FIDANZAMENTO, A DISTANZA? – CAPITOLO 2

Ecco a voi gil ultimi semplici consigli per vivere un fidanzamento:

5) SCRIVERE UNA LETTERA.

Hai mai scritto una lettera al tuo fidanzato? Hai mai messo nero su bianco il tuo amore per lei/lui? Gli hai mai raccontato perché ti piace, lo/la ami a parole? Un bellissimo regalo che potete farvi, è quello di fermarsi, mettersi gambe sotto il tavolo, penna in mano e lasciare spazio a ciò che hai nel cuore, concentrarti per lei, per lui. Potendo scrivere quelle cose che magari a voce non riusciresti a dire. Quelle frasi che magari non riusciresti a finire. Che bello pensarvi emozionati, con gli occhi lucidi o lacrimanti a leggere quanto gli hai scritto, a leggere quanto ti ha scritto.

Lasciatevi emozionare dall’amore!

Lo scritto è qualcosa che coinvolge diversamente il nostro modo di pensare e di esprimersi, con lo scritto si può andare in profondità. Scrivendo si cercano le parole giuste, si ha il tempo per pensare quale aggettivo usare per descriverci.

Uno scritto per chi lo riceve è una parola bella che rimane, che può tenere in un cassetto e rileggere tutte le volte che vuole. Una lettera quindi è parola ferma che attraversa il tempo. Che bellezza!

6) LASCIARE SPAZIO

due concetti:

l’AMORE È LIBERO e LIBERANTE

l’AMORE NON È UN CONTRATTO

Vuoi magari perché́ siamo noi possessivi nei confronti dell’altro, e per tanto lo dobbiamo sentire a tutte le ore, quando si sveglia, dopo colazione, quando è in bagno… etc o lo dobbiamo vedere tutte le sere. Diventiamo una simbiosi, due metà incollate l’una all’altra. Il problema è che tu non sei una metà e l’altro non è la tua metà. Siete due interi, che decidono di mischiare le proprie vite, ma in quanto interi è giusto che conservino l’essere uno. I propri hobby, i propri interessi.

Spesso quando ci fidanziamo o andiamo a convivere, entriamo in un mondo nuovo in cui si è soli tu e io, io e tu. E vanno scomparendo tante persone, tanti interessi, tanti hobby.

Vuoi perché́ sicuramente iniziamo a far spazio ad un’altra persona nella vita, che andrà̀ a ritagliarsi uno spazio sempre più̀ importante.

Non si può pretendere che l’altro si annulli in te, ma vi accorgerete che se si vive l’amore, esso stesso piano piano con il passare degli anni diventerà un morire per l’altro che è un donarsi sempre di più liberamente all’altro.

LASCIARE SPAZIO quindi, lo spazio che date all’altro, quella libertà, quella sera o momento libero, torna indietro come amore più̀ grande. Chi ama, lo fa in modo libero. Ed è nella libertà di amore che si riceve, che l’altro vi ama.

In quello spazio che non controllate, l’altro ha tempo di farvi un regalo, di dedicarsi meglio al lavoro o ad un hobby e sarà̀ più̀ libero per voi quando vi vedrete, magari anche più̀ felice di aver coltivato quella relazione o quella passione, di aver finito e raggiunto quell’obbiettivo lavorativo.

7) NON ARGINATE L’AMORE, NON REGOLARIZZATELO.

Il ribaltamento o rischio di quella libertà, di quello spazio di cui parlavamo nel punto prima è quello di regolarizzare l’amore, di stabilire y N quando amarsi e quando no. L’amore che donate all’altro diventa un contratto: martedì̀ sera lui calcetto, giovedì̀ io danza, venerdì̀ birra con amici, sabato (forse noi). Non deve diventare questo, attenzione!

L’amore non può essere arginato! L’amore vive sempre, e cresce nella sua dinamicità̀, se provi a fermarlo muore. Un amore inscatolato muore.

Quante storie che finiscono perché o c’è possesso e non libertà o perché i due si amano a contratto. L’amore non si vive in parte, a part time. L’amore è sempre un contratto a tempo pieno indeterminato, sennò non chiamatelo amore! Ma poi rischierete ferite grandi, perché non è un lavoro che si cambia ma l’amore entra a toccare le corde più profonde del nostro cuore, del tuo io..

Concludiamo:

L’amore è libero e liberante.

Più̀ lasci andare l’amore più̀ torna indietro più̀ grande, più̀ forte.

Più̀ tenterai di possederlo, di viverlo gelosamente, togliendogli spazi e respiri, più̀ ti scivolerà̀ dalle mani, o si atrofizzerà̀ non portando frutto.

8) AFFETTIVITA’

Come vivere l’affettività in un tempo di lontananza, in una relazione a distanza O in una relazione quotidiana?

Sembrerà banale, ma imparando a custodire il nostro corpo. Imparando che in una relazione non c’è solo la sessualità, che ci sono tanti gesti d’amore che posso compiere per far sentire amato l’altro, imparando a gestire l’attesa e a rispettare i tempi dell’altro, perché non sempre l’altro può vivere i gesti che noi vorremmo. Imparando a conoscere il linguaggio di amore dell’altro.

Crediamo che non ci sia nulla di più bello di un periodo di distanza fisica, -di più bello!!- per imparare ad amare l’altro. Per provare l’amore. Per farti guardare allo specchio e capire se ti stai amando!

Le coppie di oggi, per capire se una relazione può funzionare provano a convivere, a passare più tempo insieme, oppure provano a vedere come va a letto, sotto le lenzuola, se anche lì c’è intimità.

Non è così che si capisce se l’altro è dono di amore per me. Ma all’opposto, vivendo la custodia dell’amore. Provando a custodire l’amore anche quando tu non sei con me.

È purificandolo che capisce se l’altro era un passatempo, era un’attrazione, era un sentimento leggero, era un’ancora di salvezza, era un corpo da usare, era un bastone a cui ti appoggiavi, era il tuo tutto, o il tuo malato, il tuo bambino, il tuo giocattolo.

L’amore lo si prova con il fuoco, ricercandolo, rincorrendolo, stando pronti, vigili, attenti!

