Straordinario nell’ordinario! Gianna Beretta Molla

Ritorniamo, a guardare a Gianna! Alla sua vita straordinaria nell’ordinario. 

Di Gianna che già sappiamo moglie e madre ci ha colpito questa frase che viene detta di lei: “Gianna si interroga, pregando e facendo pregare sulla sua vocazione, che considera anch’essa un dono di Dio. … il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e, Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e si impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia totalmente cristiana”

Che bello! Prega e fa pregare, si interroga e poi abbraccia con entusiasmo, e si impegna a donarsi totalmente! Che pienezza! Che bei verbi di movimento nell’amore! 

Si impegna ad amare, a vivere l’essere sposa, l’essere madre in pienezza. 

Vuol dire che non vivacchia facendo la mamma, ma vive veramente il suo essere madre, il suo essere moglie. 

Lo vuol fare al 100%, farlo bene! 

Non è stupendo già questo? Trovare qualcuno che vuole fare bene un lavoro, che si impegna, che ci mette il cuore. È quel che chiediamo ai nostri figli quando vanno a scuola o quando fanno un hobby, è quel che un tifoso chiede ai giocatori della squadra in campo. Quello che chiede un titolare al suo lavoratore! Impegnati, abbraccia, prega la tua vocazione!

Lei ha accolto e ha cercato di far bene quel che di semplice la vita gli ha chiesto: essere sposa, poi madre e poi medico. 

Ieri per noi, erano 7 anni che abbiamo detto sì, che abbiamo accolto il dono di diventare sposi, di vivere una vita insieme, la bellezza dell’amore e la sua fatica, il suo sacrificio. (In compagnia neanche a farlo apposta di un’altra Santa: Madre Teresa di Calcutta che veniva canonizzata e che oggi la Chiesa festeggia)

Ma riflettevamo proprio che anche noi abbiamo fatto un qualcosa di ordinario: detto sì all’amore. Ad una proposta: “Anna mi vuoi sposare?” “Sì”

Tutto qua !! Tutto qua !! 

Niente di complicato, nessuna mission impossibile, abbiamo solo deciso di vivere insieme l’ordinario. Forse è proprio qui che risiede la grande bellezza della scelta. Rinunciare all’amore per sé stessi, per preferire l’amore di Dio per e con l’altro. 

Ecco la straordinarietà: vedere nell’ordinario la potenza grandiosa dell’amore di Dio per noi è vivere in funzione di questo. 

Ecco perché ieri ricordavamo quel giorno come se fosse il giorno del nostro Sì all’altare. Perché in fondo, quello è stato il primo passo consapevole a una vita che si è fatta centuplo per noi.

La vita, la vocazione, la dobbiamo voler vivere noi in pienezza, con Lui, cercando ogni giorno di comprendere il Mistero Grande dell’amore, cercando ogni giorno di comprendere cosa vuol dire essere padre, madre, sposo, sposa. 

Noi non ci sentiamo in questo straordinari ma più che ordinari, perché non ci potremo mai dire arrivati o giudicare giusti per quel che facciamo. Ma possiamo ogni giorno gareggiare nell’amarci, nell’amare e soprattutto nel lasciarci amare. 

Ognuno, come noi, con i propri limiti, difetti, errori, cadute, peccati, fatiche, sbagli. 

Ma rimanendo sempre in partita, nella partita o corsa dell’amore! Verso il paradiso! 

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Vi salutiamo ripotandovi delle frasi dagli appunti di Gianna, su cui è bello fermarsi per gustarle con la mente e con il cuore:

gli cediamo la parola perché sia lei ad indicarci la strada.

PREGHIERA

La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, e ovunque poiché è infinito …

Chi non prega, non può vivere in grazia di Dio.

Pregare, pregare bene, pregare molto. Non solo quando abbiamo bisogno di grazie, non solo per chiedere.

La vera preghiera è quella

di adorazione: riconoscimento della bontà, dell’amore di Dio

di ringraziamento: sono un nulla, eppure un corpo, ho dei doni, tutto tuo dono – il mondo l’hai creato per me. Vediamo la mano di dio dappertutto, e ringraziamolo.

Di perdono

Di richiesta: non solo le cose materiali, ma “cercare prima il Regno dei Cieli”, la grazia, il Paradiso per noi e per gli altri.

Pregate e vi santificherete – santificherete – vi salverete.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

VOCAZIONE

“Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eterna …

Che cos’è la vocazione? È un dono di dio – quindi viene da Dio. Se è un dono di Dio, la nostra preoccupazione deve essere quella di conoscere la volontà di dio. Dobbiamo entrare in quella strada:

  • Se Dio vuole – non forzare mai la porta
  • Quando Dio vuole
  • Come Dio vuole

Conoscere la nostra vocazione – in che modo?

  • Interrogare il Cielo con la preghiera
  • Interrogare il nostro direttore spirituale
  • Interrogare noi stessi – sapendo le nostre inclinazioni.

Ogni vocazione è vocazione alla maternità – materiale – spirituale – morale, perché Dio ha posto in noi l’istinto alla vita.”

                                                                               (quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

LA GIOIA

“Il segreto della felicità è di vivere momento per momento, e di ringraziare il Signore di tutto ciò che Egli nella sua bontà ci manda giorno per giorno.”

“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta”

(quaderno dei ricordi durante i SS. Esercizi, 1944 – 1948)

AMORE E SACRIFICIO

“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.

Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti! E Gesù non è forse morto in croce per noi, per amore nostro! È col sangue del sacrificio che si afferma e conferma l’amore.

Quando Gesù, nella S. Comunione, ci mostra il suo cuore ferito, come dirgli che lo amiamo se non si fanno sacrifici da unire ai suoi, da offrirgli per salvare le anime? E qual è la maniera migliore per praticare il sacrificio? La maniera migliore consiste nell’adorare la volontà di Dio tutti i giorni, in tutte le piccole cose che ci fanno soffrire, dire, per tutto quello che ci succede: “Fiat: la tua volontà, Signore!” E ripeterlo cento volte al giorno! Non sono solo le grandi penitenze: portare il cilicio, digiunare, vegliare, dormire sulle tavole ecc., che fanno sante le anime, ma il vero sacrificio è quello di accettare la croce che Dio ci manda – con amore, con gioia e rassegnazione …

“Amiamo la Croce” e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui, che ci conforta, come dice S. Paolo, tutto possiamo.”

