“ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 3

Chi ascolta ama!

chi ama cerca!

Cercare è un altro verbo bellissimo. È il verbo che ha dato nome alla nostra pagina. È un verbo di movimento non statico, chi cerca cammina, è inquieto, vuole trovare quella cosa che ha perso, che non trova, che non ha.

Cercare è il verbo di chi non è mai sazio, non si accontenta.

Cercare è il verbo di chi osa, di chi crede, di chi spera!

Con questo verbo parliamo oggi di Assisi!

Ci siamo conosciuti nella marcia 2014.

Ci siamo conosciuti camminando, al termine della marcia francescana, e abbiamo capito che non si può smettere di camminare se vogliamo cercare la vera bellezza, se vogliamo cercare il Suo volto, se vogliamo cercare l’Amore vero.

Non si è arrivati quando si trova un fidanzato, non si è arrivati quando ci si sposa, non si è arrivati quando si hanno dei figli, non si è arrivati a cinquant’anni, o forse sessanta.

Cercare è il verbo dell’innamorato che cerca il suo amore, l’amato del suo cuore.

E allora cercare, Cercare, cercare. Cercare l’amore, non fermarsi mai.

Cercare il risorto, la tomba è vuota.

Assisi, Imparare ad amare, vuol dire non smettere di cercare l’amore!

C’è un passaggio bellissimo che nella ricerca di amore bisogna fare, che abbiamo fatto grazie ai corsi, ed è il sentirsi amati!

Sentirsi amati!

È un passaggio fondamentale, ma non così semplice. Perché spesso non abbiamo mai sperimentato l’amore ricevuto, perché siamo pieni di orgoglio, perché l’altro lo voglio amare ma come dico io, e mi deve amare come dico io.

La bellezza è riconoscersi amati da sempre! Non da un uomo o da una donna che nel suo essere può mostrare dei limiti, può compiere degli sbagli, può non saper amare come te, ma da Dio, sentirsi amati da Dio Amore, dall’Amore! Amati dall’amore!

Sentirsi amati da sempre, fin da quando siamo stati creati, sentirsi amati nonostante gli errori, nonostante i nostri ritardi ai Suoi inviti.

La bellezza è sapere che Dio è da sempre il più grande tifoso della tua vita, e che soffre più di noi ogni volta che cadiamo.

La bellezza è saper che Dio fa il tifo per la tua storia di amore, fa il tifo perché scopri la tua vocazione, fa il tifo per te nell’amore!

Non è contro di noi, contro il tuo sogno, il tuo desiderio, ma è dalla tua parte.

La fatica è abbandonarsi al suo desiderio per te, è lasciare che non sia tu a dire a Lui cosa vuoi. Lui sa già e vuole il meglio per te.

La fatica sta nel dirgli Sì e lasciargli solo uno spazio, è abbandonarsi nelle sue braccia aperte e lasciarsi cadere e dire, ora che ho provato e riprovato io, Provaci tu…

è lasciare il timone della barca della tua vita a Lui, sapendo che la meta è l’amore, ma lui conosce il fondale, i venti, e le maree.

Fai tu allora…

io son limitato, ma con te son tutto!

Ecco è a questo passaggio che siamo arrivati dopo corsi e corsi, ad un abbandonarsi a Lui, alla sua volontà.

Riconoscere che siamo amati di un amore misericordioso, infinito, per sempre che ci rilancia ad amare come Lui ha amato.

Assisi, imparare ad amare.

The end – rubrica “IMPARARE AD AMARE” By Cercatori di bellezza

a settimana prossima con una nuova tematica!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 2

Ma cos’è stato andare ad Assisi?

Andare ad Assisi è Ascoltare, Curare, imparare ad amare.

Ai corsi frequentati c’è tanta parola che ti vien detta, che hai l’occasione di ascoltare, in un clima di pace, di tranquillità. C’è un “relax mentale” creato dall’essere via da casa, in vacanza potremmo dire e di trovarti nella città della Perfetta Letizia dei Santi Francesco e Chiara.

C’è una parola che può risuonare in te, se gli fai spazio, se calmi il cuore e riesci a far silenzio dentro di te.

Ai corsi c’è chi si prende cura di te. Perché tu sei prezioso! Tu vali agli occhi di qualcuno! Tu sei importante, e la tua storia è benedetta, anche se ancora non lo sai. Che bello trovare qualcuno che ti può aiutare a prenderti cura, a leggere quel che hai vissuto e vivi. A rilanciare la tua vita in pienezza. A bene-dire la tua vita!

Ai corsi si impara ad amare!

L’esperienza più bella grande e vera fatta ad Assisi è stato l’aver compreso che non sappiamo niente di amore, che il mondo ci dice proprio l’opposto di cosa sia l’amore vero!

E così, torni, e ritorni, perché se un luogo è bello, se il cuore si sente amato, curato, se capisci che da lì puoi imparare ad amare, a capire che c’è una parola che fa per te… torni!

Non importa la distanza, la fatica, problemi economici o altro. I problemi si superano se hai un grande alleato.

E da lì “imparare ad amare”

Ad Assisi la parola chiave è stata per noi: Ascoltare. Far spazio dentro di noi all’ascolto di una parola vera che era sale e luce.

Sale che brucia sulle ferite, luce che illumina la vita bella, il bene che viviamo che ci circonda.

Purtroppo oggi giorno siamo abituati a non ascoltare parole belle, che profumano di amore, che scaldano il cuore, che donano speranza certa, che ci rilanciano, che parlano la lingua dei nostri sogni grandi, che parlano di amore vero, per sempre. Che parlano di uomini che hanno vissuto le mie, le tue stesse fatiche e ce l’hanno fatta!

Ascoltare parole che insegnano una sessualità bella, fatta di amore, non castrato, non limitato, non a singhiozzo. Ma un amore che sa di vita, di dono, di gioia infinita, prima dopo e durante il gesto d’amore, continuo nella relazione che si vive! Bellissimo!

Ascoltare parole che ci leggono dentro, che danno voce alla nostra ricerca di vocazione, alla nostra ricerca di amore, alla nostra ricerca continua di risposte ai perché.

Ascoltare parole calme, che mettono in movimento il cuore ma arrivano in un clima di letizia.

Il mondo parla ogni giorno più veloce, stories, emoticon, pubblicità, ma cosa comprendi se non ti fermi ogni tanto? Se non ti fermi ad ascoltare ciò che hai vissuto o vivi?