Cogli l’occasione del tempo di lontananza che magari vivi per imparare ad amare con altri gesti d’amore, per imparare a guardarti allo specchio, per misurare il tuo amore!

9-10-11) Sei arrivato fin qua? Vorresti condividere queste parole con il tuo fidanzato/a, ma a lui non piace leggere ? Nessuna paura le stesse cose, all’incirca, che hai letto in questi 2 articoli li trovi in un video. Visita la nostra sezione Video del blog e clicca sull’immagine.

ciaoo a presto!

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

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Fidanzamento a distanza?

E’ arrivata la primavera, la stagione degli innamorati, la stagione dell’amore e tu in che stagione ti trovi? Sei ancora Single? Ti sei appena fidanzato? Vivi una relazione a distanza? Un fidanzamento fuori comune? Fidanzamento fuori regione? Fidanzamento che era ostacolato dal COVID? Fidanzamento in crisi?

Proviamo in questo articolo e in quello che uscirà venerdì sempre qua sul nostro blog, sui nostri social a darti alcune piccole linee guida, dei semplicissimi consigli che speriamo possano aiutarti a coltivare la tua relazione.

1) IL TEMPO!

Quale tempo dedico alla mia relazione?

Non quanto, ma QUALE… è importante la qualità del tempo.

-Tu puoi stare in casa con una persona ma pensare e fare cento altre cose senza di lei.

Puoi chiamarla e stare ore al telefono con lei, senza dirti nulla del tuo cuore, puoi raccontargli tutti i tuoi eventi come un telegiornale ma non è quello che alimenta la vostra conoscenza, il vostro amore. Dovete parlare di voi, delle vostre emozioni, dei vostri stati d’animo. Di cosa avete provato in quella situazione, di tematiche alte che vi aiutino a conoscervi dal cuore. (“tu cosa pensi della guerra? cosa pensi del flusso di immigrazione? cosa faresti? Come vuoi vivere l’amore? ….) di telegiornarli, di elenchi di notizie: “Oggi ho fatto”, “oggi è successo” ne è pieno il mondo. Dirsi come è il meteo lì, fa caldo o fa freddo, non crea conoscenza, ma dialogo tra persone che si conoscono ma non che si vogliono conoscere in profondità, veramente.

Non vedetevi per sola routine. Perché siete abituati a fare così. Elevate di più il vostro stare insieme, amate di più. Alla lunga quella routine potrebbe stancare o rattristarvi, intrappolarvi nel non poter più cambiare, perché vi siete fossilizzati e ogni cambiamento vi costa fatica non diviene bellezza. Quante relazioni finiscono perchè si è da anni letteralmente seduti sul divano, a te va bene così, a lui va bene così, non c’è più la volontà di conquistare, corteggiare l’altro. Poi però passa un’altro/a fuori dalla porta che con un semplice saluto gli dedica più attenzioni di voi in 8 mesi e ve la/lo porta via. E’ importante la qualità dello stare insieme e dovremmo garaggiare sempre vicendovolmente nell’amarci, anche da sposati! L’aver un fidanzato, un compagno, un marito o moglie non è avere qualcuno con cui passare del tempo ma avere qualcuno con cui vivere attivamente la vita amando, amandolo e lasciandosi amare!

Curate il tempo!!

Sia il tempo fra voi un tempo speciale, bello, unico!

Ci sia la cadenza dell’appuntamento che possa farvi fremere di gioia, nell’attesa e nella preparazione. (Come diceva Il Piccolo Principe)

Ci sia un dialogo intimo del come stai e cosa hai provato oggi negli avvenimenti di giornata, non un telegiornale asettico. E anche un selezionare le cose belle o le fatiche vissute.

Ci sia un tempo per stare e un tempo per fare qualcosa insieme, un tempo per fermarsi e donarsi e un tempo per progettare e vivere la vita!

Ci sia un tempo per amare!!

2) USO DEL CELLULARE!

Come lo usiamo? Come costruisco la mia relazione con te, come la curo?

Sappiamo parlarci solo coi media e poi quando siamo insieme ad amici, o da soli come va?

Vi invitavamo a trovare il tempo di parlare, e a non usare esclusivamente messaggi scritti o vocali, che son più rapidi, veloci, forse anche pratici ma non permettono di entrare nel cuore dell’altro. Imparare a dare il tempo bello speciale al vostro amore, non un tempo qualunque, un tempo che sfugge veloce attraverso un messaggio, ma il tempo del fermarsi a parlare ed ascoltare l’altro, l’amato, al telefono! Trova un tempo speciale per lui, come non lo dedichi agli amici, ai tanti gruppi social, o alle telefonate di lavoro! .. Il culmine è arrivare a dirsi che via cellulare sei più simpatico, perchè tra meme ed emoticon uno ti fa ridere di più, poi quando ti porta a cena fuori vi sedete al tavolo l’uno davanti all’altro e non riuscite a parlare, a guardavi negli occhi, a raccontarvi. Quante volte entrando in un ristorante ci piace curiosare sugli altri tavoli e vedere se la coppia si sta amando o è uscita a cena fuori senza avere nulla da dirsi o peggio ancora guardando i rispettivi cellulari.

3) COSA FARE INSIEME?

La parte più difficile in una relazione a distanza è cosa fare insieme? Spesso lo è anche per chi il fidanzato lo trova al civico affianco. Vediamo entrambe le dinamiche. Cosa puoi fare con una ragazza non in presenza? La distanza vissuta in questi ultimi tempi ci fa vedere quanto può essere difficile vivere alcune esperienze, scuola, lavoro, affetti.

Questa lontananza può farci disperare, rattristare oppure può farci tirar fuori la parte migliore di noi. La nostra fantasia, la nostra creatività, la nostra bellezza di amare.

Se il fidanzato vive al civico affianco, il rischio è di fare tutto insieme, di sapere tutto di lui/lei. Di sedentarsi a vivere la routine della tua vita insieme. Non vivendo l’amore con l’altro ma vivendo quello che facevi prima con qualcuno che è con te.