                                                                               (anni 1945 1946)


Un caro saluto – Anna e Ste – Cercatori di Bellezza

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Santa Gianna Beretta Molla!

Che bella che sei Gianna!

La mamma dell’ ordinario diventato straordinario.

Oggi saresti semplicemente la nonna Gianna, di anni 91. Sei nata il 4 ottobre del 1922, non lontano da Milano.

Se guardassi alla tua vita, potrei vedere la vita ordinaria di tante nonne, che magari anche loro non ci son più. Madre di 4 figli, moglie amorevole, medico pediatra, ecco forse qui lo straordinario perché in quegli anni non tutti avevano la possibilità di andare avanti a studiare come hai fatto te.

Dove si nasconde allora il tuo straordinario?

Nell’ordinario! Nel vivere bene quello che ci è dato di vivere e con Gesù.

Tutto semplicemente qua.

L’ultima parte è quella che fa la differenza, che spinge l’ordinario più su.

…E con Gesù ..

Metti Lui nel vivere e passi dall’ordinario allo straordinario nell’ordinario stesso, a portata di tutti. Lui non cambia il nostro vivere, Lui abita il nostro vivere affinché viviamo abitati dall’amore! Che bello! Wow!

Riguardo a te Gianna:

Il marito Pietro che Semplicemente andava a messa tutte le mattine.

La moglie Gianna che Semplicemente cercava di rendere felice suo marito.

La mamma Gianna che Semplicemente ha dato al mondo 4 figli.

La donna Gianna che Semplicemente si accorgeva e viveva la bellezza delle montagna o di quanto aveva attorno, quale dono di Dio.

Che cos’è piccole, che frasi semplici. Provo a rileggerle sapendo che in queste frasi abitate da Dio c’è la pienezza, bellezza, straordinarietà e semplicità di una Santa!

Son in adorazione davanti a Lui, lo prego, lo ringrazio, affido. Gli chiedo che anche solo un unghia della nostra famiglia possa vivere la Sua straordinarietà.

Poi apro un libro, di don Renzo: “Gli sposi hanno Cristo “in casa” 24 ore al giorno, cioè “nella loro relazione”.

Mi sento un po’ sciocco, ti son venuto ad adorare in Chiesa, sull’altare con Gianna e mi raggiungi dicendomi che sei a casa. In casa nostra 24 ore al giorno. Sposo della nostra coppia.

Questo è Gesù!

“Trasfigura quest’opera che hai iniziato in noi e rendila segno della tua carità”

(La benedizione che il sacerdote rivolge a tutte le coppie di sposi il giorno del matrimonio)

Volevo parlarvi di Gianna, ma sarà per il prossimo articolo..

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

OGGI CON ME IN PARADISO!

Il regno di Dio è già in mezzo a voi.

Siamo rientrati a casa dopo giorni di immensa Grazia.

Giorni fatti di fatica, sudore, magliette puzzolenti, 4 bagni per 130 persone, sveglie all’alba per arrivare prima degli altri a fare colazione alla macchinetta onde evitare di stare un ora e più in fila ad aspettare con le tazze in mano per tutta la famiglia.

Notti fredde e notti calde, notti silenziose e notti rumorose, 60 bambini di tutte le età, bambini che piangono, che si lamentano a ogni passo, che corrono, giocano, fanno mille domande sotto il sole.

Giorni fatti di passeggini che si incastrano sul ciottolato lungo i sentieri (facciamo un elogio alla Chicco, perché siamo tornati a casa e il nostro passeggino, contro ogni aspettativa, è tornato a casa integro e funzionante!-non è una pubblicità per loro, nessuno ci paga per dire questo!), di spalle e braccia che fanno invidia a Yuri chechi, di mani volenterose e fratelli e sorelle disponibili, che faticando con te e come te, spingono, sollevano, trainano figli che non sono loro ma che in quel momento è un po’ come se lo diventassero.

Giorni di canto, di festa, di giochi, di inno, ripetuto, gustato: “con me tu sei, in Paradiso, con me tu sei in paradiiiisooooo”

Giorni di fratellanza, in cui abbiamo assaporato cosa vuole dire essere una grande Famiglia, dove ciascuno segue il suo passo ma la meta è la stessa e la carità rende tutto più tollerabile e bello oltre che più forti lungo la strada.

Abbiamo percorso 6 giorni di tutta sta roba per andare dove? Chi ce l’ha fatto fare?!

Eravamo in cammino verso il PERDONO DI ASSISI! Festa che si celebra il 2 agosto.

(Se non sai di cosa si tratta, in fondo all’articolo c’è un breve racconto).

Quest’anno la marcia francescana aveva come titolo e tema: OGGI CON ME IN PARADISO!!

Ecco cosa ci ha spinto: il Paradiso!! Ma chi non vorrebbe conquistarselo, arrivarci correndo! Spesso si pensa al Paradiso come qualcosa che ci accoglierà in un futuro (più in Là possibile), dopo che siamo morti. Pensarla così, non è propriamente una cosa tanto bella a cui aspirare.. è bello sicuramente, ti fidi che sia così, ma questa cosa mette anche paura.

Il Paradiso può arrivare solo se facciamo esperienza del passaggio dalla vita alla morte. Quindi magari, Paradiso aspetta va.. ci risentiamo più in là.

Alt! Forse non è poi così vero. Quando da giovani seguivamo i corsi di Padre Giovanni, abbiamo capito una cosa bellissima, difficile da mettere sempre in pratica, ma bella perchè ti avvicina al pensiero di Dio.. ovvero a ragionare fuori schema. Dio ragiona andando fuori schema. Ma spesso questi fuori schemi sono più semplici di quanto possa sembrare.

Gesù ci dice nel Vangelo di Luca che il Regno dei Cieli è già qui in mezzo a voi.

Waaaaa!!  Allora non devo morire per forza per cominciare ad assaporare un piccolo pezzetto di Paradiso. E anche quando questo passaggio avverrà, allora il Paradiso sarà totale!!

Ecco allora cos’è il Paradiso: è la presenza viva di Gesù in mezzo a noi! È qui, oggi, mentre sto leggendo questo articolo di sta famiglia pazza e squinternata, che anela al Paradiso ma che ha tanto bisogno di essere perdonata!