Ascoltare vuol dire fermarsi, guardarsi attorno, accorgersi e far entrare la bellezza che sei, che vivi, che è pensata per te.

Ascoltare vuol dire far silenzio, entrare nella stanza privata con il creatore e lasciare spazio a Lui, alla sua voce che risana che fortifica che plasma.

Assisi SPA del cuore, non pensare solo a far star bene la pelle, pensa a portare il tuo cuore al centro benessere!

Ascoltare ad Assisi, ha sempre voluto anche dire trovare chi ti ascolta, un padre spirituale, una madre spirituale, che ascolta quel che vivi, che ti aiuta poi a rileggere la tua storia sotto lo sguardo di Dio, che ti accompagna, ti sostiene con la preghiera.

Bellissimo!

Ascoltare la voce dell’amato, per aprirsi all’amore, per imparare a parlare d’amore.

Continua domani a leggerci per concludere questa rubrica “IMPARARE AD AMARE” by Cercatori di bellezza.

Settimana prossima, nuova rubrica, nuova tematica. Stay Tuned!!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” cap. 1

Che bellezza! Guardiamo le foto tornano i ricordi:

Una parte del nostro cuore è cresciuta in Assisi grazie alle iniziative di frasi e suori, ai loro corsi, all’incontro con le clarisse, ai corsi per giovani del SOG (Servizio Orientamento Giovani). Grazie a queste iniziative, grazie ad un invito, una parte di noi è cambiata lì, una parte di noi è morta, è stata recisa, per far spazio ad un amore più grande!

Proveremo a raccontare qualcosa di noi, in questo articolo, cercando di donarvi uno spunto di bellezza per guardare ai corsi di frati e suore, da noi testati, provati, vissuti e certificati, per presentare a chi non li conosce, una bellissima realtà per noi salvifica e rigeneratrice di vita e di amore!

Non ci pagano per fare pubblicità e non hanno nemmeno bisogno della nostra pubblicità. Ma nella nostra infinita riconoscenza vogliamo dirvi coi social, come fosse un passaparola, il perché per noi sono stati importanti.

Erano gli anni 2011-2012, due ragazzi in cerca di risposte, desideravano una vita piena, felice, bella. Sognavano forse già una famiglia, qualcuno con cui condividere la propria vita, L’amore.

Il problema però è di quello comune a tutti, o quasi. Come trovare l’amore?

Il mondo ti propone un modello di amore nuovo, moderno, ma che non sa di amore, sa di fregatura.

Storie brevi, rapporti ambigui, leggerezza, non progettualità.

Il mondo ti propone una felicità facile, fatta di divertimento a pillole, divertimento che arriva il venerdì sera e finisce la domenica, fatto di alcol, discoteche, droghe, bravate. Ma poi cosa resta? Nulla.

Il vuoto, la solitudine del lunedì.

Il mondo ti propone un modello lavorativo che non lascia spazio ai propri interessi, o all’amore, che ti sfrutta finché ne hai, che mostra il successo nelle ore di straordinario non pagate che passi dietro la scrivania.

Il mondo alle volte ti schiaffa davanti la morte, facendoti toccare con mano le tue fragilità, un dolore soffocante e apparentemente per te incurabile. Si vivono delle ferite che tagliano il cuore e creano molti perché.

dove sta allora la tua felicità? Dove sta la bellezza in quel che ci dà il mondo?

Poi succede che vedi, incontri, assapori una felicità nuova nella semplicità di una cena. E allora tutto cambia. E allora ti metti in cammino e cerchi quella bellezza, e una voce ti spinge là, dove non sai cosa troverai.

Oppure, arriva un invito di un amico, vicino o lontano: “vieni ad un corso ad Assisi?”.. e la risposta è tua: “no resto fermo, nel mio brodo infelice, nella mia ferita, ..”

Oppure

Sì, mi gioco,

-alla fine, un viaggio ad Assisi male non fa.

-Forse, è solo una nuova esperienza.

-Forse, è solo un’avventura.

-Forse, più in basso di così non si può andare.

PROVIAMO..

E tutto cambia ..

“Vai ad Assisi ti cambierà la vita”

continua a leggerci domani, stay tuned! Rubrica IMPARARE AD AMARE! By Cercatori di Bellezza

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Amore o non amore!?…Grazie!

Ah l’amore! Domani è San Valentino!

Il giorno degli innamorati, il giorno in cui si celebra l’amore. Il giorno in cui un mazzo di rose o una cena fuori o un cioccolatino lo si riceve o lo si regala. Il giorno in cui un’attenzione in più tra le mura domestiche ti raggiunge, il giorno in cui anche solo con un abbraccio o un bacio provi ad amare e ti lasci amare.

Grazie! Perché anche se è una festa dettata un po’ dal consumismo, san Valentino celebra l’amore!

Grazie perché una volta all’anno sul calendario troviamo segnato un cuore che ci ricorda di amare.

Ora svoltiamo: se lo guardiamo dall’altro lato della medaglia, dal lato, credo, della maggioranza delle persone, san Valentino è una festa tutt’altro che bella. Chi perché l’amore fatica a incontrarlo e si ritrova a vivere il giorno degli innamorati, volendo amare, ma senza avere una persona accanto da amare. Chi con l’amore si è ferito e non ci crede più, e non si mette in gioco più, e non gli apre più la porta del cuore. Chi “con l’amore ha già dato”: con una storia lunga, un matrimonio, una convivenza e ora vive con l’indifferenza all’amore, come se si potesse vivere senza amore.

Eh già! L’amore, è la cosa più bella di tutte, eppure anch’esso ci mette in disaccordo, ci fa schierare fra gli amanti e i non amanti. Fra i pro amore e i non amore.

Eh già! L’amore, il sentimento più forte che fa smuovere le montagne, che ti rialza dalla morte, che ti trasforma e ti rende folle nel periodo dell’innamoramento, che ti chiama a donare tutto di te, che ti chiama a generare vita, è anche quello che se non lo si sa usare ti butta nella fossa.

Quante coppie spaccate, quanti divorzi, quante convivenze che dopo saltano, quanti matrimoni che magari dopo molti anni finiscono. È questo il risultato dell’amore?

No! Come può succedere? Come si può cambiare schieramento? Come si può passare dal vedere il bello del vivere l’amore, al vivere la rassegnazione o l’odio o l’indifferenza?

Tutto quel che si rompe non ha origine nell’amore! Perché l’amore è vita, è dono.