Oggi vi vogiamo incoraggiare semplicemente ad osare, ad amare di più, a trovare un modo per vivere e fare qualcosa insieme a distanza. Lasciate che la fantasia e la pazzia dell’amore generi la bellezza dell’amore, non fate rallentare il vostro amore da una distanza, non riducete il vostro amore a una macchina rotta, ferma a bordo strada. L’amore è più grande!

Ama e troverai 1000000 modi per stupire l’amore, l’amato.

4) LA PREGHIERA!

La preghiera: vi siete mai chiesti se fra entrare una terza persona nella vostra relazione? Avete mai pensato di farvi aiutare da Qualcun altro nel vivere la vostra relazione di coppia? La preghiera è importante se non fondamentale per farvi crescere nell’Amore. Pregare è lasciare spazio alla vostra relazione con Dio; è lasciare che Colui che vi ha pensato insieme, qui e ora, vi mostri quale Dono siete l’uno per l’altro. Pregare è dire anche solo un semplice Grazie, a chi vi ha fatto il dono di un bouquet meraviglioso. Vivete in coppia con Dio!!

Come avete visto siamo stati rapidissimi, sintetici, smart.

A venerdì con altri semplici consigli che noi terremmo sempre in tasca! Buona giornata!

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Cosa vuoi fare da grande?

“Cosa vuoi fare da grande?” Il ragazzo ancora indeciso, rispose: “non lo so, sai mi piacerebbe salvare le persone come fa un pompiere. Anzi no, essere un pilota di aerei per viaggiare in tutto il mondo. Anzi no, mi piacerebbe fare il dottore per aiutare chi non sta bene. O forse lo scienziato, il ricercatore per scoprire cose nuove. Oppure sarebbe bello fare il maestro per insegnare ai bambini le materie: la matematica, la storia.

Anzi mi piacerebbe essere un uomo di borsa, che conosce l’economia. Sai sarebbe però bello anche fare l’artigiano, fare il falegname come Giuseppe o il meccanico o be’ saper costruire le case come un muratore” …

Mentre il bambino parlava e continuava ad elencare tanti bellissimi lavori, il nonno alzò lo sguardo e dalla panchina dove erano seduti vide passare una famiglia. Mamma, papà e due bambini. Lei era in attesa, si intravedeva il pancino gonfio che sporgeva.

I bambini che saltavano e gridavano, rincorrendosi intorno alle gambe di papà.

I due sposi che mano nella mano cercavano di procedere sul sentiero del parco in riva al lago, guardandosi negli occhi.

Il nonno mise la mano sulla spalla del nipote che si interruppe nel parlare e gli disse: “non ti piacerebbe da grande essere uno sposo? Un padre? Un marito?”

Il bambino che aveva alzato lo sguardo e osservava la scena familiare davanti a sé, guardò i coetanei che giocavano, un uomo e una donna che si amavano e dopo un attimo di silenzio fissò il nonno e disse: “sì nonno! Quello voglio fare da grande! …Ma POI anche Be magari l’idraulico, il gelataio, il poliziotto ….

Ecco ci piace oggi iniziare con questa piccola pagina di narrativa, per dirvi quanto è bello, bellissimo, importante e primario vivere la bellezza della vocazione all’amore!

Abbiamo voluto guardare a questa immagine: un nonno, un anziano che mostra la bellezza della famiglia ad un giovane, ad un nipote, ad un ragazzino in età adolescenziale, nell’età delle scelte.

A passare sul quel sentiero nel parco sul lago, poteva essere anche una semplice coppia giovane o anziana, che stringendosi mano nella mano mostrava la grandezza del volto di Dio. Uomo e donna, che si stringono, si uniscono a diventare unico corpo, nella loro complementarietà. Non alludiamo a quella complementarietà che ci mostrano i media: metà mela te, metà mela io, ma ad una complementarietà fatta nel fisico, nella psiche che ha origine e fine non in loro ma in Dio.

Gn 1, 18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»

Un uomo e una donna mano nella mano, testimoni di infinito, di un amore per sempre, di amore tenace, che non si scioglie. Un uomo e una donna mano nella mano testimoni di generatività, di vita, di amore. Non c’è testimonianza più bella.

Non si può aspirare a niente di più grande nella vita che ad essere sposo o sposa, marito o moglie. Testimoni nel nostro essere di quel che è Dio: volto di amore.

Certo forse poteva passare anche un sacerdote in abito talare mentre recitava il vespro con il suo breviario in mano, o un monaco o fraticello di San Francesco che con i saldali e il cingolo ci mostrava la bellezza della sua scelta di vita povera e casta. O magari una sorella monaca con il velo che nasconde il capo e un poco del volto, mostrandoci l’essenziale.

In ognuna delle persone che poteva passare: frate, prete, suora o coppia o famiglia, siamo certi che il ragazzo avrebbe visto di più di un semplice lavoratore, che lui poteva sognare di fare da grande.

Il Nonno gli ha mostrato qualcosa di più profondo: ciò che si è chiamati a fare dal cuore e con il cuore in primis. Non ciò che si è chiamati a fare con le mani o con la mente.

Perché questo articolo oggi? A noi lettori di blog che forse siamo già grandi e abbiamo già scelto la nostra vocazione.

1. Perché la vocazione crediamo che debba essere ri-scelta! Ri-verificata! Attenzione: non la moglie o il marito, ma la volontà di essere sposo, marito, padre, di essere sposa, moglie e madre. A volte è importante fermarsi dal vivere la routine della vita. I religiosi periodicamente si fermano per vivere un tempo di esercizi spirituali, che gli serve per ricentrarsi, per guardare a Dio, all’Amore, alla loro scelta di vita vocazionale, alla bellezza che questa scelta è! Unica! Tua!  Anche noi sposi, abbiamo la necessità ogni tanto di fermarci e specchiarci con ciò che è e dev’essere una famiglia! Abbiamo l’obbligo annualmente di fermarci anche a far memoria del nostro giorno nuziale. Ma questo a volte non basta, ci vuole che anche in altri momenti dell’anno ci ricarichiamo nella vocazione. Al lavoro ti fanno fare i corsi di aggiornamento? All’auto fai il tagliando annuale o almeno la revisione obbligatoria? Al tuo cuore da quando non fai un’iniezione di amore?

Perché questo brano di narrativa?