È qui oggi, mentre stai prendendo la macchina per andare al lavoro, tempo prezioso per metterti in relazione con il Padre. È qui oggi, mentre stai lavando, stirando, facendo La spesa, urlando a tuo figlio di fermarsi prima del capitombolo seriale seguito da pianto e stridore di denti (e intano tu pensi “glielo avevo detto”). È qui oggi, quando pensi che La tua vita non abbia un senso, uno scopo, dove ti senti triste perché vorresti un di più che non hai. È qui oggi, quando devi arrancare per arrivare a fine mese. È qui oggi nell’abbraccio del tuo Sposo, nelle risate con i tuoi figli, nel desiderio grande di una Benedizione nell’arrivo di figli che non arrivano, o che arrivano e sono più pronti di te, di voi per varcare già ora le porte del Paradiso.

Il Paradiso è già qui. Tutti possiamo già ora sperimentarlo.. non riesci a vederlo?

Fai questa prova: prenditi del Tempo e vai a messa. Fermati e sosta durante l’Eucarestia. Semplicemente guarda quello che accade di fronte a te… non è allucinazione, non è un gesto tanto per… è lì! Gesù ti chiama lì! In quell’ostia spezzata, il quel corpo dato e offerto solo per te, per amore tuo. Per dirti ancora una volta che Lui è la tua Salvezza, e che non devi temere. Ogni volta che avviene quel miracolo, la distanza tra cielo e terra svanisce. Cielo e Terra si toccano, per dirti che il Paradiso è già qui, è già ora. E che Gesù è Vivo!

Quando poi esci da messa, torna a casa. E anche se quando varchi la porta può venirti voglia di richiuderla e tornare dopo, non farlo. Entra e guarda.

Quell’assaggio di Paradiso è nell’intimità con tuo marito o tua moglie. È quella paternità e maternità verso i tuoi figli, e quando questi non ci sono verso l’umanità intera: la genitorialità è sempre un privilegio, il cui unico obiettivo è far conoscere il Padre.

Il Paradiso è nel Tempo che scegli di vivere, come vivere, con chi vivere.

Trova sempre un pretesto per metterti in relazione con Lui.

Il Paradiso è come già detto, anche nei gesti spesso abitudinari della quotidianità. Tutto ciò che faccio lo faccio perché Amo!

E non dimenticare che anche nella sofferenza di coppia, qualsiasi essa sia, la morte non ha l’ultima parola!

Allora concludiamo con questo incoraggiamento, che ci è stato donato e che ci accompagna in questo nostro oggi: NON TEMERE, Anna .. Stefano… Michele… Marta… (metti il tuo nome) PERCHÉ HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO.

Ripeti ogni giorno questo annuncio dell’angelo a te! Così è davvero! Ieri, oggi e domani sei figlio Amato.

A presto!

Anna e Ste – Cercatori di Bellezza


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l 2 agosto si ricorda SANTA MARIA DEGLI ANGELI e del perdono, Madonna alla quale è dedicata una Basilica in Assisi, e dove Ella apparve a San Francesco, il quale svolse parte della sua opera nella cosiddetta Porziuncola, una chiesetta ottenuta in dono dai monaci Benedettini del monte Subasio nella quale fondò l’Ordine dei Frati Minori, da lui stesso rimodernata e sistemata e presso cui si ritirava in preghiera e meditazione.

Proprio qui si narra che un giorno di luglio del 1216 San Francesco si trovasse a pregare quando gli apparve in tutto il suo fulgore la Madonna seduta alla destra di Gesù Cristo e circondata da angeli la quale gli chiese in che modo poter esaudire il suo desiderio di mandare tutti in paradiso.

San Francesco rispose prontamente: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Quale altruistica richiesta! Che tutti quelli che nel corso degli anni si fossero recati a pregare nella Porziuncola, avessero ottenuto la completa remissione delle loro colpe, quello che viene conosciuto come il Perdono di Assisi.

Gli fu infatti risposto di recarsi dal Papa in carica, ovvero il Pontefice Onorio III il quale dopo averlo ascoltato e concessa l’indulgenza gli chiese se volesse un documento, ma il frate rispose sicuro: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Così il 2 agosto di quell’anno San Francesco promulgò il Grande Perdono per ogni anno in quella data a coloro che fossero andati nella chiesetta della Porziuncola, oggi all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Lettera da Ezio! – Sorreggiamo la fede

 Ciao!    Felicissima santa Pasqua!

           “Gironzolando” alla ricerca d’altro sui siti di internet, mi sono imbattuto in uno scultore,

Sergio Rodella.   Ha preso molto sul serio la Sindone, e, partendo dalla sua accertata tridimensionalità, 

ha ricostruito fisicamente il Corpo di Gesù.  Non e’ il primo, ma l’ esito del suo meticoloso lavoro (del 2022), e’ un autentico spettacolo di Bellezza! : e’ perfettamente corrispondente alla Sindone, e’ un corpo armonico, imponente, di un fascino tutto particolare:

“Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!” : gli dicono le donne nel Vangelo.

E le donne se ne intendono!

Di fatto, bloccando il video su quel Corpo e contemplandolo, mi prende una vertigine inaspettata:

con la Sindone,  Gesu’ ci ha regalato non solo la sua “fotografia” , ma anche la fisicita’ del suo Corpo:  il Corpo di Lui, straziato , morto e sepolto, ma soprattutto risorto!  …. 

Mi prende un brivido : e’ il Corpo della sua temporalita’ , ma anche della Sua Eternita’!

Cioe’ , e la vertigine aumenta, e’ il Corpo della Sua liberta’ assoluta! , non piu’ vincolato dal tempo, dallo spazio, da ogni tipo di necessita’ …  Gia’ camminava sulle acque, ma ora mangia solo per la bellezza della Compagnia con gli Amici …  Lo riconosci solo con la Fede (Maria, Emmaus), ma Lo tocchi (Tommaso) perche’ la Fede si consolidi! : non e’ un fantasma , anche se passa attraverso i muri : e’ vivo davvero! : non e’ una fantasia di donne vaneggianti,  ne’, tanto meno, mia! : son 2.000 anni di persone,  di Popoli,  di un Popolo tutto particolare,  e di Storia!

          Contemplando quel Corpo, il Corpo di Gesu’, la vertigine cresce, si dismisura: “ La realta’  e’ Cristo!” –  afferma senza esitazioni s. Paolo!

Cioe’  tutto l’Universo consiste di Lui!

