Rilanciàti, confessandoti nell’amore!

In questo tempo di quaresima la Parola del giorno ci accompagnerà con dei brani legati al perdono. Ma cos’è questo perdono? Come si vive il perdono in coppia? E visto l’avvicinarci alla Pasqua e l’invito della Chiesa a confessarci: cosa ne facciamo della confessione? Come la viviamo? Cos’è questo grande sacramento, questo per-dono che riceviamo? 

Ricordiamo che in una penitenziale ad Assisi tanti anni fa, ci spiegarono di iniziare la confessione dicendo tre motivi per cui ringraziare Dio e dopo iniziare con l’elenco infinito di marachelle combinate negli ultimi 150 anni dall’ultima confessione. 

Perché quei tre grazie? ..seguiteci:

Spesso la confessione è un elenco, una lista della spesa, o un vomito di quanto si è fatto di sbagliato, un racconto di ciò che si vive male, di come vanno le cose in famiglia, al lavoro, coi figli o soprattutto con il coniuge. Modalità che svuota, che ci fa uscire più leggeri dal confessionale. Ma non basta! La confessione ci deve rilanciare nell’amore. La confessione che scarica i sassi non è una sorgente di vita, ma è mettere quiete nella coscienza. 

Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? 

Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. 

È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! 

Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. La confessione allora non sarebbe uno sganciare acqua nel confessionale come dei canader su un incendio, ma sarebbe un confessare che non siamo riusciti ad amare l’altro rispetto a quanto lui ci ha amato. Questo gareggiare nell’amore, (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto. 

Attenzione a non misurare o pesare l’amore ricevuto, riconosciamo solo che c’è, e basta! Ci è già difficile spesso, solo riconoscerlo! Riconoscere di essere amati e lasciarci amare.

Proviamo ad essere più chiari. Se uno ti paga oggi il caffè, domani vorrai ricambiare. Se uno ti paga una cena, vorrai ricambiare. Se ti accorgi che tua moglie compie quei gesti d’amore, vorrai ricambiare con altri gesti d’amore. 

Non confesso il mio peccato verso la moglie, sentendomi apposto, e pensando di essermi tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. 

Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco!

Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Per capire la grandezza del perdono devo rifarmi ancora a quel corpo dato per amore: solo quello mi fa capire perché Gesù vuole arrivare a darmi anche l’abbraccio misericordioso.

Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. 

La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. 

Potremmo concludere qua. Ma torniamo con voi a dar senso e spiegazione a quei “tre grazie” con cui ci hanno insegnato ad iniziare la confessione. Ora vi è più facile capire il loro significato. Quanto possono agire in noi, nel nostro porci davanti a Dio nel confessare il nostro peccato. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Chiudiamo con queste parole del profeta Geremia: “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona confessione!

Continua a leggerci nei prossimi giorni con un nuovo articolo che ci aiuterà a vivere il tempo di Quaresima, stay tuned!

By Cercatori di Bellezza

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Deserto o Metro?!

Siamo entrati nella prima settimana di quaresima, tempo ricco di appuntamenti per i Cristiani..(esercizi spirituali, messe, adorazioni, via crucis..). La nostra amata Chiesa, che tanto ringraziamo, ci lancia tante proposte in questo tempo per metterci in ascolto dell’Amato. Al punto (e non è una critica verso la Chiesa) che più che nel deserto, di cui si parla tanto, sembra di vivere in un corridoio della metropolitana, pieno di schermi pubblicitari che ti lanciano inviti, iniziative. (Santa grazia !! – fossero davvero piene di questi annunci le metropolitane e le televisioni)

E invece cos’è il deserto? Perché andarci? Perché entrare in quaresima? Per vivere le tante belle iniziative di ascolto della Parola? Per pregare di più? La Sacra Bibbia in Osea 2,16 ci dice: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.” Lui ci attira, Lui ci conduce, Lui ci parla. Bellissimo! Non siamo noi ad iniziare la quaresima ma è Lui che vuole vivere un tempo con noi! È Lui che ci invita a metterci in ascolto, è Lui che vuole parlare al nostro cuore, vuole amarci! Il deserto è il luogo in cui Gesù va per incontrare il Padre, per incontrare l’Amore, l’Amato.