2. Perché abbiamo un compito gigante che è quello di essere responsabili di ciò che abbiamo scelto di essere. Un capotreno o un controllore è responsabile dei passeggeri, ogni lavoro ha la sua responsabilità verso il prossimo. Tu quale responsabilità hai? Ancor più grande è comprendere e vivere la responsabilità di essere testimoni dell’amore! Se i giovani credono meno nell’amore, se i giovani non si sposano più non è colpa della Chiesa, ma è colpa tua. Che forse non gli hai saputo mostrare la bellezza dell’amore! Difficile? Certo! Complicatissimo! Ma ricorda che per mostrare la bellezza dell’amore, basta semplicemente amarsi. Concetto semplicissimo ma gigante allo stesso tempo! Non basta una vita per imparare ad amare, ma è utile ogni giorno per esercitarsi a farlo meglio. È più facile per alcuni di noi scindere l’atomo o costruire grattacieli ma non vivere l’amore. Per poter vivere e testimoniare l’amore c’è bisogno di imparare ogni giorno ad amare! Perché l’amore non si finisce di impararlo oggi o domani, quando ci si sposa o quando si trova finalmente il ragazzo o la ragazza.

3. Perché questo racconto? Perché la bellezza della vocazione familiare è ciò che ci ha attratto anche noi a viverla. Perché quando una cosa è bella piace e attira. Non c’è altra lettura. È una regola di marketing intramontabile. Di fronte a qualcosa di bello, bellissimo come l’amore sponsale nasce obbligatorio dal cuore un: “lo voglio anche io. Anche io voglio vivere di quella bellezza”.

Ci fermiamo qua, facendoti ancora queste domande semplici:

1) quando hai fatto l’ultimo tagliando o revisione alla tua coppia? Non rimandarla!

Ci son realtà bellissime che offrono corsi, percorsi, seminari. Son per te! Per voi!

2) Come testimoni il tuo essere sposo/sposa? Ricorda che anche se ora sei solo/sola, al lavoro magari o a casa o per strada, in forza di quel vincolo nuziale si è sempre in due! Tu non sei un uomo solo, ma sei sempre tu e tuo marito, tu e tua moglie!

Il volto che mostri è sponsale.

3) Come testimoniate il vostro essere sposi quando siete insieme?

By Cercatori di Bellezza

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Verso la Festa del Papà!l

Vogliamo sottolienare con voi alcuni spunti dalla bellissima lettera di Papa Francesco “PATRIS CORDE” scritta in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe. Ci sentiamo obbligati ad invitarvi a leggerla o a rileggerla soprattutto se siete uomini, padri, sposi. È un testo breve, che ci mostra la bellezza dell’essere Padre! Sposo!

Diventare padri cosa vuol dire? Papa- lettera a san Giuseppe

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché́ si mette al mondo un figlio, ma perché́ ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità̀ della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità̀ nei suoi confronti.

CHI È IL PAPÀ-CHI È SAN GIUSEPPE?? 🕵️‍♂️👴🏼🤔

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà̀. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità̀ è la libertà al possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuol possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù̀.

VOCAZIONE: DONO DI SE’ che è MATURAZIONE DEL SACRIFICIO …

Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta padroni, rifiuta cioè̀ chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondo autorità̀ con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità̀ con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera VOCAZIONE nasce dal DONO DI SÈ, che è la MATURAZIONE del semplice SACRIFICIO. Anche nel SACERDOZIO e nella VITA CONSACRATA viene chiesto questo tipo di maturità̀. Lì dove una vocazione, MATRIMONIALE, celibatari o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla LOGICA DEL SACRIFICIO, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità̀, tristezza e frustrazione.

PERCHE’ LA PATRIS CORDE?

Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio.

I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo.

Insegnaci San Giuseppe a essere:

Padre amato

Padre nella tenerezza

Padre nell’obbedienza

Padre nell’accoglienza

Padre del coraggio creativo

Padre lavoratore

Padre nell’ombra

Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione. A lui rivolgiamo la nostra preghiera:

Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo.

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen

Lettera apostolica PATRIS CORDE – 150 anniversario della dichiarazione di San Giuseppe – Papa Francesco

Buona festa del papà!

By Cercatori di Bellezza

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Fare l’Amore…ci interessa?

Riprendiamo anche questo lunedì a parlare, a scrivere di sesso e amore.

Siamo ancora qua! A voler guardare alla bellezza che custodiamo da sposi che è l’amore, l’amarsi, il generare vita, l’essere Benedetti in Cristo con il Sacramento del matrimonio, l’essere volto di amore di Dio in quanto uomo e donna che si amano.

Nella bellezza del nostro amore, ci sono dei gesti che compiamo che ci fanno sentire amati. Un abbraccio, un bacio, una carezza, delle coccole. O magari anche il trovare la cena pronta, il portarle un mazzo di fiori o fuori a cena. C’è l’ascolto che è alla base dell’amore! E molti altri.. ognuno di noi possiede un linguaggio di amore e se si impara a riconoscerlo e a comunicarlo all’altro, il proprio coniuge saprà come farvi sentire amati.

C’è poi un ultimo gesto, il più intimo, il più carnale, quello che richiede tutto di te e dell’altro: è il gesto nuziale, l’unione dei corpi, l’amore che si fa carne.

Ora partiamo dal gesto ultimo dell sessualità per poi entrare nel cuore dell’amore.

Culturalmente abbiamo associato il sesso a quella cosa che si fa, ma che al tempo stesso “scandalizza”; è un qualcosa di estremamente intimo, di cui non si parla. È un gesto che ci fa vivere l’amore ma che spesso ci fa porre il dubbio: compio il bene o faccio il male? Dove inizia il peccato?

Quella cosa si può fare? E Quell’altra?

Questo tempo di quaresima ci aiuta a far chiarezza, a mostrarci il bene e il male. Ci mostra come anche Gesù sia stato nel deserto e sia stato tentato.

Giusto oggi, mentre abbozzavamo questi pensieri la Parola di Dio con cui entravamo in quaresima ci parlava dal libro del Deuteronomio di bene e male: “«Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. …”

Fatte queste premesse, cosa vogliamo dirvi oggi?

Che il corpo ci è dato per la vita e per il bene!