Cioe’  l’unico Essere necessario,  l’Essere assolutamente spirituale che ha creato le Stelle, si e’ dotato di un Corpo fisico  che delle Stelle e’ il frutto!  : “figlio delle Stelle” come ognuno di noi!

Ha voluto coinvolgersi nella fisicita’ che aveva creato, a partire da quel lontanissimo “ Fiat Lux!”, “Sia la Luce!”,  “ Siano gli scontri atomici e stellari  generanti il carbonio di cui e’ fatta la nostra fisicita’…!”    

Un Misterioso Cammino di Fisicita’ , di Spiritualita’, di Divinita’  a cui,  in Gesu’ , siamo chiamati.  Come Persone e come Comunita’ … : Proprio “a somiglianza“ di Dio, Uno e Trino!

          Forse per questo gli Angeli ribelli si sono ribellati:   

          “Noi, puri Spiriti, adorare una fisicita’ ?!, il Dio_Uomo Gesu’ ?! ”  Non sia mai!”

          Da qui il tremendo scontro dell’Apocalisse… E l’eterna lotta contro di Lui risorto e contro chi Lo segue…

Un giorno, mi trovavo a pregare il Rosario vicino al corpo di Rosa, una mia lontana parente.

Arriva una sua cugina anch’essa molto anziana, semplice, proprio del nostro popolo :

+ Ciao Rosetta   –  le dice, baciandola sulla fronte –   Guarda,  sei ancora bella … Toccava a me, che sono piu’ anziana …      – Sospira e si rivolge a me:

+ …eravamo molto legate da ragazze; seminavamo le patate insieme …  Lei mi portava tutte le cose buone: le castagne, i funghi … Non quelli velenosi, eh!… Sono morti un parente , sua moglie e uno dei figli … Noi no, i nostri funghi erano tutti buoni ….   – Si rivolge ancora alla salma: –  Adesso sei qui …  Che brutta fine che facciamo! …

– Ma poi risorgiamo !  – Le dico sorridendo –  … Muore provvisoriamente solo il nostro corpo!   

+ Mah, chissa’ se  e’ vero!

M’ha detto che va a Messa : allora  lo dice anche lei nel Credo : “ Credo la risurrezione della carne …  la Resurrezione dei morti e la vita che verra’ …”

+ Si’, ma…

Guardi che Gesù e’ risorto davvero! …

+ Questo si’ …

– e ha promesso che anche noi risorgeremo se gli stiamo attaccati … anche il nostro corpo, come il Suo,  riprendera’ vita e saremo davvero contenti per sempre …

La vedo risollevata:

+ Meno male! – esclama –  Allora e’ vero!  …

              Resto sorpreso … Anche la Fede dei semplici ha bisogno di essere sorretta! 

Eppure anche dentro la nostra fisicita’ , come quella di Rosetta,  ci sta dentro tutto il Mistero

grandioso e inesplorabile dello stesso Corpo fisico di Gesu’, straziato, morto, e risorto!.

                    Piu’ che un “Passaggio” ci appare come un vero tunnel  quello della morte fisica!

                    Ma il bello, il grande, il Mistero immenso, e’ che questa “Pasqua_Passaggio”  alla

      Vita  e’ certa!  anche  per me e per te!     Auguri grandi!  e gioiosi!

                  

Ciao!    Ezio

Fede O semplice incredulità ?

Torniamo in questo tempo Post Pasquale con una semplice riflessione, che nasce da un paio di eventi che abbiamo vissuto accostati, masticati nel nostro cuore e nella testa che portano ad un unica grande riflessione.

Quale? .. read more

Primo spunto. Pasqua! Eh sì, circa due settimane fa era Pasqua! La velocità con cui ce ne siamo dimenticati e abbiamo fatto sparire uova e colombe dai supermercati è stata incredibile. Eppure Pasqua è l’evento dell’anno per noi cristiani: un morto che risorge. Gesù Cristo che si dona per la salvezza nostra. Cristo crocifisso che torna alla vita.

Pasqua dovrebbe essere più come un matrimonio al sud che dura giorni e giorni. Invece arriva, la si consuma in fretta: giovedì ultima cena, venerdì morte, sabato silenzio, ed è subito risorto! Evviva! Mangiamo agnello, andiamo in gita, organizziamo pasquetta! Vabbè arrivederci, ciao! Tutto uguale!

Alt!! Hai capito che cosa è successo?

Rallenta.

Non si parla d’altro in Gerusalemme! Un uomo morto è tornato in vita. Waaaaw!

Quando muore qualcuno o succede qualcosa di grave, come una guerra o un’epidemia ne rimaniamo scossi per giorni. Qui è successo qualcosa di più sensazionale, l’uomo sulla luna? La scoperta della ruota? L’invenzione della lampadina elettrica? No, qualcosa di meglio: un uomo è risorto.

Con che parte del corpo viviamo e crediamo a questa notizia? Quanto ne siamo davvero convinti?

Non sia mai che una notizia simile possa sconvolgerci l’esistenza in questa vita e magari, chissà, anche in quella futura.

Secondo spunto. Sabato scorso abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una testimonianza bellissima, che profumava di vita, di resurrezione. La testimonianza di Carolina mamma dei tre vulcani della gioia: Rosaria, Giastin e Cosimo Gravina. 3 fratelli, rinati presto al cielo, affetti da una malattia rara: Amiotrofia spinale di tipo Werding Hofmann.

Se non conoscete la loro storia potete cliccare sul link, ( per ascoltarla https://youtu.be/ZMYbeFTEzyM o per leggerla https://rosariagiastincosimo.com/la-storia/ ) si legge tutta d’un fiato. È una storia che sa d’incredibile, è una storia che sa di santità. Una storia che a occhi umani sembrerebbe solo abitata da una sfortunata e difficile croce. La storia di una normalissima famiglia che vive la Grazia di ricevere in dono dei figli, ma alla quale viene chiesto di custodire e portare qualcosa apparentemente più grande di loro. La nascita del primogenito, morto poco prima del parto, la secondogenita che ancora troppo piccola si ammala e si ritrova portatrice di una malattia che ti atrofizza i muscoli e piano piano ti porta via il respiro. E così anche la terza e il quarto figlio. Tutti con la stessa malattia congenita. Un disastro su tutti i fronti una vita compromessa e sottomessa da eventi che ti schiacciano.