Cosa vuol dire questo per una famiglia? Con chi andare nel deserto? E chi incontrare? La bellezza è di poter andare nel deserto con l’Amato e incontrare l’Amore. Un nostro carissimo frate, durante un periodo di accompagnamento, ci fece fare memoria di questo passaggio, che oggi vi riportiamo applicato alla coppia di sposi: il primo amore è Gesù, ma unico amore è la sposa, lo sposo. Ecco allora che bisogna forse prepararsi ad entrare in questo deserto, ricordandoci che noi sposi ci incamminiamo in due! Rispondiamo al suo invito di vivere la quaresima insieme al nostro sposo, con il nostro sposo.


In concreto: è importante prendersi una serata per stare insieme noi due, con la televisione spenta, con il ferro da stiro staccato, con le menti libere, senza distrazioni , e si.. anche senza bambini, per poter ascoltare l’amato sposo, l’amato sposa, per guardarlo negli occhi, come se nel deserto ci fossimo veramente tu ed io, e Lui e nessun altro.


Spesso si rischia tra le coppie praticanti di vivere una quaresima nella metro, scrivendo in agenda tutti gli impegni della vita della Chiesa, magari incrociando gli appuntamenti della parrocchia con quelli del convento dei frati, con quelli del Papa, e con gli appuntamenti anche diocesani del vescovo; andando così nel deserto, una sera dopo l’altra, restando sintonizzati solo sul “fare” attirati dalla pubblicità, non lasciando spazio allo sposo! La nostra vocazione ci chiede di ascoltarci per ascoltare insieme l’Amore! Allora vi e ci auguriamo una buona Quaresima, un tempo bello, non per togliere ma per lasciare spazio alla cura, non per riempire le sere ma per rallentare il correre quotidiano, per crescere nell’attenzione, nei gesti d’Amore verso il nostro unico sposo e sentirsi amati dalla testa (con le ceneri) ai piedi (con la lavanda). Un buon deserto (in due)! O per la precisione in Tre!

continua a leggerci nei prossimi giorni con un nuovo articolo che ci aiuterà a vivere il tempo di Quaresima, stay tuned!

By Cercatori di Bellezza

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 3

Chi ascolta ama!

chi ama cerca!

Cercare è un altro verbo bellissimo. È il verbo che ha dato nome alla nostra pagina. È un verbo di movimento non statico, chi cerca cammina, è inquieto, vuole trovare quella cosa che ha perso, che non trova, che non ha.

Cercare è il verbo di chi non è mai sazio, non si accontenta.

Cercare è il verbo di chi osa, di chi crede, di chi spera!

Con questo verbo parliamo oggi di Assisi!

Ci siamo conosciuti nella marcia 2014.

Ci siamo conosciuti camminando, al termine della marcia francescana, e abbiamo capito che non si può smettere di camminare se vogliamo cercare la vera bellezza, se vogliamo cercare il Suo volto, se vogliamo cercare l’Amore vero.

Non si è arrivati quando si trova un fidanzato, non si è arrivati quando ci si sposa, non si è arrivati quando si hanno dei figli, non si è arrivati a cinquant’anni, o forse sessanta.

Cercare è il verbo dell’innamorato che cerca il suo amore, l’amato del suo cuore.

E allora cercare, Cercare, cercare. Cercare l’amore, non fermarsi mai.

Cercare il risorto, la tomba è vuota.

Assisi, Imparare ad amare, vuol dire non smettere di cercare l’amore!

C’è un passaggio bellissimo che nella ricerca di amore bisogna fare, che abbiamo fatto grazie ai corsi, ed è il sentirsi amati!