Il problema è che bisogna ogni giorno interrogarsi e cercare la bellezza dell’amore!

Stolto chi pensa di saper amare, di saper cos’è l’amore. Perché l’amore è qualcosa di infinito più grande di noi, pertanto irraggiungibile, ma che dobbiamo provare a vivere con tutte le nostre forze.

Oggi è la vigilia di san Valentino, la vigilia del giorno di chi è innamorato, di chi si ama, eppure non troviamo facilmente chi ci spiega come vivere l’amore! L’amore quello vero, quello per sempre, quello che si fa spreco e dono gratuito. L’amore che si lascia lavare i piedi, servire e che ti cambia il cuore.

Che poi, come diceva un frate amico, l’amore o è vero o non lo si può chiamare amore. Lo chiameremo vogliamoci bene, vogliamoci tanto tantissimo bene, ma non amore.

Oggi vogliamo incoraggiarci tutti a risvegliare l’appetito dell’amore! Tutti! Chi si è da poco innamorato, chi è sposato da cinque, dieci o quarant’anni di matrimonio, chi è stato appena lasciato, chi lo cerca senza trovarlo, chi continua sempre a fallire. Tutti!

Diceva Chiara Corbella: “L’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio”.

Quante volte ripetiamo questa frase! Quanto ci piace!

L’amore è il centro della nostra vita! Non possiamo stare senza! Coraggio! Senza amore non si può vivere!

Perché il contrario dell’amore è il possesso, è la morte.

Il significato della parola amore è “senza morte”.

Allora la bellezza della parola amore è andare oltre la morte, è la vita, è dare la vita. Amare è far trionfare sempre per sua natura la vita sulla morte, il bene sul male. Bellissimo!

Certo poi la parola amore racchiude in sé anche le sue forme di Eros, Agape e Philia. Termini che descrivono l’amore secondo caratteristiche che predominano l’una sull’altra come attrazione, bisogno, condivisione, donazione perché L’Amore non è solo quello sponsale o più superficialmente genitale, ma racchiude in sé anche una relazione genitoriale, materna e paterna, filiale, fraterna, amicale, filantropica…

Che cosa grande l’amore!

L’amore è insito in ogni uomo e donna. Fin dalla nascita siamo spinti ad andare l’uno verso l’altro, ad entrare in dialogo, ad interagire.

L’amore è insito in noi dalla creazione nostra e del mondo. C’è qualcuno che con un atto di amore ci ha generato, c’è qualcuno che con un atto di amore ci ha portato in grembo, ci ha voluto, custodito, desiderato, accolto, dato alla luce.

E c’è qualcuno più grande ancora che ci ha chiamato alla vita con il soffio dello Spirito, e ci ha dato le istruzioni per vivere la nostra vita: amarci! (rileggiti Genesi 2)

Va bene, forse la stiamo facendo lunga.. avremmo pagine di appunti e spunti che vorremmo condividere.

Diamo un colpo di forbice e vi diciamo: oggi, domani, sempre, accogliti/accorgiti di quanto sei amato!

Domani dovete amare la vostra vita!

Mettere i piedi giù dal letto e dire: grazie!

Grazie perché mi ami, grazie perché sono in piedi, sveglio, grazie perché magari vado al lavoro, ho una moglie, ho dei figli. Grazie perché ho fatto colazione.

Grazie per il sole e questa Alba splendida, grazie per il freddo e l’alternarsi delle stagioni. Per tutta questa grande ricchezza.

Solo riconoscendosi figli amati dal Padre e da chi abbiamo attorno possiamo amare dello stesso amore che ci è dato.

Cosa aspetti a dire il tuo grazie?

Buona festa di san Valentino, buona festa degli innamorati! Aggiungiamo noi buona festa dell’amore!

Non si esaurisca a domani però la gratitudine di essere figli amati, ma da domani viviamo ogni giorno amando e lasciandoci amare.

Solo nell’amore troviamo la nostra vocazione vitale per affrontare ogni giorno, sia che siamo sposi, single, sacerdoti, religiosi, vedovi o divorziati.

Concludiamo con un breve monito di Papa Benedetto XVI, che in poche righe esprime quanto detto fino a qui, ricordandoci qual è il vero e unico senso della nostra chiamata alla vita:

“Fa sì che l’amore unificante sia la tua misura, l’amore durevole la tua sfida, l’amore che si dona la tua missione”

 (Papa Benedetto XVI)

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45° giornata per la vita!

Oggi una domenica bella! Bellissima!

Una domenica bella come il Natale, dove non c’è spazio per la tristezza, per il grigiore.

Oggi si celebra la vita!

La giornata per la vita non dev’essere volta solo a celebrare l’aspetto della natalità. Tema importante, centrale, radicale. Ma come il Natale non è solo la nascita di un bambino in una mangiatoia ma molto, molto di più.

La giornata per la vita riguarda tutti, perché non solo chi è in gravidanza, chi vive la maternità, chi ha vissuto un dolore neonatale deve sentirsi parte di essa.

Anche tu, vivi e hai il dovere di vivere e non vivacchiare! Anche tu puoi donare vita, puoi aiutare la vita, puoi incoraggiare la vita, puoi custodire la vita, puoi accogliere la vita.

Pensiamo al ruolo dei nonni quando in casa c’è un bambino piccolo.

Pensiamo all’importanza delle coppie di amici affianco nel cammino.

Pensiamo ai bambini, come hanno bisogno di giocare tra loro per vivere la vita.

Pensiamo ai giovani che cercano la bellezza della vita, che vivono l’amore, che si interrogano sulla loro vocazione, che fanno del bene.

Pensiamo ai volontari, agli educatori, …

Anche tu hai il dovere di prender parte alla vita!

Ma cos’è la vita?

Convenite con noi che è qualcosa di importante, un po’ come il cibo o l’acqua. L’uomo ha bisogno di sfamarsi, ha bisogno di bere, ha bisogno di vita e di vivere.

Ma io mangio regolarmente, faccio colazione, pranzo, cena… ma vivo? Genero vita?

Se la vita è importante come il cibo, forse di più, … cosa faccio per la vita?

Cos’è la vita? vediamo etimologicamente cosa vuol dire:

Vita: che è da ricondursi alla radice ariana giv- ed, in particolare, al sanscrito g’ivathas = vita, dove la g’ aspirata è stata sostituita dalla v nel latino arcaico vivita che, a sua volta, si è contratta nel latino vita. Per vita si intende lo “stato di attività della sostanza organizzata”.