Come stare dentro ad eventi così difficili? Carolina e Giuseppe , hanno lasciato semplicemente che l’amore abitasse la loro casa. E oggi testimoniano come la loro vita, e quella dei figli, sia stata una vita luminosa, benedetta e felice.

Non è la storia quindi di una famiglia credente, ma la storia di una famiglia che per un lungo periodo, ha allontanato Gesù, ha vissuto rinnegandolo finché poi non lo ha incontrato in ciò che è: amore! Che ama e chiede di essere amato.

Nella testimonianza, la mamma racconta di come Cosimo parlasse con il suo angelo custode che aveva simpaticamente chiamato Pippo. Di come ci dialogasse, giocasse e vivesse assieme con quell’angelo che a tutti noi ci è dato. Tutti noi ne abbiamo uno affianco.

Guardati attorno ! Lo vedi vero? Lo senti vero?

Ora la facciamo molto breve perché non vogliamo togliere bellezza al racconto che dovete andare a leggere, (ci sono anche video testimonianze su you tube) certi che vi farà emozionare come a noi ha fatto lacrimare tutto il tempo, ascoltandolo in presenza.

Al termine dell’incontro con Anna si parlava e si rifletteva che si fatica quasi a credere oggi che un bambino possa parlare davvero con l’angelo custode. “Dai ma sarà vero?”

“I bambini son così pieni di fantasia, immaginazione. Capaci di stupirti con i loro racconti che non sai da dove traggono origine.”

“Davvero quel bambino parlava con un angelo o non era un semplice bellissimo bambino sognatore?”

Ora facciamo due più due! ..

Se non riusciamo a credere ad un bambino che dialoga con il suo angelo custode, riferendoci poi cose che un bambino non può sapere in tenere età -Come succedeva a Cosimo Gravina-

Come possiamo credere che un uomo sia risorto?

Come possiamo credere alla Pasqua?

Come possiamo credere nella risurrezione dei morti?

Che fede piccola che abbiamo! Che Mistero Grande,è quello Pasquale! Che mistero Gigante è quello dell’amore.

La Pasqua ci sfugge di mano perché non riusciamo spesso a farla nostra, a far nostro veramente che un uomo è morto ed è risorto! Che la morte non è la fine ma un passaggio.

Forse siamo tutti un po’ San Tommaso!

Ma San Tommaso per sua particolarità non è uno che non crede, che rifiuta quanto gli dicono. Al contrario è uno che cerca, che vuole cercare le prove. Se uno mi dice una cosa a cui non credo, la prendo per barzelletta, giro i tacchi e me ne vado. Invece Tommaso è pieno di ardore, di ricerca, il suo non credere è pieno, è vivo.

Possiamo in questo tempo post Pasqua tornare sui nostri passi, tornare a chiederci come San Tommaso: Ma sei risorto davvero? E cerchiamo le prove alla nostra fede! Viviamo nella Pasqua non dimenticandocene perché da lì ha origine il nostro essere cristiani.

Vi diamo appuntamento a domani con un secondo articolo scritto da un amico: Ezio.

Che ci ha aiutato a riflettere su questo mistero, da un’altra bella prospettiva.

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Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Anche oggi vi riportiamo le riflessioni che sono nate in noi l’anno scorso, perchè le sentiamo ancora come fuoco che arde in noi. Con l’augurio che possano far sentire Vivo anche te! Perchè in fondo c’è solo una la certezza: che Gesù, nonostante tutto e tutti, continua a rimanere Vivo… in te!

Gesù è vivo!

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

Buon cammino verso una nuova Resurrezione!

By Cercatori di bellezza

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FIDANZAMENTO, A DISTANZA? – CAPITOLO 2

Ecco a voi gil ultimi semplici consigli per vivere un fidanzamento:

5) SCRIVERE UNA LETTERA.

Hai mai scritto una lettera al tuo fidanzato? Hai mai messo nero su bianco il tuo amore per lei/lui? Gli hai mai raccontato perché ti piace, lo/la ami a parole? Un bellissimo regalo che potete farvi, è quello di fermarsi, mettersi gambe sotto il tavolo, penna in mano e lasciare spazio a ciò che hai nel cuore, concentrarti per lei, per lui. Potendo scrivere quelle cose che magari a voce non riusciresti a dire. Quelle frasi che magari non riusciresti a finire. Che bello pensarvi emozionati, con gli occhi lucidi o lacrimanti a leggere quanto gli hai scritto, a leggere quanto ti ha scritto.

Lasciatevi emozionare dall’amore!

Lo scritto è qualcosa che coinvolge diversamente il nostro modo di pensare e di esprimersi, con lo scritto si può andare in profondità. Scrivendo si cercano le parole giuste, si ha il tempo per pensare quale aggettivo usare per descriverci.

Uno scritto per chi lo riceve è una parola bella che rimane, che può tenere in un cassetto e rileggere tutte le volte che vuole. Una lettera quindi è parola ferma che attraversa il tempo. Che bellezza!

6) LASCIARE SPAZIO

due concetti:

l’AMORE È LIBERO e LIBERANTE

l’AMORE NON È UN CONTRATTO

Vuoi magari perché́ siamo noi possessivi nei confronti dell’altro, e per tanto lo dobbiamo sentire a tutte le ore, quando si sveglia, dopo colazione, quando è in bagno… etc o lo dobbiamo vedere tutte le sere. Diventiamo una simbiosi, due metà incollate l’una all’altra. Il problema è che tu non sei una metà e l’altro non è la tua metà. Siete due interi, che decidono di mischiare le proprie vite, ma in quanto interi è giusto che conservino l’essere uno. I propri hobby, i propri interessi.

Spesso quando ci fidanziamo o andiamo a convivere, entriamo in un mondo nuovo in cui si è soli tu e io, io e tu. E vanno scomparendo tante persone, tanti interessi, tanti hobby.

Vuoi perché́ sicuramente iniziamo a far spazio ad un’altra persona nella vita, che andrà̀ a ritagliarsi uno spazio sempre più̀ importante.

Non si può pretendere che l’altro si annulli in te, ma vi accorgerete che se si vive l’amore, esso stesso piano piano con il passare degli anni diventerà un morire per l’altro che è un donarsi sempre di più liberamente all’altro.