Sentirsi amati!

È un passaggio fondamentale, ma non così semplice. Perché spesso non abbiamo mai sperimentato l’amore ricevuto, perché siamo pieni di orgoglio, perché l’altro lo voglio amare ma come dico io, e mi deve amare come dico io.

La bellezza è riconoscersi amati da sempre! Non da un uomo o da una donna che nel suo essere può mostrare dei limiti, può compiere degli sbagli, può non saper amare come te, ma da Dio, sentirsi amati da Dio Amore, dall’Amore! Amati dall’amore!

Sentirsi amati da sempre, fin da quando siamo stati creati, sentirsi amati nonostante gli errori, nonostante i nostri ritardi ai Suoi inviti.

La bellezza è sapere che Dio è da sempre il più grande tifoso della tua vita, e che soffre più di noi ogni volta che cadiamo.

La bellezza è saper che Dio fa il tifo per la tua storia di amore, fa il tifo perché scopri la tua vocazione, fa il tifo per te nell’amore!

Non è contro di noi, contro il tuo sogno, il tuo desiderio, ma è dalla tua parte.

La fatica è abbandonarsi al suo desiderio per te, è lasciare che non sia tu a dire a Lui cosa vuoi. Lui sa già e vuole il meglio per te.

La fatica sta nel dirgli Sì e lasciargli solo uno spazio, è abbandonarsi nelle sue braccia aperte e lasciarsi cadere e dire, ora che ho provato e riprovato io, Provaci tu…

è lasciare il timone della barca della tua vita a Lui, sapendo che la meta è l’amore, ma lui conosce il fondale, i venti, e le maree.

Fai tu allora…

io son limitato, ma con te son tutto!

Ecco è a questo passaggio che siamo arrivati dopo corsi e corsi, ad un abbandonarsi a Lui, alla sua volontà.

Riconoscere che siamo amati di un amore misericordioso, infinito, per sempre che ci rilancia ad amare come Lui ha amato.

Assisi, imparare ad amare.

The end – rubrica “IMPARARE AD AMARE” By Cercatori di bellezza

a settimana prossima con una nuova tematica!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 2

Ma cos’è stato andare ad Assisi?

Andare ad Assisi è Ascoltare, Curare, imparare ad amare.

Ai corsi frequentati c’è tanta parola che ti vien detta, che hai l’occasione di ascoltare, in un clima di pace, di tranquillità. C’è un “relax mentale” creato dall’essere via da casa, in vacanza potremmo dire e di trovarti nella città della Perfetta Letizia dei Santi Francesco e Chiara.

C’è una parola che può risuonare in te, se gli fai spazio, se calmi il cuore e riesci a far silenzio dentro di te.

Ai corsi c’è chi si prende cura di te. Perché tu sei prezioso! Tu vali agli occhi di qualcuno! Tu sei importante, e la tua storia è benedetta, anche se ancora non lo sai. Che bello trovare qualcuno che ti può aiutare a prenderti cura, a leggere quel che hai vissuto e vivi. A rilanciare la tua vita in pienezza. A bene-dire la tua vita!

Ai corsi si impara ad amare!

L’esperienza più bella grande e vera fatta ad Assisi è stato l’aver compreso che non sappiamo niente di amore, che il mondo ci dice proprio l’opposto di cosa sia l’amore vero!

E così, torni, e ritorni, perché se un luogo è bello, se il cuore si sente amato, curato, se capisci che da lì puoi imparare ad amare, a capire che c’è una parola che fa per te… torni!

Non importa la distanza, la fatica, problemi economici o altro. I problemi si superano se hai un grande alleato.

E da lì “imparare ad amare”

Ad Assisi la parola chiave è stata per noi: Ascoltare. Far spazio dentro di noi all’ascolto di una parola vera che era sale e luce.

