Santa Gianna Beretta Molla!

Che bella che sei Gianna!

La mamma dell’ ordinario diventato straordinario.

Oggi saresti semplicemente la nonna Gianna, di anni 91. Sei nata il 4 ottobre del 1922, non lontano da Milano.

Se guardassi alla tua vita, potrei vedere la vita ordinaria di tante nonne, che magari anche loro non ci son più. Madre di 4 figli, moglie amorevole, medico pediatra, ecco forse qui lo straordinario perché in quegli anni non tutti avevano la possibilità di andare avanti a studiare come hai fatto te.

Dove si nasconde allora il tuo straordinario?

Nell’ordinario! Nel vivere bene quello che ci è dato di vivere e con Gesù.

Tutto semplicemente qua.

L’ultima parte è quella che fa la differenza, che spinge l’ordinario più su.

…E con Gesù ..

Metti Lui nel vivere e passi dall’ordinario allo straordinario nell’ordinario stesso, a portata di tutti. Lui non cambia il nostro vivere, Lui abita il nostro vivere affinché viviamo abitati dall’amore! Che bello! Wow!

Riguardo a te Gianna:

Il marito Pietro che Semplicemente andava a messa tutte le mattine.

La moglie Gianna che Semplicemente cercava di rendere felice suo marito.

La mamma Gianna che Semplicemente ha dato al mondo 4 figli.

La donna Gianna che Semplicemente si accorgeva e viveva la bellezza delle montagna o di quanto aveva attorno, quale dono di Dio.

Che cos’è piccole, che frasi semplici. Provo a rileggerle sapendo che in queste frasi abitate da Dio c’è la pienezza, bellezza, straordinarietà e semplicità di una Santa!

Son in adorazione davanti a Lui, lo prego, lo ringrazio, affido. Gli chiedo che anche solo un unghia della nostra famiglia possa vivere la Sua straordinarietà.

Poi apro un libro, di don Renzo: “Gli sposi hanno Cristo “in casa” 24 ore al giorno, cioè “nella loro relazione”.

Mi sento un po’ sciocco, ti son venuto ad adorare in Chiesa, sull’altare con Gianna e mi raggiungi dicendomi che sei a casa. In casa nostra 24 ore al giorno. Sposo della nostra coppia.

Questo è Gesù!

“Trasfigura quest’opera che hai iniziato in noi e rendila segno della tua carità”

(La benedizione che il sacerdote rivolge a tutte le coppie di sposi il giorno del matrimonio)

Volevo parlarvi di Gianna, ma sarà per il prossimo articolo..

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

OGGI CON ME IN PARADISO!

Il regno di Dio è già in mezzo a voi.

Siamo rientrati a casa dopo giorni di immensa Grazia.

Giorni fatti di fatica, sudore, magliette puzzolenti, 4 bagni per 130 persone, sveglie all’alba per arrivare prima degli altri a fare colazione alla macchinetta onde evitare di stare un ora e più in fila ad aspettare con le tazze in mano per tutta la famiglia.

Notti fredde e notti calde, notti silenziose e notti rumorose, 60 bambini di tutte le età, bambini che piangono, che si lamentano a ogni passo, che corrono, giocano, fanno mille domande sotto il sole.

Giorni fatti di passeggini che si incastrano sul ciottolato lungo i sentieri (facciamo un elogio alla Chicco, perché siamo tornati a casa e il nostro passeggino, contro ogni aspettativa, è tornato a casa integro e funzionante!-non è una pubblicità per loro, nessuno ci paga per dire questo!), di spalle e braccia che fanno invidia a Yuri chechi, di mani volenterose e fratelli e sorelle disponibili, che faticando con te e come te, spingono, sollevano, trainano figli che non sono loro ma che in quel momento è un po’ come se lo diventassero.

Giorni di canto, di festa, di giochi, di inno, ripetuto, gustato: “con me tu sei, in Paradiso, con me tu sei in paradiiiisooooo”

Giorni di fratellanza, in cui abbiamo assaporato cosa vuole dire essere una grande Famiglia, dove ciascuno segue il suo passo ma la meta è la stessa e la carità rende tutto più tollerabile e bello oltre che più forti lungo la strada.

Abbiamo percorso 6 giorni di tutta sta roba per andare dove? Chi ce l’ha fatto fare?!

Eravamo in cammino verso il PERDONO DI ASSISI! Festa che si celebra il 2 agosto.

(Se non sai di cosa si tratta, in fondo all’articolo c’è un breve racconto).

Quest’anno la marcia francescana aveva come titolo e tema: OGGI CON ME IN PARADISO!!

Ecco cosa ci ha spinto: il Paradiso!! Ma chi non vorrebbe conquistarselo, arrivarci correndo! Spesso si pensa al Paradiso come qualcosa che ci accoglierà in un futuro (più in Là possibile), dopo che siamo morti. Pensarla così, non è propriamente una cosa tanto bella a cui aspirare.. è bello sicuramente, ti fidi che sia così, ma questa cosa mette anche paura.

Il Paradiso può arrivare solo se facciamo esperienza del passaggio dalla vita alla morte. Quindi magari, Paradiso aspetta va.. ci risentiamo più in là.

Alt! Forse non è poi così vero. Quando da giovani seguivamo i corsi di Padre Giovanni, abbiamo capito una cosa bellissima, difficile da mettere sempre in pratica, ma bella perchè ti avvicina al pensiero di Dio.. ovvero a ragionare fuori schema. Dio ragiona andando fuori schema. Ma spesso questi fuori schemi sono più semplici di quanto possa sembrare.