LASCIARE SPAZIO quindi, lo spazio che date all’altro, quella libertà, quella sera o momento libero, torna indietro come amore più̀ grande. Chi ama, lo fa in modo libero. Ed è nella libertà di amore che si riceve, che l’altro vi ama.

In quello spazio che non controllate, l’altro ha tempo di farvi un regalo, di dedicarsi meglio al lavoro o ad un hobby e sarà̀ più̀ libero per voi quando vi vedrete, magari anche più̀ felice di aver coltivato quella relazione o quella passione, di aver finito e raggiunto quell’obbiettivo lavorativo.

7) NON ARGINATE L’AMORE, NON REGOLARIZZATELO.

Il ribaltamento o rischio di quella libertà, di quello spazio di cui parlavamo nel punto prima è quello di regolarizzare l’amore, di stabilire y N quando amarsi e quando no. L’amore che donate all’altro diventa un contratto: martedì̀ sera lui calcetto, giovedì̀ io danza, venerdì̀ birra con amici, sabato (forse noi). Non deve diventare questo, attenzione!

L’amore non può essere arginato! L’amore vive sempre, e cresce nella sua dinamicità̀, se provi a fermarlo muore. Un amore inscatolato muore.

Quante storie che finiscono perché o c’è possesso e non libertà o perché i due si amano a contratto. L’amore non si vive in parte, a part time. L’amore è sempre un contratto a tempo pieno indeterminato, sennò non chiamatelo amore! Ma poi rischierete ferite grandi, perché non è un lavoro che si cambia ma l’amore entra a toccare le corde più profonde del nostro cuore, del tuo io..

Concludiamo:

L’amore è libero e liberante.

Più̀ lasci andare l’amore più̀ torna indietro più̀ grande, più̀ forte.

Più̀ tenterai di possederlo, di viverlo gelosamente, togliendogli spazi e respiri, più̀ ti scivolerà̀ dalle mani, o si atrofizzerà̀ non portando frutto.

8) AFFETTIVITA’

Come vivere l’affettività in un tempo di lontananza, in una relazione a distanza O in una relazione quotidiana?

Sembrerà banale, ma imparando a custodire il nostro corpo. Imparando che in una relazione non c’è solo la sessualità, che ci sono tanti gesti d’amore che posso compiere per far sentire amato l’altro, imparando a gestire l’attesa e a rispettare i tempi dell’altro, perché non sempre l’altro può vivere i gesti che noi vorremmo. Imparando a conoscere il linguaggio di amore dell’altro.

Crediamo che non ci sia nulla di più bello di un periodo di distanza fisica, -di più bello!!- per imparare ad amare l’altro. Per provare l’amore. Per farti guardare allo specchio e capire se ti stai amando!

Le coppie di oggi, per capire se una relazione può funzionare provano a convivere, a passare più tempo insieme, oppure provano a vedere come va a letto, sotto le lenzuola, se anche lì c’è intimità.

Non è così che si capisce se l’altro è dono di amore per me. Ma all’opposto, vivendo la custodia dell’amore. Provando a custodire l’amore anche quando tu non sei con me.

È purificandolo che capisce se l’altro era un passatempo, era un’attrazione, era un sentimento leggero, era un’ancora di salvezza, era un corpo da usare, era un bastone a cui ti appoggiavi, era il tuo tutto, o il tuo malato, il tuo bambino, il tuo giocattolo.

L’amore lo si prova con il fuoco, ricercandolo, rincorrendolo, stando pronti, vigili, attenti!

Cogli l’occasione del tempo di lontananza che magari vivi per imparare ad amare con altri gesti d’amore, per imparare a guardarti allo specchio, per misurare il tuo amore!

9-10-11) Sei arrivato fin qua? Vorresti condividere queste parole con il tuo fidanzato/a, ma a lui non piace leggere ? Nessuna paura le stesse cose, all’incirca, che hai letto in questi 2 articoli li trovi in un video. Visita la nostra sezione Video del blog e clicca sull’immagine.

ciaoo a presto!

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

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Fidanzamento a distanza?

E’ arrivata la primavera, la stagione degli innamorati, la stagione dell’amore e tu in che stagione ti trovi? Sei ancora Single? Ti sei appena fidanzato? Vivi una relazione a distanza? Un fidanzamento fuori comune? Fidanzamento fuori regione? Fidanzamento che era ostacolato dal COVID? Fidanzamento in crisi?

Proviamo in questo articolo e in quello che uscirà venerdì sempre qua sul nostro blog, sui nostri social a darti alcune piccole linee guida, dei semplicissimi consigli che speriamo possano aiutarti a coltivare la tua relazione.

1) IL TEMPO!

Quale tempo dedico alla mia relazione?

Non quanto, ma QUALE… è importante la qualità del tempo.

-Tu puoi stare in casa con una persona ma pensare e fare cento altre cose senza di lei.

Puoi chiamarla e stare ore al telefono con lei, senza dirti nulla del tuo cuore, puoi raccontargli tutti i tuoi eventi come un telegiornale ma non è quello che alimenta la vostra conoscenza, il vostro amore. Dovete parlare di voi, delle vostre emozioni, dei vostri stati d’animo. Di cosa avete provato in quella situazione, di tematiche alte che vi aiutino a conoscervi dal cuore. (“tu cosa pensi della guerra? cosa pensi del flusso di immigrazione? cosa faresti? Come vuoi vivere l’amore? ….) di telegiornarli, di elenchi di notizie: “Oggi ho fatto”, “oggi è successo” ne è pieno il mondo. Dirsi come è il meteo lì, fa caldo o fa freddo, non crea conoscenza, ma dialogo tra persone che si conoscono ma non che si vogliono conoscere in profondità, veramente.

Non vedetevi per sola routine. Perché siete abituati a fare così. Elevate di più il vostro stare insieme, amate di più. Alla lunga quella routine potrebbe stancare o rattristarvi, intrappolarvi nel non poter più cambiare, perché vi siete fossilizzati e ogni cambiamento vi costa fatica non diviene bellezza. Quante relazioni finiscono perchè si è da anni letteralmente seduti sul divano, a te va bene così, a lui va bene così, non c’è più la volontà di conquistare, corteggiare l’altro. Poi però passa un’altro/a fuori dalla porta che con un semplice saluto gli dedica più attenzioni di voi in 8 mesi e ve la/lo porta via. E’ importante la qualità dello stare insieme e dovremmo garaggiare sempre vicendovolmente nell’amarci, anche da sposati! L’aver un fidanzato, un compagno, un marito o moglie non è avere qualcuno con cui passare del tempo ma avere qualcuno con cui vivere attivamente la vita amando, amandolo e lasciandosi amare!