Sale che brucia sulle ferite, luce che illumina la vita bella, il bene che viviamo che ci circonda.

Purtroppo oggi giorno siamo abituati a non ascoltare parole belle, che profumano di amore, che scaldano il cuore, che donano speranza certa, che ci rilanciano, che parlano la lingua dei nostri sogni grandi, che parlano di amore vero, per sempre. Che parlano di uomini che hanno vissuto le mie, le tue stesse fatiche e ce l’hanno fatta!

Ascoltare parole che insegnano una sessualità bella, fatta di amore, non castrato, non limitato, non a singhiozzo. Ma un amore che sa di vita, di dono, di gioia infinita, prima dopo e durante il gesto d’amore, continuo nella relazione che si vive! Bellissimo!

Ascoltare parole che ci leggono dentro, che danno voce alla nostra ricerca di vocazione, alla nostra ricerca di amore, alla nostra ricerca continua di risposte ai perché.

Ascoltare parole calme, che mettono in movimento il cuore ma arrivano in un clima di letizia.

Il mondo parla ogni giorno più veloce, stories, emoticon, pubblicità, ma cosa comprendi se non ti fermi ogni tanto? Se non ti fermi ad ascoltare ciò che hai vissuto o vivi?

Ascoltare vuol dire fermarsi, guardarsi attorno, accorgersi e far entrare la bellezza che sei, che vivi, che è pensata per te.

Ascoltare vuol dire far silenzio, entrare nella stanza privata con il creatore e lasciare spazio a Lui, alla sua voce che risana che fortifica che plasma.

Assisi SPA del cuore, non pensare solo a far star bene la pelle, pensa a portare il tuo cuore al centro benessere!

Ascoltare ad Assisi, ha sempre voluto anche dire trovare chi ti ascolta, un padre spirituale, una madre spirituale, che ascolta quel che vivi, che ti aiuta poi a rileggere la tua storia sotto lo sguardo di Dio, che ti accompagna, ti sostiene con la preghiera.

Bellissimo!

Ascoltare la voce dell’amato, per aprirsi all’amore, per imparare a parlare d’amore.

Continua domani a leggerci per concludere questa rubrica “IMPARARE AD AMARE” by Cercatori di bellezza.

Settimana prossima, nuova rubrica, nuova tematica. Stay Tuned!!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” cap. 1

Che bellezza! Guardiamo le foto tornano i ricordi:

Una parte del nostro cuore è cresciuta in Assisi grazie alle iniziative di frasi e suori, ai loro corsi, all’incontro con le clarisse, ai corsi per giovani del SOG (Servizio Orientamento Giovani). Grazie a queste iniziative, grazie ad un invito, una parte di noi è cambiata lì, una parte di noi è morta, è stata recisa, per far spazio ad un amore più grande!

Proveremo a raccontare qualcosa di noi, in questo articolo, cercando di donarvi uno spunto di bellezza per guardare ai corsi di frati e suore, da noi testati, provati, vissuti e certificati, per presentare a chi non li conosce, una bellissima realtà per noi salvifica e rigeneratrice di vita e di amore!

Non ci pagano per fare pubblicità e non hanno nemmeno bisogno della nostra pubblicità. Ma nella nostra infinita riconoscenza vogliamo dirvi coi social, come fosse un passaparola, il perché per noi sono stati importanti.

Erano gli anni 2011-2012, due ragazzi in cerca di risposte, desideravano una vita piena, felice, bella. Sognavano forse già una famiglia, qualcuno con cui condividere la propria vita, L’amore.

Il problema però è di quello comune a tutti, o quasi. Come trovare l’amore?

Il mondo ti propone un modello di amore nuovo, moderno, ma che non sa di amore, sa di fregatura.

Storie brevi, rapporti ambigui, leggerezza, non progettualità.