Che il corpo ci è dato per amare! Ma il corpo nel suo insieme!

Non può essere diversamente! È nella nostra natura amare e lasciarsi amare!

Ogni parte del nostro corpo ci dice come possiamo essere amati e amanti.

Le mani, le braccia, ci dicono come farci prossimi all’altro, come mostrare tenerezza. La bocca per dare un bacio e pronunciare parole di bene. Il seno e il ventre per la donna, fatti per custodire e dare nutrimento alla Vita che nasce. Gli organi sessuali ci dicono la nostra diversità uomo-donna, e come questa possa farsi complementarietà attraverso il dono l’uno dell’altro, sottolinenando le virtù che caratterizzano ciascuno di noi: la donna, di natura accogliente e custode, l’uomo che si dona senza riserve, donando la sua parte più preziosa.

Il Nostro corpo, per sua natura, ci dice che siamo fatti per la vita, per il bene, per amare ed essere amati. Il nostro sforzo? È comprendere come usare questo meraviglioso strumento per vivere l’amore!

In forza della vocazione all’amore sponsale, scelta liberamente e nella quale siamo stati Benedetti, abbiamo il compito di amarci, di amare e di consumare quell’amore!

Attenzione però, non l’amore che è sulla bocca di tutti, quello in cui “tutto è lecito”, qui si tratta dell’Amore, con la A maiuscola, quello che descrivevamo brevemente settimana scorsa. (Vai a riprenderti l’articolo, qui o sul nostro blog).

Tutto questo per dirti?

Che il covid è finito! Il tempo della pandemia ci ha permesso, tra le altre cose difficili, negative di vivere dei tempi confinati in casa, in cui c’era (per alcuni) più tempo per amarsi, liberi da impegni, hobby, passioni..etc.

Quando eri adolescenti annusavi come i cani da tartufo in che bar andare a rimorchiare o ad “acquistare un limone”.

Oggi sei sposato e il lunedì hai il mal di testa di inizio settimana, il martedì si sta in ufficio fino a tardi, il mercoledì la champions, il giovedì la serie preferita e per gli juventini l’Europa league, il venerdì birra con amici, il sabato cena fuori e poi son stanco, domenica: bè domani è lunedì. Lunedì lui palestra, martedì lei pilates, mercoledì lui calcetto, giovedì la spesa insieme, venerdì è di magro quaresima, sabato c’è Sanremo.. etc

Vabbè ci fermiamo. Ma avete capito…

Siamo carichi di interessi e passioni ed impegni nostri o dei figli che non c’è più tempo per amare, per fare l’amore..

Non prendiamo neanche in considerazione le fatiche di chi magari lavora facendo i turni o fa spesso trasferte di lavoro.

Ma diteci se non è vero! Oggi non si ha tempo per amare, per fare l’amore.

Se guardiamo il palinsesto calcistico, è chiaro come ora spalmano sempre di più le partite da lunedì a lunedì per fare più audience. Non si gioca più il campionato la sola domenica pomeriggio.

A questo si aggiungono i mille impegni nel lavoro, in parrocchia, nella pastorale, nelle associazioni.

Mentre noi sposi, coniugi: stringiamo, condensiamo il nostro amarci a tempi sempre più brevi.

Il business allarga, ci offre di più rubandoci il tempo per amare.

L’amore restringe, si fa piccolo, lasciando che l’IO abbia la meglio sul NOI!

Così facendo andiamo anche contro natura!

Perché siamo nati per amare! Viviamo nell’amore!

Il mondo ci dice che stiamo meglio se andiamo in palestra due volte la settimana.

L’Amore ci dice che stiamo meglio se stiamo due sere con il proprio coniuge, parlando! Ascoltandoci! Abbracciandoci! Guardandoci negli occhi!

Quando è stata l’ultima volta che ti sei fermata/o e hai guardato 180 secondi in silenzio gli occhi di tuo marito/tua moglie.

Concludiamo:

Usiamo il metro di misura gigante, la riga T che si usava una volta nella lezione di tecnica.

Quante volte fai l’amore con tua moglie, donandoti del tempo per voi due?

Ora scendiamo ad un righello più maneggevole, con la regola della tenerezza di don Carlo Rocchetta:

Una coppia, più si abbraccia durante il giorno e più sta bene, è una coppia felice. Con 10 abbracci al giorno, quella coppia è sicuramente una coppia di sposi felici! Perché si ama nella tenerezza e si sente amata.

Fare l’amore è un gesto alto, che unisce due corpi per farne uno solo. Ma fare l’Amore comporta un insieme di preliminari, di gesti che compiuti quotidianamente dalla mattina alla sera danno all’atto sessuale il suo vero compimento. Ma questo lo snoccioleremo in un altro articolo.

Don Tonino Bello diceva che la Quaresima deve essere non un tempo di rinunce ma un tempo per moltiplicare!

Abbonda nei gesti d’amore, riempi le tue giornate facendo l’Amore… quello con la A maiuscola.

Buon cammino!

A presto, alla prossima!!

Anna e Ste – Cercatori di bellezza

Rilanciàti, confessandoti nell’amore!

In questo tempo di quaresima la Parola del giorno ci accompagnerà con dei brani legati al perdono. Ma cos’è questo perdono? Come si vive il perdono in coppia? E visto l’avvicinarci alla Pasqua e l’invito della Chiesa a confessarci: cosa ne facciamo della confessione? Come la viviamo? Cos’è questo grande sacramento, questo per-dono che riceviamo? 

Ricordiamo che in una penitenziale ad Assisi tanti anni fa, ci spiegarono di iniziare la confessione dicendo tre motivi per cui ringraziare Dio e dopo iniziare con l’elenco infinito di marachelle combinate negli ultimi 150 anni dall’ultima confessione. 

Perché quei tre grazie? ..seguiteci:

Spesso la confessione è un elenco, una lista della spesa, o un vomito di quanto si è fatto di sbagliato, un racconto di ciò che si vive male, di come vanno le cose in famiglia, al lavoro, coi figli o soprattutto con il coniuge. Modalità che svuota, che ci fa uscire più leggeri dal confessionale. Ma non basta! La confessione ci deve rilanciare nell’amore. La confessione che scarica i sassi non è una sorgente di vita, ma è mettere quiete nella coscienza. 

Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? 

Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. 

È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! 

Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. La confessione allora non sarebbe uno sganciare acqua nel confessionale come dei canader su un incendio, ma sarebbe un confessare che non siamo riusciti ad amare l’altro rispetto a quanto lui ci ha amato. Questo gareggiare nell’amore, (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto. 

Attenzione a non misurare o pesare l’amore ricevuto, riconosciamo solo che c’è, e basta! Ci è già difficile spesso, solo riconoscerlo! Riconoscere di essere amati e lasciarci amare.

Proviamo ad essere più chiari. Se uno ti paga oggi il caffè, domani vorrai ricambiare. Se uno ti paga una cena, vorrai ricambiare. Se ti accorgi che tua moglie compie quei gesti d’amore, vorrai ricambiare con altri gesti d’amore. 

Non confesso il mio peccato verso la moglie, sentendomi apposto, e pensando di essermi tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. 

Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco!

Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Per capire la grandezza del perdono devo rifarmi ancora a quel corpo dato per amore: solo quello mi fa capire perché Gesù vuole arrivare a darmi anche l’abbraccio misericordioso.

Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. 

La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. 

Potremmo concludere qua. Ma torniamo con voi a dar senso e spiegazione a quei “tre grazie” con cui ci hanno insegnato ad iniziare la confessione. Ora vi è più facile capire il loro significato. Quanto possono agire in noi, nel nostro porci davanti a Dio nel confessare il nostro peccato. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Chiudiamo con queste parole del profeta Geremia: “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona confessione!

Continua a leggerci nei prossimi giorni con un nuovo articolo che ci aiuterà a vivere il tempo di Quaresima, stay tuned!

By Cercatori di Bellezza

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Deserto o Metro?!

Siamo entrati nella prima settimana di quaresima, tempo ricco di appuntamenti per i Cristiani..(esercizi spirituali, messe, adorazioni, via crucis..). La nostra amata Chiesa, che tanto ringraziamo, ci lancia tante proposte in questo tempo per metterci in ascolto dell’Amato. Al punto (e non è una critica verso la Chiesa) che più che nel deserto, di cui si parla tanto, sembra di vivere in un corridoio della metropolitana, pieno di schermi pubblicitari che ti lanciano inviti, iniziative. (Santa grazia !! – fossero davvero piene di questi annunci le metropolitane e le televisioni)

E invece cos’è il deserto? Perché andarci? Perché entrare in quaresima? Per vivere le tante belle iniziative di ascolto della Parola? Per pregare di più? La Sacra Bibbia in Osea 2,16 ci dice: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.” Lui ci attira, Lui ci conduce, Lui ci parla. Bellissimo! Non siamo noi ad iniziare la quaresima ma è Lui che vuole vivere un tempo con noi! È Lui che ci invita a metterci in ascolto, è Lui che vuole parlare al nostro cuore, vuole amarci! Il deserto è il luogo in cui Gesù va per incontrare il Padre, per incontrare l’Amore, l’Amato.


Cosa vuol dire questo per una famiglia? Con chi andare nel deserto? E chi incontrare? La bellezza è di poter andare nel deserto con l’Amato e incontrare l’Amore. Un nostro carissimo frate, durante un periodo di accompagnamento, ci fece fare memoria di questo passaggio, che oggi vi riportiamo applicato alla coppia di sposi: il primo amore è Gesù, ma unico amore è la sposa, lo sposo. Ecco allora che bisogna forse prepararsi ad entrare in questo deserto, ricordandoci che noi sposi ci incamminiamo in due! Rispondiamo al suo invito di vivere la quaresima insieme al nostro sposo, con il nostro sposo.


In concreto: è importante prendersi una serata per stare insieme noi due, con la televisione spenta, con il ferro da stiro staccato, con le menti libere, senza distrazioni , e si.. anche senza bambini, per poter ascoltare l’amato sposo, l’amato sposa, per guardarlo negli occhi, come se nel deserto ci fossimo veramente tu ed io, e Lui e nessun altro.


Spesso si rischia tra le coppie praticanti di vivere una quaresima nella metro, scrivendo in agenda tutti gli impegni della vita della Chiesa, magari incrociando gli appuntamenti della parrocchia con quelli del convento dei frati, con quelli del Papa, e con gli appuntamenti anche diocesani del vescovo; andando così nel deserto, una sera dopo l’altra, restando sintonizzati solo sul “fare” attirati dalla pubblicità, non lasciando spazio allo sposo! La nostra vocazione ci chiede di ascoltarci per ascoltare insieme l’Amore! Allora vi e ci auguriamo una buona Quaresima, un tempo bello, non per togliere ma per lasciare spazio alla cura, non per riempire le sere ma per rallentare il correre quotidiano, per crescere nell’attenzione, nei gesti d’Amore verso il nostro unico sposo e sentirsi amati dalla testa (con le ceneri) ai piedi (con la lavanda). Un buon deserto (in due)! O per la precisione in Tre!

continua a leggerci nei prossimi giorni con un nuovo articolo che ci aiuterà a vivere il tempo di Quaresima, stay tuned!

By Cercatori di Bellezza

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Sesso… come si fa e cos’è?

Oggi vogliamo partite da questa parola, un po’ forte, un po’ ambigua, che fatichiamo a pronunciare, che sembra togliere pudore alla lingua che la pronuncia.

Che significato ha la parola sesso? Cosa vuol dire Fare sesso? A cosa associamo il sesso?

Se cerchiamo un po’ in internet, o guardiamo quanto abbiamo intorno, quanto i media ci mostrano e quindi ci educano a pensare, il sesso è possesso, è sfamare un istinto, è raggiungere il piacere.

Sesso è poter fare tutto, è non avere regole, sesso è tante cose. (non stiamo ad elencarle per non stuzzicarci la carne proprio in questo tempo di quaresima).

Ora fermiamoci! Fermiamo i cattivi pensieri carnali che la mente ci produce e facciamo pulizia insieme, aprendo la porta del cuore.