Curate il tempo!!

Sia il tempo fra voi un tempo speciale, bello, unico!

Ci sia la cadenza dell’appuntamento che possa farvi fremere di gioia, nell’attesa e nella preparazione. (Come diceva Il Piccolo Principe)

Ci sia un dialogo intimo del come stai e cosa hai provato oggi negli avvenimenti di giornata, non un telegiornale asettico. E anche un selezionare le cose belle o le fatiche vissute.

Ci sia un tempo per stare e un tempo per fare qualcosa insieme, un tempo per fermarsi e donarsi e un tempo per progettare e vivere la vita!

Ci sia un tempo per amare!!

2) USO DEL CELLULARE!

Come lo usiamo? Come costruisco la mia relazione con te, come la curo?

Sappiamo parlarci solo coi media e poi quando siamo insieme ad amici, o da soli come va?

Vi invitavamo a trovare il tempo di parlare, e a non usare esclusivamente messaggi scritti o vocali, che son più rapidi, veloci, forse anche pratici ma non permettono di entrare nel cuore dell’altro. Imparare a dare il tempo bello speciale al vostro amore, non un tempo qualunque, un tempo che sfugge veloce attraverso un messaggio, ma il tempo del fermarsi a parlare ed ascoltare l’altro, l’amato, al telefono! Trova un tempo speciale per lui, come non lo dedichi agli amici, ai tanti gruppi social, o alle telefonate di lavoro! .. Il culmine è arrivare a dirsi che via cellulare sei più simpatico, perchè tra meme ed emoticon uno ti fa ridere di più, poi quando ti porta a cena fuori vi sedete al tavolo l’uno davanti all’altro e non riuscite a parlare, a guardavi negli occhi, a raccontarvi. Quante volte entrando in un ristorante ci piace curiosare sugli altri tavoli e vedere se la coppia si sta amando o è uscita a cena fuori senza avere nulla da dirsi o peggio ancora guardando i rispettivi cellulari.

3) COSA FARE INSIEME?

La parte più difficile in una relazione a distanza è cosa fare insieme? Spesso lo è anche per chi il fidanzato lo trova al civico affianco. Vediamo entrambe le dinamiche. Cosa puoi fare con una ragazza non in presenza? La distanza vissuta in questi ultimi tempi ci fa vedere quanto può essere difficile vivere alcune esperienze, scuola, lavoro, affetti.

Questa lontananza può farci disperare, rattristare oppure può farci tirar fuori la parte migliore di noi. La nostra fantasia, la nostra creatività, la nostra bellezza di amare.

Se il fidanzato vive al civico affianco, il rischio è di fare tutto insieme, di sapere tutto di lui/lei. Di sedentarsi a vivere la routine della tua vita insieme. Non vivendo l’amore con l’altro ma vivendo quello che facevi prima con qualcuno che è con te.

Oggi vi vogiamo incoraggiare semplicemente ad osare, ad amare di più, a trovare un modo per vivere e fare qualcosa insieme a distanza. Lasciate che la fantasia e la pazzia dell’amore generi la bellezza dell’amore, non fate rallentare il vostro amore da una distanza, non riducete il vostro amore a una macchina rotta, ferma a bordo strada. L’amore è più grande!

Ama e troverai 1000000 modi per stupire l’amore, l’amato.

4) LA PREGHIERA!

La preghiera: vi siete mai chiesti se fra entrare una terza persona nella vostra relazione? Avete mai pensato di farvi aiutare da Qualcun altro nel vivere la vostra relazione di coppia? La preghiera è importante se non fondamentale per farvi crescere nell’Amore. Pregare è lasciare spazio alla vostra relazione con Dio; è lasciare che Colui che vi ha pensato insieme, qui e ora, vi mostri quale Dono siete l’uno per l’altro. Pregare è dire anche solo un semplice Grazie, a chi vi ha fatto il dono di un bouquet meraviglioso. Vivete in coppia con Dio!!

Come avete visto siamo stati rapidissimi, sintetici, smart.

A venerdì con altri semplici consigli che noi terremmo sempre in tasca! Buona giornata!

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Verso la Festa del Papà!l

Vogliamo sottolienare con voi alcuni spunti dalla bellissima lettera di Papa Francesco “PATRIS CORDE” scritta in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe. Ci sentiamo obbligati ad invitarvi a leggerla o a rileggerla soprattutto se siete uomini, padri, sposi. È un testo breve, che ci mostra la bellezza dell’essere Padre! Sposo!

Diventare padri cosa vuol dire? Papa- lettera a san Giuseppe

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché́ si mette al mondo un figlio, ma perché́ ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità̀ della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità̀ nei suoi confronti.

CHI È IL PAPÀ-CHI È SAN GIUSEPPE?? 🕵️‍♂️👴🏼🤔

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà̀. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità̀ è la libertà al possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuol possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù̀.

VOCAZIONE: DONO DI SE’ che è MATURAZIONE DEL SACRIFICIO …

Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta padroni, rifiuta cioè̀ chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondo autorità̀ con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità̀ con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera VOCAZIONE nasce dal DONO DI SÈ, che è la MATURAZIONE del semplice SACRIFICIO. Anche nel SACERDOZIO e nella VITA CONSACRATA viene chiesto questo tipo di maturità̀. Lì dove una vocazione, MATRIMONIALE, celibatari o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla LOGICA DEL SACRIFICIO, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità̀, tristezza e frustrazione.

PERCHE’ LA PATRIS CORDE?

Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio.

I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo.

Insegnaci San Giuseppe a essere:

Padre amato

Padre nella tenerezza

Padre nell’obbedienza

Padre nell’accoglienza

Padre del coraggio creativo

Padre lavoratore

Padre nell’ombra

Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione. A lui rivolgiamo la nostra preghiera:

Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo.

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen

Lettera apostolica PATRIS CORDE – 150 anniversario della dichiarazione di San Giuseppe – Papa Francesco

Buona festa del papà!

By Cercatori di Bellezza

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Canta dall’Ariston: mio marito!