Si dice che la vita sia l’unica bolla di resistenza contro il caos, l’unico sistema capace di mantenere costante il livello di entropia (caos…) al proprio interno.

La vita è ciò che ci permette di essere qui ancora oggi a parlare perché qualcuno l’ha donata a noi, perché noi possiamo donarla ad altri. La vita è ciò che non è morto, finito, esaurito, distrutto; la vita è la speranza di un futuro, è immagine di eternità.

Amore e vita si intrecciano, la vita è incatenata all’amore, è unita ad esso e non ci può essere vita se non c’è amore. Ed è folle l’uomo che pretende di vivere senza amare e di amare senza vivere.

Impossibile pensare di non amare, poter dire “io non amo”, io non so cosa sia l’amore. Una persona che vive senza amare non riesce a vivere. Una persona che ama senza vivere è fuori natura perché la natura dell’amore è la vita.

Cos’è allora la vita se non Amare! La spiegazione di ciò che è vita è racchiusa nell’amore.

Vivi tu? Ami tu?

Chi vive ama!

E chi ama vive! E crea vita!

Proviamo a dircelo in un altro modo:

Vita, parola che illumina, come se fosse lo spazio bianco attorno a tutte queste lettere nere di inchiostro, messo a dura prova nel mondo attuale dalle variabili di un mondo che ci sta togliendo la bellezza dell’amore e del sesso, sue parti vitali. Dove sta la bellezza dell’amare se ho paura di far nascere nuova vita? Come un contadino che ara e lavora la terra ma non vuol vedere nascere il frutto del suo lavoro.

Amore vuol dire etimologicamente SENZA MORTE e quindi VITA. Amore è Vita.

La vita è amare e riconoscerci amati, sentirsi amati, e comprendere che la vocazione inscritta nel cuore di ognuno di noi è l’amore, siamo fatti per amare. “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non l’esperimenta e lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (Giovanni Paolo II Redemptor hominis n. 10.)

È meraviglioso amare ed essere amati, ma tale fascino non cresce spontaneamente, richiede un impegno di tutte le energie. Bisogna imparare ad amare con il cuore e con il corpo.

Non ami se sei posseduto dal sesso, che brucia in te la vera capacità di amare. Il corpo è mezzo espressivo dell’amore. Non hai amore se sei abbandonato e guidato dai tuoi istinti, intrisi d’egoismo. Non sei libero nel vortice dei sensi, ma posseduto. Solo nella libertà si ama veramente. Dominare l’egoismo e le passioni ad esso legate dovrebbe essere la tua gioia, per far emergere l’autenticità della tua umanità, che è fatta per l’amore.

Solo impegnandoci a comprendere cos’è l’amore diventiamo gaudi, felici, vivi perché l’amore è vita e solo l’amore rende attraente la vita.

Possa la giornata di oggi farci riconoscere che è importante celebrare la vita.

Possa incoraggiarci ad amare per far crescere la vita intorno a noi.

Possa risvegliarci dal nostro sonno in cui viviamo anestetizzati in una vita che non vive. In una vita che vivacchia. In una vita dove i piedi sono in due scarpe. Dove camminiamo ma in una rotatoria dove il bello e il brutto si ripetono ma non si prende mai una direzione. Vivi!

Possa risvegliarci dal vivere appoggiati come parassiti ad un altro, o ad un idolo che non ci fa vivere ma ci toglie vita. Vivi!

Un santo Papa disse una frase semplice un giorno, ma che forse tutti ricordiamo: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro!!”

Abbiamo solo questa vita per vivere! Fanne un capolavoro. Non vivendo esperienze estreme, egoistiche, che nascono dal tuo io. Ma vivendo l’amore!! Abbiamo solo una vita per amare! Il capolavoro lo dipingi se pitturi un quadro -per gli altri! –

Ci hai già provato? E sei caduto? Hai fallito?

Rialzati subito! Non hai un’altra occasione. Riparti!!

Non ti abbiamo detto che era facile fare un capolavoro. Anzi te lo diciamo: è faticoso! Ma per questo sarà stupendo…

Concludiamo citando un altro gigante bianco:

“Fa sì che l’amore unificante sia la tua misura,

l’amore durevole la tua sfida,

l’amore che si dona la tua missione”

(Papa Benedetto XVI)

Alla prossima: restare vivi!!

Anna e Ste – @Cercatori di bellezza

Annunciate con gioia la bellezza dell’essere famiglia!!


È questo il titolo che la nostra diocesi di Milano ha dato alla festa della famiglia 2023.

Che c’entra a gennaio la festa della famiglia?
Ma la festa della famiglia non è la prima domenica dopo Natale?
Di cosa parliamo?

Noi siamo della diocesi di Milano, la grande e grossa e particolare diocesi del nord Italia con rito ambrosiano che differisce in alcune collocazioni di date, rispetto alla Chiesa di rito romano.
Nulla di esagerato, abbiamo due domeniche in più di avvento e altri piccoli cambiamenti, tra i quali il festeggiare la festa della famiglia l’ultima domenica di gennaio.

Bello il titolo di quest’anno: ci chiama a dire la nostra quali “cercatori di bellezza”.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?
È bello sposarsi e avere una famiglia? Dei figli?

A guardare le statistiche, i numeri, un No convinto viene affermato.
Se poi intervistiamo dei giovani, ci accorgiamo che si la scelta della convivenza vince sul matrimonio che oramai è passato di moda. Per costi legati al rinfresco e alla cerimonia? Per paura o perdita del significato di indissolubilità, promessa eterna, laccio indistruttibile che è, e dovrebbe essere il matrimonio rispetto alla convivenza.
Circa il tema dei figli, ci sono sicuramente le difficoltà economiche, il poco o mancato sostegno politico economico statale. Ma davvero basta tutto questo per decidere di non mettere al mondo la vita? Una vita?
Forse c’è il nostro non voler morire a noi stessi, il voler conservare molto dei nostri idoli che non ci fanno vivere il matrimonio come dono d’amore e con esso l’avere un figlio, come esperienza bella.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?

La società attorno a noi oramai ha compreso che la famiglia non fa più business, lo fanno invece gli interessi personali. Non è più una famiglia a far girare l’economia della società, ma tanto di più può spendere un single, o una coppia senza figli magari carrierista.
La società attorno a noi, NON ha compreso che senza famiglia non c’è futuro. Senza figli manca la vita, il domani.
Senza famiglia manca la culla dell’amore.
Ma che se ne fa un economista che deve trarre il proprio guadagno oggi?
Ci è stata un po’ tolta la bellezza dell’essere famiglia. L’attenzione è stata rubata da altro. Non va più di moda.
Dove sta la bellezza dell’essere famiglia?