Gesù ci dice nel Vangelo di Luca che il Regno dei Cieli è già qui in mezzo a voi.

Waaaaa!!  Allora non devo morire per forza per cominciare ad assaporare un piccolo pezzetto di Paradiso. E anche quando questo passaggio avverrà, allora il Paradiso sarà totale!!

Ecco allora cos’è il Paradiso: è la presenza viva di Gesù in mezzo a noi! È qui, oggi, mentre sto leggendo questo articolo di sta famiglia pazza e squinternata, che anela al Paradiso ma che ha tanto bisogno di essere perdonata!

È qui oggi, mentre stai prendendo la macchina per andare al lavoro, tempo prezioso per metterti in relazione con il Padre. È qui oggi, mentre stai lavando, stirando, facendo La spesa, urlando a tuo figlio di fermarsi prima del capitombolo seriale seguito da pianto e stridore di denti (e intano tu pensi “glielo avevo detto”). È qui oggi, quando pensi che La tua vita non abbia un senso, uno scopo, dove ti senti triste perché vorresti un di più che non hai. È qui oggi, quando devi arrancare per arrivare a fine mese. È qui oggi nell’abbraccio del tuo Sposo, nelle risate con i tuoi figli, nel desiderio grande di una Benedizione nell’arrivo di figli che non arrivano, o che arrivano e sono più pronti di te, di voi per varcare già ora le porte del Paradiso.

Il Paradiso è già qui. Tutti possiamo già ora sperimentarlo.. non riesci a vederlo?

Fai questa prova: prenditi del Tempo e vai a messa. Fermati e sosta durante l’Eucarestia. Semplicemente guarda quello che accade di fronte a te… non è allucinazione, non è un gesto tanto per… è lì! Gesù ti chiama lì! In quell’ostia spezzata, il quel corpo dato e offerto solo per te, per amore tuo. Per dirti ancora una volta che Lui è la tua Salvezza, e che non devi temere. Ogni volta che avviene quel miracolo, la distanza tra cielo e terra svanisce. Cielo e Terra si toccano, per dirti che il Paradiso è già qui, è già ora. E che Gesù è Vivo!

Quando poi esci da messa, torna a casa. E anche se quando varchi la porta può venirti voglia di richiuderla e tornare dopo, non farlo. Entra e guarda.

Quell’assaggio di Paradiso è nell’intimità con tuo marito o tua moglie. È quella paternità e maternità verso i tuoi figli, e quando questi non ci sono verso l’umanità intera: la genitorialità è sempre un privilegio, il cui unico obiettivo è far conoscere il Padre.

Il Paradiso è nel Tempo che scegli di vivere, come vivere, con chi vivere.

Trova sempre un pretesto per metterti in relazione con Lui.

Il Paradiso è come già detto, anche nei gesti spesso abitudinari della quotidianità. Tutto ciò che faccio lo faccio perché Amo!

E non dimenticare che anche nella sofferenza di coppia, qualsiasi essa sia, la morte non ha l’ultima parola!

Allora concludiamo con questo incoraggiamento, che ci è stato donato e che ci accompagna in questo nostro oggi: NON TEMERE, Anna .. Stefano… Michele… Marta… (metti il tuo nome) PERCHÉ HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO.

Ripeti ogni giorno questo annuncio dell’angelo a te! Così è davvero! Ieri, oggi e domani sei figlio Amato.

A presto!

Anna e Ste – Cercatori di Bellezza


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l 2 agosto si ricorda SANTA MARIA DEGLI ANGELI e del perdono, Madonna alla quale è dedicata una Basilica in Assisi, e dove Ella apparve a San Francesco, il quale svolse parte della sua opera nella cosiddetta Porziuncola, una chiesetta ottenuta in dono dai monaci Benedettini del monte Subasio nella quale fondò l’Ordine dei Frati Minori, da lui stesso rimodernata e sistemata e presso cui si ritirava in preghiera e meditazione.

Proprio qui si narra che un giorno di luglio del 1216 San Francesco si trovasse a pregare quando gli apparve in tutto il suo fulgore la Madonna seduta alla destra di Gesù Cristo e circondata da angeli la quale gli chiese in che modo poter esaudire il suo desiderio di mandare tutti in paradiso.

San Francesco rispose prontamente: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Quale altruistica richiesta! Che tutti quelli che nel corso degli anni si fossero recati a pregare nella Porziuncola, avessero ottenuto la completa remissione delle loro colpe, quello che viene conosciuto come il Perdono di Assisi.

Gli fu infatti risposto di recarsi dal Papa in carica, ovvero il Pontefice Onorio III il quale dopo averlo ascoltato e concessa l’indulgenza gli chiese se volesse un documento, ma il frate rispose sicuro: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

Così il 2 agosto di quell’anno San Francesco promulgò il Grande Perdono per ogni anno in quella data a coloro che fossero andati nella chiesetta della Porziuncola, oggi all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Fede O semplice incredulità ?

Torniamo in questo tempo Post Pasquale con una semplice riflessione, che nasce da un paio di eventi che abbiamo vissuto accostati, masticati nel nostro cuore e nella testa che portano ad un unica grande riflessione.