Il mondo ti propone una felicità facile, fatta di divertimento a pillole, divertimento che arriva il venerdì sera e finisce la domenica, fatto di alcol, discoteche, droghe, bravate. Ma poi cosa resta? Nulla.

Il vuoto, la solitudine del lunedì.

Il mondo ti propone un modello lavorativo che non lascia spazio ai propri interessi, o all’amore, che ti sfrutta finché ne hai, che mostra il successo nelle ore di straordinario non pagate che passi dietro la scrivania.

Il mondo alle volte ti schiaffa davanti la morte, facendoti toccare con mano le tue fragilità, un dolore soffocante e apparentemente per te incurabile. Si vivono delle ferite che tagliano il cuore e creano molti perché.

dove sta allora la tua felicità? Dove sta la bellezza in quel che ci dà il mondo?

Poi succede che vedi, incontri, assapori una felicità nuova nella semplicità di una cena. E allora tutto cambia. E allora ti metti in cammino e cerchi quella bellezza, e una voce ti spinge là, dove non sai cosa troverai.

Oppure, arriva un invito di un amico, vicino o lontano: “vieni ad un corso ad Assisi?”.. e la risposta è tua: “no resto fermo, nel mio brodo infelice, nella mia ferita, ..”

Oppure

Sì, mi gioco,

-alla fine, un viaggio ad Assisi male non fa.

-Forse, è solo una nuova esperienza.

-Forse, è solo un’avventura.

-Forse, più in basso di così non si può andare.

PROVIAMO..

E tutto cambia ..

“Vai ad Assisi ti cambierà la vita”

continua a leggerci domani, stay tuned! Rubrica IMPARARE AD AMARE! By Cercatori di Bellezza

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Preghiera, quel tempo che non ho 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme a tuo marito? A tua moglie? 

Quando è stata l’ultima volta che hai pregato insieme alla tua famiglia? Ai tuoi figli? 

Tante coppie denunciano la difficoltà di pregare insieme. Spesso è una forma di pudore che si manifesta all’interno della vita coniugale, nonostante il fatto che i due siano abituati alla preghiera, ma.. individuale. Non ci viene di dire al nostro compagno: “preghiamo insieme?” E se lo si dice e lo si fa, spesso si recitano due preghiere in cinque minuti che magari non danno gusto. Se una cosa non dona gusto, non è bella. Come fai allora a dire “wow che bello! Grazie! Preghiamo anche domani!” 

Come dargli gusto allora? 

Come mantenere l’impegno-gioia di pregare insieme? 

La preghiera dev’essere un appuntamento per vivere un tempo di pace, di grazia, di ristoro, di affidamento, di lode, di benedizione e coraggio. 

La preghiera scaturisce dalla fiducia in Dio e non è un’azione passiva ma attiva, perché capace di trasformare le situazioni di ogni giorno, rinnovandone il significato. 

La preghiera rinfranca la nostra Fede. 

Anche noi, Anna e Ste, abbiamo fatto fatica e ancora oggi fatichiamo ad avere un appuntamento costante, giornaliero di preghiera. Se calcoliamo che col coniuge si passano sotto lo stesso tetto (smartworking a parte..) meno di 12 ore di cui tra le 6 e le 8-9 a dormire e nelle altre 3 c’è magari un pasto, e tutte le cinquanta, cento cose che devi fare in casa, o che ti piace fare in casa o fuori : dal tempo di gioco coi figli, al lavare i piatti, al cane da portar fuori, a quel film che non ti vuoi perdere, al calcio in televisione che oramai è h24, al corso di nuoto, all’ora di yoga.. etc .

Il risultato che si ottiene è che la difficoltà del non pregare insieme, risiede in quel “non avere tempo”. Come non darvi ragione! 

Eppure: cristiani sì, ma senza tempo-preghiera a Dio. È un po’ come dirsi studenti e non andare a scuola. 

Il tempo per la preghiera si deve sempre trovare! 