Ci guardiamo allo specchio, io e te, che magari abbiamo scelto di essere famiglia, di sposarci, di fare dei figli. E oggi nel 2023, con una guerra che ci tocca più da vicino rispetto alle altre tante non meno importanti guerre sparse qua e là. Con un’inflazione che ha fatto salire il costo di tutto, cibo, benzina, bollette e ogni cosa tu potevi pagare. Non lo stipendio che ricevi. Ci guardiamo allo specchio, la sera in cui litighi con tua moglie, con tuo marito, la sera che i tuoi figli non ti ascoltano, piccoli o magari adolescenti con cui non riesci a comunicare, la sera in cui fatichi ad essere sposa, ad essere marito, ad essere padre o madre. Forse te lo domandi anche tu: dov’è la bellezza dell’essere famiglia?
È una fatica grossa, grande, essere famiglia.
Tante famiglie sono sole, senza nonni o famigliari vicini, si son dovuti magari spostare per ragioni lavorative. Tante sono le notti in bianco, nel contratto bimbo che nasce. Tanti sono i sacrifici, le rinunce. I costi sono più alti in ogni ambito. In alcuni hotel o ristoranti, iniziano ad esserci restrizioni ai bambini. Poi ci sono gli impegni dei figli. I gruppi scolastici o parrocchiali che con whatsapp, attentano al tuo stress. Dov’è la bellezza dell’essere famiglia?

Dov’è?

Proviamo a rispondere. Per noi è racchiusa in una parola: Amore! Amore!
Questa è la prima grande risposta, enorme. Sembra dire poco, ma in realtà dice tutto.
La bellezza dell’essere famiglia sta nell’amore che scorre tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. È vero, non è sempre così. Ma dobbiamo provare a viverlo.
Si fa fatica?!
Certo! Amare, è la cosa più difficile di tutte!
Possiamo studiare e arrivare ad andare sulla luna ma l’amore è qualcosa di più grande!
L’amore è qualcosa di più bello! Faticoso ma allo stesso tempo unico e bellissimo!

Amare è bello! Chi non vive l’amore? chi non si è mai innamorato? Chi non ricerca la relazione, l’altro per poter donare o ricevere amore?
Ripensa a quando da fidanzato/a ti piaceva quel ragazzo/a.
Ripensa a quando hai dato il primo bacio, te lo ricordi ancora?
Ripensa a quella coppia che hai visto che si amava. A quegli anziani che camminavano mano nella mano.

Ripensa al giorno del matrimonio: lui elegante, lei bellissima, bianca, tutta luminosa. Anche i fotografi son venuti per l’occasione, le donne del paese, le curiose. I fiori a decorar la chiesa, la macchina d’epoca o di lusso. Quanta bellezza quel giorno! Questi son simboli certo! Abbellimenti che fanno salire il contatore.
Il cuore della bellezza stava là sull’altare, poche parole che per i più sensibili fanno scendere le lacrime anche quando il
Matrimonio non è il loro.

Io ….(Stefano) accolgo te …. (Anna Lisa), come mia sposa, con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia via.
(Rileggila piano, metti i vostri nomi..)

Eccola la bellezza! Non ci sono parole più belle…
Promessa di amore ed eternità!

Se sei in crisi e ti stai a tirare i piatti, fermati e ripetile. Falle entrare nel tuo cuore.. pensa a quel giorno.
Non vedi ancora la bellezza? Non riesci ad amarlo/a? ..

La forza di questa frase, come nel nostro amore è in quell’Altro che ci permette di amarci. “Io ti accolgo, io accolgo te,”  .. non basta, non siamo tu ed io, io e te ma “con la grazia di Cristo”. È Lui che non ci lascia soli nei nostri litigi o nelle nostre gioie, nelle nostre fatiche e nelle nostre risate. Grazie a Lui, con la sua grazia, la sua forza, la sua presenza possiamo prometterci un amore per sempre!
Non vedi ancora la bellezza? Fai entrare la luce, togliti quegli occhiali da sole, spalanca le persiane e compi un gesto di bene. Donati e lasciati amare, solo così sperimenterai che proprio tra le mura domestiche si incarna l’amore, l’inginocchiarsi e il lavare i piedi, il sedersi e farseli lavare.Torniamo alla famiglia, dove sta la tua bellezza? Riassumiamolo…
La famiglia è guardare alla gioia del primo appuntamento moltiplicata per 1.000
La famiglia è guardare finire tutte le favole delle Disney dove il bene trionfa sul male e si assapora l’eternità.
Chi altro ci parla di futuro certo, chi altro ci promette una gioia infinita?
La famiglia è il viaggio più bello della vita, la vacanza infinita (con le fatiche) ma abitata di amore, di relazione, di sacrificio.

La bellezza della famiglia sta nell’amore! Nell’amore! Amore che vuol dire vita, che vuol dire dono, speranza, gioia, forza.
La fatica sta nel riuscire oggi giorno ad imparare ad amare, ad imparare a farsi dono, a lasciarsi amare, ad accogliere, con l’aiuto di un altro!

La fatica sta nel comprendere cosa vuol dire essere famiglia! Ricerchiamolo… con Santa inquietudine!

Grazie allora a tutti quelli che si spendono per aiutarci ad essere oggi famiglia. Ai testimoni belli, ai sacerdoti e religiosi, ai genitori e alle coppie di amici avanti a noi sul cammino della vita. A questo blog e ad altri amici social e al progetto Mistero Grande che ci plasma e modella alla santità nuziale.

“C’è un’altra cosa che voglio dirvi, forse la più importante: vi incoraggio a prendervi cura del vostro matrimonio e dei vostri figli…
Prendervi cura, non trascurare: giocare con i bambini, con i figli…
Il Matrimonio è come una pianta…non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto…
Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via…
Il Matrimonio è una realtà viva: la vita di coppia non va mai data per scontata, in nessuna fase del percorso di una famiglia… Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori…
E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale…
Questo fa tanto bene a voi e anche ai vostri figli!
Non trascurate la famiglia!”
(Papa Francesco)

Anna Lisa e Stefano – Cercatori di Bellezza

Ardere d’amore senza bruciarsi!