Per sesso possiamo intendere gli organi maschili e femminili, oppure il genere sessuale maschile o femminile con cui si presente una persona, “di che sesso sei?”, oppure il complesso dei caratteri anatomici, morfologici e fisiologi o aggiungiamo anche psicologici che determinano l’essere di una persona.

Ma il significato su cui vogliamo far luce, è l’etimologia greca della parola. Sesso, dal greco TEKOS, generato, Tek generare, intessere, creare. A sua volta dal verbo τίκτω (tikto) = generare, procreare, produrre, (da cui deriva anche la parola ostetrica) ancora più in origine dalla radice tak- (con la mutazione della t in s).

Sesso= generare

Sesso da cui ha origine anche la parola ostetrica.

Quanta bellezza! L’avreste detto? Noi che stavamo a farci nella testa i film porno (=dalla radice di prostituzione) invece dietro una delle parole più nascoste, non pronunciate per pudore, per vergogna, che ne hanno fatto un tabù della società, della vita di coppia, c’è la generatività.

Fare sesso, fare l’amore che all’orecchio è sicuramente più consueto e dolce, nasconde la generatività di vita.

Sesso che non può essere dunque inteso e vissuto come solo ed esclusivo piacere come lo è il masturbarsi, sennò l’atto sessuale si chiamerebbe masturbazione tra sessi opposti o masturbazione in compagnia.

Sesso che dev’essere inteso come il gesto grande con cui si sancisce l’unione tra un uomo e una donna, che è dettata dall’amore che c’è tra i due, che genera vita perché il sesso ci fa stare bene, rilassa, sviluppa gli ormoni del piacere, le endorfine, le ossitocine, che agiscono positivamente su entrambi gli amanti.

Sesso che produce forza, energia, vita attorno a noi e che genera vita, perché sappiamo che in certe condizioni fisiche del corpo maschile e femminile si può generare da quell’unione, da quell’amore, da quell’atto sessuale la vita trasformandoci in creatori da amanti innamorati che eravamo.

Oggi come negli ultimi 50 anni la parola sesso è tra le meno pronunciate nelle nostre case, tabù silenzioso, come se noi non fossimo nati da sesso/da un atto sessuale/da un atto di amore.

Tabù silenzioso come se fin dalle prima cotte adolescenziali il corpo umano non è richiamato in maniera naturale ad un contatto che nel suo apice vive l’unione dei corpi, che può essere generativo: il sesso.

Tabù silenzioso perché non ne conosciamo il significato. Se ne può parlare ma fraintendendo la bellezza dell’amore che racchiude.

In questo vuoto, in questo silenzio, in questo tabù silenzioso che la società, la famiglia e anche la Chiesa stessa ha creato dietro una parola dal significato così etimologicamente semplice e bello, si è inserita la rivoluzione sessuale che ha fatto suo il termine stravolgendolo.

Una luce si è spenta sul significato splendente che ha il termine nel suo senso generativo, per lasciare spazio al buio riconducendo alla parola tutto ciò che è piacere rapido, veloce, peccaminoso, accostandolo più al porno, all’erotismo possessivo invece che all’amore e alla vita.

Cos’è il sesso?

È vivere l’amore. L’amore nell’azione della generatività, l’amore nell’Unione dei corpi.

L’amore, che non è dunque fatto di possesso, di potere, ma di tenerezza che accoglie la libertà dell’altro.

Una coppia che si ama, vive la tenerezza, vive le carezze, gli abbracci, i baci, vive la cura, vive parole e gesti di tenerezza, di dolcezza. Vive il farsi dono l’uno per l’altro. Vive il sostenersi a vicenda, vive il rendere l’altro migliore. Vive l’amarsi nella gioia e nel dolore, nell’ obbedienza, nella fatica, nella malattia.

E molto altro… parlare di amore è cercare di rendere finito l’infinito e non si ha mai fine quindi per descriverlo.

Un ultimo aspetto: vivere l’amore di coppia è vivere il morire per l’altro, non nel senso esclusivo del sacrificio, ma nella gioia stessa che è insita nell’amore e che ci porta a dire all’altro io ti amo, sono disposto a morire per te, a lasciare ciò che è mio per amore tuo.

Chi si ama, vive l’amore e quindi può arrivare a vivere anche il sesso per ciò che è veramente. L’unione che dà vita, che genera, sempre e comunque, indipendentemente che sia vita che nasce dal grembo o vita che nasce dai frutti di bene seminati dalla coppia. Unione che genera Vita, che genera Amore.

Non si può vivere il sesso senza amore! Quale male sarebbe per il corpo e lo spirito di entrambi!

Ferite grandi si aprono dal dono del corpo dato nel piacere.

Non si può vivere il sesso senza amore e pensare che questo non porti vita. Perché l’unione, lo stesso amarsi genera vita in senso biologico ma anche in senso spirituale per la coppia.

Al prossimo lunedì..

By Cercatori di Bellezza

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 3

Chi ascolta ama!

chi ama cerca!

Cercare è un altro verbo bellissimo. È il verbo che ha dato nome alla nostra pagina. È un verbo di movimento non statico, chi cerca cammina, è inquieto, vuole trovare quella cosa che ha perso, che non trova, che non ha.

Cercare è il verbo di chi non è mai sazio, non si accontenta.

Cercare è il verbo di chi osa, di chi crede, di chi spera!

Con questo verbo parliamo oggi di Assisi!

Ci siamo conosciuti nella marcia 2014.

Ci siamo conosciuti camminando, al termine della marcia francescana, e abbiamo capito che non si può smettere di camminare se vogliamo cercare la vera bellezza, se vogliamo cercare il Suo volto, se vogliamo cercare l’Amore vero.

Non si è arrivati quando si trova un fidanzato, non si è arrivati quando ci si sposa, non si è arrivati quando si hanno dei figli, non si è arrivati a cinquant’anni, o forse sessanta.

Cercare è il verbo dell’innamorato che cerca il suo amore, l’amato del suo cuore.

E allora cercare, Cercare, cercare. Cercare l’amore, non fermarsi mai.

Cercare il risorto, la tomba è vuota.

Assisi, Imparare ad amare, vuol dire non smettere di cercare l’amore!

C’è un passaggio bellissimo che nella ricerca di amore bisogna fare, che abbiamo fatto grazie ai corsi, ed è il sentirsi amati!