Il tempo è di Dio e a Lui va restituito, non come privazione di qualcosa ma come riscoperta della priorità dei valori che ridanno qualità alla vita, per intessere rapporti di umanità nuova perché rinnovata in Cristo. 

È sulla base di questo che si può scegliere che “stile di vita” avere, è sulla base di questo che la televisione, l’uso dei social network, gli hobby e tanto altro non diventeranno prioritari o addirittura essenziali alla nostra vita. 

Ricordi quando da fidanzato il tempo per “andare a morosa” (come si dice dalle nostre parti..) lo trovavi? Eppure lavoravi anche allora, forse avevi anche più hobby, certo non avevi le responsabilità e i compiti casalinghi che gravano sui genitori, eppure il tempo c’era. Correvi da lei, da lui anche per poco tempo la sera, o gli donavi il tempo di un telefonata, di una videochiamata che era bella, dava gusto. Ti salutavi dandoti un nuovo appuntamento: “E allora vediamoci anche domani”.

Quel tempo per l’amato, si trovava ed era bello. Perché non si può trovare quel tempo con l’Amore? 

Mancanza di gusto? 

Mancanza di innamoramento con Dio? 

Non abbiamo ricette precise da darvi, per pregare insieme, ognuno da innamorato deve trovare il modo di “andare a morosa” con Dio. 

Chi pregando prima dei pasti con tutta la famiglia. 

Chi con un Pater, Ave, Gloria. 

Chi fermandosi davanti ad una candela, dialogando e pregando con il coniuge. 

Chi recitando un rosario, chi solo una decina. (Siamo nel mese di ottobre.. approfittane.. -vedi articolo di padre Luca Frontali, link in fondo al nostro).

Chi seguendo la liturgia delle ore che la Chiesa ci dona, pregando magari il vespro o la compieta insieme. 

Come vedete tanti sono i modi di pregare, l’importante è trovare quel gusto che ti fa dire: “che bello! Grazie! E allora vediamoci ancora domani”.

L’importante è riscoprire quell’innamoramento con l’Amore che non può mancare nella nostra vita di coppia. 

L’importante è dare tempo alla nostra giornata, perché la mondanità e le leggi del mondo non schiaccino il nostro amore per Dio! 

Noi non siamo del mondo, ma siamo di Dio! 

Pensa se lavoro, hobby, impegni ti avessero fatto perdere la ragazza/o tanto anni fa, ora tua moglie/marito.. cosa avresti fatto? 

Non perdere oggi il tempo per Dio Amore, guardalo come un fidanzato/a, datti una regola di vita, una regola giornaliera, scandendo il tempo e mettendo ordine nelle cose che fai e che possiedi. (tempo televisione, tempo cellulare, tempo hobby). 

Sprechiamo un sacco di tempo, togliendolo a chi ci dona il tempo e la vita! 

La famiglia che prega resta unità. (Papa Francesco) Vorremo tendere una mano, tenderci una mano anche a noi stessi, che spesso non troviamo il tempo con Dio. E lo facciamo così, proponendovi di trovarci da questo lunedì sera 10/10 su Instagram per recitare insieme alle 21.30 il Rosario Mariano, domani martedì 11/10 alle 21.30 la preghiera della sera della Chiesa la compieta, mercoledì 12/10 la coroncina della famiglia, giovedì 13/10 il il Rosario della famiglia, venerdì 14/10 il vespro. Un modo per farci assaporare alcuni dei modi per pregare e “morosare” l’Amore. Lasciando che ognuno cerchi il modo più gustoso e bello per pregare con il proprio sposo/a, famiglia, stando con Lui.

Vi aspettiamo! Stay in Prayer!

Link articolo padre Luca https://matrimoniocristiano.org/2021/10/02/ottobre-mese-del-rosario-ottima-preghiera-di-coppia/

Occhio a quel prete, potrebbe essere bello!