Che bello il versetto che troviamo nella lettura di mercoledì scorso: 

Es 3,2-3…Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». …

La curiosità di Mosè che si avvicina, perché non crede ai suoi occhi, perché ha davanti a se uno spettacolo unico. Un roveto, un cespuglio in fiamme   che non brucia, che arde sì ma che rimane intatto nella sua forma. 

Ci ha sempre colpito questo passo biblico, perché per noi quel roveto rappresenta una storia d’amore, ha rappresentato il fidanzamento. Rappresenta l’amare l’altro. 

In che senso? 

L’amore che tu nutri per una ragazza da fidanzato, l’amore che nutri per tuo marito da sposa, l’amore che puoi nutrire anche per i figli, è un amore che deve ardere, che deve essere fuoco  , fiamma viva che incendia il cuore. Il cardinale Delpini, in una predica di qualche anno fa parlava di giovani con il fuoco dentro, una bellissima predica musicata dal coro Elikya. 

Ecco questo fuoco   dentro che dobbiamo avere in una relazione d’amore, se lo guardiamo con lo sguardo esterno di Mosè è un fuoco che arde, ma non consuma. 

Nella vita pratica, forse direte, che in verità ci si consuma eccome ad amare. Con i figli ci si rende conto di quanto ci si consuma a far notti in bianco, a rincorrerli anche quando si è stanchi, il corpo purtroppo inizia spesso anche a mandarci segnali di logoramento intenso: vedi i capelli bianchi, le occhiaie, i chili persi.

Eppure: è guardandoci dall’esterno del nostro rovo d’amore che possiamo constatare che non ci stiamo consumando ma stiamo rivelando il volto di Dio, stiamo rivelando l’amore, stiamo dando luce, e vivendo un miracolo che spinge Mosè ad avvicinarsi per vedere questo grande spettacolo, che è l’amore! 

L’amore non consuma ma dona vita, dona forza. 

Sapete bene che è così anche nella vita pratica, quando il sorriso di quel bimbo che ti tien sveglio la notte è un integratore di massima potenza, che la mattina ti trasforma in super papà o wonder mamma. 

Sapete bene che un gesto d’amore del vostro sposo è un’iniezione d’energia che parte dal cuore e dona forza al corpo. 

Sapete bene che un messaggio della fidanzata che ti invita ad uscire è urlo di gioia che risana ogni fatica. 

Ecco allora la bellezza dell’amore: ardere senza consumarsi ma donando la vita, diventando quel grande spettacolo di bellezza per Mosè. Diventando presenza dell’amore di Dio, volto dell’amore di Dio! 

Che bello pensare che ad attirare l’attenzione di Mosè ci poteva essere una coppia di sposi che ardeva ma non si consumava. Bellissimo! 

Quel fuoco è per noi simbolo dell’amore, dell’amore che non brucia che non soffoca, che non stringe a se, ma che ti insegna ad amare in modo libero e liberante, che non trattiene per se, con il rischio di bruciare la relazione. Fuoco che ti fa mettere in luce le parti più belle di te e dell’altro, che ti fa dire “quella persona mi ha reso più uomo/donna” ma non posso possederla. Fuoco che tiene alta la tensione del cuore, l’amore che tende all’altro, che tiene scaldato il cuore, non lasciando che l’amore si spenga, si raffreddi. Che bello che Dio abbia scelto l’immagine di un roveto che arde ma non brucia per attirare l’attenzione del condottiero Mosè! 

Molto spesso ci sentiamo stanchi, bruciati, cenere fredda, (con cui non ci fai neanche una grigliata).. forse dovremmo allora guardar da fuori il nostro amore a chi lo diamo, come lo diamo o addirittura se è amore. Dobbiamo stare attenti a non farci consumare dalla società e dai suoi ritmi, dal lavoro, da tutto ciò che non è bene ma ci toglie vita. 

Dobbiamo stare attenti a non vivere relazioni che son come un fuoco di paglia, senza struttura, che si bruciano in fretta. 

L’estate è tempo di vacanza, è tempo di riposo. 

Sia tempo per guardare alla nostra storia da fuori con gli occhi di Mosè, e riconoscere la bellezza! Riconoscere che l’amore non consuma, ma arde! Alimentiamo allora il nostro fuoco, il nostro roveto di coppia. Perché possiamo ardere di bellezza, luce fiamma viva d’amore. 

Perchè è bello partecipare ad un matrimonio? .. da invitato

Cinque anni fa abbiamo partecipato al primo matrimonio da fidanzati, matrimonio bellissimo, location bellissima in riva al mare. Ci riaffiorano i ricordi di quel primo matrimonio da fidanzati, ci riaffiorano i ricordi degli altri matrimoni vissuti poi da sposati, del nostro matrimonio.. 

Da poco son ripresi i matrimoni, riprende la possibilità di GIOIRE DELL’AMORE, di FAR FESTA ALL’AMORE..

Ma perché è bello partecipare? 

Abbiamo provato a riflettere alla bellezza incontrata in quei giorni, a rispondere a quell’emozione che viviamo, che ci fa battere il cuore in chiesa e chiedere i fazzoletti a chi ci siede accanto. Ma perché? 

Proviamo a darvi la nostra lettura partendo dagli spunti più semplici a quelli più profondi: 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché amiamo le feste, perché amiamo la gioia, siamo fatti per la felicità non per la tristezza. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si relaziona, si passa del tempo conviviale a tavola con gli altri invitati che siano parenti o persone conosciute quel giorno, il pranzo diventa occasione di dialogo e questo è piacevole perché siamo fatti per le relazioni. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si ferma, per un giorno stacchi dal lavoro, dal quotidiano per far festa! Wow.. quando ti ricapita? (Ti capita tutte le domenica, ma non ce ne ricordiamo più, non sappiamo più gustare la domenica..). La bellezza di staccare dal quotidiano.

Ci piace partecipare perché si dona, a volte un regalo, altre volte del tempo magari aiutando gli sposi nei preparativi o nei giochi per la festa. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” 2Cor 9,7

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché qualcuno quel giorno si è preso cura di te, quel giorno non devi neanche decidere, pensare cosa mangiare, perché qualcuno ha già pensato bene per te. Ha scelto tutto per te anche il menù. Ci sentiamo amati come quando da bambini eravamo accuditi dalla mamma. 

