̀. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità̀ è la libertà al possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuol possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù̀.

VOCAZIONE: DONO DI SE’ che è MATURAZIONE DEL SACRIFICIO …

Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta padroni, rifiuta cioè̀ chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondo autorità̀ con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità̀ con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera VOCAZIONE nasce dal DONO DI SÈ, che è la MATURAZIONE del semplice SACRIFICIO. Anche nel SACERDOZIO e nella VITA CONSACRATA viene chiesto questo tipo di maturità̀. Lì dove una vocazione, MATRIMONIALE, celibatari o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla LOGICA DEL SACRIFICIO, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità̀, tristezza e frustrazione.

PERCHE’ LA PATRIS CORDE?

Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio.

I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo.

Insegnaci San Giuseppe a essere:

Padre amato

Padre nella tenerezza

Padre nell’obbedienza

Padre nell’accoglienza

Padre del coraggio creativo

Padre lavoratore

Padre nell’ombra

Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione. A lui rivolgiamo la nostra preghiera:

Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo.

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen

Lettera apostolica PATRIS CORDE – 150 anniversario della dichiarazione di San Giuseppe – Papa Francesco

Buona festa del papà!

By Cercatori di Bellezza

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