Domenica prossima, domenica 25 aprile è una giornata speciale! È la giornata per le vocazioni. Ma questo articolo è per te famiglia! 

Cosa ha da centrare una famiglia con la giornata per le vocazioni? .. la solita richiesta di preghiera per le vocazioni che da sempre ci viene proposta? 

No, Noi vorremmo portarti più in là, oltre. Perché una famiglia non ha solo la preghiera da portare nella sua opera evangelizzatrice per la Chiesa nella giornata per le vocazioni. 

Nei giorni pasquali ci siamo accorti che c’è qualcosa di bellissimo che sta vicino a noi, che è complementare alla nostra bellezza di famiglia, che è immagine di Gesù: il sacerdote! 

Il sacerdote? Nooo! Come il prete? Bello il prete? Ma Il prete quello anziano, quello stanco, quello brontolone, quello che fa quella predica lunga, quello con cui fai fatica a .., quello che non ha voluto… Etc.??? 

Sì! Quel prete! Quel sacerdote!

Ma proviamo ad essere più chiari ad aprire di più le braccia perché sennò le sorelle monache chi le sente! Più che il prete, è proprio la bellezza della vocazione all’ordine, al sacerdozio che racchiude in sè una bellezza che dobbiamo saper cogliere come famiglia! Che dobbiamo amare e testimoniare! Certo forse non è semplice da vedersi, purtroppo è da tanti anni che non la vediamo quella bellezza, e quindi stanno rimanendo le vecchie guardie, a volte anziane, a volte piene di incarichi, oppure a volte troppi giovani e inesperte per parrocchie grandi. 

Nessuno di noi può negare quanto sia importante, bello, di primaria importanza aver un sacerdote che spezza il pane per noi, che trasforma quotidianamente il corpo e il vino in corpo e sangue di Cristo, che ci assolve dai peccati, che amministra i sacramenti, che ci dona parole vive di salvezza, che ha “l’incarico”, di gridare dall’altare nella veglia delle veglie: “Cristo Signore è risorto”, vinta è la morte! 

Guardatelo sotto questa prospettiva di bellezza, il consacrato è colui che per primo annuncia la Pasqua

Lui lo vive nella sua vocazione, nel suo amare Cristo sposo, ci dona parole di speranza vere. In questo tempo particolare che stiamo vivendo la Chiesa con i consacrati ha sempre parlato di speranza, ha sempre predicato Cristo vincitore e Salvatore. Quella vocazione che magari critichiamo, che magari non è come ce l’aspettiamo, che non ci dice quel che vorremo sentirci dire, è testimonianza di vita! I nostri fratelli e sorelle ordinati non appendono lenzuoli alle finestre con la scritta “andrà tutto bene”, predicano per vocazione la speranza, l’accoglienza, l’amore, la vita. Anche là dove c’è la morte, proprio là dove Cristo muore, proprio là in ogni nostra morte, fatica, difficoltà, funerale, il religioso ci raggiunge con parole di speranza, con parole che ci ridonano vita! Wow che bellezza! 

L’ordine è una vocazione che testimonia un amore bellissimo, eppure le vocazioni calano, da anni. Eppure in pochi giovani si affacciano alle porte dei conventi o dei seminari. 

Forse ci spaventa l’ordine, forse anche a noi famiglie viene chiesto di pregare per una vocazione che un po’ spaventa, che ci fa paura. Vocazione non per me, non per chi mi sta vicino. Guai ad avvicinarci a conoscere di più l’Amore, guai ad avvicinarci di più a conoscere la vita di un religioso. 

La Chiesa ci chiede spesso di pregare per le vocazioni. Noi perdonateci, ma vorremmo andare oltre: voi sposi, avete mai detto che bello fare il prete ai vostri figli? agli amici? Avete mai guardato con occhi di bellezza a quella vocazione? Non solo al fraticello di quel paese dove scorrono latte e miele perché vai in vacanza una volta l’anno e là è tutto sempre più bello. 