Quale? .. read more

Primo spunto. Pasqua! Eh sì, circa due settimane fa era Pasqua! La velocità con cui ce ne siamo dimenticati e abbiamo fatto sparire uova e colombe dai supermercati è stata incredibile. Eppure Pasqua è l’evento dell’anno per noi cristiani: un morto che risorge. Gesù Cristo che si dona per la salvezza nostra. Cristo crocifisso che torna alla vita.

Pasqua dovrebbe essere più come un matrimonio al sud che dura giorni e giorni. Invece arriva, la si consuma in fretta: giovedì ultima cena, venerdì morte, sabato silenzio, ed è subito risorto! Evviva! Mangiamo agnello, andiamo in gita, organizziamo pasquetta! Vabbè arrivederci, ciao! Tutto uguale!

Alt!! Hai capito che cosa è successo?

Rallenta.

Non si parla d’altro in Gerusalemme! Un uomo morto è tornato in vita. Waaaaw!

Quando muore qualcuno o succede qualcosa di grave, come una guerra o un’epidemia ne rimaniamo scossi per giorni. Qui è successo qualcosa di più sensazionale, l’uomo sulla luna? La scoperta della ruota? L’invenzione della lampadina elettrica? No, qualcosa di meglio: un uomo è risorto.

Con che parte del corpo viviamo e crediamo a questa notizia? Quanto ne siamo davvero convinti?

Non sia mai che una notizia simile possa sconvolgerci l’esistenza in questa vita e magari, chissà, anche in quella futura.

Secondo spunto. Sabato scorso abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una testimonianza bellissima, che profumava di vita, di resurrezione. La testimonianza di Carolina mamma dei tre vulcani della gioia: Rosaria, Giastin e Cosimo Gravina. 3 fratelli, rinati presto al cielo, affetti da una malattia rara: Amiotrofia spinale di tipo Werding Hofmann.

Se non conoscete la loro storia potete cliccare sul link, ( per ascoltarla https://youtu.be/ZMYbeFTEzyM o per leggerla https://rosariagiastincosimo.com/la-storia/ ) si legge tutta d’un fiato. È una storia che sa d’incredibile, è una storia che sa di santità. Una storia che a occhi umani sembrerebbe solo abitata da una sfortunata e difficile croce. La storia di una normalissima famiglia che vive la Grazia di ricevere in dono dei figli, ma alla quale viene chiesto di custodire e portare qualcosa apparentemente più grande di loro. La nascita del primogenito, morto poco prima del parto, la secondogenita che ancora troppo piccola si ammala e si ritrova portatrice di una malattia che ti atrofizza i muscoli e piano piano ti porta via il respiro. E così anche la terza e il quarto figlio. Tutti con la stessa malattia congenita. Un disastro su tutti i fronti una vita compromessa e sottomessa da eventi che ti schiacciano.

Come stare dentro ad eventi così difficili? Carolina e Giuseppe , hanno lasciato semplicemente che l’amore abitasse la loro casa. E oggi testimoniano come la loro vita, e quella dei figli, sia stata una vita luminosa, benedetta e felice.

Non è la storia quindi di una famiglia credente, ma la storia di una famiglia che per un lungo periodo, ha allontanato Gesù, ha vissuto rinnegandolo finché poi non lo ha incontrato in ciò che è: amore! Che ama e chiede di essere amato.

Nella testimonianza, la mamma racconta di come Cosimo parlasse con il suo angelo custode che aveva simpaticamente chiamato Pippo. Di come ci dialogasse, giocasse e vivesse assieme con quell’angelo che a tutti noi ci è dato. Tutti noi ne abbiamo uno affianco.

Guardati attorno ! Lo vedi vero? Lo senti vero?

Ora la facciamo molto breve perché non vogliamo togliere bellezza al racconto che dovete andare a leggere, (ci sono anche video testimonianze su you tube) certi che vi farà emozionare come a noi ha fatto lacrimare tutto il tempo, ascoltandolo in presenza.

Al termine dell’incontro con Anna si parlava e si rifletteva che si fatica quasi a credere oggi che un bambino possa parlare davvero con l’angelo custode. “Dai ma sarà vero?”

“I bambini son così pieni di fantasia, immaginazione. Capaci di stupirti con i loro racconti che non sai da dove traggono origine.”

“Davvero quel bambino parlava con un angelo o non era un semplice bellissimo bambino sognatore?”

Ora facciamo due più due! ..

Se non riusciamo a credere ad un bambino che dialoga con il suo angelo custode, riferendoci poi cose che un bambino non può sapere in tenere età -Come succedeva a Cosimo Gravina-

Come possiamo credere che un uomo sia risorto?

Come possiamo credere alla Pasqua?

Come possiamo credere nella risurrezione dei morti?

Che fede piccola che abbiamo! Che Mistero Grande,è quello Pasquale! Che mistero Gigante è quello dell’amore.

La Pasqua ci sfugge di mano perché non riusciamo spesso a farla nostra, a far nostro veramente che un uomo è morto ed è risorto! Che la morte non è la fine ma un passaggio.

Forse siamo tutti un po’ San Tommaso!

Ma San Tommaso per sua particolarità non è uno che non crede, che rifiuta quanto gli dicono. Al contrario è uno che cerca, che vuole cercare le prove. Se uno mi dice una cosa a cui non credo, la prendo per barzelletta, giro i tacchi e me ne vado. Invece Tommaso è pieno di ardore, di ricerca, il suo non credere è pieno, è vivo.

Possiamo in questo tempo post Pasqua tornare sui nostri passi, tornare a chiederci come San Tommaso: Ma sei risorto davvero? E cerchiamo le prove alla nostra fede! Viviamo nella Pasqua non dimenticandocene perché da lì ha origine il nostro essere cristiani.