Sentirsi amati!

È un passaggio fondamentale, ma non così semplice. Perché spesso non abbiamo mai sperimentato l’amore ricevuto, perché siamo pieni di orgoglio, perché l’altro lo voglio amare ma come dico io, e mi deve amare come dico io.

La bellezza è riconoscersi amati da sempre! Non da un uomo o da una donna che nel suo essere può mostrare dei limiti, può compiere degli sbagli, può non saper amare come te, ma da Dio, sentirsi amati da Dio Amore, dall’Amore! Amati dall’amore!

Sentirsi amati da sempre, fin da quando siamo stati creati, sentirsi amati nonostante gli errori, nonostante i nostri ritardi ai Suoi inviti.

La bellezza è sapere che Dio è da sempre il più grande tifoso della tua vita, e che soffre più di noi ogni volta che cadiamo.

La bellezza è saper che Dio fa il tifo per la tua storia di amore, fa il tifo perché scopri la tua vocazione, fa il tifo per te nell’amore!

Non è contro di noi, contro il tuo sogno, il tuo desiderio, ma è dalla tua parte.

La fatica è abbandonarsi al suo desiderio per te, è lasciare che non sia tu a dire a Lui cosa vuoi. Lui sa già e vuole il meglio per te.

La fatica sta nel dirgli Sì e lasciargli solo uno spazio, è abbandonarsi nelle sue braccia aperte e lasciarsi cadere e dire, ora che ho provato e riprovato io, Provaci tu…

è lasciare il timone della barca della tua vita a Lui, sapendo che la meta è l’amore, ma lui conosce il fondale, i venti, e le maree.

Fai tu allora…

io son limitato, ma con te son tutto!

Ecco è a questo passaggio che siamo arrivati dopo corsi e corsi, ad un abbandonarsi a Lui, alla sua volontà.

Riconoscere che siamo amati di un amore misericordioso, infinito, per sempre che ci rilancia ad amare come Lui ha amato.

Assisi, imparare ad amare.

The end – rubrica “IMPARARE AD AMARE” By Cercatori di bellezza

a settimana prossima con una nuova tematica!

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 “ASSISI IMPARARE AD AMARE” Cap. 2

Ma cos’è stato andare ad Assisi?

Andare ad Assisi è Ascoltare, Curare, imparare ad amare.

Ai corsi frequentati c’è tanta parola che ti vien detta, che hai l’occasione di ascoltare, in un clima di pace, di tranquillità. C’è un “relax mentale” creato dall’essere via da casa, in vacanza potremmo dire e di trovarti nella città della Perfetta Letizia dei Santi Francesco e Chiara.

C’è una parola che può risuonare in te, se gli fai spazio, se calmi il cuore e riesci a far silenzio dentro di te.

Ai corsi c’è chi si prende cura di te. Perché tu sei prezioso! Tu vali agli occhi di qualcuno! Tu sei importante, e la tua storia è benedetta, anche se ancora non lo sai. Che bello trovare qualcuno che ti può aiutare a prenderti cura, a leggere quel che hai vissuto e vivi. A rilanciare la tua vita in pienezza. A bene-dire la tua vita!

Ai corsi si impara ad amare!

L’esperienza più bella grande e vera fatta ad Assisi è stato l’aver compreso che non sappiamo niente di amore, che il mondo ci dice proprio l’opposto di cosa sia l’amore vero!

E così, torni, e ritorni, perché se un luogo è bello, se il cuore si sente amato, curato, se capisci che da lì puoi imparare ad amare, a capire che c’è una parola che fa per te… torni!

Non importa la distanza, la fatica, problemi economici o altro. I problemi si superano se hai un grande alleato.

E da lì “imparare ad amare”

Ad Assisi la parola chiave è stata per noi: Ascoltare. Far spazio dentro di noi all’ascolto di una parola vera che era sale e luce.

Sale che brucia sulle ferite, luce che illumina la vita bella, il bene che viviamo che ci circonda.

Purtroppo oggi giorno siamo abituati a non ascoltare parole belle, che profumano di amore, che scaldano il cuore, che donano speranza certa, che ci rilanciano, che parlano la lingua dei nostri sogni grandi, che parlano di amore vero, per sempre. Che parlano di uomini che hanno vissuto le mie, le tue stesse fatiche e ce l’hanno fatta!

Ascoltare parole che insegnano una sessualità bella, fatta di amore, non castrato, non limitato, non a singhiozzo. Ma un amore che sa di vita, di dono, di gioia infinita, prima dopo e durante il gesto d’amore, continuo nella relazione che si vive! Bellissimo!

Ascoltare parole che ci leggono dentro, che danno voce alla nostra ricerca di vocazione, alla nostra ricerca di amore, alla nostra ricerca continua di risposte ai perché.

Ascoltare parole calme, che mettono in movimento il cuore ma arrivano in un clima di letizia.

Il mondo parla ogni giorno più veloce, stories, emoticon, pubblicità, ma cosa comprendi se non ti fermi ogni tanto? Se non ti fermi ad ascoltare ciò che hai vissuto o vivi?

Ascoltare vuol dire fermarsi, guardarsi attorno, accorgersi e far entrare la bellezza che sei, che vivi, che è pensata per te.

Ascoltare vuol dire far silenzio, entrare nella stanza privata con il creatore e lasciare spazio a Lui, alla sua voce che risana che fortifica che plasma.

Assisi SPA del cuore, non pensare solo a far star bene la pelle, pensa a portare il tuo cuore al centro benessere!

Ascoltare ad Assisi, ha sempre voluto anche dire trovare chi ti ascolta, un padre spirituale, una madre spirituale, che ascolta quel che vivi, che ti aiuta poi a rileggere la tua storia sotto lo sguardo di Dio, che ti accompagna, ti sostiene con la preghiera.

Bellissimo!

Ascoltare la voce dell’amato, per aprirsi all’amore, per imparare a parlare d’amore.

Continua domani a leggerci per concludere questa rubrica “IMPARARE AD AMARE” by Cercatori di bellezza.

Settimana prossima, nuova rubrica, nuova tematica. Stay Tuned!!

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