La vocazione del sacerdote è la vocazione all’amore grande. Se la vocazione di noi famiglie, di noi sposi, è la vocazione che testimonia concretamente nei gesti l’amore di Dio, fatto uomo e donna, comunità, chiesa piccola, chiesa domestica; la vocazione religiosa è colei che ci guida, ci aiuta a conoscere lo Sposo della Chiesa. Molte coppie hanno imparato ad amare da preti, frati e Suore, molti giovani frequentano corsi sull’amore dove ad insegnare l’amore ci sono dei consacrati. Te credo! Se Gesù è amore, e loro si consacrano all’amore grande di Gesù, qualcosa ne sapranno. O no? Eppure ci fa paura, sogniamo tutti l’amore per sempre, ma con un uomo, non con l’Amore con la A maiuscola. Quell’amore che tu sogni è lo stesso, la strada per raggiungerlo è una sola, sia che scegli la consacrazione sia che scegli il matrimonio. I conventi sono le scuole dove si impara l’amore di Gesù. Perché si studia la Parola, si prega, si vive in totale dono per la comunità, si impara il servizio, l’ascolto, si impara a fare spazio all’Amato nel cuore. La famiglia nella sua casa, è scuola di amore fatto carne, parola carne, amore fatto di gesti concreti, amore che si dona tutto, amore che genera vita. Due sposi donano i loro corpi in un gesto di amore totale, il sacerdote spezza quel pane e vino per la comunità, fondamento anche per quell’uomo e donna. 

Capite la bellezza, l’amore che si cela dietro ad entrambe le vocazioni? Vocazione al matrimonio o all’ordine. 

Quanto noi famiglie guardiamo e parliamo dell’altra vocazione raccontandone bellezza? Forse troppo poco diciamo della bellezza dei preti. E quanto forse il sacerdote racconta la bellezza del matrimonio? 

A spiegare la giornata vocazionale, ci vorrebbero non solo consacrati che dicono che è bella la loro “professione”.. (ognuno parla in genere bene della sua). Ma sposi che inneggiano all’altra vocazione, genitori di consacrati che testimoniano come il figlio si sia realizzato nell’amore, uscendo di casa per andare a conoscere Gesù l’amore vero. E viceversa, a spiegare il matrimonio e a risollevarlo dalla crisi di cui parlano i media, ci vogliono cartelli di bellezza negli oratori, coppie chiamate ad essere lampade per la comunità, non a prestare servizi come singoli alle realtà parrocchiali. 

Sarebbe bello che la giornata per le vocazioni sia celebrazione della bellezza del matrimonio, quanto dell’ordinazione sacerdotale. 

In questa domenica vorremmo sconvolgere la vostra prospettiva, chiedendovi di non affidarvi solo alla preghiera, che da se’ può valer già tutto, ma di riconoscere che anche quella vocazione è una via bella per i nostri figli. Riconoscere che è una strada che ci realizza nell’amore! Perché si impara a vivere l’amore! 

Non si può da sposi amare solo la vocazione all’amore matrimoniale, bisogna riuscire ad amarle entrambe e testimoniar la bellezza vicendevolmente. 

Non c’è solo da pregare per le vocazioni, ma da dire bene, dire il bello. 

Che bello vedere un giovane che ha sentito la chiamata di avvicinarsi di più a conoscere l’Amore, che non è rimasto fermo al bar ad attendere che entrasse dalla porta, ma gli è corso incontro. 

Abbiamo tanti amici poi che nel cammino di discernimento in postulato hanno riconosciuto che erano fatti per un amore più esclusivo e hanno fatto un passo indietro, son tornati a casa. Ma son tornati a casa, capaci di amare! 

Domenica non preghiamo solo perché qualcuno bussi al seminario, ma accogliamo la bellezza di quel consacrato, dono per noi, e testimoniamo la sua vocazione all’amore.