Vi diamo appuntamento a domani con un secondo articolo scritto da un amico: Ezio.

Che ci ha aiutato a riflettere su questo mistero, da un’altra bella prospettiva.

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Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Anche oggi vi riportiamo le riflessioni che sono nate in noi l’anno scorso, perchè le sentiamo ancora come fuoco che arde in noi. Con l’augurio che possano far sentire Vivo anche te! Perchè in fondo c’è solo una la certezza: che Gesù, nonostante tutto e tutti, continua a rimanere Vivo… in te!

Gesù è vivo!

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

Buon cammino verso una nuova Resurrezione!

By Cercatori di bellezza

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FIDANZAMENTO, A DISTANZA? – CAPITOLO 2

Ecco a voi gil ultimi semplici consigli per vivere un fidanzamento:

5) SCRIVERE UNA LETTERA.

Hai mai scritto una lettera al tuo fidanzato? Hai mai messo nero su bianco il tuo amore per lei/lui? Gli hai mai raccontato perché ti piace, lo/la ami a parole? Un bellissimo regalo che potete farvi, è quello di fermarsi, mettersi gambe sotto il tavolo, penna in mano e lasciare spazio a ciò che hai nel cuore, concentrarti per lei, per lui. Potendo scrivere quelle cose che magari a voce non riusciresti a dire. Quelle frasi che magari non riusciresti a finire. Che bello pensarvi emozionati, con gli occhi lucidi o lacrimanti a leggere quanto gli hai scritto, a leggere quanto ti ha scritto.

Lasciatevi emozionare dall’amore!

Lo scritto è qualcosa che coinvolge diversamente il nostro modo di pensare e di esprimersi, con lo scritto si può andare in profondità. Scrivendo si cercano le parole giuste, si ha il tempo per pensare quale aggettivo usare per descriverci.

Uno scritto per chi lo riceve è una parola bella che rimane, che può tenere in un cassetto e rileggere tutte le volte che vuole. Una lettera quindi è parola ferma che attraversa il tempo. Che bellezza!

6) LASCIARE SPAZIO

due concetti:

l’AMORE È LIBERO e LIBERANTE

l’AMORE NON È UN CONTRATTO

Vuoi magari perché́ siamo noi possessivi nei confronti dell’altro, e per tanto lo dobbiamo sentire a tutte le ore, quando si sveglia, dopo colazione, quando è in bagno… etc o lo dobbiamo vedere tutte le sere. Diventiamo una simbiosi, due metà incollate l’una all’altra. Il problema è che tu non sei una metà e l’altro non è la tua metà. Siete due interi, che decidono di mischiare le proprie vite, ma in quanto interi è giusto che conservino l’essere uno. I propri hobby, i propri interessi.

Spesso quando ci fidanziamo o andiamo a convivere, entriamo in un mondo nuovo in cui si è soli tu e io, io e tu. E vanno scomparendo tante persone, tanti interessi, tanti hobby.

Vuoi perché́ sicuramente iniziamo a far spazio ad un’altra persona nella vita, che andrà̀ a ritagliarsi uno spazio sempre più̀ importante.

Non si può pretendere che l’altro si annulli in te, ma vi accorgerete che se si vive l’amore, esso stesso piano piano con il passare degli anni diventerà un morire per l’altro che è un donarsi sempre di più liberamente all’altro.

LASCIARE SPAZIO quindi, lo spazio che date all’altro, quella libertà, quella sera o momento libero, torna indietro come amore più̀ grande. Chi ama, lo fa in modo libero. Ed è nella libertà di amore che si riceve, che l’altro vi ama.

In quello spazio che non controllate, l’altro ha tempo di farvi un regalo, di dedicarsi meglio al lavoro o ad un hobby e sarà̀ più̀ libero per voi quando vi vedrete, magari anche più̀ felice di aver coltivato quella relazione o quella passione, di aver finito e raggiunto quell’obbiettivo lavorativo.

7) NON ARGINATE L’AMORE, NON REGOLARIZZATELO.

Il ribaltamento o rischio di quella libertà, di quello spazio di cui parlavamo nel punto prima è quello di regolarizzare l’amore, di stabilire y N quando amarsi e quando no. L’amore che donate all’altro diventa un contratto: martedì̀ sera lui calcetto, giovedì̀ io danza, venerdì̀ birra con amici, sabato (forse noi). Non deve diventare questo, attenzione!

L’amore non può essere arginato! L’amore vive sempre, e cresce nella sua dinamicità̀, se provi a fermarlo muore. Un amore inscatolato muore.

Quante storie che finiscono perché o c’è possesso e non libertà o perché i due si amano a contratto. L’amore non si vive in parte, a part time. L’amore è sempre un contratto a tempo pieno indeterminato, sennò non chiamatelo amore! Ma poi rischierete ferite grandi, perché non è un lavoro che si cambia ma l’amore entra a toccare le corde più profonde del nostro cuore, del tuo io..

Concludiamo:

L’amore è libero e liberante.

Più̀ lasci andare l’amore più̀ torna indietro più̀ grande, più̀ forte.

Più̀ tenterai di possederlo, di viverlo gelosamente, togliendogli spazi e respiri, più̀ ti scivolerà̀ dalle mani, o si atrofizzerà̀ non portando frutto.

8) AFFETTIVITA’

Come vivere l’affettività in un tempo di lontananza, in una relazione a distanza O in una relazione quotidiana?