Non abbiamo nulla da decidere, anche il posto al tavolo ti è assegnato! Una giornata senza scelte ma solo da vivere. È un privilegio per la mente! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché .. e qui forse arriviamo ai motivi più belli: PERCHÈ VIVIAMO L’AMORE!

Che tu sia fidanzato, single, consacrato o sposato, quel giorno capita di vivere un’emozione grande che parte dall’attesa in chiesa degli sposi. 

Sei in chiesa per quell’amico, quel fratello, quel parente che finalmente raggiunge un check point bellissimo per la sua vita! sei lì per vedere che l’amore vince! Ancora una volta l’amore vince! 

Attendere quegli sposi in chiesa è come fermarsi e attendere davanti ad un vaso che il fiore sbocci. In quell’attesa vedi la trasformazione della vita, vedi il mistero grande dell’amore. 

L’emozione continua subito dopo quando vedi lei, quando vedi il vestito della sposa che entra in chiesa con musica solenne. Quel vestito segretamente scelto, quella musica che accompagna i suoi passi è emozionante! È emozione che nasce dal vedere un qualcosa di bellissimo e voler dire: “anche io”. 

Quel vestito bianco, è quello che ci è stato dato il giorno del battesimo! Quel vestito bellissimo lo hai indosso anche tu, ricordatelo! La marcia nuziale allora suona ogni mattina anche per me, per te!

La mente vedendo quegli sposi ti dice, anche io vorrei essere lei/lui, anche io vorrei vivere un amore così grande. bello! Poter gioire di un uomo che decide di promettermi amore fedele sempre! Poter dire “wow” al vedere una donna che mi viene incontro vestita come un angelo, che viene incontro per offrirsi a me, per dire Sì alla mia libera richiesta di amore. 

Che bellezza! 

L’amore per sempre, è bellezza che attrae! 

Non c’è stato di vita che non si emozioni nel vedere la grazia e bellezza di due sposi. 

Puoi essere fidanzato e lasciare che i sogni più grandi abitino il tuo cuore. Puoi desiderare in grande, di vivere anche te quell’amore!

Puoi essere sposato e quel vivere il matrimonio diventa, rivivere il tuo amore! Ritornare con la mente a quel giorno, forse pioveva, forse faceva caldissimo, ti ricordi? Ricordi il suo vestito? Com’era il suo abito? .. che fiori avevate? Ricordi quel momento in cui..? …ciò che ci fa ritornare a pensare al nostro matrimonio è l’amore che, nello sposalizio che viviamo ora, esce dai nostri cuori come profumo che inebria la stanza! Sentire il profumo dolce dell’amore che questi due sposi ora si promettono, ci fa tornare alla mente, al cuore, il nostro aroma nuziale. 

Che bellezza! 

Puoi essere single e anche te amerai quel matrimonio, perché forse anche te sogni l’amore e allora corri al pozzo a cercarlo perché il Signore non vede l’ora di colmare di gioia anche il tuo cuore. 

Puoi essere religioso ed è bellissimo vedere come, attraverso due giovani che decidono di promettersi amore e scelgono il Signore quale benedizione e grazia per la loro storia di amore, anche tu  (religioso) possa respirare lo stesso aroma delle tue nozze con Cristo, il giorno della tua consacrazione. Che bello! 

Puoi essere anche un single che spende la sua vita amando come laico, e allora in quel matrimonio puoi rivivere la nuzialità vissuta nel tuo battesimo. Anche per te Gesù si è fatto tuo sposo e anche tu che ami l’umanità come quei due sposi, testimoni in carne come si ama l’altro. 

Che bellezza! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ascoltiamo parole di amore, che siamo assetati di sentire, e ci arrivano dalla Parola di Dio scelta e spiegata quel giorno! Quello è il nostro più grande ristoro, che ci dona pace al cuore: il sentire pronunciare da due ragazzi, da un sacerdote, nei canti e nelle letture una parola di amore di cui spesso la nostra vita è vuota. Quello che dà gusto alla giornata non è il risotto o la tagliata ma vedere l’amore che vive! Ascoltare parole d’amore, toccare con mano che gli sposi sono testimoni dell’amore di Gesù, volto di Gesù! 

Ci piace andare ad un matrimonio perché facciamo spazio ed incontriamo Gesù. 

Ad ogni matrimonio, ad ogni festa , Gesù ci chiede di presentarci con l’abito nuziale. (Mt 22, 1-14)  Ci chiede di vivere in pienezza quel giorno di festa, partecipando con gli sposi all’Alleanza Nuziale più grande, più bella: le nozze con lo Sposo. E per farlo ci invita ad avere un cuore aperto ad accogliere quell’Amore che si fa promessa eterna. Per farlo ci invita a riconciliarci con Lui. 

Gesù è con noi ogni giorno! Ogni giorno possiamo ascoltare la sua parola, lasciarci amare ed amare. Ogni giornata possiamo viverla con gioia e in relazione con l’altro. Ogni giorno possiamo donare e compiere gesti d’amore, guardare all’amato con desiderio di amore infinito, per sempre e amore sempre più grande, (mai per qualcosa di meno!). Ogni giorno possiamo lasciare che la provvidenza agisca sulla nostra giornata, possiamo lasciare uno spazio a Gesù fermandoci nel nostro incedere lavorativo quotidiano e far sì che Lui trasformi la giornata in matrimonio! 

Sia ogni giorno, un matrimonio! 

Il litigio di coppia e come uscirne.

Tu non litighi mai vero? Tu non ti sei mai scornato con tua moglie? Il vostro matrimonio è tutto rose e fiori da non doversi mai dare spiegazioni? Preoccupati! 

Si hai capito bene preoccupati! 

Un amico frate all’inizio del nostro fidanzamento, quando lo andavamo a trovare ci chiedeva solo una cosa, non come state? Ma: vi state scornando? Vi siete scornati? Avete litigato? 

Era un frate gufo? Be l’abito era marrone scuro, ma non tifava che ci lasciassimo, ed essendo un frate, che ci poteva guadagnare? 

Ma allora perché quella domanda? Perché il litigio di coppia è importante? è importante viverlo? attraversarlo? 