Anche quest’anno siamo giunti nel pieno cammino quaresimale, quasi senza accorgerci del tempo che passa, immersi nella quotidianità che quasi se ne fa un baffo se per noi questo dovrebbe essere un tempo più lento, fatto da digiuni non solo per il nostro stomaco ma anche per il nostro inquieto camminare; un tempo fatto di silenzio e soprattutto di ascolto! Ma ascoltare cosa? Ascoltare chi? Vi riproponiamo un articolo dello scorso anno, condividendo con voi quel tempo speciale che dovrebbe essere intriso di Ascolto!

Buona lettura!

Leggendo le letture che ci hanno accompagnato la scorsa settimana ci siamo accorti che c’era una parola che si ripeteva: Ascolto. Che bello! La Parola che ci guidava all’ASCOLTO, che ci dice che abbiamo gli strumenti per vivere una vita buona, una vita che profuma di santità, una vita che sa di salvezza, una vita che porta frutto.

È una Parola che la Chiesa ci dona in questo tempo di preparazione alla Pasqua, una Parola che è guida nel cammino; come dei cartelli stradali che giornalmente vediamo percorrendo il sentiero verso quel monte, dove l’amore prende la forma di una croce, dove l’amore prende la forma di due braccia aperte che ci accolgono e si gettano al nostro collo, dove l’amore diventa totale

Vediamo i “cartelli” della settimana scorsa:  

Martedì 02/03 Isaia 1,10.19 ..”Ascoltate la parola del Signore,..” …“Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra..”

Mercoledì 03/03 Geremìa 18,19   ..”Prestami ascolto, Signore..”  ..  – Mt 20, 17..”mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro”

Giovedì 04/03 Vangelo Luca 16, 29,.31 ..”Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.”.. “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».”

Sabato 06/03 Vangelo Luca 15,1 “In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.”..

Il cartello che vediamo ripetersi è: “Ascolto”, “Ascolta”, “Ascoltate”, “se ascolterete”, “ascoltino”.. è quello Shemà Israel, primo comandamento per il popolo di Israele, “… Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore (Mc 12,29).

Perché vi sottolineiamo questo ASCOLTO? Proviamo ora a leggere quei cartelli, come se si rivolgessero a noi coppia, alla nostra vita di sposi, toccando nel concreto della casa domestica la nostra relazione duale di ascolto. È presente fra noi sposi, tra me e te questo cartello, questa parola? Sicuramente è presente e concreta verso i figli: quante volte gli diciamo “non mi ascolti?”, “ascoltami”, sperando o pretendendo che ci ascoltino? Il nostro chiedere ascolto ai figli se ci pensiamo è proprio specchio di quell’indicazione, di quell’ascolto che anche noi dovremmo prestare al Padre, ma che, come i nostri figli, magari non diamo. 

Ma quello che ci interessa, e torniamo li, è l’ascolto che dai a tua moglie, a tuo marito. Quell’ascolto fra mille rumori e cose da fare, in uno spazio di tempo ridotto. Quando si rientra a casa dopo il lavoro, oppure prima, dopo, durante cena. Quanto tempo è? Fermati ora a pensare: ascolto mia moglie? Ascolto mio marito? ….

Magari l’ascolti mentre giochi coi bambini, magari mentre dai la pappa al più piccolo o mentre cerchi di ascoltare i suoi bisogni o mentre gli parli. Magari tua moglie che parla ed ascolta mentre controlla tre pentole e prepara le verdure. È questo l’ascolto che ti è chiesto? Forse diamo maggiore ascolto alle notizie del telegiornale, o alle canzoni di San Remo!! ma a tuo marito? A tua moglie? Quanto e quale ascolto dai?

Vi lanciamo ora anche un parallelismo, riprendendo quella Parola dalla quale siamo partiti, elevando la bellezza dell’ascolto tra marito/moglie, all’ascolto della Parola di Dio: se la domenica mattina ascoltassimo la Parola, giocando con nostro figlio, cucinando su tre fornelli, guardando il telegiornale sul cellulare in chiesa. Cosa rimarrebbe in noi di quell’ascolto? Di quella Parola di Dio? Di quella omelia? 

Certo in casa ogni sera la dinamica della vita domestica non può essere quella della domenica mattina in chiesa. Ma è bellissimo pensare che l’ascolto che dovremmo mettere tra me Stefano e Anna Lisa sia più importante dell’ascolto che mettiamo a messa la domenica, o alla riunione di lavoro, o col cliente, o coi figli, o con gli amici, o alla partita in televisione. Capite che ascoltiamo meglio, più attenti altre voci che ci circondano e riduciamo l’ascolto dell’amato ad un momento secondario. Ancora mi ridomando: Io come ascolto mia moglie? Ci sembra doveroso e bello sottolineare come è primario l’ascolto vero! Fatto con calma e disponibilità! Mente libera! Cuore aperto verso l’amato!

Che bello pensare che quei cartelli “Ascolta” a bordo strada in questa quaresima, non siano per dirci solamente di ascoltare la Parola di Dio, di ascoltare quel Compagno di viaggio che ci indica la strada, ma siano lì per ricordarti che su quel sentiero verso la Pasqua sei con il tuo sposo, con la tua sposa, e quindi ascolta lui, camminate dialogando tra di Voi, donandovi del tempo di ascolto speciale tra voi.  Segna sulla tua agenda: omelia= ascolto della moglie! Oppure: canta dall’Ariston, mio marito! Oppure: Telecronaca di mia moglie! Oppure: moglie = riunione col capo! (Forse questo è vero… )

Affinché il nostro matrimonio, il tuo matrimonio arrivi alla Pasqua, arrivi su quel promontorio dicendo: Wow! Buona Pasqua! Che bello il nostro matrimonio! Che bello essere risorti di un amore vero! 

Donati dell’ascolto, donati del dialogo speciale a tre, te, il tuo sposo e lo Sposo. Te, l’amato e l’Amore!

Innanza il tempo e i gesti che compi ogni sera in casa col tuo sposo, ai gesti che compi la domenica in Chiesa; mettici la stessa cura, la stessa attenzione. Solo così vivrai la Chiesa domestica, vivendo in casa l’Eucarestia, vivendo in casa la sera l’ascolto, vivendo in casa il perdono, vivendo in casa la bellezza di quell’amore che è dono totale.

Is 1, 18-19  “Su venite e discutiamo”, dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve, se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra”. 

Buon cammino in Ascolto

By Cercatori di Bellezza

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