Sembrerà banale, ma imparando a custodire il nostro corpo. Imparando che in una relazione non c’è solo la sessualità, che ci sono tanti gesti d’amore che posso compiere per far sentire amato l’altro, imparando a gestire l’attesa e a rispettare i tempi dell’altro, perché non sempre l’altro può vivere i gesti che noi vorremmo. Imparando a conoscere il linguaggio di amore dell’altro.

Crediamo che non ci sia nulla di più bello di un periodo di distanza fisica, -di più bello!!- per imparare ad amare l’altro. Per provare l’amore. Per farti guardare allo specchio e capire se ti stai amando!

Le coppie di oggi, per capire se una relazione può funzionare provano a convivere, a passare più tempo insieme, oppure provano a vedere come va a letto, sotto le lenzuola, se anche lì c’è intimità.

Non è così che si capisce se l’altro è dono di amore per me. Ma all’opposto, vivendo la custodia dell’amore. Provando a custodire l’amore anche quando tu non sei con me.

È purificandolo che capisce se l’altro era un passatempo, era un’attrazione, era un sentimento leggero, era un’ancora di salvezza, era un corpo da usare, era un bastone a cui ti appoggiavi, era il tuo tutto, o il tuo malato, il tuo bambino, il tuo giocattolo.

L’amore lo si prova con il fuoco, ricercandolo, rincorrendolo, stando pronti, vigili, attenti!

Cogli l’occasione del tempo di lontananza che magari vivi per imparare ad amare con altri gesti d’amore, per imparare a guardarti allo specchio, per misurare il tuo amore!

9-10-11) Sei arrivato fin qua? Vorresti condividere queste parole con il tuo fidanzato/a, ma a lui non piace leggere ? Nessuna paura le stesse cose, all’incirca, che hai letto in questi 2 articoli li trovi in un video. Visita la nostra sezione Video del blog e clicca sull’immagine.

ciaoo a presto!

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

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Deserto o Metro?!

Siamo entrati nella prima settimana di quaresima, tempo ricco di appuntamenti per i Cristiani..(esercizi spirituali, messe, adorazioni, via crucis..). La nostra amata Chiesa, che tanto ringraziamo, ci lancia tante proposte in questo tempo per metterci in ascolto dell’Amato. Al punto (e non è una critica verso la Chiesa) che più che nel deserto, di cui si parla tanto, sembra di vivere in un corridoio della metropolitana, pieno di schermi pubblicitari che ti lanciano inviti, iniziative. (Santa grazia !! – fossero davvero piene di questi annunci le metropolitane e le televisioni)

E invece cos’è il deserto? Perché andarci? Perché entrare in quaresima? Per vivere le tante belle iniziative di ascolto della Parola? Per pregare di più? La Sacra Bibbia in Osea 2,16 ci dice: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.” Lui ci attira, Lui ci conduce, Lui ci parla. Bellissimo! Non siamo noi ad iniziare la quaresima ma è Lui che vuole vivere un tempo con noi! È Lui che ci invita a metterci in ascolto, è Lui che vuole parlare al nostro cuore, vuole amarci! Il deserto è il luogo in cui Gesù va per incontrare il Padre, per incontrare l’Amore, l’Amato.


Cosa vuol dire questo per una famiglia? Con chi andare nel deserto? E chi incontrare? La bellezza è di poter andare nel deserto con l’Amato e incontrare l’Amore. Un nostro carissimo frate, durante un periodo di accompagnamento, ci fece fare memoria di questo passaggio, che oggi vi riportiamo applicato alla coppia di sposi: il primo amore è Gesù, ma unico amore è la sposa, lo sposo. Ecco allora che bisogna forse prepararsi ad entrare in questo deserto, ricordandoci che noi sposi ci incamminiamo in due! Rispondiamo al suo invito di vivere la quaresima insieme al nostro sposo, con il nostro sposo.


In concreto: è importante prendersi una serata per stare insieme noi due, con la televisione spenta, con il ferro da stiro staccato, con le menti libere, senza distrazioni , e si.. anche senza bambini, per poter ascoltare l’amato sposo, l’amato sposa, per guardarlo negli occhi, come se nel deserto ci fossimo veramente tu ed io, e Lui e nessun altro.


Spesso si rischia tra le coppie praticanti di vivere una quaresima nella metro, scrivendo in agenda tutti gli impegni della vita della Chiesa, magari incrociando gli appuntamenti della parrocchia con quelli del convento dei frati, con quelli del Papa, e con gli appuntamenti anche diocesani del vescovo; andando così nel deserto, una sera dopo l’altra, restando sintonizzati solo sul “fare” attirati dalla pubblicità, non lasciando spazio allo sposo! La nostra vocazione ci chiede di ascoltarci per ascoltare insieme l’Amore! Allora vi e ci auguriamo una buona Quaresima, un tempo bello, non per togliere ma per lasciare spazio alla cura, non per riempire le sere ma per rallentare il correre quotidiano, per crescere nell’attenzione, nei gesti d’Amore verso il nostro unico sposo e sentirsi amati dalla testa (con le ceneri) ai piedi (con la lavanda). Un buon deserto (in due)! O per la precisione in Tre!

continua a leggerci nei prossimi giorni con un nuovo articolo che ci aiuterà a vivere il tempo di Quaresima, stay tuned!

By Cercatori di Bellezza

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Sesso… come si fa e cos’è?