Il litigio nella coppia è quel venerdì santo, in cui purtroppo ci gettiamo le mancanze, i tradimenti di Giuda, i rinnegamenti di Pietro, i nostri gesti d’amore non fatti, le dimenticanze, gli errori che la vita ti porta a compiere. In quel venerdì c’è il tradimento e il pentimento di Giuda (Mt 27,3-4) che torna dai sacerdoti, e vuole ribarattare l’amore. In quel venerdì c’è la vergogna di Pietro che voleva amare ma non è stato capace ed è scivolato davanti alla paura, alla tentazione, al cornuto che gli offriva tutte le facili tentazioni davanti a cui un normale umano, è normale che caschi. In quel venerdì santo c’è il silenzio della morte, c’è quel silenzio che si prova solo quando ci si accorge di aver perso una persona amata, dove non esiste scorciatoia, conforto, medicina che ti risolleva. 

Nel litigare ritroviamo quindi il tradimento, il tentativo di rimediare, la vergogna, la paura, il silenzio, la fuga. 

E allora? Perché allora il litigio è importante? Perchè ci mostra per quello che siamo, ci mostra nei nostri punti deboli. Ma soprattutto perché è attraversando quel venerdì, quel litigio, quella morte, che oggi noi celebriamo la Pasqua, che noi celebriamo la vita. Non si può pensare di vivere una relazione da famiglia del Mulino Bianco; a volte purtroppo le differenze, gli sbagli, ci portano a litigare, ci portano a mostrare quel lato del cuore ferito e arrabbiato che deve compromettersi per vivere con un altro io che non è come lui. Meno male allora che mostriamo quel lato di noi che è realtà vera, non mascherata dai nostri pensieri, sentimenti, gesti. È forse da questo mostrarsi per ciò che siamo veramente che si possono costruire relazioni con una solida base. 

Non so se hai capito, ma ti stiamo dicendo: che se ieri hai litigato con tua moglie, È una cosa buona. C’è una Pasqua che attende proprio te. 

Ok, ma se ieri ho litigato con mia moglie, ora che faccio? 

Questa sera torno dal lavoro con dei fiori? La porto fuori a cena? Torno e mi inginocchio e le chiedo scusa? Faccio io il cambio dell’armadio o le pulizie i prossimi sabati? 

Più o meno! Come vedi sappiamo già che per farsi perdonare bisogna amare di più. Bisogna che ci sia quella richiesta di perdono, accompagnata da un gesto che prova a rilanciare l’amore. 

Diciamolo in modo più corretto: 

Per uscire da un conflitto bisogna guardare a quanto l’altro ha fatto di bello per me. Solo così rincorro la voglia di amarlo di più, solo riconoscendo l’amore che l’altro mi ha donato e non l’errore che ho visto, posso ripartire ad amare e sanare quella ferita. 

Per uscire da quel litigio, devi provare non a guardare quell’errore, non a guardare che si è dimenticata di farti da mangiare, che non ti ha sentito mentre gli dicevi quella cosa, che si è rivelato un orso insensibile, che ti dà poche attenzioni, o che lascia la cucina in disordine o il bagno sporco. 

Ma fai come al lavoro: c’è un errore sul computer? spegni e riaccendi. Funziona nel 95% dei casi. Ossia stacca e riparti, riaccendi guardando alle cose belle che ha fatto per te. Resetta, cancella l’errore e ricarica tutto il programma, ma quello che funziona. Il computer non ricaricherà l’errore, non farlo neanche te. 

Prima di arrivare a quell’errore, a quella dimenticanza, a quella caduta, ci sono tanti gesti d’amore precedenti che tu non vedi. Perché il giorno rosso sul calendario lo notiamo tutti, ma quelli blu sono addirittura cinque e non li notiamo mai. 

Solo spostando lo sguardo su quanto amore ti ha provato a dare, e non hai visto, riesci ad uscire subito da quell’arrabbiatura, dal quel litigio. 

Non fare lo sbaglio di rivangare, da un errore andare a prendere tutti gli altri errori passati, quegli scheletri nell’armadio, che tu hai messo e non hai chiarito, non usare quel litigio per puntare il dito, perché non è dando i pugni allo schermo del computer che risolvi il problema. Anzi forse lo peggiori. Spegni e riaccendi. 

Ci piace pensare quel momento di conflitto quando sei arrabbiato, come a un teatro dove ad un certo punto cade la quinta e ti trovi davanti le foto del bello vissuto insieme, i gesti d’amore, il filmino del matrimonio, le immagini del parto o dei figli, e quell’arrabbiatura che ti faceva eruttare, si congela. 

Solo allora forse puoi con coscienza comprendere che 

Lui non è il suo errore. 

Lei non è il suo errore. 

Non è facile, perché l’errore brucia, perché l’errore toglie memoria del bello vissuto insieme. Non è facile perché quel muro che cade con la scritta, “scherzi a parte ti amo davvero” non c’è nella realtà, deve esserci nella tua testa! 

Se vuoi uscire da un litigio classico casalingo quotidiano con tua moglie, con tuo marito, non restare fisso sull’errore ma butta giù quel muro e guarda all’amore ricevuto appeso dietro e non visto. 

Se guardi all’amore, uscirai dal litigio volendo amare di più. È quello che è successo a Gesù con Pietro. Non guardare a Pietro ma a Gesù. È Gesù che è stato tradito ma ha saputo posare lo sguardo su Pietro che lo aveva rinnegato, ricordando quanto Pietro aveva fatto con Lui. L’ha saputo guardare amandolo. Avete visto cosa è successo a Pietro? Colui che ha rinnegato è diventato lo sposo più grande. Ci vuole l’impegno di entrambi. Giuda traditore di Gesù, al contrario di Pietro non ha voluto più incrociare lo sguardo di Gesù. Ma Gesù che è amore lo guardava con gli stessi occhi di misericordia, di perdono. Ci vuole che chi tradisce chieda perdono e si lasci ri-amare, e chi è tradito non guardi all’errore ma all’amore e doni misericordia.

Certo poi è importante riflettere sul litigio, dialogare, conoscersi, ascoltarsi, crescere e cercar di non ripeterlo. Ma alla base c’è un amore misericordioso che guarda all’amore e non all’errore! 

Ecco amore misericordioso, che non si vive quindi solo nel confessionale, che non è solo un dogma della chiesa, ma che parte dal concreto vivere, da due sposi, dal perdono in casa tra moglie e marito, tra e con i figli, con gli amici. È importante che la riconciliazione si viva dalla casa, che fin dalle mura domestiche si utilizzi la parola “perdono”. 

Concludiamo qua, perché lo spunto crediamo sia ben ricco. Per capire al meglio questo articolo l’unico modo è litigare! Quindi buon litigio!! 

Ps. Non serve un grande tradimento, basta il piccolo litigio quotidiano.