Oggi vogliamo partite da questa parola, un po’ forte, un po’ ambigua, che fatichiamo a pronunciare, che sembra togliere pudore alla lingua che la pronuncia.

Che significato ha la parola sesso? Cosa vuol dire Fare sesso? A cosa associamo il sesso?

Se cerchiamo un po’ in internet, o guardiamo quanto abbiamo intorno, quanto i media ci mostrano e quindi ci educano a pensare, il sesso è possesso, è sfamare un istinto, è raggiungere il piacere.

Sesso è poter fare tutto, è non avere regole, sesso è tante cose. (non stiamo ad elencarle per non stuzzicarci la carne proprio in questo tempo di quaresima).

Ora fermiamoci! Fermiamo i cattivi pensieri carnali che la mente ci produce e facciamo pulizia insieme, aprendo la porta del cuore.

Per sesso possiamo intendere gli organi maschili e femminili, oppure il genere sessuale maschile o femminile con cui si presente una persona, “di che sesso sei?”, oppure il complesso dei caratteri anatomici, morfologici e fisiologi o aggiungiamo anche psicologici che determinano l’essere di una persona.

Ma il significato su cui vogliamo far luce, è l’etimologia greca della parola. Sesso, dal greco TEKOS, generato, Tek generare, intessere, creare. A sua volta dal verbo τίκτω (tikto) = generare, procreare, produrre, (da cui deriva anche la parola ostetrica) ancora più in origine dalla radice tak- (con la mutazione della t in s).

Sesso= generare

Sesso da cui ha origine anche la parola ostetrica.

Quanta bellezza! L’avreste detto? Noi che stavamo a farci nella testa i film porno (=dalla radice di prostituzione) invece dietro una delle parole più nascoste, non pronunciate per pudore, per vergogna, che ne hanno fatto un tabù della società, della vita di coppia, c’è la generatività.

Fare sesso, fare l’amore che all’orecchio è sicuramente più consueto e dolce, nasconde la generatività di vita.

Sesso che non può essere dunque inteso e vissuto come solo ed esclusivo piacere come lo è il masturbarsi, sennò l’atto sessuale si chiamerebbe masturbazione tra sessi opposti o masturbazione in compagnia.

Sesso che dev’essere inteso come il gesto grande con cui si sancisce l’unione tra un uomo e una donna, che è dettata dall’amore che c’è tra i due, che genera vita perché il sesso ci fa stare bene, rilassa, sviluppa gli ormoni del piacere, le endorfine, le ossitocine, che agiscono positivamente su entrambi gli amanti.

Sesso che produce forza, energia, vita attorno a noi e che genera vita, perché sappiamo che in certe condizioni fisiche del corpo maschile e femminile si può generare da quell’unione, da quell’amore, da quell’atto sessuale la vita trasformandoci in creatori da amanti innamorati che eravamo.

Oggi come negli ultimi 50 anni la parola sesso è tra le meno pronunciate nelle nostre case, tabù silenzioso, come se noi non fossimo nati da sesso/da un atto sessuale/da un atto di amore.

Tabù silenzioso come se fin dalle prima cotte adolescenziali il corpo umano non è richiamato in maniera naturale ad un contatto che nel suo apice vive l’unione dei corpi, che può essere generativo: il sesso.

Tabù silenzioso perché non ne conosciamo il significato. Se ne può parlare ma fraintendendo la bellezza dell’amore che racchiude.

In questo vuoto, in questo silenzio, in questo tabù silenzioso che la società, la famiglia e anche la Chiesa stessa ha creato dietro una parola dal significato così etimologicamente semplice e bello, si è inserita la rivoluzione sessuale che ha fatto suo il termine stravolgendolo.

Una luce si è spenta sul significato splendente che ha il termine nel suo senso generativo, per lasciare spazio al buio riconducendo alla parola tutto ciò che è piacere rapido, veloce, peccaminoso, accostandolo più al porno, all’erotismo possessivo invece che all’amore e alla vita.

Cos’è il sesso?

È vivere l’amore. L’amore nell’azione della generatività, l’amore nell’Unione dei corpi.

L’amore, che non è dunque fatto di possesso, di potere, ma di tenerezza che accoglie la libertà dell’altro.

Una coppia che si ama, vive la tenerezza, vive le carezze, gli abbracci, i baci, vive la cura, vive parole e gesti di tenerezza, di dolcezza. Vive il farsi dono l’uno per l’altro. Vive il sostenersi a vicenda, vive il rendere l’altro migliore. Vive l’amarsi nella gioia e nel dolore, nell’ obbedienza, nella fatica, nella malattia.

E molto altro… parlare di amore è cercare di rendere finito l’infinito e non si ha mai fine quindi per descriverlo.

Un ultimo aspetto: vivere l’amore di coppia è vivere il morire per l’altro, non nel senso esclusivo del sacrificio, ma nella gioia stessa che è insita nell’amore e che ci porta a dire all’altro io ti amo, sono disposto a morire per te, a lasciare ciò che è mio per amore tuo.

Chi si ama, vive l’amore e quindi può arrivare a vivere anche il sesso per ciò che è veramente. L’unione che dà vita, che genera, sempre e comunque, indipendentemente che sia vita che nasce dal grembo o vita che nasce dai frutti di bene seminati dalla coppia. Unione che genera Vita, che genera Amore.

Non si può vivere il sesso senza amore! Quale male sarebbe per il corpo e lo spirito di entrambi!

Ferite grandi si aprono dal dono del corpo dato nel piacere.

Non si può vivere il sesso senza amore e pensare che questo non porti vita. Perché l’unione, lo stesso amarsi genera vita in senso biologico ma anche in senso spirituale per la coppia.

Al prossimo lunedì..

By Cercatori di Bellezza

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 3

Chi ascolta ama!

chi ama cerca!

Cercare è un altro verbo bellissimo. È il verbo che ha dato nome alla nostra pagina. È un verbo di movimento non statico, chi cerca cammina, è inquieto, vuole trovare quella cosa che ha perso, che non trova, che non ha.

Cercare è il verbo di chi non è mai sazio, non si accontenta.

Cercare è il verbo di chi osa, di chi crede, di chi spera!

Con questo verbo parliamo oggi di Assisi!

Ci siamo conosciuti nella marcia 2014.

Ci siamo conosciuti camminando, al termine della marcia francescana, e abbiamo capito che non si può smettere di camminare se vogliamo cercare la vera bellezza, se vogliamo cercare il Suo volto, se vogliamo cercare l’Amore vero.

Non si è arrivati quando si trova un fidanzato, non si è arrivati quando ci si sposa, non si è arrivati quando si hanno dei figli, non si è arrivati a cinquant’anni, o forse sessanta.

Cercare è il verbo dell’innamorato che cerca il suo amore, l’amato del suo cuore.

E allora cercare, Cercare, cercare. Cercare l’amore, non fermarsi mai.

Cercare il risorto, la tomba è vuota.

Assisi, Imparare ad amare, vuol dire non smettere di cercare l’amore!

C’è un passaggio bellissimo che nella ricerca di amore bisogna fare, che abbiamo fatto grazie ai corsi, ed è il sentirsi amati!

Sentirsi amati!

È un passaggio fondamentale, ma non così semplice. Perché spesso non abbiamo mai sperimentato l’amore ricevuto, perché siamo pieni di orgoglio, perché l’altro lo voglio amare ma come dico io, e mi deve amare come dico io.

La bellezza è riconoscersi amati da sempre! Non da un uomo o da una donna che nel suo essere può mostrare dei limiti, può compiere degli sbagli, può non saper amare come te, ma da Dio, sentirsi amati da Dio Amore, dall’Amore! Amati dall’amore!

Sentirsi amati da sempre, fin da quando siamo stati creati, sentirsi amati nonostante gli errori, nonostante i nostri ritardi ai Suoi inviti.

La bellezza è sapere che Dio è da sempre il più grande tifoso della tua vita, e che soffre più di noi ogni volta che cadiamo.

La bellezza è saper che Dio fa il tifo per la tua storia di amore, fa il tifo perché scopri la tua vocazione, fa il tifo per te nell’amore!

Non è contro di noi, contro il tuo sogno, il tuo desiderio, ma è dalla tua parte.

La fatica è abbandonarsi al suo desiderio per te, è lasciare che non sia tu a dire a Lui cosa vuoi. Lui sa già e vuole il meglio per te.

La fatica sta nel dirgli Sì e lasciargli solo uno spazio, è abbandonarsi nelle sue braccia aperte e lasciarsi cadere e dire, ora che ho provato e riprovato io, Provaci tu…

è lasciare il timone della barca della tua vita a Lui, sapendo che la meta è l’amore, ma lui conosce il fondale, i venti, e le maree.

Fai tu allora…

io son limitato, ma con te son tutto!

Ecco è a questo passaggio che siamo arrivati dopo corsi e corsi, ad un abbandonarsi a Lui, alla sua volontà.

Riconoscere che siamo amati di un amore misericordioso, infinito, per sempre che ci rilancia ad amare come Lui ha amato.

Assisi, imparare ad amare.

The end – rubrica “IMPARARE AD AMARE” By Cercatori di bellezza

a settimana prossima con una nuova tematica!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 2

Ma cos’è stato andare ad Assisi?

Andare ad Assisi è Ascoltare, Curare, imparare ad amare.

Ai corsi frequentati c’è tanta parola che ti vien detta, che hai l’occasione di ascoltare, in un clima di pace, di tranquillità. C’è un “relax mentale” creato dall’essere via da casa, in vacanza potremmo dire e di trovarti nella città della Perfetta Letizia dei Santi Francesco e Chiara.

C’è una parola che può risuonare in te, se gli fai spazio, se calmi il cuore e riesci a far silenzio dentro di te.

Ai corsi c’è chi si prende cura di te. Perché tu sei prezioso! Tu vali agli occhi di qualcuno! Tu sei importante, e la tua storia è benedetta, anche se ancora non lo sai. Che bello trovare qualcuno che ti può aiutare a prenderti cura, a leggere quel che hai vissuto e vivi. A rilanciare la tua vita in pienezza. A bene-dire la tua vita!

Ai corsi si impara ad amare!

L’esperienza più bella grande e vera fatta ad Assisi è stato l’aver compreso che non sappiamo niente di amore, che il mondo ci dice proprio l’opposto di cosa sia l’amore vero!

E così, torni, e ritorni, perché se un luogo è bello, se il cuore si sente amato, curato, se capisci che da lì puoi imparare ad amare, a capire che c’è una parola che fa per te… torni!

Non importa la distanza, la fatica, problemi economici o altro. I problemi si superano se hai un grande alleato.

E da lì “imparare ad amare”

Ad Assisi la parola chiave è stata per noi: Ascoltare. Far spazio dentro di noi all’ascolto di una parola vera che era sale e luce.

Sale che brucia sulle ferite, luce che illumina la vita bella, il bene che viviamo che ci circonda.

Purtroppo oggi giorno siamo abituati a non ascoltare parole belle, che profumano di amore, che scaldano il cuore, che donano speranza certa, che ci rilanciano, che parlano la lingua dei nostri sogni grandi, che parlano di amore vero, per sempre. Che parlano di uomini che hanno vissuto le mie, le tue stesse fatiche e ce l’hanno fatta!

Ascoltare parole che insegnano una sessualità bella, fatta di amore, non castrato, non limitato, non a singhiozzo. Ma un amore che sa di vita, di dono, di gioia infinita, prima dopo e durante il gesto d’amore, continuo nella relazione che si vive! Bellissimo!

Ascoltare parole che ci leggono dentro, che danno voce alla nostra ricerca di vocazione, alla nostra ricerca di amore, alla nostra ricerca continua di risposte ai perché.

Ascoltare parole calme, che mettono in movimento il cuore ma arrivano in un clima di letizia.

Il mondo parla ogni giorno più veloce, stories, emoticon, pubblicità, ma cosa comprendi se non ti fermi ogni tanto? Se non ti fermi ad ascoltare ciò che hai vissuto o vivi?

Ascoltare vuol dire fermarsi, guardarsi attorno, accorgersi e far entrare la bellezza che sei, che vivi, che è pensata per te.

Ascoltare vuol dire far silenzio, entrare nella stanza privata con il creatore e lasciare spazio a Lui, alla sua voce che risana che fortifica che plasma.

Assisi SPA del cuore, non pensare solo a far star bene la pelle, pensa a portare il tuo cuore al centro benessere!

Ascoltare ad Assisi, ha sempre voluto anche dire trovare chi ti ascolta, un padre spirituale, una madre spirituale, che ascolta quel che vivi, che ti aiuta poi a rileggere la tua storia sotto lo sguardo di Dio, che ti accompagna, ti sostiene con la preghiera.

Bellissimo!

Ascoltare la voce dell’amato, per aprirsi all’amore, per imparare a parlare d’amore.

Continua domani a leggerci per concludere questa rubrica “IMPARARE AD AMARE” by Cercatori di bellezza.

Settimana prossima, nuova rubrica, nuova tematica. Stay Tuned!!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” cap. 1

Che bellezza! Guardiamo le foto tornano i ricordi:

Una parte del nostro cuore è cresciuta in Assisi grazie alle iniziative di frasi e suori, ai loro corsi, all’incontro con le clarisse, ai corsi per giovani del SOG (Servizio Orientamento Giovani). Grazie a queste iniziative, grazie ad un invito, una parte di noi è cambiata lì, una parte di noi è morta, è stata recisa, per far spazio ad un amore più grande!

Proveremo a raccontare qualcosa di noi, in questo articolo, cercando di donarvi uno spunto di bellezza per guardare ai corsi di frati e suore, da noi testati, provati, vissuti e certificati, per presentare a chi non li conosce, una bellissima realtà per noi salvifica e rigeneratrice di vita e di amore!

Non ci pagano per fare pubblicità e non hanno nemmeno bisogno della nostra pubblicità. Ma nella nostra infinita riconoscenza vogliamo dirvi coi social, come fosse un passaparola, il perché per noi sono stati importanti.

Erano gli anni 2011-2012, due ragazzi in cerca di risposte, desideravano una vita piena, felice, bella. Sognavano forse già una famiglia, qualcuno con cui condividere la propria vita, L’amore.

Il problema però è di quello comune a tutti, o quasi. Come trovare l’amore?

Il mondo ti propone un modello di amore nuovo, moderno, ma che non sa di amore, sa di fregatura.

Storie brevi, rapporti ambigui, leggerezza, non progettualità.

Il mondo ti propone una felicità facile, fatta di divertimento a pillole, divertimento che arriva il venerdì sera e finisce la domenica, fatto di alcol, discoteche, droghe, bravate. Ma poi cosa resta? Nulla.

Il vuoto, la solitudine del lunedì.

Il mondo ti propone un modello lavorativo che non lascia spazio ai propri interessi, o all’amore, che ti sfrutta finché ne hai, che mostra il successo nelle ore di straordinario non pagate che passi dietro la scrivania.

Il mondo alle volte ti schiaffa davanti la morte, facendoti toccare con mano le tue fragilità, un dolore soffocante e apparentemente per te incurabile. Si vivono delle ferite che tagliano il cuore e creano molti perché.

dove sta allora la tua felicità? Dove sta la bellezza in quel che ci dà il mondo?

Poi succede che vedi, incontri, assapori una felicità nuova nella semplicità di una cena. E allora tutto cambia. E allora ti metti in cammino e cerchi quella bellezza, e una voce ti spinge là, dove non sai cosa troverai.

Oppure, arriva un invito di un amico, vicino o lontano: “vieni ad un corso ad Assisi?”.. e la risposta è tua: “no resto fermo, nel mio brodo infelice, nella mia ferita, ..”

Oppure

Sì, mi gioco,

-alla fine, un viaggio ad Assisi male non fa.

-Forse, è solo una nuova esperienza.

-Forse, è solo un’avventura.

-Forse, più in basso di così non si può andare.

PROVIAMO..

E tutto cambia ..

“Vai ad Assisi ti cambierà la vita”

continua a leggerci domani, stay tuned! Rubrica IMPARARE AD AMARE! By Cercatori di Bellezza

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